Alla mia vita stipata in uno zaino, a quel treno tra poche ore

A quel treno tra poche ore; alle pile traballanti di vestiti; alle valigie vuote; alle valigie piene; ai libri da portare; ai libri da lasciare; alla stanza vuota; alla precarietà dei prossimi mesi; alle difficoltà da scartavetrare; al lavoro che non so fare; ai miei pensieri selvaggi; alle mie paure accanite; alla Moleskine vuota; alla Moleskine piena; alla testa che si svuota e riempie la Moleskine; alle colonna sonora di un viaggio; al libro giusto per il viaggio; alla mia inadeguatezza; al paese che lascio; alle storie che devo scrivere; alle storie che posso vivere; agli amici ancora estranei; ai problemi che non risolvo; a mia madre; a chi non c’è; a chi c’è stato; AL VUOTO DA COLMARE; al pieno da svuotare; all’amore che mi sfugge; alla felicità se esiste; alla vita che baratto; alle mie cose stipate in uno zaino; al profumo di fiori del prato dietro casa; al Burundi che si allontana; a quegli occhi; a quel cielo; a quel viaggio breve; a quella lunga distanza; a quel nuovo mondo; alle opportunità; al vento del sud; allo smog cittadino; A UN NUOVO INIZIO; alle stazioni dei treni; ai treni; al mio non essere mai pronta; alla nostalgia che morde; ai dubbi; alle questioni aperte; alle speranze; alla tazza di caffè americano; ai sentimenti troppo forti; a chi li prova; al cellulare sempre scarico; alle chiamate perse; al braccialetto rosa; al biglietto per Napoli che ancora conservo; al biglietto che non esiste perchè ho un codice sul cellulare; al pezzo di plumcake allo yogurt ai lamponi; a lui che non lo sa; a me che so troppo; alle cose che dimentico; alle cose che devo dimenticare; AL DESTINO; all’Università che si fotta; all’estate che si prospetta; ai chili da perdere; alle mie incertezze; alle mie certezze; alla seconda tazza di caffè americano; alle storie da vivere; alla nuova stanza che mi aspetta; al cheesecake per mio cugino; alle storie da creare; ai pochi soldi in canna; alle storie che sfuggono; alle storie da rincorrere; alle stroie da riacciuffare; alla trousse con con i ricci; alla trousse a forma di tazza; alla trousse a forma di cuore; ALLA MIA STORIA; al profumo di cannella nella mia borsa; al cerchietto di raso color panna; allo yogurt-e-solo-yogurt da mangiare in treno; agli orecchini in una tasca; all’mp3 nell’altra; a quella vaschetta di gelato al cioccolato e pistacchio da mangiare in due; alle prospettive; ai sogni irrealizzati; ai sogni che si possono realizzare; AI SOGNI DA REALIZZARE; alle persone da amare; alle persone da odiare; alla pioggia che non smette; alle persone che mi aspettano; alle persone che mi lasciano; al sonno che non ho; alla malinconia che insegna a scrivere; alle percosse della vita che insegnano a scrivere; AL VUOTO CHE INSEGNA A SCRIVERE; al bisogno di scrivere; a chi ha deciso che dovevo scrivere; alla grazia che mi concede di scrivere; al passato alle spalle; al passato non ancora alle spalle; al mio computer scassatoche mi devo portare dietro e che pesa un accidenti; alla paura di fallire di nuovo; a te; a me; alle mie cose in un solo zaino; a quel treno tra poche ore…

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Calipso, l’idiota

Calipso guardava le onde che ancora libere dalle stronzate estive degli uomini, si alzavano impudiche le sottane cobalto ed esponevano il verde giada del loro intimo che per amore e passione imprestarono agli occhi di Odisseo e solo ai suoi nei tempi che furono.Immagine
Calipso salutava il suo mare in vista della partenza per Roma da lì a tre giorni e si godeva il saluto che questo le riservava – a lei, solo a lei,  a nessun altro che lei -, ricamando bianchi orli di spuma, che come delfini lattiginosi sbocciavano su tutta la superficie blu del mare per salutarla.
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Satura di salsedine e orgogliosa che i flutti decantassero solo in suo onore, Calipso non fece caso all’incedere della marea e alla forza che le onde acquistavano man mano che il sole calava.
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E siccome le onde volevano tenerla con loro, la travolsero.

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Allora Calipso tornò a casa con le scarpe completamente fradice e i pantaloni bagnati che le congelavano le gambe ogni qual volta il vento la sferzava da ogni dove come un giunco umidiccio. E mentre arrancava sulla spiaggia, rapida per arrivare a casa prima che il sole colasse a picco definitivamente dietro i monti, e il coro delle onde sciabordava fiero il suo arrivederci, distinto le giunse il rimbrotto del mare: “L’idiota non era il principe Myskin, infine, eri tu Calipso. A presto Calipso, ciao.”
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Come per esempio, scrivere

Sono troppo codarda per chiedere a mia madre i soldi per pagare le dannate tasse universitarie, quindi desisto e tergiverso, con buona pace delle mie notti e dei miei nervi. Questo, più tutto il resto e i miei demoni banchettano e gozzovigliano che è un piacere, di questi tempi.
Ecco quindi che non faccio altro che scrivere.
Scrivo scrivo e scrivo, ho scritto tutto ieri mattina e metà pomeriggio e stanotte, scrivo su ogni supporto mi giunga a tiro, scrivo come se avessi serpi in seno da spurgare sotto forma di inchiostro attraverso le dita.

Sapete come ci si sente in quelle rare, preziose occasioni in cui si riesce a scrivere, lo stato in cui ci si trova?
E’ come se fossi sotto anfetamine o ti avessero iniettato una dose di adrenalina pura, senti le cellule cerebrali che si aprono una a una, le senti fare click e la testa diventa leggera e incredibilmente ricettiva, tanto quanto è chiusa e pesante quando non si riesce invece a scrivere una mazzafionda di niente.

La mia teoria sulla scrittura è basata sulla ben poca esperienza che ho, ma è precisa: se stai scrivendo qualcosa di giusto, di buono, di tuo, lo sai, lo senti dalle viscere in su e qualche volta anche dalle viscere in giù. Prima di tutto perchè stai bene, il mondo non sparisce, ma resta solo quella parte di mondo che ti piace, l’altra sembra giustamente svilita dagli eventi che crei, come se finalmente le cose acquistassero il senso che la realtà tende a opporgli per far andare tutto al mondo desolantemente male.
E poi senti che sei giusta.
Io non so le persone normali, se conoscono questa sensazione bene al punto da non farci caso, ma per me è aria fresca. Quello è il mio ambiente, sto facendo la cosa che devo, non ho sensi di colpa o di scomodità, non mi sento fuori posto o annoiata o confusa, no, anzi. E’ più una condizione di euforia mista a una di serenità. Una volta Odisseo, dopo aver letto l’ennesimo mio racconto, mi disse “tu sei nata per questo, ce l’hai nel sangue“. Io non se sono nata per scrivere, immagino di no altrimenti avrei scritto qualcosa degno di nota a trent’anni, ma è stata una delle tre cose più belle che mi siano mai state dette.
Ma la cosa più eccitante, la cosa più incredibile, è lo stato di apertura mentale in cui ti trovi.
Vieni letteralmente bombardata da idee e frasi, senti le voci dei personaggi, ognuna di esse chiara e distinta nella tua testa, andare verso l’autodefinizione e imporsi e a questo punto devi fermarti, appuntare qualcosa qui e qualcosa lì sennò ti sfugge tutto perchè tutto ha preso vita, quelle parole sono vita, non è vero che sono solo lettere e frasi, sono sangue sono il do che attiva e fa progredire l’universo, e siccome la vita è difficile da tenere ferma e ammansire una volta che prende il via, ti sfugge da tutte le parti come una nidiata di piccoli leprotti, ti bombarda l’anima e gli dà nuova carica, come avessi bevuto un elisir di lunga vita.
Vai a fare le tue cose, ma la tua mente è sempre lì, sai che ci tornerai presto, che devi riprendere a scrivere, perchè devi sapere come finirà la tua storia o decidere se non finirà mai. E’ a tua completa discrezione, non ci sono regole, non ci sono limiti a quello che puoi fare. Controlli il mondo, plasmi belle vite e belle persone o anche brutte persone, sei come Dio.

Ovviamente tutto questo finirà non appena dovrò tornare coi piedi per terra e occuparmi dell’università e delle stronzate varie. Quindi ora esco, mi siedo sulla riva del mio mare (mio ancora per un po’ che è già pieno di tedeschi qui e tra un po’ arriva tutto il codazzo altro di turisti a insudiciarmi le coste), mi godo la primavera dalle nuovole di piombo lì in alto a opporsi ai colori elettrici dei boccioli che spruzzano ovunque qui in basso, che è la mia primavera preferita, e lascio che il vento faccia sfrigolare le onde sul mio viso.
Non c’è niente di meglio per organizzare le idee e ricominciare a scrivere.

E’ questione di contegno. E di dosa-charme sfasciato.

Io credevo che gli atteggiamenti giusti da avere nelle varie circostanze normali, che sono solite presentarsi nella normale esistenza quotidiana di una persona nella norma, mi fossero sommariamente chiari. Intendiamoci, non parliamo di situazioni straordinarie, come scendere gli scalini dell’Ariston, sfilare sul red carpet, riportare la pace in Medio Oriente, pronunciare un discorso per il Nobel, salvare un bambino caduto in un tombino. Perchè no, in quei casi decisamente non saprei cosa fare e finirei col girare in tondo come una gattara schizofrenica, interrogando i miei gatti su quale sia la mossa giusta. E una volta ottenuta risposta, non saprei ancora cosa fare.
In realtà, tendo a non saper gestire molte situazioni, quando sono sotto stress combino guai e quando sono circondata da gente che non mi piace e non mi trovo a mio agio, sono sileziosa come una tomba, poi tiro fuori un libro dalla borsa, generalmente, e tutti mi guardano male, ecco quindi che torno a  sentirmi perfettamente a mio agio.
Se vogliamo cavillare, poi, non affronto ciò che richiede una qualcerta dose di charme, col dovuto charme, il quale viene invece investito in altre attività che di charme non ne richiederebbero punto. Ho il dosa-charme sfaciato, va bene? Ma a parte questo, il resto degli altri naturali comportamenti socio-umani, li ho ben chiari, ognuno al proprio posto, ognuno nella graticola del comportamento più consono alla data situazione.
Così credevo, almeno.
Invece pare che no, no, non è così.

Oggi per esempio, mi sono ritrovata con questa ragazza con cui eravamo solite scambiarci una fitta corrispondenza epistolare (mail, ma “epistolare” fa più scena), scomparsa da qualche mese, che non è in realtà scomparsa e basta, ma pare si sia resa protagonista di quel mezzuccio in voga negli ultimi anni, ovvero quello di bloccare una persona, da facebook, o sul cellulare o che so io, e togliersi ogni pensiero relativo, che i pensieri fanno male alla mente e all’anima. Un po’ come Ponzio Pilato: un modo tutto new age di lavarsi le mani.
Pare, dicevo, che questa ragazza mi abbia bloccata e impedito così ogni possibilità di contatto. Il punto, in questo caso, è che non c’era nessuna ragione per farlo! Nel senso che non eravamo amiche fraterne, ci sentivamo da anni, ma ci sono stati momenti in cui questa corrispondenza era venuta meno per un po’,  per poi riprendersi, non eravamo proprio pappa e ciccia, ecco.
C’era un certo tipo di amicizia e anche un certo affetto e io aspettavo che mi contattasse, addirittura sono arrivata a preoccuparmi che le fosse successo qualcosa, una stupida con tutti i crismi sono, proprio! Io non avevo neanche pensato alla possibilità che potesse aver fatto una cosa del genere, perchè non la ritenevo tipo da usare questi mezzucci e perchè francamente la situazione non lo richiedeve minimamente. Poi una mia amica che mi ha detto: “Ma guarda che se risulta così il suo account è perchè t’ha bloccata“. E’ andata a controllare lei ed effettivamente è così.
E io mi chiedo che cosa può spingere una persona adulta e non una dodicenne/sedicenne, a comportarsi così. Sono andata a pensare che potessi in qualche modo averla offesa, osteggiata, annoiata, ma davvero non so come avrei potuto farlo. Anzi il suo ultimo messaggio era stato “Va’, torno a casa, ceno e poi ti rispondo alla lettera tua di ieri, che è meglio“, perchè mi aveva raccontato di una pessima giornata. Figurati se andavo a pensare che mi avesse bloccata! Un’unica ragione plausibile a spingerla a fare una cosa del genere ci sarebbe, ma è talmente stupida, talmente patetica, talmente ridicola, che mi rifiuto anche solo di considerarla e scriverla qui.
Cosa ho fatto, quindi?
Le ho mandato una mail tramite l’account di questa amica, ma non per ricontattarla, solo per salutarla e dirle che mi spiace se l’ho offesa in qualche modo, che non era certo mia intenzione, che non ho comunque niente contro di lei e le auguro ogni bene e che anche se mi dispiace, va bene, non proverò a contattarla più e ciao bella ciao.
Ma non ho la pretesa che questo fosse il comportamento corretto, per carità! Quel che serve qui è contegno, signori. E il contegno giusto in questo caso sapete qual è?
Fotternese.
Hai avuto la fortuna di stabilire una relazione un tantinino più profonda di quelle che hai con la Compagnia del muretto? Alzati domani mattina e interrompila, così, senza ragione, da un momento all’altro, relazioni profonde, pfffffff che ti servono? Mangiati un pacco di patatine e sei apposto.
Hai un amico con cui giochi a freccette da anni e gli vuoi tanto bene perchè nessuno sa rendere il gioco delle freccette bello quanto ti capita quando sei con lui? Decidi che non ti piacciono le freccette e molla anche l’amico già che ci sei, che tanto puoi giocare all’allegro hippo hippo, vuoi che non trovi un amico nuovo di zecca che giochi all’allegro hippo hippo con te? Non conta con chi giochi, conta che giochi.
Sei innamorata davvero di qualcuno, ma le cose sono complicate come è di regola in amore? Non cercare di lottare per lui, no, mica vuoi essere una che lotta, no?! Chi te lo fa fare, quando puoi mollare tutto e scegliere quell’altro che ti capita a tiro? Che poi magari quello che lasci andare potrebbe essere il grande amore della tua vita, ma non lo vivrai mai perchè lottare no, no, non è il contegno giusto.

Forse un giorno capirò cosa le persone si aspettano da me, forse. Fino ad allora persevererò nel contegno sbagliato e continuerò a farmi male.
Soprattutto di Venerdì 17, perchè oggi è venerdì 17, che mi pare una notizia fondamentale, quindi in qualche modo dovevo ficcarla in questo post. Ed ecco che l’ho ficcata.

Odisseo e l’Odissea ancora all’inizio

Io di decisioni non ho intenzione di prenderne“, ecco quello che ho detto a Odisseo ieri sera, “Soprattutto su una cosa così drastica come continuare o meno a sentirci e rompere di punto in bianco una cosa che è stata così bella e così grande. Quindi se vuoi rompere questa cosa tira fuori le palle e fallo tu“.
Sarò debole, sarò insicura, starò facendo un errore madornale, ma una cosa così io non la butto nel cesso senza averlo rivisto almeno un’altra volta. Cosa è giusto fare non lo so, perchè non sono in grado di pensare lucidamente, per questo ho chiesto un pensiero, un consiglio, un punto di vista, a chi non è coinvolto anima e corpo come me, sia su questo blog che ai miei amici e il responso è stato: al 60% vince il “mollalo che è un coglione“; il resto è stato più accomodante, mi ha detto che in una situazione come la nostra non è anormale uno stato di confusione o fasi di stallo varie, che finchè lui continua a cercarmi e a volermi sentire e a rincorrermi se sente che sono triste o che me la sono presa per un suo gesto, allora è tutto ancora in ballo, che anzi avevamo corso nei mesi scorsi, che l’atteggiamento giusto è questo più cauto e di conoscenza, a meno che non siamo tipi che crediamo nel colpo di fulmine, ma il colpo di fulmine è solo una copertura da sedicenni, l’amore nasce da testa e cuore, e testa e cuore necessitano di tempo e di cose vissute insieme.
E io mi trovo allo snodo esatto di questi due punti di vista: da un lato non posso accetare certe cose, dall’altro mi trovo d’accordo sull’andarci cauti. Ma io e Odisseo ci eravamo sistemati in una nicchia comoda e sicura che non prevedeva il resto del mondo, e ora che ci siamo incontrati dobbiamo prevederlo, e rivedere il tutto in due settimane non è facile. Siccome per me le cose non sono cambiate più di tanto, ecco che ho detto che doveva esser lui a prendere una decisione.

E lui non ha nessuna intenzione di non sentirmi, anzi temeva la mia decisione. Non era un ultimatum il suo, era una scelta nelle mie mani perchè lui al momento non si sbilancerà oltre prima di rivederci, ma questo non significa che abbia fatto passi indietro, ha paura delle ripercussioni che la cosa potrebbe avere su me e su lui stesso se non dovesse andare. Posso accettare questo stato di cose?
No, non posso perchè per me è un passo indietro questo suo atteggiamento remissivo e non ho intenzione di fare passi indietro, ma solo passi avanti, così avevamo deciso prima di salutarci ad Aprile, così continuerò a vivere la nostra storia, nè più nè meno, quindi se lui si sta tirando indietro, me lo dica che io mollo tutto.
Ma quello che mi ha detto è che lui non si sta tirando indietro:
Non mi rimangio niente di quello che ti ho detto, di quello che provo per te e sono d’accordo, non voglio fare passi indietro neanche io, se continuiamo a sentirci è per vedere se il sentimento che c’è può essere applicato alla quotidianeità, ma per capirlo dobbiamo viverci e vederlo. Per questo mi sto trattenedo, perchè eravamo andati troppo oltre e prima di continuare ed essere certi, dobbiami consocerci e rallentare un po’. Io voglio conoscerti bene se devo costruire qualcosa con te, fermo restando i sentimenti. E le basi ci sono tutte, Caly, perciò ti chiedo di avere pazienza. Se per esempio io fossi uno stupido mondano e volessi andare qui e lì a festine e cenette snob e tu fossi un piccolo topino da biblioteca non adatta a quegli ambienti, come potremmo stare insieme? Passi un anno in cui tu cerchi di diventare mondana o io un topino, ne passino pure due stentati, al terzo ci lasceremmo o ci accomoderemmo su un placido affetto che non è cosa nè per te nè per me, non siamo da placidi affetti noi. Questo non è il nostro caso, grazie al cielo siamo simili in questo senso, ma è per dire che io devo capire queste cose e che se ho capito molto di te, non ho ancora capito tutto e per questo non posso darti tutto. Ciò non toglie che voglia darti tutto, ma non siamo ancora a quel punto, puoi accettarlo per ora? Questa era la mia richiesta, non un ultimatum”.

Posso accettarlo, ma se lui è pronto a combattere per me e per questa cosa, e posso accettarlo solo fino al prossimo incontro: se dopo quello lui continuerà ad voler tirare il freno, io mollo lui, mollo i freni, mollo i miei sentimenti al vento, che ne faccia di questi quel che piùgli aggrada:
Vuoi combattere per me Odisseo, o accetti passivamente la mia scelta anche se è negativa e ti ci adegui?
Sì che voglio combattere! Ma ti prego di non aspettarti che risponda “mi manchi” alle tue domande, perchè per me mandarti un messaggio con scritto “Il fatto che vieni a stare a Roma vuol dire tutto per me, perchè posso stare con te spesso e non sai quanto lo voglia”, vale per me più di mille “mi manchi”“.

Odissea. Mai nome fu più adeguato a definire una storia d’amore.

Ultimatum da Odisseo

Odisseo vuole sapere entro stasera cosa voglio fare, se voglio continuare a sentirlo così o se non voglio sentirlo più, dove per “così” si intende con lui che non si sbilancia, che ha fatto dei passi indietro rispetto a fine aprile e a tutto quello che è successo, che non mi dice niente che non direbbe a una casta amica, completamente diverso rispetto a prima, col costante dubbio da parte mia che lui per me, non provi più niente di niente, dubbio che deve rimanere tale almeno finchè non ci rivedremo di nuovo. Se ci rivedremo.
Mi ha detto chiaro chiaro, “O così o niente“.
E stasera vuole una risposta.
Ma io la risposta non ce l’ho.
Ho la testa piena di lacrime che stanno straripando fiori senza criterio, lacrimo tanto che sembro la madonna di coso lì, quella statua che piangeva sangue, e non so cosa fare. Quindi se qualcuno passasse di qui e mi potesse dare un consiglio di qualsiasi tipo, anche su come tagliare le cipolle alla julienne, gliene sarei grata.

Intanto continuo a lacrimare fino a prosciugarmi.

La storia di come accettai lo stage e iniziai ad arrabattarmi per 500 euro al mese

Lo slogan della nostra era potrebbe essere “E’ giusto arrabattarsi per 500 euro al mese”. Perchè è questo che ti viene chiesto, e mosca!

Ho accettato lo stage, che altro potevo fare? Niente. Il punto è proprio questo, non si ha scelta, devi sconvolgere la tua esistenza anche se per soli 500 euro al mese se vuoi uno straccio di lavoro. Che se ne vanno solo per pagare l’affitto. Quindi, a meno che tu non sia un trent’enne privilegiato, o che non deve pagare l’affitto (che ci sono altre spese, ma quello ti ammazza), che lavora dove vive o a cui mamy e papy hanno potuto permettersi di comprar casa, allora sei bello che fottuto. Ma nonostante tu sia bello che fottuto, devi accettarlo lo stesso lo stage da 500 euro.

Ero già andata ieri a cercare il percorso e il Laboratorio d’analisi dove tenere il colloquio, quindi sono arrivata senza difficoltà e ovviamente ci sono arrivata con due ore d’anticipo.
E’ che io arrivo sempre in anticipo, odio arrivare in ritardo e praparo sempre ogni mia mossa con cura maniacale affinchè non accada. Riflettendoci… potrebbe essere che arrivare in ritardo mi farebbe sentire in difetto ulteriormente, più di quanto non tenda a sentermi sempre e comunque? E quindi, in vista di questa tragica, tragica eventualità, che solo a rappresentarla è tragica, mi impegno in ogni modo possibile affinchè non si realizzi ancor più tragicamente nella realtà? Potrebbe essere una spiegazione, potrebbe…  Andavo sempre con due ore in anticipo all’università quando seguivo i corsi, infatti leggevo un sacco nell’attesa e una volta, alle elementari, dissi a mia madre che la maestra voleva che fossimo a scuola alle sette e mezza. Quindi potrebbe, sì.

Ho girato come una matta per colmare le due ore e per scaricare la tensione, ho comprato un muffin alle noci e banana che non sono riuscita a mangiare, ho scaricato la batteria del cellulare a furia di rileggermi i messaggi che Odisseo mi ha scritto per tutto il tempo nonostante fosse a lavoro, perchè sapeva che sarei stata nervosa (consentitemi un “<3” per Ody, nonostante tutto), quindi sono andata alla ricerca di qualcuno a cui chiedere l’ora, e cerca cerca a chi lo vado a chiedere se non a un ragazzo in tenuta mimetica, impalato davanti a un palazzone, salvo poi sorgermi il dubbio che non potesse parlare, che mi potesse scambiare per una kamikaze ben vestita e che mi avrebbe arrestata e segregata dentro quel cavolo di palazzone e che alla fine sarei arrivata tardi all’appuntamente nonostante tutti i miei sforzi. Quindi, alla richiesta dell’ora ho immediatamente aggiunto “… a meno che tu non possa parlare e non sia muto come le Guardie svizzere, in tal caso non ti preoccupare eh!”, e questo si messo a ridere e mi ha detto che no, non è muto lui e poi chiama il collega, mimetico anch’egli, e gli ripete la mia battuta, allora quello si mette a ridere pure e no, ripeto qualora vi servisse un giorno sapere questa cosa, decisamente non sono muti quelli IN TENUTA MIMETICA DAVANTI L’AMBASCIATA TEDESCA, visto che mi si sganasciavano davanti e raccontavano il fattarello ai vari mimetici che passavano di lì, ma nessuno di loro mi ha detto l’ora.

La via dove si trova questo Laboratorio, è una via shiccosissima, piena palazzi antichi, uffici nei castelli (mah), chiese che fungono da  “Casa per ferie per studenti” (mah), giardini grandi come parchi, scuole private, ambulatori privati, perfino il veterinaio è privato, lì. Tutto estremamente sofisticato. Tutto molto lontano da me. Anche il Laboratorio d’analisi dove lavorerò, anch’esso sofisticato, anch’esso privato, anch’esso lontano da me, almeno così credevo prima di vedere i distributori automatici con i waffles alla crema al latte (!!!), e gli Snickers, i Mars e i Kinder bueno a 50 centesimi (!!!), ecco quindi che non è poi così lontano da me.

La dottoressa sembra tranquilla, non fosse per quell’orrida stretta di mano, moscia e umidiccia che è quasi sempre sinonimo di persona non molto pura, retta e sincera. E poi mi illustra il mio lavoro: otto ore al giorno, 500 euro, per sei mesi, senza certezza di riconferma che si stanno allargando perciò serve loro una che si occupi di segreteria, sportello e di stesura delle analisi istologiche (???), ma devono vedere come va l’esperimento “allargamento” prima di decidere se ci sarà un dopo. E poi prenderanno in considerazione altre candidate, quindi è come dire “accontentati di questi sei mesi e poi vattene affanculo“.
E io mi accontanto, dottorè!  Anche perchè comincerò da giugno e così posso tornare a casa queste settimane e cercare di risolvere i miei casini universitari. Cercare. Di risolvere. Non so se sono risolvibili.
Per forza di cose, i primi mesi mi appoggerò dai miei zii a Ciampino: sarà un sacrificio e un’ammazzata, ma almeno avrò modo di mettere da parte qualcosa e poi vedere se trovo una stanza a poco prezzo che magari a Roma se ne trovano di più nel periodo di luglio, quando gli studenti lasciano/cambiano. Anche perchè per ora, considerate le otto ore quotidiane di lavoro e che sono intercambiabili, cioè possono essere dalla mattina o nel pomeriggio o a metà giornata, come farei a cercare un altro impiego part time come avevo intenzione di fare per compensare il basso stipendio? Dovrebbe essere la sera dopo le 20.00? E cosa? Pulitore di forni per pizze?

A rincorrere

… il vento, a chiederci un bacio, a volerne altri cento…
No, scherzo, non rincorro vento e men che meno rincorro baci in questi giorni, maledizione. Rincorro mezzo mondo, rincorro tutto il rincorribile in questa casa e in questo anfratto di mondo (Ciampino-Roma ndr) in cui sono finita per sbaglio, ma non rincorro baci. Avercene di baci da rincorrere in questo periodo, scaricherei un po’ di tensione.
Apparte che non so bene se rincorrere baci sia così portentoso, darli e riceverli è portentoso, rincorrerli lascia intendere che ti sfuggono ed è abbastanza esasperante. Vabbè comunque sempre meglio rincorrere baci – e poi darli – piuttosto che rincorrere checchessia d’altro. A parte un eclairs al caramello, quello vale la pena di rincorrerlo quanto i baci, mi sa.

Ho rincorso la dottoressa che mi ha offerto lo stage per concordare un colloquio a quattr’occhi. Per chi non lo avesse capito, sono seriamente intenzionata ad accettare lo stage di sei mesi presso quel laboratorio di analisi privato. La paga è poca, le difficoltà che dovrò affrontare diverse visto che devo stare in sede nel Burundi per risolvere i miei problemi universitari e fare la tesi, e inoltre sarò costretta a vivere dai miei zii almeno i primi mesi visto la miseria della paga, non sono riuscita a trovare un’alternativa migliore al momento. Ma è/potrebbe essere un’occasione davvero troppo importante per lasciarsela scappare. Prima di prendere una decisione definitiva però, devo almeno capire quante ore dovrei lavorare, cosa dovrei fare nello specifico e se sono in grado di farlo, e non posso trattare queste cose al telefono. Quindi ho cercato di contattare la dottoressa per tutto il santo giorno per fissare un incontro. E l’ho appena beccata, alleluia. Pare che la incontrerò venerdì mattina.

Rincorso e afferrato l’appuntamento, dovrò ora rincorrere una serie di tram, pullman, metropolitane, treni che mi conducano in loco. Ho già delineato il percorso da seguire sul sito ATAC di Roma, ma domani farò una prova così da trovare questo laboratorio e non avere problemi poi, venerdì. Sono una maniaca in questo campo, odio arrivare in ritardo, sia a scuola che all’università arrivavo ore prima del necessario, figurarsi ora!
Con la scusa vorrei andare a fare il tanto atteso incontro ravvicinato col Mosè di Michelangelo – bacerei lui  per quanto lo adoro, tanto, dal momento che non ho altri baci da affibbiare o rincorrere, nessuno si offende -, e se la mia amica riesce a svincolarsi dalle sue di catene (sì, è sottile, chi la coglie è un genio come me), ci andrò con lei, sennò vado sola che non resisto più dalla voglia di vederlo. Consentitemi: come diavolo fa la gente che vive a Roma o a un tiro di schioppo da Roma, a non aver mai visto cose del genere? Posso capire che rimandi rimandi e poi non vai, o che magari non ti piacciono Michelangelo (no, questo non lo posso capire in realtà, ma riesco a far finta abbastanza bene se mi ci impegno), la storia di Roma o l’arte, occhei, legittimo. Ma che ti frega? Vivi lì! Passaci davanti, gira la testa e poi prosegui diritto e l’hai visto, no! Io non vedo l’ora di beccare una domenica in cui si entra gratis nei musei vaticani e nella Cappella Sistina, mi sciolgo come le ghiandole salivari in una gelateria al solo pensiero!

Ho rincorso mia madre che non s’è fatta sentire per giorni: va bene che chissà che dovevamo dirci, l’avevo già aggiornata, ma almeno una chiamatina poteva farmela. Ma sarebbe stata una madre normale, immagino, e lei non lo è.

E ho rincorso la dannata gatta. Fu così che andò:
La colf di mio zio sapeva che ero in casa allora ha lasciato aperta la porta secondaria che dà sul terrazzetto della cucina e da lì deve essersi intrufolata, giacchè ero al computer,  alzo gli occhi e mi trovo il suo musetto paffuto e baffuto a fissarmi tra le sbarre delle scale del seminterrato. Siamo rimasti così congelati come due allocchi per 30 secondi, al che mi sono alzata e mi sono avvicinata a lei sbattendo i piedi per farla scappare, ma quella mica si muoveva! Mi fissava con incurante sufficienza e stava lì, grassa come un maialetto impiumato. Si è mossa solo quando ho iniziato a salire pesantemente le scale ed ha iniziato a sgattaiolare come un’infuriata per tutta casa, ovvero per quattro dannati piani di scale e io che le arrancavo appresso e lei che si fermava e mi fissava con beffarda noncuranza e poi correva di nuovo e si ficcava nelle stanze. C’ho messo mezz’ora a levarmela dai maroni.

Ho rincorso Odisseo che era uscito con suo amichetto e io non lo sapevo, ma mi aveva detto di chiamarlo per aggiornarlo e quindi io a chiamare come una derelitta metà serata, nonostante fossi in giro con la mia amica. Una cosa che non sopporto, davvero, è quando mi si dice che non si può parlare al telefono perché si è in compagnia. Odisseo quantomeno mi risponde solitamente e mi dice che non può parlare, ma mi dà fastidioso stesso anche se mai quanto quelli che lasciano squillare il telefono e ignorano volutamente chi chiama. Non ho capito perché non si può rispondere un attimo, che si è davanti al Papa?

Ho rincorso una cavolo di pizzeria tutta la sera per Ciampino, con la mia amcia romana Cloudy, che pare mangino solo pizza al taglio, in piedi, i ciampiniani (ciampinesi?). Abbiamo marciato per  chilometri perchè per una volta volevamo star sedute a vomitar chiacchiere invece che vomitarle sgambettando ovunque come ossesse, e alla fine l’abbiamo trovata grazie a google maps che è una grandissima invenzione, ero già da prima una sua fan e ora lo sono di più. Non fosse che mi ero scordata della maledettissima partita della Roma (mi sa che ha perso, i miei cugini avevano il muso più lungo di un dalmata orfano ieri sera, quindi non ci piove, ha perso), con tutti gli scalmanati a urlare in direzione di una palla che rotola, e quindi siamo corse di nuovo lontano da tutta quella baraonda inutile, verso un  nuovo silenzio da spezzare inesorabilmente, riempiendolo di chiacchiere fresche.

Insomma, rincorro tutto qui, rincorro pure te se mi scappi! Tutto, tranne che baci.

Lista dei pro e dei contro

In pratica è tutto il giorno che penso solo allo stage che mi hanno offerto e se è o meno il caso di accettarlo. E anche che scappo e fuggo per non prendermi l’ennesima caterratta d’acqua che il cielo vomita su Roma.
Piccolo interludio: ma qualcuno non disse che a Roma c’è sempre il sole? Perchè posso assicurarvi che no, non c’è sole, ‘ndo cazzo è andato non lo so, ma non c’è.

Ho riempito un quadernino di LISTE DEI PRO E DEI CONTRO per far ordine nei pensieri – sì, avrete notato che i miei pensieri si ordinano se li scrivo, per magia-, e aiutarmi a decidere se è o meno il caso di accettare lo stage che mi hanno proposto.
Premesso che non so ancora quale sia la decisione giusta nè se esiste una decisione giusta, credo comuque di aver saputo da subito qual è la decisione che prenderò, ma non la rivelerò fin quando non sarà definitiva.
PRO:

  1. E’ un lavoro da segretaria e da sportello, non troppo difficile e impegnativo quanto basta, in un ambulatorio medico privato rinomato, il che fa anche curriculum;
  2. Mi consentirebbe di cominciare qualcosa anche se precaria e anche se a tempo determinato, ma potrebbe incanalarmi verso altre possibilità lavorative;
  3. Uscirei dalla mia stanza e dall’odiato Burundi;
  4. Non dovrei trovare un posto di lavoro in estate nel Burundi e che comunque non saprei dovre/come cercare;
  5. Non risolverei il problema delle esose tasse arretrate universitarie da pagare, ma potrei quantomeno dare una parte a mia madre;
  6. Potrebbe sbloccarmi all’università;
  7. Potrebbe sbloccare la mia vita;
  8. Vivrei a Roma (!!!);
  9. Vivrei pochetto di più di quel che non faccio nel Burundi;
  10. Farei un qualche tipo di esperienza.

CONTRO:

  1. Sarebbe uno stage, quindi durerebbe al massimo 5 o 6 mesi e poi sarei scoperta;
  2. La paga è minima e non bastevole per vivere a Roma, quindi avrei bisogno comunque di un aiuto da parte di mia madre o dovrei trovare se riesco qualcosa per arrotondare;
  3. Dovrei trovare al più presto una singola a Roma a poco prezzo che stare qui dai miei zii è abbastanz ascomodo e lontano;
  4. Non ho idea di come continuare a scrivere la tesi e se riesco a farlo lontano dall’università.

Devo dare la risposta domani o dopodomani.
Come si fa a farela scelta giusta?

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