Thirty years ago…

… nascevo io e secondo il doodle di Google di oggi, nasceva anche Eulero, che tra tutte le persone importanti nate oggi e che religiosamente tratto da miei fratelli da quando avevo tipo 8 anni, lui proprio mi mancava, ma insomma dopo aver scoperto di avere i natali lo stesso giorno di Leonardo Da Vinci, difficilmente si può fare di meglio.

Trent’anni.
Che poi in effetti, non ero ancora nata trent’anni fa, dal momento che sono nata alle 11.45, ecco perchè non posso ancora aprire il regalo di Odisseo che mi occhieggia nell’involucro magenta col nastro di seta rosa antico e il fiore d’argento (sceglie sempre carte rosa per i miei regali, perchè è il mio colore preferito, anche per Natale è andato alla disperata ricerca di una carta natalizia rosa, e l’ha trovata, bellissima per giunta!), sulla sedia dietro le mie spalle, così non lo vedo mentre scrivo e non sono tentata. Me l’ha fatto promettere: “Aprilo nel momento esatto in cui trent’anni fa, venivi alla luce”, e io l’ho promesso e ora sono fregata.

Trent’anni.
Dovevo nascere Toro, ma sono nata con più di due settimane d’anticipo, Ariete fino al midollo, sono stata in incubatrice per un sacco di tempo e mia madre e mio padre se ne andarono e mi lasciarono lì. Da bambina fantasticavo su tutto, ma proprio tutto, anche una scanalatura del muro poteva aprirmi a mondi altri, e notando la mia alienazione crescente, il mio essere diversa da chiunque e comunque della famiglia e del paese con maggiore insistenza ogni anno che passava, avevo creato una storia abbastanza credibile in realtà, di una me-Anastacia, ovvero principessina di un’altra epoca, scambiata alla nascita all’insaputa di tutti, e francamente anche ora non mi ha abbandonata questa bislacca teoria. Se solo sapeste quanto io sia davvero, davvero lontana da tutta la mia nutrita famiglia, da tutto e tutti qui, lo pensereste anche voi.

Trent’anni.
Tutte quelle cagate su se e quanto si senta il peso e la responsabilità di quest’età, me le risparmio a domani o all’anno prossimo che mi sembra anche più sensato.
L’elenco degli iati – enormi – che dividono la me di oggi e la me del 15 Aprile 2012, lo rimando anche. Ho mille cose da fare prima di uscire e pomeriggio passano un paio di persone quindi devo finire di decorare cupcakes e torta red velvet.
Ora leggo i blog che mi piacciono sorbendo lo speciale cappuccino di compleanno, al dulche de leche e cannella (cioè, se me lo vendo divento ricca tant’è buono!); ri-leggo gli sms di auguri di mie tre amiche che, cazzo, ti si scalda il cuore quando vedi che qualcuno a cui vuoi bene TI PENSA, aspetta la mezzanotte per scriverti o ti fa gli auguri all’alba, prima di andare a lavoro; mi sparo un cupcakes al dulche de leche; mi godo il profumo dei miei capelli ai fiori di ciliegio; mi spalmo la crema corpo ai fiori di ciliegio prima di uscire; faccio fiori di ciliegio di pasta di zucchero per la mia torta; finisco di decorare casa con fiori di ciliegio per oggi pomeriggio, e plasmo un mondo di fiori di ciliegio, solo per oggi.

E sempre solo per oggi, magari, qualche minuto per questa me bistrattata me lo prendo, e anche un altro paio in più per cercare di essere felice, dopotutto e nonostante tutto, per esserci cascata in qualche modo in questo mondo, principessina o no, scambiata alla nascita o no, Ariete che sono o Toro che dovevo essere, ma sicuramente per sbaglio, da (quasi) trent’anni.

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Il mio ultimo giorno da ventenne

Oggi è l’ultimo giorno dei miei ventinove anni, da domani sarò ufficialmente una trentenne.
Mi rendo che in realtà è una condizione che ti si pianta addosso già finiti i 27: dai 27 (ai 33 anni direi, altro step) hai teoricamente 30’anni. Ma compierli è un’altra cosa.
Compiere trent’anni è entrare definitivamente nella giovinezza-adulta, abbandonare la possibilità di “so’ ragazzi, cercano ancora la strada e sbagliano”. E’ una linea di demarcazione, credo, se nel decennio dei 20 sbagliare è consentito, quasi un obbligo e rimediabile perchè “c’è tempo”, compiuti i 30 tutto diventa più incalzante e perentorio, lo sbaglio è guardato con deprecazione, come se ti spalmassero una crema al peperoncino sul culo e tu debba per forza saltabellare come un grillo monco da una parte all’altra, nell’urgenza di fare e concludere qualcosa senza errori non consentiti. Soprattutto se sei donna che le donne hanno quel pallino dell’orologio biologico a ticchettare incessantemente e ossessionarle, ma anche quello si attiva a 27 anni, quindi anche in questo caso non cambia poi molto.
Perchè in realtà non cambia un cazzo eh, ma quel “3” davanti la parola “anni”, comunque un certo effetto lo fa.

Io non sono una di quelle ossessionate dall’età. Prima di tutto perchè ho già tante di quelle fisime, magagne e ossessioni che non sento il bisogno di frantumarmi le meningi con un’ennesima.
Secondo, perchè la trovo una cosa dannatamente stupida: perchè perder tempo a dire banalità dovute sull’età che passa, quando tanto passa per tutti e allo stesso modo, non è un tuo pregio o difetto: se non crepa prima chiunque abbia 10 anni oggi, ne avrà trenta un giorno. Si può dire che magari ha realizzato chissà che nel frattempo, ma anche qui è decisamente secondario, perchè magari poi si ferma, perchè magari ha avuto un bel po’ di spinte e agevolazioni che tu non hai, e comunque è soggetto al tuo stesso destino.
E inoltre perchè una persona dovrebbe perder tempo a lagnarsi di aver compiuto trent’anni e di non averne più venti, per poi doversi dannare a quarant’anni per non averne più trenta? Non è più conveniente godersi i trent’anni e se proprio si deve pensare, si pensi di non averne ancora cinquanta, invece che pentirsi poi di aver rinnegato i trenta e dover rimpiangerli?
Davvero sono cose che non capisco e che vedo di continuo quest’anno perchè molte sono le persone che mi stanno intorno che hanno compiuto 30’anni o 31 o 29 (che è la stessa cosa, in pratica) in questi mesi o li compieranno nel corso di quest’anno.
E’ proprio una delle questioni che abbiamo trattato ieri sera/notte con le mie amiche M&M, che sono mie coetanee (eravamo compagne di classe alle superiori) e una delle due M compie gli anni 4 giorni dopo di me, siamo quindi solite festeggiarlo insieme da ormai 15 anni (lo abbiamo fatto per metà della nostra vita, fa impressione pensarlo) e così faremo anche sabato prossimo. Non fosse che lei, come da manuale da queste parti, è ossessionata dall’aver raggiunto quest’età e non avere ancora, non tanto una famiglia allargata che in queste condizioni non è facile avere alla nostra età, ma almeno un compagno fisso con cui costruire qualcosa. Ne è così ossessionata che quest’anno ci ha proibito di farle gli auguri e festeggiarla, quindi sabato prossimo festeggeremo solo me (dove per festeggiare si intende mangiare in un locale particolare, spararci un dolce nella pasticceria/gelateria più buona della città, bere un po’ di più e andare in giro a ridere come sguaiate, niente di che eh, ma è una tradizione).
E’ un atteggiamento che davvero, davvero non capisco. Non ci trovo proprio senso.

A me piace da matti il giorno del mio compleanno! Lo sparaflescio ai quattro venti che è il mio compleanno (come si è notato su questo blog, ndr), tranne che su facebook, lì l’ho tolto che quegli auguri robotici e omologati proprio non riesco a tollerarli, mi trasmettono una gran tristezza sullo stato del mondo, non so bene perchè, ma comunque ho tolto la data del mio compleanno, meglio non ricevere auguri che riceverli in quel modo.
Dicevo che fin da bambina mi piace il mio compleanno, mi sento una principessa quel giorno, è il mio giorno, attesta che sono nata e volente o meno, meritevole o meno, sono viva, e fin quando questo stato permane, qualcosa può succedermi, qualche traccia posso lasciarla, qualche sorso di vita posso berlo, qualche vita posso intrecciarla alla mia, e poi magari perderla, ma godermela e amarla nel frattempo.
Mi piace anche la data, il 15 Aprile, ultimo giorno della fioritura dei ciliegi, mi piace che sia lo stesso giorno di nascita di Leonardo da Vinci, di Henry James (lo scrittore, non il presidente americano), di Claudia Cardinale e anche di Emma Watson, perchè è Hermione, mica per lei!
Mi piace, anche se sono successe tragedie immani il 15 Aprile, come l’affondamento del Titanic o l’omicidio di Abraham Lincoln o l’esplosione del reattore nucleare a Chernobyl (anche se era notte e mi sa che fosse scoccato il 16 Aprile ormai, quindi “me ne lavo le mani” da questo disastro, almeno).
Insomma, mi piace.

Ieri ho anche avuto l’opportunità di dire che ho 29 anni per l’ultima volta, credo.
Ero in treno, stavo raggiungendo le mie amiche in città e mi si è avvicinato il solito controllore marpione che mi ha già dato noia in passato, ma non si ricorda mai e ricomincia puntualmente quando il treno è vuoto. Una volta mi disse che “prendi di certo gli uomini di petto” mentre mi fissava le tette senza riserbo e un’altra volta, be’ fu decisamente più pesante e io ero ragazzina, ma lasciamo stare.
Stavolta il percorso era breve e ha iniziato con la solita trafila di frasi fatte su quanto i giovani facciano sesso troppo presto e voleva sapere di me “perchè sicuramente hai esperienza, visto che sei carina” e considerato che me l’ha detto a una settimana esatta dalla notte forzatamente bianca con Odisseo, avrei voluto rispondergli “no cazzo, non ho esperienza e c’ho una voglia matta di stare con un ragazzo che adoro, ma non mi funziona qualcosa, sai come posso sbloccarmi?”, e chissà che avrebbe risposto!
Invece ho detto solo “Eh, sì” e poi ho cambiato argomento che cominciava a farsi pesante. Però quando mi ha chiesto l’età mi sono goduta i suoi occhi incerti e la solita frase “Ma non è possibile, sei una bambina!”
Il che la dice lunga sul tipo di uomo (me lo dicono sempre che sembro ragazzina, e la cosa non mi fa particolare piacere) visto che credeva di parlare di certe cose con una fanciullina.

Tornando a noi, cosa si fa nell’ultimo giorno dei propri vent’anni?
Non ho grossi progetti, sono contenta di essere uscita ieri, mi sono davvero divertita e sono stata bene, ma oggi è una tranquilla domenica in solitudine, quindi a parte il virtuosismo da pasticcera che credo proprio mi investirà in serata, visto che voglio sbizzarrirmi e fare qualche dolce nuovo e creativo per domani, non ho particolari idee o voglia di fare chissà che.
Ma qualcosa mi inventerò, dopotutto non capita tutti i giorni di avere 29 anni per l’ultima volta, no?

A cosa Calipso dovrà resistere

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Montagne di nepitelle con crema alla ricotta

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Cuzzupe dalle verie decorazioni consistenze

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Nepitelle zuccherate con crema di marmellata, uvetta, pinoli e nocciole

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Nuvole al cocco

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Nepiuitelle con crema di cioccolato e noci e treccia pasquale al latte

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Nepitelle alla ricotta e piatto fiorito su sfondo azzurro, dettaglio.

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“Rose del deserto”, dolcetti alla pasta di burro e cornaflakes che amo alla follia

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Cioccolatini assortiti gusti: al latte, cioccolata al latte ripiena di cioccolata bianca, cioccolato al latte ripiena di cioccolata bianco con cereali, vari gusti ripieni ai cereili, vari gusti ripieni alla nocciola, al pistacchio, alle mandorle, cioccolata ripeina panna e fragola, cioccolata ripiena latte e mente, cioccolata ripiena panna e miele, cioccolata con la nocciola dentro, cioccolata con biscotti, cioccolata alle noci, cioccolata alle castagne, cioccolata con pezzetti cereali, cioccolata alla stracciatella, cioccolata al caramello, cioccolata con pezzetti di arachidi. Mi pare stop. Ah e quella fondente con non so che ma tanto non mi piace, lì non devo resistere.

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Alcuni dei cioccolati con babbetti pasquali che Calipso regalerà a Odisseo. Ci sono inoltre tre pastiere da persone diverse e domani arriverà la pastiera alla crema pasticcera che calipso adora, regalo annuale di un’amica di famiglia che per ci mette pure le ciliegine, che calipso adora. Ci sono inoltre vari uova di pasqua tra cui il kinder, un coniglio di cioccolata nera, al latte e bianca e delle uova colorate che non so se sono al cioccolato dentro, sono d’ostia e colorate al caramello fuori ma sembrano dure dentro. Non posso fotografarli perchè non mi è permesso fotografare tutto questo, perchè mia sorella sta facendo una video conferenza nela soggiorne dove sono. Ma avete capito l’andazzo che tira.

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