Odisseo e l’Odissea ancora all’inizio

Io di decisioni non ho intenzione di prenderne“, ecco quello che ho detto a Odisseo ieri sera, “Soprattutto su una cosa così drastica come continuare o meno a sentirci e rompere di punto in bianco una cosa che è stata così bella e così grande. Quindi se vuoi rompere questa cosa tira fuori le palle e fallo tu“.
Sarò debole, sarò insicura, starò facendo un errore madornale, ma una cosa così io non la butto nel cesso senza averlo rivisto almeno un’altra volta. Cosa è giusto fare non lo so, perchè non sono in grado di pensare lucidamente, per questo ho chiesto un pensiero, un consiglio, un punto di vista, a chi non è coinvolto anima e corpo come me, sia su questo blog che ai miei amici e il responso è stato: al 60% vince il “mollalo che è un coglione“; il resto è stato più accomodante, mi ha detto che in una situazione come la nostra non è anormale uno stato di confusione o fasi di stallo varie, che finchè lui continua a cercarmi e a volermi sentire e a rincorrermi se sente che sono triste o che me la sono presa per un suo gesto, allora è tutto ancora in ballo, che anzi avevamo corso nei mesi scorsi, che l’atteggiamento giusto è questo più cauto e di conoscenza, a meno che non siamo tipi che crediamo nel colpo di fulmine, ma il colpo di fulmine è solo una copertura da sedicenni, l’amore nasce da testa e cuore, e testa e cuore necessitano di tempo e di cose vissute insieme.
E io mi trovo allo snodo esatto di questi due punti di vista: da un lato non posso accetare certe cose, dall’altro mi trovo d’accordo sull’andarci cauti. Ma io e Odisseo ci eravamo sistemati in una nicchia comoda e sicura che non prevedeva il resto del mondo, e ora che ci siamo incontrati dobbiamo prevederlo, e rivedere il tutto in due settimane non è facile. Siccome per me le cose non sono cambiate più di tanto, ecco che ho detto che doveva esser lui a prendere una decisione.

E lui non ha nessuna intenzione di non sentirmi, anzi temeva la mia decisione. Non era un ultimatum il suo, era una scelta nelle mie mani perchè lui al momento non si sbilancerà oltre prima di rivederci, ma questo non significa che abbia fatto passi indietro, ha paura delle ripercussioni che la cosa potrebbe avere su me e su lui stesso se non dovesse andare. Posso accettare questo stato di cose?
No, non posso perchè per me è un passo indietro questo suo atteggiamento remissivo e non ho intenzione di fare passi indietro, ma solo passi avanti, così avevamo deciso prima di salutarci ad Aprile, così continuerò a vivere la nostra storia, nè più nè meno, quindi se lui si sta tirando indietro, me lo dica che io mollo tutto.
Ma quello che mi ha detto è che lui non si sta tirando indietro:
Non mi rimangio niente di quello che ti ho detto, di quello che provo per te e sono d’accordo, non voglio fare passi indietro neanche io, se continuiamo a sentirci è per vedere se il sentimento che c’è può essere applicato alla quotidianeità, ma per capirlo dobbiamo viverci e vederlo. Per questo mi sto trattenedo, perchè eravamo andati troppo oltre e prima di continuare ed essere certi, dobbiami consocerci e rallentare un po’. Io voglio conoscerti bene se devo costruire qualcosa con te, fermo restando i sentimenti. E le basi ci sono tutte, Caly, perciò ti chiedo di avere pazienza. Se per esempio io fossi uno stupido mondano e volessi andare qui e lì a festine e cenette snob e tu fossi un piccolo topino da biblioteca non adatta a quegli ambienti, come potremmo stare insieme? Passi un anno in cui tu cerchi di diventare mondana o io un topino, ne passino pure due stentati, al terzo ci lasceremmo o ci accomoderemmo su un placido affetto che non è cosa nè per te nè per me, non siamo da placidi affetti noi. Questo non è il nostro caso, grazie al cielo siamo simili in questo senso, ma è per dire che io devo capire queste cose e che se ho capito molto di te, non ho ancora capito tutto e per questo non posso darti tutto. Ciò non toglie che voglia darti tutto, ma non siamo ancora a quel punto, puoi accettarlo per ora? Questa era la mia richiesta, non un ultimatum”.

Posso accettarlo, ma se lui è pronto a combattere per me e per questa cosa, e posso accettarlo solo fino al prossimo incontro: se dopo quello lui continuerà ad voler tirare il freno, io mollo lui, mollo i freni, mollo i miei sentimenti al vento, che ne faccia di questi quel che piùgli aggrada:
Vuoi combattere per me Odisseo, o accetti passivamente la mia scelta anche se è negativa e ti ci adegui?
Sì che voglio combattere! Ma ti prego di non aspettarti che risponda “mi manchi” alle tue domande, perchè per me mandarti un messaggio con scritto “Il fatto che vieni a stare a Roma vuol dire tutto per me, perchè posso stare con te spesso e non sai quanto lo voglia”, vale per me più di mille “mi manchi”“.

Odissea. Mai nome fu più adeguato a definire una storia d’amore.

Rompendo la bolla

In queste due prime settimane di Aprile, mi sono quasi scordata di essere me. Non sono sicura di poter dire che sia una cosa bella o che sia una cosa non auspicabile. In realtà credo un po’ entrambe le cose, ma è un ragionamento che vale solo nel mio caso, è una di quelle cose che va applicata alla persona in particolare dalla persona particolare stessa, per poter trarne un cavolo di responso particolare.

Io non sono stata mai felice di essere me. Insomma che cavolo c’è da essere felice?
Quello che sono non è mai stato bene alla stragrande maggiornaza della gente da me conosciuta, al punto che fin da piccola hanno cercato di soffocarmi ben bene con la creta e riplasmarmi. E in alcuni momenti della mia vita ci si sono messi anche d’impegno.
Io, ostica, ho perseguito la mia strada e questa sarebbe una virtù se non fosse che la mia strada non mi ha ancora portata da nessuna parte. E dico “ancora” nella speranza di vederlo il miraggio finale e raggiungerlo, un giorno, ma non escludo che non esista.
Non sto qui a rivangare il come e il perchè di tutto questo, sia perchè e non ne ho voglia, sia perchè è inutile. Ma è giusto sapere che tant’è.

Ecco quindi che queste settimane di sconvolgimenti sentimentali, vitali, ormonali, sono stati un ciclone e se devo essere sincera, qualche volta mi è capitato di guardarmi dall’esterno in questi giorni, come fossi staccata da me e apprezzassi un pochino, pochino di più quello che vedevo.
E’ come se avessi vissuto in una bolla: Odisseo, i baci (non c’è niente che mi manchi più dei suoi baci), dormire con le mani strette, i castelli, i musei, i pub, le risate, il mangiare senza sensi di colpa, le carezze, i fiaschi a letto (che comunque sono qualcosa, un inizio,un provarci, un vivere), le promesse, l’inizio di qualcosa di (forse) grande, il compleanno, i dolci da sperimentare, i tanti messaggi e chiamate di auguri che non mi aspettavo, i regali che non mi aspettavo, la quotidianeità senza il perenne timore di essere ignorata o insultata, e la confusione, soprattutto la confusione, quella che è seguita ai 5 giorni con Odisseo.
Perchè “confusione” significa che hai cuore, mente e petto satolli al punto che devi mettertici d’impegno per capire quale scintilla, quale emozione, vale più dell’altra e per leggere la trama elettrica che lega tutto e che non si può interpretare immediatamente perchè tutto questo, quel genere di emozione, generata esattamente da quella situazione precisa, ti è completamente sconosciuta.
E allora come fai a capire subito che significa?
Ora comincio a capire, ora comincia a snebbiarsi, ora che quelle emozioni si ripetono, rinascono puntualmente in situazioni precise, anche se ancora non riesco a cavalcarle e dominarle come si deve, hanno troppa verve o io troppa poca. O io ne ho troppa perchè comunque sono IO che le ho generate quelle emozioni, anche se non le capisco ancora del tutto, anche se non le domo ancora del tutto, anche se hanno vita propria.
E così, ora che la confusione pian piano si dirada, sono felice che ci sia stata, ne colgo tutte le sue ragioni e i suoi effetti benefici e la genesi sana da cui è scaturita.
Ma per ora non mi spingo oltre, non mi apro ancora a valutazioni definitive. Mi prendo altro tempo per svelare altre connessioni, per  sentire quella puntura elettrica ogni volta che le rivaluto.

Ma significa anche che la bolla in cui ho vissuto in queste due settimane si è rotta, ormai o che comunque sta per rompersi. Che devo tornare a fare i conti con la mia vita e la me di sempre, non quella in potenza che ho rimirato bellamente in questi giorni.
Significa ricominciare a impegnarsi per combattere i propri demoni, significa togliersi il velo colorato dagli occhi e tornare a guardare senza filtri dove sono, dove vivo e chi sono. E cercare di fare in modo di sfondare i miei blocchi, uscire fuori da tutto quello che mi ha soffocata in questi anni e in quelli precedenti, e riprendermi quella vita in potenza, quella me in potenza che ora ho visto e che so che esiste/può esistere.
Dunque, quello che farò oggi:

  •  rompere la bolla;
  • frugare nella nebbia e snebbiare un altro po’ di confusione;
  • riprendere la mia vita in mano e dirigerla dove so che voglio che vada;
  • richiamare qualche demone sopito dai baci (di Odisseo) e i dolci (miei) di questi giorni;
  • non pensare che possa ricominciare a mancarmi aria e respiro e che possano succedere ancora quelle cose che succedono in quei momenti;
  • capire come uscire dall’università, da sola, che è inquitantemente urgente come obiettivo;
  • fare un piccolo, misero passo verso la me in potenza.

Auguri+Dolci+Regali*Odisseo=A new thirty me

Io non sono abituata a essere viziata. Sono quasi totalmente bistrattata da tutto e tutti, per lo più vivo segregata in casa da quando sono tornata dall’università e anche se esco a fare un giro nel mio paese, sono quasi sempre sola. Potete dunque darmi torto se il giorno del mio compleanno sono felice e contenta di essere considerata un tantino di più?
Dovrebbe essere la norma immagino, sentirsi importanti, fondamentali per qualcuno, anche la propria madre o la famiglia, eh… non parlo per forza di un moroso o di un amicizia da HarryRonHermione, no, parlo di qualcuno, chiunque, a cui tu vuoi molto bene e che consideri fondamentale per il mondo e per la tua vita e che ricambi in egual modo.
Insomma non ci sono abituata, se mai mi è capitato di legarmi molto a qualcuno e di pensare che fosse ricambiato, sono stata costretta, quasi sempre a dovermi ricredere e quasi sempre a dovermi ricredere violentemente.

Per questo, anche se di certo il mio non è stato (e non sarà mai) un compleanno da  star, con millemila amici e millemila feste – non sarebbe, comunque, da me, non credo nei millemila amici e sicuramente non credo nelle feste da millemila amici -, per questo dicevo,  a me è piaciuto il giorno del mio compleanno. Anche se devo annoverare l’ennesimo disastro/tragedia del 15 Aprile visto il bombardamento alla maratona di Boston, di cui sto leggendo la notizia or ora su Repubblica e Times. Vabbè insomma, bombardare una maratona, stanno diventando patetici anche gli attentati in America. E qui chiudo.

Decisamente sono molti, dicevo ieri, i passi avanti che ho fatto rispetto il 15 Aprile 2012, che in realtà non è stato un brutto giorno, ma perchè ho fatto di tutto per scappare via, non pensare a niente e allora cosa ho fatto? Mi sono rinchiusa in un Bed & Breakfast molto bello e caratteristico per carità, sui monti calabresi, con un uomo, o quello che poi si dimostrerà un tipo-uomo (per non dire mezzo-uomo che offendo gli hobbit), mentre fuori imperversavala tempesta perfetta da due giorni. C’è mancato poco che non mi svendessi come la più macilenta delle vacche a un concorso texano per vacche. Ma questa è un’altra storia.

Quest’anno ho forse maggiore consapevolezza, un tocco seppur minimo di grinta in più e la speranza – Cristo quant’è importante la speranza – che ci sia vita anche per me. Il tutto sempre molto precario e il tutto ancora solo al principio, ma c’è e per molti anni non c’è stato. C’è stato altro in questi anni, terribile e anche qualcosa di bello, ma no, la serenità proprio no, neanche un briciolo, neanche un principio.
Devo ringraziare Odisseo per questo? Sì, devo ringraziare Odisseo e me stessa, ma prima di tutto Odisseo. Quanto sia stato tanto e importante per me. come mi ha tirata fuori dalla melma in cui affondavo, come mi ha fatta sentire in questi mesi dopo il disastro dei precedenti, è stata davvero una rinascita.
Ora non sto qui a dilungarmi più di tanto, ma se sono arrivata ai 30 anni senza i bisogni  impellenti di autolesionismo dell’anno scorso (e credetimi, mi sono davvero violentata, corpo e anima, l’anno scorso, di questi tempi, ero sull’orlo di un vulcano), per me è grasso che cola e cola dalla braccia di Odisseo, che non sembra bellissimo detto così, ma è comunque così.

E ieri mi ha trattata davvero come una principessa, lo aveva fatto anche a Napoli, ma ieri ogni parola era una carezza. Anche a distanza, anche senza vederci, l’avevo già sperimentato in passato, ma mai in modo così definitivo e certo, stare con lui è un perenne senso di gioia-conforto-eccitazione-serenità. Non so spiegarlo, è una cosa diversa da quella che si struttura nel vivere quotidiano, una forma di intimità profonda e fatta della te (e del lui) spogliati dalle maschere e dalle necessità sociali, è puro spirito che s’intreccia all’altro, no, se non l’hai mai provato non te lo posso spiegare.
A parte che mi ha chiamata ogni minuto libero che aveva, ieri, mi ha coccoalata anche “materialmente” col regalo che mi sono portata incartato da Napoli e che aprire è stato uno scoppio pirotecnico continuo nel petto.
Inserisco le foto, ma solo una parte di questi regali saranno comprensibili, gli altri sono estremamente simbolici e ne spiegherò il significato solo in parte. Il senso di questo blog è quello di non avere segreti e raccontarmi senza censure, ma questa cosa riguarda anche lui e devo rispettarlo. Per il resto mi par giusto fare una cronaca fotografica del mio 15 Aprile piuttosto che star qui a sciorinare altre lagnosità romantiche sulla tenerezza e gratitudine che mi traboccano il cuore per cose così naturali.
Prima di andare avanti preciso che la pessima risoluzione della fotocamera del mio cellulare combinata all’illuminazione altrettanto pessima, rende le foto e protagonisti delle foto molto più scuri di quanto non siano e spiacevolmente aranciati. Davvero non so come eliminare quest’effetto.

Ho dimenticato di fare la foto al pacchetto del regalo di Odisseo, che era bellissimo, ma mi batteva il cuore e lo avevo appena sentito quindi mi sono completamente distratta. Comunque questo è linvolucro che è di quella stoffa semitrasparente e morbida usata per i regali (non so che tessuto è), è color magenta e il nastro è di raso rosa col fiocco a strisce di velo e brillantini rosa antico, ma qui sembra tutto viola eccheppalle. Comunque vi assicuro che è rosa. In più c’era un fiore essiccato e profuato, rosa e con brlinnatini argento ma si è sbriciolato quanto l’ho aperto e non l’ho fotografato che erano pezzi irriconoscibili. Insomma un pacchetto meraviglioso che non so come abbia fatto a fare visto che ha aggiunto anche una scatoletta composta da lui oltre al regalo principale. Ecco involcucro, fiocco e scatoletta (e sullo sfondo la mia sciarpa tartan rosa e grigia e il copriletto patchwork di lana del letto di mia sorella, per gli amanti dei dettagli!):Immagine
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Il regalo principale consiste in sdu ue libri. Precisazione: io adoro ricevere libri in regalo soprattutto da chi è un lettore intelligente e conosce i miei gusti. In realtà questi erano i libri che io avrei dovuto iniziare a leggere il mese scorso se non mi si fosse rotto (nextly!) l’e-book reader e mi disperavo grandemente per non poterlo fare. Allora, piuttosto che farmi aspettare ancora prima di leggerli e, azzardo io, piuttosto che doversi sorbire ancora le mie lagne su quanto sia tapina e persa senza il mio reader, me li ha regalati lui (mi aveva già regalato un altro libro per Natale, ma quello lo aveva preso dalla sua libreria e aveva una storia e un percorso particolare e significativo, siamo molto simbolisti, entrambi, e quindi vale oro quel libro anche perchè è piuttosto affezionato alla sua libreria per una questione di affetto filiale e promessa fatta al papà quando era in vita. No, mi correggi, non ale oro quel libro, vale miniere di diamanti, proprio!).
Questi i libri ricevuto ieri.
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Nel pacchetto composto da lui c’erano prima di tutto degli orecchini (ve l’ho detto che mi ha viziata!) che aveva fatto comporre un mesetto fa con i ciondoli della Pandora avete presente? Quelli per fare i braccialetti personalizzati, ma li ha fatti comporre in orecchini con la catenina nera che sa che ho la fissa degli orecchini: sono due cuori con brillantini rosa, trafitti da freccia, ed erano in un sacchetto di velo color panna:
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Il resto dei regali sono simboli, ve l’ho detto che siamo simbolisti! Sono:
1) La mia confezione di tic tac alla ciliegia e frutto della passione che abbiamo diviso alle pendici di un castello, quella domenica di tenerezza e tristezza in cui credevamo che fosse tutto finito e non sapevamo che stava riaccendendosi qualcos’altro, e lui ha mangiato solo le tic tac gialle al passion fruit che a me non piacevano lasciandomi quelle rosse alla ciliegia. Ho dimenticato l’astuccio vuoto sulla panchina mentre davo da mangiare il caramello alla formichina e gliel’ho detto e lui mi ha confessato, ieri, che è andato a recuperarlo correndo come un matto mentre io ero in un negozio di vestiti, quello della mia marca preferita che a Napoli è immenso e qui me lo scordo così grande anche perchè ce n’è uno solo in tutta la Calabria. Ok, questo non c’entra niente, ma libromaniaca o no, sono pur sempre una donna e ho il Calipso-style da portare avanti orgogliosamente;
2) Un bicchiere con coperchio di quelli usa e getta per caffè americano che io adoro e che lui ha richiesto pulito nella caffetteria perchè volevo portarmi quello usato a casa;
3) Un cordino con gancetto da usare per collana con qualche ciondolo, doppio e rosa, che ovviamente non serve come collana è uno di quegli oggetti simbolici che rimanda a un evento e a una cosa di cui abbiamo parlato e francamente non so come abbia fatto a trovarlo così dal nulla;
4) Una candela sbrilluccicosa al profumo di lampone, anch’essa un riferimento a qualcosa e in più io adoro i lamponi che sono una specie di simbolo (un altro!) per me;
5) Una calamita con riproduzione in ceramica del castello in cui mi ha portata, dove abbiamo sforato nelle zone proibite, ci siamo baciati sulla torre più alta e mi ha raccontato la storia della principessa segregata, rapita dal pirata con gli occhi verdi.
(Sempre per gli amanti dei dettagli, sullo sfondo è possibile qui notare il caos della mia scrivania in cui è possibile intravedere l’astuccio di Sailor Moon che mi trascino dalle scuole medie; un portacandela con dentro rimasugli di candele profumate al lime e vaniglia e zucchero e cannella, mi pare; un’altra candela su un piattino al miele, reduce dal Natale infatti è a forma d’albero (sì, le candele sono un’altra fissa ho la stanza piena di portacandele vari); burrocacao al cioccolato; parte del pc; penne e matite varie; il mio povero, secondo reader rosa e distrutto, li ho chiamati Antonio e Cleopatra i miei reader, perchè erano uno azzurro e uno rosa: il primo è stato schiacciato e ucciso a tradimento, l’altro s’è suicidato proprio):
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Per il resto sono passati a farmi gli auguri ieri, un paio di cugini e un’amica di mia madre con figlio, che è il migliore amico di mio fratello e ragazza del figlio. Siamo piuttosto legati e abitiamo vicini quindi ci vediamo sempre, li conosco e mi consocono da quando sono nata. Ci siamo messi a parlare per ore e si è fatta sera tardi e hanno gradito molto i miei dolci, (anche i parenti li hanno graditi e fatto il bis!) il che mi rende felicissima perchè i cupcakes al caramello me li sono completamente inventati e la red velvet cake è parecchio difficile e la crema è anche di mia invenzione (mi sa che metto da parte i soldi e faccio un corso di pasticceria, non scherzo che come cuoco e pasticcere si trova lavoro ovunque).
Non ne è rimasta neanche un pezzo di torta (e giusto tre cupcakes che sono volati via stamattina a colazione), anche perchè ne ho data un po’ da portar via a tutti e sono riuscita a fare due foto al volo tra una chiacchiera e l’altra ieri sera. Non sono riuscita a fare i fiori per decorarla, ho messo solo panna alla bene e meglio, ho bisogno di tempo per fare quelli e ieri non ne avevo.
Solito problema: essendo red velvet, la torta dentro è rossa anche se qui sembra brown velvet. E’ una ricetta molto particolare, americana che io vado per i dolci americani e molto difficile da fare e ha davvero una consistenza vellutata e compatta se esce bene. La crema è alla vaniglia e mascarpone e pochissimo zucchero, l’ho inventata io che quella ufficiale voleva una crema al burro e non mi piace usare tutto quel burro che usano gli americani nei dolci, che intasa le arterie, quindi mi invento le varianti. E gli unici cupcakes al ducle de leche superstiti con la crema e la decorazione ormai smoscia che ce li siamo scordati fuori frigo e sotto la luce per ore e ore, ma erano buoni uguali e sono riuscita a ottenere il cuore di caramello sciolto al centro dell’impasto come nelle intenzioni. Vi dico che sono un genio con i dolci! Una cosa che non so fare per niente, invece, sono le foto come potete notare:Immagine

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Oltre a 50 euro dei parenti, mi hanno poi regalato:
1) crema corpo dell’Erbolario all’Iris da parte dell’amica di mia madre, che mi consoce, sa che adoro l’Iris tant’è che uso sempre l’acqua per il corpo e il profumo della stessa marca all’Iris, anche perchè sono naturali e non chimici che fanno un male boia quelli chimici e poi sono buonissimi e sono belle anche le confezioni regalo dell’erbolario, con libretto di consigli naturali di bellezza e calendario con descrizioni e disegni di fiori ed erbe che io adoro;
2) i ragazzi mi hanno regalato l’acqua di profumo, ma hanno sbagliato invece di prenderla all’Iris come la madre, l’hanno preso ai fiori di Tiare, ma a me piace molto lo stesso tant’è che ce l’avevo già (foto sfocata, so sorry,);
3) gli anfibi primaverili con le borchie da parte di mia madre, che io amo e ne consumo a iosa, li uso sempre soprattutto sotto le gonne in primavera;
4) un braccialetto inatteso assolutamente da parte di mia sorella con carinelle acciaio e fucsia;
5) una crema corpo dell’acquolina al Gianduia che sembra cioccolata fusa davvero da parte di una mia cugina;
6) degli orecchini fatti alluncinetto da un’altra amcia di mia madre, che mia madre s’è fregata per farli vedere a una tipa in un incontro “uncinettesco” che faranno oggi e quindi non ho potuto fotografarli, ma se le mie amiche mi regalano qualcosa sabato, li fotografo poi e li metto, tanto per onore alla completezza.
(Dettagli:la mia felpona con teschio e stelle di metallo dorato sotto la crema; una trousse a forma di margherita, la mia tazza da cappuccino delle gocciole con la lavagnetta sopra su cui scrivere, un frammento delle offerte del McDonald’s cui spero di resistere nella foto sfocata dell’acqua profumo; un pezzo del mio letto e del mio comodino nella foto anfibi; il caos di libri, cd e dvd ai piedi della scrivania cui devo trovare posto nuovo che sono stati spodestati mio malgrado da quello che avevano):
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Mmh… non credo di essere stata molto chiara, il caos di questo post ben riflette quello che regna nella mia camera, il che conferisce un qual certo realismo alla pretesa della webcam accesa. Inoltre, credo di avere in circolo un quantativo di zuccheri cui non sono abituata che mi impedisce di star seduta troppo a lungo, quindi esco che devo comprare  un regalino alla mi amica M, che compie gli anni dopodomani, che c’è il sole, che sono una trent’enne fresca ecc…

Thirty years ago…

… nascevo io e secondo il doodle di Google di oggi, nasceva anche Eulero, che tra tutte le persone importanti nate oggi e che religiosamente tratto da miei fratelli da quando avevo tipo 8 anni, lui proprio mi mancava, ma insomma dopo aver scoperto di avere i natali lo stesso giorno di Leonardo Da Vinci, difficilmente si può fare di meglio.

Trent’anni.
Che poi in effetti, non ero ancora nata trent’anni fa, dal momento che sono nata alle 11.45, ecco perchè non posso ancora aprire il regalo di Odisseo che mi occhieggia nell’involucro magenta col nastro di seta rosa antico e il fiore d’argento (sceglie sempre carte rosa per i miei regali, perchè è il mio colore preferito, anche per Natale è andato alla disperata ricerca di una carta natalizia rosa, e l’ha trovata, bellissima per giunta!), sulla sedia dietro le mie spalle, così non lo vedo mentre scrivo e non sono tentata. Me l’ha fatto promettere: “Aprilo nel momento esatto in cui trent’anni fa, venivi alla luce”, e io l’ho promesso e ora sono fregata.

Trent’anni.
Dovevo nascere Toro, ma sono nata con più di due settimane d’anticipo, Ariete fino al midollo, sono stata in incubatrice per un sacco di tempo e mia madre e mio padre se ne andarono e mi lasciarono lì. Da bambina fantasticavo su tutto, ma proprio tutto, anche una scanalatura del muro poteva aprirmi a mondi altri, e notando la mia alienazione crescente, il mio essere diversa da chiunque e comunque della famiglia e del paese con maggiore insistenza ogni anno che passava, avevo creato una storia abbastanza credibile in realtà, di una me-Anastacia, ovvero principessina di un’altra epoca, scambiata alla nascita all’insaputa di tutti, e francamente anche ora non mi ha abbandonata questa bislacca teoria. Se solo sapeste quanto io sia davvero, davvero lontana da tutta la mia nutrita famiglia, da tutto e tutti qui, lo pensereste anche voi.

Trent’anni.
Tutte quelle cagate su se e quanto si senta il peso e la responsabilità di quest’età, me le risparmio a domani o all’anno prossimo che mi sembra anche più sensato.
L’elenco degli iati – enormi – che dividono la me di oggi e la me del 15 Aprile 2012, lo rimando anche. Ho mille cose da fare prima di uscire e pomeriggio passano un paio di persone quindi devo finire di decorare cupcakes e torta red velvet.
Ora leggo i blog che mi piacciono sorbendo lo speciale cappuccino di compleanno, al dulche de leche e cannella (cioè, se me lo vendo divento ricca tant’è buono!); ri-leggo gli sms di auguri di mie tre amiche che, cazzo, ti si scalda il cuore quando vedi che qualcuno a cui vuoi bene TI PENSA, aspetta la mezzanotte per scriverti o ti fa gli auguri all’alba, prima di andare a lavoro; mi sparo un cupcakes al dulche de leche; mi godo il profumo dei miei capelli ai fiori di ciliegio; mi spalmo la crema corpo ai fiori di ciliegio prima di uscire; faccio fiori di ciliegio di pasta di zucchero per la mia torta; finisco di decorare casa con fiori di ciliegio per oggi pomeriggio, e plasmo un mondo di fiori di ciliegio, solo per oggi.

E sempre solo per oggi, magari, qualche minuto per questa me bistrattata me lo prendo, e anche un altro paio in più per cercare di essere felice, dopotutto e nonostante tutto, per esserci cascata in qualche modo in questo mondo, principessina o no, scambiata alla nascita o no, Ariete che sono o Toro che dovevo essere, ma sicuramente per sbaglio, da (quasi) trent’anni.

Il mio ultimo giorno da ventenne

Oggi è l’ultimo giorno dei miei ventinove anni, da domani sarò ufficialmente una trentenne.
Mi rendo che in realtà è una condizione che ti si pianta addosso già finiti i 27: dai 27 (ai 33 anni direi, altro step) hai teoricamente 30’anni. Ma compierli è un’altra cosa.
Compiere trent’anni è entrare definitivamente nella giovinezza-adulta, abbandonare la possibilità di “so’ ragazzi, cercano ancora la strada e sbagliano”. E’ una linea di demarcazione, credo, se nel decennio dei 20 sbagliare è consentito, quasi un obbligo e rimediabile perchè “c’è tempo”, compiuti i 30 tutto diventa più incalzante e perentorio, lo sbaglio è guardato con deprecazione, come se ti spalmassero una crema al peperoncino sul culo e tu debba per forza saltabellare come un grillo monco da una parte all’altra, nell’urgenza di fare e concludere qualcosa senza errori non consentiti. Soprattutto se sei donna che le donne hanno quel pallino dell’orologio biologico a ticchettare incessantemente e ossessionarle, ma anche quello si attiva a 27 anni, quindi anche in questo caso non cambia poi molto.
Perchè in realtà non cambia un cazzo eh, ma quel “3” davanti la parola “anni”, comunque un certo effetto lo fa.

Io non sono una di quelle ossessionate dall’età. Prima di tutto perchè ho già tante di quelle fisime, magagne e ossessioni che non sento il bisogno di frantumarmi le meningi con un’ennesima.
Secondo, perchè la trovo una cosa dannatamente stupida: perchè perder tempo a dire banalità dovute sull’età che passa, quando tanto passa per tutti e allo stesso modo, non è un tuo pregio o difetto: se non crepa prima chiunque abbia 10 anni oggi, ne avrà trenta un giorno. Si può dire che magari ha realizzato chissà che nel frattempo, ma anche qui è decisamente secondario, perchè magari poi si ferma, perchè magari ha avuto un bel po’ di spinte e agevolazioni che tu non hai, e comunque è soggetto al tuo stesso destino.
E inoltre perchè una persona dovrebbe perder tempo a lagnarsi di aver compiuto trent’anni e di non averne più venti, per poi doversi dannare a quarant’anni per non averne più trenta? Non è più conveniente godersi i trent’anni e se proprio si deve pensare, si pensi di non averne ancora cinquanta, invece che pentirsi poi di aver rinnegato i trenta e dover rimpiangerli?
Davvero sono cose che non capisco e che vedo di continuo quest’anno perchè molte sono le persone che mi stanno intorno che hanno compiuto 30’anni o 31 o 29 (che è la stessa cosa, in pratica) in questi mesi o li compieranno nel corso di quest’anno.
E’ proprio una delle questioni che abbiamo trattato ieri sera/notte con le mie amiche M&M, che sono mie coetanee (eravamo compagne di classe alle superiori) e una delle due M compie gli anni 4 giorni dopo di me, siamo quindi solite festeggiarlo insieme da ormai 15 anni (lo abbiamo fatto per metà della nostra vita, fa impressione pensarlo) e così faremo anche sabato prossimo. Non fosse che lei, come da manuale da queste parti, è ossessionata dall’aver raggiunto quest’età e non avere ancora, non tanto una famiglia allargata che in queste condizioni non è facile avere alla nostra età, ma almeno un compagno fisso con cui costruire qualcosa. Ne è così ossessionata che quest’anno ci ha proibito di farle gli auguri e festeggiarla, quindi sabato prossimo festeggeremo solo me (dove per festeggiare si intende mangiare in un locale particolare, spararci un dolce nella pasticceria/gelateria più buona della città, bere un po’ di più e andare in giro a ridere come sguaiate, niente di che eh, ma è una tradizione).
E’ un atteggiamento che davvero, davvero non capisco. Non ci trovo proprio senso.

A me piace da matti il giorno del mio compleanno! Lo sparaflescio ai quattro venti che è il mio compleanno (come si è notato su questo blog, ndr), tranne che su facebook, lì l’ho tolto che quegli auguri robotici e omologati proprio non riesco a tollerarli, mi trasmettono una gran tristezza sullo stato del mondo, non so bene perchè, ma comunque ho tolto la data del mio compleanno, meglio non ricevere auguri che riceverli in quel modo.
Dicevo che fin da bambina mi piace il mio compleanno, mi sento una principessa quel giorno, è il mio giorno, attesta che sono nata e volente o meno, meritevole o meno, sono viva, e fin quando questo stato permane, qualcosa può succedermi, qualche traccia posso lasciarla, qualche sorso di vita posso berlo, qualche vita posso intrecciarla alla mia, e poi magari perderla, ma godermela e amarla nel frattempo.
Mi piace anche la data, il 15 Aprile, ultimo giorno della fioritura dei ciliegi, mi piace che sia lo stesso giorno di nascita di Leonardo da Vinci, di Henry James (lo scrittore, non il presidente americano), di Claudia Cardinale e anche di Emma Watson, perchè è Hermione, mica per lei!
Mi piace, anche se sono successe tragedie immani il 15 Aprile, come l’affondamento del Titanic o l’omicidio di Abraham Lincoln o l’esplosione del reattore nucleare a Chernobyl (anche se era notte e mi sa che fosse scoccato il 16 Aprile ormai, quindi “me ne lavo le mani” da questo disastro, almeno).
Insomma, mi piace.

Ieri ho anche avuto l’opportunità di dire che ho 29 anni per l’ultima volta, credo.
Ero in treno, stavo raggiungendo le mie amiche in città e mi si è avvicinato il solito controllore marpione che mi ha già dato noia in passato, ma non si ricorda mai e ricomincia puntualmente quando il treno è vuoto. Una volta mi disse che “prendi di certo gli uomini di petto” mentre mi fissava le tette senza riserbo e un’altra volta, be’ fu decisamente più pesante e io ero ragazzina, ma lasciamo stare.
Stavolta il percorso era breve e ha iniziato con la solita trafila di frasi fatte su quanto i giovani facciano sesso troppo presto e voleva sapere di me “perchè sicuramente hai esperienza, visto che sei carina” e considerato che me l’ha detto a una settimana esatta dalla notte forzatamente bianca con Odisseo, avrei voluto rispondergli “no cazzo, non ho esperienza e c’ho una voglia matta di stare con un ragazzo che adoro, ma non mi funziona qualcosa, sai come posso sbloccarmi?”, e chissà che avrebbe risposto!
Invece ho detto solo “Eh, sì” e poi ho cambiato argomento che cominciava a farsi pesante. Però quando mi ha chiesto l’età mi sono goduta i suoi occhi incerti e la solita frase “Ma non è possibile, sei una bambina!”
Il che la dice lunga sul tipo di uomo (me lo dicono sempre che sembro ragazzina, e la cosa non mi fa particolare piacere) visto che credeva di parlare di certe cose con una fanciullina.

Tornando a noi, cosa si fa nell’ultimo giorno dei propri vent’anni?
Non ho grossi progetti, sono contenta di essere uscita ieri, mi sono davvero divertita e sono stata bene, ma oggi è una tranquilla domenica in solitudine, quindi a parte il virtuosismo da pasticcera che credo proprio mi investirà in serata, visto che voglio sbizzarrirmi e fare qualche dolce nuovo e creativo per domani, non ho particolari idee o voglia di fare chissà che.
Ma qualcosa mi inventerò, dopotutto non capita tutti i giorni di avere 29 anni per l’ultima volta, no?

Cronache odissee – parte seconda (Castelli&Caramello)

Io lo sapevo che non sarebbe stata una cosa facile con Odisseo.
Sapevo che le leggi delle cose e del mondo erano contro di noi. Incontrare qualcuno su internet, conoscerlo solo tramite parole e voci e racconti di lui che si intrecciano ai tuoi, no no, non è possibile, non è “NORMALE”. Mi è stato detto che i ricordi, gli affetti, i sentimenti, sono ben altri. Mi è stato detto che non è possibile provare qualcosa così, che tutte le persone che ho conosciuto e amato in questi anni, sono solo illusioni, anche se mi hanno salvato la vita, anche se mi hanno formata e anche se li ho amati oltre ogni dire. Anche se mi hanno poi delusa, o ferita, o bistrattata, o mentito, o persa.
No, il mondo ha catalogato le relazioni tramite cellulare e/o internet come “impossibili”, quindi il mondo si deve adeguare tutto, anche quella parte che sfugge a questa omologazione.
Nei mesi che mi hanno legata a Odisseo, tutto questo lo avevo presente, ero conscia delle ambiguità e dei pericoli cui una relazione del genere poteva dar adito. E me ne sono bellamente fregata.
In altre occasioni ci sono andata cauta, per terrore di far del male all’altra persona, per l’impossibilità di gestire una distanza troppo grande, per incertezze che il troppo amare, in questi frangenti, comporta. Ma non questa volta, questa volta mi sono solo lasciata trasportare dalla forza di Odisseo e forse anche un po’ dalle delusioni trascorse.
E poi, quel 5 aprile tutto mi si è riversato sulle spalle, la possibilità e l’impossibilità, la necessità virulenta di dover capire quanta illusione si può celare nelle parole e quanto amore invece ci è dato di estrapolare da esse.

Il mattino dopo la “terribile notte” era la prima domenica di Aprile a Napoli. Il sole era incerto sul suo ruolo (come tutti i nati in aprile) e soffiava vento freddo, mentre il calore sembrava spandersi al contrario dalla terra, dalle cornetterie, dalle piazze che carpivano ogni riflesso di luce e vento e lo imprigionavano.
Tra me e Odisseo quella domenica mattina era tutto finito. Ne eravamo entrambi consapevoli. E tristi.
Nonostante ciò, è stata una delle giornate più belle della mia vita.
Forse la stessa tristezza nostalgica che aleggiava tra noi due, le lacrime che c’erano sfuggite troppe e senza pudore, le parole di quella notte sganciate da ogni remora e regola, le conclusioni che era troppo quello contro cui combattere e poche le nostre armi per costruire un amore da una fiammella troppo vergine, forse i suoi occhi. Dio con che occhi mi guardava, verdi come il mare più invernale, dolci come quelli di un bambino spaurito.
Siamo stati tutto il giorno con mani e occhi intrecciati e le parole, quelle stranamente poche, come fossero ormai finite. Mi ha portata in un bar-pasticceria americano perchè sa quanto mi piacciono quelle sciocchezzuole americane, mi ha comprato un caffè americano e lui si è preso un hotpuccino alla panna e doppio caramello, solo perchè sa che a me piace da matti il caramello, a lui non molto in realtà. Siamo andati in un immenso parco antistante il Maschio Angioino, ha scelto una zona riparata dal vento e dagli sguardi altrui se non quelli dei gabbiani di Napoli che sono straordinariamente audaci e si spingono ben oltre la cinta della costa, cosa che da me non succede mai. Mi ha fatto bere parte del suo cappuccino, ha raccolto lo strato di caramello sul fondo del bicchiere per farmelo mangiare col cucchiaino dalle sue mani, ha criticato ostentatamente “quella brodaglia piscettata americana che tu scambi per caffè“, ha riso mentre gli raccontavo della mia infazia spesa a immaginarmi principessa segregata tra le stanze di un castello bello come quello che avevamo davanti, mi ha ascoltata, mi ha coccolata, mi ha coperta col suo corpo dal vento, mi ha accarezzata in tutti modi possibili, ha salvato la formica scema che stava per essere triturata e le ha dato da mangiare il resto del caramello solo per far felice me.
Siamo andati a fare la spesa e ha cucinato per me risotto ai funghi perchè sa che è uno dei miei piatti preferiti, ha usato lo speck al posto del bacon che a me non piace e ha scritto il mio nome con una strisciolina di speck, ha scaricato Django Unchained in inglese solo perchè sa quanto io ami quel film e quanto volessi vederlo in lingua, ha preso un dolce al caramello e cioccolato senza che io ne sapessi niente e mi ha fatto mangiare tutto il cioccolato della sua porzione, pomeriggio, mentre guardavamo il film sul letto, con le gambe e le braccia aggrovigliate.

E’ stata una giornata così strana, senza dubbio dominata dalla malinconia e da un senso di perdita pressante. E’ stato come aver detto “addio” a tutto quello che di bello c’è stato prima, in quei sei mesi e due giorni forsennati e pieni di passioni irrisolte. E’ stato un colpo di spugna doloroso e un ricominciare timido.
Non ce l’aspettavamo, forse, nessuno dei due, ma la sera ci siamo ritrovati a baciarci senza pensare a nient’altro. Lui non è andato oltre qualche carezza, credo fosse ancora incerto e si fosse pentito per aver chiesto troppo ed essersi lasciato andare i giorni precedenti. E’ stato tutto molto naturale e tenero, non ricordo come ci siamo addormentati, ricordo che la mattina dopo le cose erano diverse senza che nessuno dei due abbia fatto realisticamente niente per renderle tali.
Non abbiamo parlato di niente, camminavamo, prendevamo in giro la gente scema e ci baciavamo, tanto. Castelli e baci al caramello, questi sono stati i nostri ultimi due giorni insieme.
Lui che mi dava lezioni di pugilato, su come parare e attaccare (figurarsi, sono debole come un grillo!), che mi intrappolava tre le sue braccia forti e mi spronava a slacciarmi, che mi sollevava in barba alle mie preoccupazioni sull’essere troppo pesante, o che mi impartiva lezioni di tango o lezioni di musica e di disegno (dipenge anche ed è bravissimo!), ha disegnato per me Wolverine perchè io chiamo così lui, visto che è identico a Logan Wolverine! Bassino, spalle larghe e muscoloso, con le sopracciglia che si uniscono quando è pensieroso e la tendenza a fare a pugni se non si controlla, con l’anima da intellettuale oramai, che lo lega alla scrivania invece che al ring e alla vita da ribelle del suo passato. Come Wolverine, appunto!
Mi ha portata in giro per le vie di Napoli, quelle più belle e speciali, mi ha comprato le migliori sfogliatelle calde per la colazione e la pizza più buona (cavoli se è buona!) siamo andati a mangiarla in uno dei locali più rinomati, per cena prendendo due gusti diversi e facendo a metà; siamo stati al museo archeologico e da bravo archeologo qual è mi ha illustrato e raccontato genesi e storie delle opere più belle, con immensa invidia di chi ascoltava e ci seguiva per saperne di più; siamo andati a caccia di epigrafi greche e latine (ce ne sono 6.000 tra musei e il resto) su cui lui sta facendo la tesi magistrale, solo per farmi comprendere la rarità e bellezza di queste e quante storie raccontano di un passato lontano, ma fatto di persone e amori non diversi dai nostri, sa quanto mi piace andare a caccia di storie, soprattutto se reali e appartenenti a un passato esotico e affascinante come quello dell’antica Roma; mi ha fatto lunghi ed erotici massaggi a schiena, piedi e gambe; mi ha portata in un ristorante giapponese in cui si può mangiare quanto si vuole a prezzo fisso e mi ha fatto mangiare sushi e maki dalle sue bacchette perchè io non ero in grado di usare le mie e mi si spezzava il sushi quando lo intingevo nella salsa di soya, e ha chiesto la forchetta per me con grande disgusto dei poveri giapponesi che gestiscono il locale (bellissimo, soffuso, orientale dalle luci alle illustrazioni, ai tavolini infossati per terra, ai bagni!), ha lasciato i ravioli a me perchè cavoli se erano buoni e mi ha preso in giro tutto il tempo perchè facevo dei bocconi piccoli senza riuscire a infilare tutto in bocca, ha lasciato il salmone a me perchè era il più buono e mi ha comprato delle bacchette giapponesi per esercitarmi.
Mi ha portata dentro Castel Dell’Ovoper fare la principessa” come sognavo da bambina e mi ha assicurato che in quelle stanze in passato, una principessa col mio nome e il mio volto viveva sottoposta alle dovizie di corte, finchè un pirata dagli occhi verdi non è venuto dal mare a rapirla e portarla lontano per sempre, da un mondo che le stava stretto a uno a sua misura, poi ha buttato giù le transenne verso una torre cui era impedito l’accesso, per allontanarci da tutti gli altri e siamo saliti, soli, sulla torre più alta e “proibita” del castello, tra baci sferzati dal vento, abbracci strettissimi per contrastare le raffiche alla salsedine davvero forti lassù, e circondati dalle onde molto più in basso, che si frangevanono senza tregua sulle rocce dell’isolotto in mezzo al mare su cui Castel dell’Ovo è stato costruito nel VII secolo a. C. e davanti a noi solo mare, l’isola d’Elba all’orizzonte e il Vesuvio smozzato ancora dalla grande eruzione che distrusse Pompei ed Ercolano e che capeggia sulla città.

Non sono mancati anche momenti di stanchezza in questi giorni, stare insieme 5 giorni su 5, senza tregua è stato difficile, è andato a comprarmi il regalo per il compleanno di nascosto (gli ho promesso che lo avrei aperto solo il giorno del mio compleanno, quindi sta ancora impacchettato), ma ce la siamo cavata divinamente, considerati anche le dimensioni ridotte del suo appartamento che grazie al cielo ora cambierà perchè è davvero piccolo questo. Lui più che altro è abituato a ritmi da lupo solitario e li ha completamente stravolti per me. E’ andato a dormire quando io ero stanca, mangiava quando io avevo fame e se si svegliava la mattina, non si alzava per non svegliare me e questo l’ha un po’ destabilizzato, e anche me in realtà, ma la tenerezza di quei due giorni credo valga davvero la candela.
E’ stato bello e io non sono abituata al bello. Mi ha coccolata con una tenerezza e una serie di attenzioni per me assolutamente inedite. E credo di averlo fatto anche io: ha adorato i miei brownies (eh vabbè lo so, fanno questo effetto i miei dolci, non saprò fare una mazza ma i dolci mi escono drammaticamente bene!) e mi ha scongiurato di dargli la ricetta, ma non gliela dò, se li vuole deve mangiarli solo fatti da me, la mattina a letto, tra un bacio e l’altro al sapore di cioccolato; gli ho regalato un libro che adoro e il cui titolo “Noi“, non lascia dubbi sul senso del messaggio; gli ho portato ‘ndujia e preparati bomba al peperoncino calabrese che lui adora; l’ho accarezzato quanto mai nessuno ha fatto, abbiamo dormito con le mani intrecciate, sempre.

Abbiamo parlato di “noi” solo quando mancavano ormai un pugno di ore alla mia partenza. Credo nessuno dei due volesse affrontare l’argomento perchè significava scontrarsi con problemi e realtà troppo vasti per dar loro una soluzione. Mi ha fatto mangiare l’amarena del suo croissant e mi ha detto tutto quello che pensava, con una vocina flebile e gli occhi rivolti verso il basso.
Ha detto che lui prova qualcosa di molto forte per me, che se aveva bisogno di vedermi e di passare del tempo con me per capire se quello che era nato in questi mesi fosse sostanza, lo aveva abbondantemente capito e non aveva dubbi su questo. Tuttavia la distanza incrementa i piccoli problemi che ci sono (tipo l’intoppo a letto) e che non sarebbero un ostacolo se la frequentazione fosse quotidiana e “normale”, ma così, con la possibilità di vederci sporadicamente, possono diventare seri e insormontabili. Questo non significa che lui non ha intenzione di provarci e mettersi in gioco dal momento che ritiene che io e tutto questo ne valga la pena, ma lascia decidere a me se sono in grado di affrontare tutto e le eventuali ripercussioni negative e se penso anche solo lontanamente che la distanza e l’esacerbare questa situazione possa farmi più male che bene, se decido di fermarmi qui, accetta la mia decisione.
E io?
Io non lo so. Francamente, non lo so. Ci sono troppe cose in sospeso e troppe cose che non capisco bene. Sono molto, molto confusa, soprattutto ora che posso rileggere quei cinque giorni a freddo. Non solo le ambiguità nel suo comportamento che crozzano con quanto mi aveva detto di se stesso, ma anche piccole cose come il fatto di non essere voluto andare a una conferenza perchè c’erano i suoi amici e io mi sono sentita come una bolla staccata dalla sua vita, che non fa parte di questa finchè non supera la prova. Cerco di non pensarci, ma non ci riesco. Lui ha messo in chiaro che no, non stiamo insieme, non ci sono ancora i presupposti per definirci una coppia, e io sono d’accordo, ma questo suo ripeterlo e sottolinearlo, mi fa sentire ancora più incerta e confusa.
Gli ho detto che l’affetto che provo per lui è indiscutibile, e sono stata bene, ma le sue incertezze mi confondono. L’unica cosa che possiamo tentare è vedere ora quanto sentiamo l’uno la mancanza dell’altro in questo mese e mezzo che ci separa dal prossimo incontro e vedere come saranno i prossimi giorni che passeremo insieme, che secondo me potrebbero seriamente essere quelli decisivi.
Sperando che questa confusione si lenisca un po’.
Provo qualcosa di forte per lui, ma tutti i dubbi e le ambiguità che mi ha messo in testa non mi fanno scorgere lucidamente cos’è che provo. Se un affetto legato a quello che c’è stato nei sei mesi scorsi o se davvero è nato altro in questi giorni.
Non riesco a capirlo. Un attimo mi manca a bestia e sono certa di esserne innamorata, l’attimo dopo torno a incazzarmi per qualcosa che ha fatto o non fatto, detto o non detto. Il che, mi rendo conto, è abbastanza naturale in qualsiasi relazione. Ma la dinamica obbligata della nostra rende tutto più confuso. 5 giorni di solo lui e poi mesi di solo cellulare e skype.
Spero di capire, dopotutto è passato solo un giorno ancora, da quando sono rientrata.
Vorrei che andasse bene, vorrei avere il mio amore speciale, ma ho paura che questo mio desiderio mi obnubili e non veda che in realtà non è lui. O al contrario, che invece è lui, ma che questa situazione precaria non mi permetta di capirlo appieno, di prendere tutti quei castelli e quel caramello e fare di questi il nuovo, dolce, magico e bello, contesto della mia vita.

La Pasqua non è fatta per vedere film

Stamattina ho avuto una paura fottuta e mi sono ritrovata in un casino che poteva finire in tragedia. Ma di questo ne parliamo dopo, l’attentato alla mia vita e alla mia vitù è una quisquilia in confronto alla notizia del giorno: mancano 7 giorni all’inconto con Odisseo! Tra una settimana a quest’ora starò sul treno a farmela elegantemente nei pantaloni. Pensatemi.
Devo correre nel narrare della tremenda laurea della cugina di ieri sera, perchè sono in un ritardo atroce non solo per andare dallo sfaciapc a portare il pc, ma anche nel seguire  la tabella di marcia delle cose da fare pre e per Odisseo.

Non è stata male la serata al ristorante, ma solo nel senso che mi odiano quasi tutti e al resto di loro, sono completamente indifferente. Mi hanno trattata con freddezza, come se non esistessi, il parente Riccone- la cui figlia s’è laureata ieri, appunto, vi dico solo che c’era lo champagne per brindare, ettolitri di champagne- ha fatto un discorsetto a mio fratello e mia sorella, dicendo loro che se vogliono aiuto e un prestito di chiederglielo. A me, manco m’ha cagata. Mi ha detto solo “in gamba eh” quando l’ho salutato. Intendiamoci, non mi dispiace essere ignorata, il problema è che so che in realtà mi straparlano talmente tanto dietro e tutti insieme, che hanno tutti la stessa blasfema visione di me, cattiva cattiva perchè non vado a trovarli, non mi laureo e non lavoro, e siccome confabulano tutti alle spalle insieme, sono arrivati tutti a costruire un profilo di me odioso che condividono e si sballonzolano alla bene e meglio. Sapete cosa mi dà noia? Non il fatto che mi reputino odiosa, e scema e menefreghista, magari lo sono davvero, non lo so, non sto qui a discutere questo, ma il fatto che non sono riuscita a lasciare un pezzetto di me a nessuno. Se morissi non fregherebbe a molta gente, mio fratello e mia sorella si rattristerebbero ma poi mi scorderebbero, mia madre solo perchè è la madre della morta, non perchè le mancherei, forse Odisseo e a un paio di amiche spiacerebbe davvero, ma non cambierebbe loro la vita. Questo è triste, e denota tutta la mia pochezza come anima fatta persona. Perchè tra loro, questi parenti, sono tutti legati e si vogliono bene (be’ poi si sparlano alle spalle, ma comunque, in qualche malato modo, sono legati), e io vorrei qualcuno che mi volesse davvero davvero bene, se non lascerò dietro di me neanche questa piccola cagatina di impronta, niente vale la pena, no?
Neanche mia cugina coetanea, che tanto fa l’amica, in realtà prova vero affetto per me. Io devo dire che in modo strano le voglio bene, rigetto tutto quello che è e in cui crede, ma le sono affezionata e non passo il tempo con lei annoiandomi troppo, sempre ammesso che il tempo in questione sia relegato a un paio di volte all’anno (!). Ma lei dicevo, è la prima delle mie disfattiste, dopo che le racconto o dico o anche parlo con altri, lei comunque prende quel che dico e lo va a raccontare tutto a sua madre (ce è la Matrona di cui dicevo ieri), e insieme vedono come sistemare quel che dico in una luce negativa da sparaflesciarmi addosso. Dopodichè vanno a dirlo al resto dell’unita e affettuosa famiglia.
Quindi nessuno piangerà troppo il giorno della mia dipartita. Ma forse è meglio: sarò ricordota per aver lasciato poco altro dolore in questo orrido e doloroso mondo.
Sono stata al tavolo con delle mie cugine dai 23 ai 30’anni, compresa questa mia cugina omonima e coetanea accompagnata dal ragazzo che si porta sempre dietro, stile cagnolino sorridente e benpensante e che ha 36 o 37 anni, non ricordo.
Non è stato del tutto spiacevole, abbiamo riso e chiacchierato, con una di loro, poi, ho potuto parlare dei suoi problemi di peso, di come si vergogni a uscire di casa nonostante abbia un ragazzo, non riesce a superare questa cosa e ho cercato di aiutarla per quanto ho potuto e nonostante per me non sia diverso, anzi, è anche più dura, perchè  anche se sono più magra (“magra”… che bella parola!)  di lei, lei ha il ragazzo che la ama e la sostiene sempre e io ho una mezza cippa fregata, che vuol dire “niente”.
Spero le sia servita un po’ la mia esperienza, spero di esserle stata utile anche se ne dubito, lo spero davvero perchè è una ragazza molto dolce e lo so da dove derivano parte dei suoi problemi, e la capisco, la capisco benissimo.
Per il resto ho sparato qualche battuta, anche se quella che ha avuto più successo l’ho rivolta a una mia cugina che abita vicino casa mia, le ho detto se vuole passare la sera di Pasqua che ci vediamo un film, che sennò per impegni vari non ci vediamo mai, che Pasqua comunque si mangia e stop e siamo tutti qui vicinivicini, che comunque ho voglia di rivedere “Django“, (io lo amo quel film), e siccome ho detto queste cose tutti si sono messi a ridere. Mah.
Pare, mi hanno poi spiegato perchè io sono neofita di tali ragionamenti, che Pasqua non sia fatta per vedere film. Mi è nuova questa regola, seppur di regola ancestrale pare si tratti, presente fin dagli albori del Cristianesimo, in quel del primo secolo dopo Cristo, fa niente che il cinema ha solo un secolo di vita i Cristiani sono avanti. E poi mia cugina omonima-coetanea mi dice che lei non vede film, pochi, s’è vista Twilight e qualche altro, ma poca roba e neanche il suo ragazzo vede film. Mmh.
Allora ho spiegato loro che non possono non vedere i film epici, storici, cult, fondanti della cultura e della vita e gliene ho citatai decine da Casablanca a Donnie Darko, da Stanley Kubrick al Signore degli anelli, da Love story a Tutti insieme appassionatamente, non hanno visto neanche Via col vento o La principessa Sissi o Ritorno al futuro! Insomma: OH MIO DIO ‘CAZZO VIVI, MA COME SI PUò ACCETTARE UNA COSA DEL GENERE, MA VA BENE NON TI VEDERE I FILM CLASSICI MA IL GLADIATORE CAZZO VEDITELO IL GLADIATORE!!!
Scusate.
No, non l’hanno visto il Gladiatore, no. Però di E.T. sanno che è il mostriciattolo della pubblicità della Telecom. Già già. Non hanno visto neanche V per Vendetta! Cioè passi tutto, passi pure E.T., ma come si fa a vivere senza V per Vendetta? Invece, si “vive” e un’altra cosa: se come me credevate che i Mel Brooks-vergini fossero estinti, ricredetevi.
Comunque ora capisco perchè hanno il cervello fregato dalla Chiesa e dalle dinamiche di paese: non vagliano strade alternative, non sviluppano personalità interessanti, per loro il mondo, è solo quell’unica via inculcatagli è il mondo.
Allorchè, anche un pizzico eccitata dalla sfida, lo ammetto, mi sono offerta di organizzare una serata film a casa mia, molto alla mano: faccio i pop corn, arrostisco due pannocchie, un paio di pizze, scelgo un film, invitiamo altri cugini e  zim bam boom è fatta! E’ anche un modo per stare insieme, visto che la Matrona mi dice sempre che non mi faccio mai viva! Ecco: ora invece ti organizzo tutto e invece? L’adorata figlia della Matrona, declina, anche a nome dell’illegittimo consorte, che non ha pareri discordanti dai suoi, non può permetterselo anche perchè, come ha tenuto a ribadire più volte mia cugina, non ha ancora un anello da poterci far vedere (o esporre a proprio vanto nella pubblica piazza), non che qualcuno glielo abbia chiesto o si sia posto il problema al tavolo eh, ma lei l’ha ribadito. ?Sto pèovero cristiano deve comprarle presto un anello e sposarla, questo il succo.
Dunque ho detto che avrei scelto film semplici e romantici, e lei s’è piccata (anche!) e ha detto “eh sì, perchè siamo scemi noi, no?!”. Ma cribbio benedetto, se tu mi hai detto che non  vedi film, come ti faccio vedere un film impegnato?!
Le ho pazientemente spiegato che quello che intendevo era che qualcuno vuole rilassarsi vedendo film e non impegnarsi, tutto qui. Niente neanche così, entrambi i consorti preferiscono vivere e morire limitati. Dio li fa e poi li accoppia.
Dice, lei, sempre la cugina omonima, che a lei libri e film non danno niente, a lei dà molto e l’aiutano a diventare migliore le attività che fa tipo chiesa e recitine. Buon per lei- ho detto- ma tutti vedono un cazzo di film, che poi leggere buoni libri e quelli che questi ti danno non te lo dà niente al mondo, troppo contorto il ragionamento, non mi ci sono imboscata.
Ora capite perchè io sono certa di esser stata sostituita nella culla, visto la famiglia che mi ritrovo? Insomma come faccio a lasciar loro qualcosa di me, ci provo ma non posso, non vogliono connettersi a me e io sono stanca di dovermi abbassare per connettermi a loro.
Immagino cosa mi avrà detto alle spalle la cugina omonima: che mi sento superiore, che leggo e guardo film perciò non mi laureo e perdo tempo senza fare niente. Lo so, credetemi, lo so che è così. Amen.

E’ stata dura non mangiare, per questa situazione di isolamento e tristezza in cui mi sono trovata. Saranno pure la coppia più noiosa e scontata dell’universo, ma sono una coppia e io non ho mai avuto niente del genere. Anche la cugina del mio tavolo che pesa sui 105 chili, ha un ragazzo è innamorata e felice, e io, zero, niente, nada, nisba, nè amore, nè felicità.
Che poi, saranno grassi, anche mia cugina omonima ha un culone enorme, ma non sono grassi in faccia, sono carini, o a me sembrano tali, io sono orrenda proprio! Come mi ha elegantemente ricordato mia cugina: “Noi sopra siamo fine e magre, abbiamo solo il culone, tu sei grassa sopra e sotto così così”. Forse per questo guardo tutti quei film: non felice, non amata, grassa e orrenda anche se senza culone, isolata da tutti, senza laurea e senza lavoro, che cazzo mi resta se non i film?

E immaginate resistere alla tentazione di abbuffarmi con tutti questi allegri e festosi pensieri in testa! Anche se devo essere sincera: tutto sommato, almeno da questo punto di vista (almeno uno e meno male), me la sono cavata discretamente, credo.
Siccome ieri è morto lo zio di una mia cara amica, per rallegrarla le ho inviato un sms dicendole per filo e per segno cosa ingurgitavo e aiutando così anche me stessa a tenere il controllo. Dunque ho mangiato:
Antipasto: un po’ di insalata di mare, due forchettate di branzino, una fetta sottile di pesce spada di quelli affumicati con olio e aceto, una fetta di salmone, polpa di granchio mentre ho lasciato il gamberetto impanato che se l’è preso mia cugina omonima, ho lasciato anche il resto del branzino, e un rotolo di seppia rucola mozzarella e prosciutto crudo.
Primi piatti, due porzioni: risotto in crema di scampi ne ho mangiate 3 forchettate e ho lasciato il resto e lo scampo se l’è preso, stavolta, il consorte di mia cugina; quadrotti ripieni alla cernia, tipo agnolotti grandi e quadrati e ho assaggiato metà di un solo tortellino.
Secondo: una fettina di pesce, ne ho mangiata metà; due gamberoni alla griglia e li ho mangiati; involtino di pesce spada alla silana, ovvero fettina di pesce spada arrotolato di una crema di funghi, noci e tanto formaggio, calorosissimo ma l’ho magiato, ahimè.
Insalata: mista con pere e ananas e noci, ho mangiato quasi tutta l’insalata e l’ananas e uno spicchio di noce e ho lasciato le pere e il resto delle noci.
Bibite: c’erano tre tipi di vino, spumante all’inizio e champagne alla fine oltre alla coca cola a richiesta, ma io ho bevuto solo acqua.
Frutta a scelta: fragole, kiwi, melone ecc… e un’enorme fontana di cioccolata in cui intingerli. Non ho mangiato niente.
Dolci a buffet: dai cannoli, ai bignè farciti con varie creme, ai dolci secchi alle mandorle, ai bicchierini con le mousse, a una scelta di tre gelati artiganali, qualche torta e crostata, e la torta di laurea con crema pasticcera e crema al cacao e panna. Non ho toccato niente.

Ecco, avrò messo su un sacco di calorie, ma poteva andare peggio, sinceramente.
Peccato che, davvero, non sono dimagrita molto, avevo i rotolini ieri, una cosa orrida e anche il viso e di braccia, sono veramente disgustosa e non vedo cosa possa piacere di me a Odisseo. Vado alla cieca, un salto nel vuoto che mi attende dopo.

Nonostante mi fossi coricata piangendo alle due di notte, alle 5.30 ero in piedi. Finalmente il sole, e finalmente caldo. I papaveri stanno crescendo anche sulla spiaggia e quando arrivano margherite, bocche di leone e papaveri, la primavera è arrivata.
Non fosse che me la sono vista proprio brutta.
Visto che il lungomare è impraticabile perchè già alle 6.00, ormai, il sole ti trapana gli occhi, ho scelto anfratti secondari della zoona costiera del paese, dove i pini marittimi, i nespoli con le loro grandi foglie, i pruni e le palme, ammorbidiscono i raggi del sole. Spuntano per lo più dagli enormi giardini delle ville vuote, occupate solo d’estate o al massimo durante le feste, è probabile che tra oggi e domani si riempia qualcuna di quelle villone.
A un certo punto ho avuto la pessima impressione di essere seguita. Scricchiolii, nuca che prude, rami spezzati, bisbigli e urla di vario genere che si rimbeccavano gli uccelli usciti d’improvviso col sole, e che rimbombava nel silenzio dell 6.00. Mi sono convinta che fosse mia impressione, fin quando non sento il rumore di una bottiglia di vetro rotolare sull’asfalto e una risata. Cerco di uscire da quell’intrico di vie e case senza anima viva per decine di metri e vedo due tipi, dalla pelle mulatta, con felpe e cappelli calati, svoltare l’angolo e allungare il passo. Credo di aver avuto davvero paura, perchè ho iniziato a pensare al peggio e a come cavarmela in caso fosse successo il peggio e quelli avevano intanto cominciato a fischiare e dirmi di stare insieme a loro e a fare apprezzamenti sul mio culo. Ho corso un po’ di più, ma ero spompata e loro hanno accelerato. Non avrei resistito a lungo, allora ho girato per la mia via preferita che conosco a memoria (un giorni racconterò perchè), che porta al lungomare ed è isolata e mi sono abbassata dietro una cunetta di terra smossa per la costrizione di qualcosa. Se mi avessero trovata lì, non ci sarebbe stata via di fuga, ma ero stanca e che io sapessi c’erano solo stradine lì intorno, la strada principale era vicina ma non così tanto da guadagnarla correndo. Quelli sono passati dritti verso il lungomare e io sono scappata e sono tornata sulla strada. Che poi magari mi sono solo spaventata e non sarebbe successo niente, avevo incontrato altre ragazze e signore che correvano quanche parallela prima, ma ho avuto comunque paura.
Nonostante ciò e nonostante il mal di tette da arrivo ciclo (correre col mal di tette da ciclo è impossibile), sono riuscita a fare i miei buoni 40 minuti, intervallati stavolta da qualche minuto il più visto l’inconveniente, ma li ho fatti: due step da 15 minuti e uno da 10.
Non credo abbia riassorbito tutte le calorie di ieri, ma tant’è. Correrò solo per i prossimi due o tre giorni comunque, gli ultimi 4 giorni prima di Odisseo no, potrei fare qualche lunga camminata, ma corsa no. E calerò il ritmo: domani resta sostenuto, ma soli 30 o 35 minuti; sabato sui 30 o 25 minuti e se esco la domenica di Pasqua faccio 20 minuti, ma vedo se riesco a farli continui, ultimo sforzo e poi basta, tanto questa ciccia non la levo.

Ho scritto così tanto che è tardissimo, e ora sono davvero nei guai per raggiungere il centro commerciale e portare pc e comprare vestiti per Odisseo, diamine… e in più sono passati due parenti -perchè qui quando è festa è un via vai di parenti tra il primo e 500esimo grado e trovano sempre me, of course- e hanno lasciato una gallina di ceramica impacchettata con cioccolatini dentro, credo, una colomba e un’enorme cuzzupa, quella biscottata non morbida, la mia preferita, cosparsa di glassa e intrecciata, che nel latte a colazione è un canto celestiale, che non posso non farvi vedere (peccato solo che non sia quella decorata con le uova sode che è più scenica, ma accontentatevi). C’è il riflesso della luce sulla carta decorativa e il nastro della decorazione impiccia, ma insomma, si capisce. E sì quelle a decorazione sono ancora nepitelle, ma queste non mi piacciono, sono con una pasta dura e con una marmellata d’uva e miele e fichi secchi.

E ora, saluto il mio caro blog che mi mancherà come fosse un’estensione di me stessa, e saluto chiunque passi e mi legga, ringraziando ancora una volta chi finora mi ha dato tanto e augurando a tutti voi, conoscenti o no, una bella, cioccolatosa, serena, PIENA DI FILM CHE ROMPANO LE REGOLE IDIOTE, divertente e piena d’amore (se avete la fortuna di avere amore nella vostra vita), Pasqua.
Obi Wan
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A cosa Calipso dovrà resistere

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Montagne di nepitelle con crema alla ricotta

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Cuzzupe dalle verie decorazioni consistenze

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Nepitelle zuccherate con crema di marmellata, uvetta, pinoli e nocciole

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Nuvole al cocco

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Nepiuitelle con crema di cioccolato e noci e treccia pasquale al latte

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Nepitelle alla ricotta e piatto fiorito su sfondo azzurro, dettaglio.

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“Rose del deserto”, dolcetti alla pasta di burro e cornaflakes che amo alla follia

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Cioccolatini assortiti gusti: al latte, cioccolata al latte ripiena di cioccolata bianca, cioccolato al latte ripiena di cioccolata bianco con cereali, vari gusti ripieni ai cereili, vari gusti ripieni alla nocciola, al pistacchio, alle mandorle, cioccolata ripeina panna e fragola, cioccolata ripiena latte e mente, cioccolata ripiena panna e miele, cioccolata con la nocciola dentro, cioccolata con biscotti, cioccolata alle noci, cioccolata alle castagne, cioccolata con pezzetti cereali, cioccolata alla stracciatella, cioccolata al caramello, cioccolata con pezzetti di arachidi. Mi pare stop. Ah e quella fondente con non so che ma tanto non mi piace, lì non devo resistere.

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Alcuni dei cioccolati con babbetti pasquali che Calipso regalerà a Odisseo. Ci sono inoltre tre pastiere da persone diverse e domani arriverà la pastiera alla crema pasticcera che calipso adora, regalo annuale di un’amica di famiglia che per ci mette pure le ciliegine, che calipso adora. Ci sono inoltre vari uova di pasqua tra cui il kinder, un coniglio di cioccolata nera, al latte e bianca e delle uova colorate che non so se sono al cioccolato dentro, sono d’ostia e colorate al caramello fuori ma sembrano dure dentro. Non posso fotografarli perchè non mi è permesso fotografare tutto questo, perchè mia sorella sta facendo una video conferenza nela soggiorne dove sono. Ma avete capito l’andazzo che tira.

La primavera fa l’amore col mare

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Sono nata in primavera e questa mi ha marchiata a fuoco.
Non è neanche la mia stagione preferita, ma volente o nolente, me lo porto dietro quel  marchio, bello stanpato in fronte: Nata in primavera. Senza che me ne accorga, ogni primavera, come un albero di ciliegio, mi spoglio delle magagne e delle brutture e mi ricopro di nuova pelle/nuovi petali, again again e again.
Brucia ogni volta e fa male – si rinasce dal fuoco mica è una festa!- proprio come una fenice, proprio come il mio segno zodiacale.
Non so quante volte io possa rinascere prima di morire definitivamente. Ci sarà un limite, no? Anche la fenice, non può rinascere per sempre, prima o poi quella scintilla si spegnerà una volta per tutte, non più fiori di ciliegio, ma solo cenere.

Sta arrivando il periodo dell’anno in cui dovrei rinascere. Ieri in spiaggia c’era solo una leggera peluria verde-noia e oggi esplodeva di fiori e piante a vista d’occhio, la spiaggia ricoperta fino a venti passi dalla riva. Ma l’avete mai sentito l’odore della primavera, all’alba del giorno in cui sboccia, che si bacia con la bruma del mare?
No? Be’ neanche io prima d’ora, ma stamattina era tutto mio, e me lo sarei spalmato addosso quell’odore, avrei sputato i miei polmoni stanchi, per farmeli riassemblare d’accapo con quell’odore dentro per sempre.
Ho dimenticato la fatica tremenda un secondo perchè un pensiero fugace mi ha distratta e mi è apparso davanti agli occhi come un orrido vaticinio, sostituendo per un attimo  il trionfo di verde e fiore con l’ardura torrida dell’estate, quando tutto verrà spazzato via e l’arida spiaggia prenderà il predominio, quando la primavera non potrà più fare l’amore col mare.

E io erò lì, arida come la cenere, senza scintilla di rinascita, perchè quando la primavera non potrà più fare l’amore col mare, io non potrò più avere Odisseo.

Faccio dolci e lo studio va a catafottersi

Faccio dolci e lo studio va a catafottersi

 

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Atavici legami di dolcezze

C’è 1 grado oggi, 1 grado! Insomma dalle mie parti, africane parti, non c’è mai un grado durante il giorno a meno che non sia uno di quei rari inverni in cui ci fa una mezza spruzzata di neve. E invece, oggi, il giorno in cui avrei dovuto studiare mezzo librone in spiaggia perchè finalmente avevo trovato il modo di studiare e respirare contemporaneamente, che succede?
Succede che c’è un grado la mattina (mai successo,al massimo tre gradi o si scende al sera ma non la mattina!), che c’è un vento gelido come la morte e che, dall’estate indiana dei 20 gradi degli ultimi giorni, ci siamo improvvisamente ritrovati nel più becero dei febbraii invernali.

Ora che m sono lamentata un po’ della mia sfiga, posso mettermi a studiare e dovrò trovare il modo di farlo anche in casa. Anche perchè di là in cucina, ci sono i miei brownies, e reggere e non divorarli sarà dura, durissima, come Ulisse che cercava di resistere al canto delle sieren, stessa cosa io col cioccolato. E poi perchè sono buonissimi, io non so fare una mazza, tranne i dolci.
Eh… io e i dolci abbiamo un rapporto inscindibile e se mi esce tutto da schifo, almeno quelli mi escono sempre buonissimi.  E’ come un legame atavico, un bisogno di dolcezza e cioccolato che prescinde le barriere del tempo, dello spazio e della ciccia. E’ vero quello che dicono: se una cosa ti piace la fai bene!
Ho passato ieri pomeriggio a fare dolci per mia madre, che sta da alcuni parenti a pranzo, hole mani ancora tinte di colorante rosa e azzurro e i capelli che sanno di noci e cioccolato.
Ma me li scordo i dolci, sono grassa e non posso mangiare una mazza, quindi li guardo in foto, come una beona (che sono uscite malissimo per la luce della mia cucina, ma tant’è) e li lascio qui, a eterno sfottimento del mio stomaco. E magari faccio venire una voglia boia anche a chi passa di qua e legge questo post, così, tanto per non sentirmi sola :p
Ed ecco quello che la webcam accesa rileverà oggi: StudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudio
StudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudio
StudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudio
Matto&Disperatissimo Studio
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