Della bolla che va in frantumi e di Dorothy Parker

Tutta presa dalla necessità di uscire dalla bolla o dalla scelta di restarci nella bolla e allargare questa alla vita sua tutta, la ragazza si è distratta dalle cose grette e reali del mondo. E così che queste hanno rivendicato violentemente la sua attenzione, prima con qualche timido barbaglio, che non ha funzionato perchè la ragazza è nella settimana del suo compleanno e ha ancora il fuoco dei baci di Odisseo sulle labbra e sul collo e altrove e tanto basta a distrarla dalle cose del suo solito, gretto mondo.
Allora queste hanno iniziato a infilarsi come serpi viscide in ogni anfratto scoperto della bolla, ma la ragazza resisteva ancora e ancora. E’ a questo punto che si sono organizzate e non c’è niente di più deleterio delle cose del vecchio mondo si accorpano per distruggerti, perchè sono tante e conoscendo ognuna un tuo punto debole, sanno dove colpire.
Un’eruzione di lapilli acuminati è stata e come può sopravvivere a questa, una tenera bolla? Non può, infatti è andata in mille pezzi e la ragazza è di nuovo scoperta e per di più con la pelle nuova di zecca della rinascita primaverile, che è ancora vergine, troppo sottile e troppo inesperta per affrontare il sole che cuoce.

Sono abituata ai parenti che mi attaccano, a tutti che mi rompono, a mia madre che non mi considera e mi vomita addosso un sacco di letame, davvero. Mi tange e spesso anche tanto, ma li gestisco, dopo trent’anni ormai, posso affrontarlo.
E’ che tutto è successo in due giorni, un bombardamento continuo e ho parato quanti più colpi possibili, ma poi ci si è messo anche Odisseo e no, Odisseo proprio no, e le redini mi sono scivolate via del tutto.
Era strano da giorni, Odisseo, silenzioso, taciturno, nervoso. Poco male se passi tempo insieme, ma se comunichi solo tramite parole, diventa un ostacolo non da poco il silenzio perenne.
So che è stanco, so che è stressato, so che ha la tesi complessa da scrivere, il trasloco, i mille lavori che fa, il giornale a cui pensare, lo stage da iniziare, gli ultimi esami da preparare, la campagna elettorale del fratello in cui viene suo malgrado risucchiato. Lo so,ok? Per questo sono stata accomodante e ho passato gli ultimi giorni a parlare io sola a spron battuto, a non fargi pesare il suo silenzio, a portarne il peso da sola. Ma pesa, per essere un mucchio di niente pesa dannatamente il suo silenzio!
Giovedì mi ha chiamata solo una volta e quando l’ho chiamato io alle 18.00 mi ha detto che non aveva molto da dirmi, che era molto stanco e “Ci sentiamo domani”. Questo è troppo anche per me. Gli ho detto che non deve sentirsi obbligato a chiamarmi e se non ha niente da dirmi o non gli va di parlarmi non è costretto a chiamarmi tutti i giorni, può farlo quando e se vuole.
Il punto è che io leggo questi suoi silenzi come una confusione incipiente anche da parte sua. Lo so che dobbiamo ancora riassestarci: non è più come prima di vederci e non è neanche come quando stavamo appiccicati tutto il giorno. Non so neanche io ancora com’è, stiamo cercando una nuova dimensione nella quale muoverci il più comodamente possibile e non sarà neanche quella definitiva. Ma a parte questo ho la pessima sensazione che lui sia stanco non solo per il suo attuale periodo sfiancante, ma anche della nostra situazione e se è già stanco dopo dieci giorni dal nostro incontro…
Io ne ho molte di sensazioni e impressioni, ne vengo bombardata continuamente, praticamente vivo di quelle, ma questa proprio non la voglio avere, non la so comprendere, non la posso accettare e NON VOGLIO IMPARARE A GESTIRLA.
Il pensiero che Odisseo possa non essere convinto, mi dissesta, completamente.
Non è quello che mi ha detto, le sue parole sono state esattamente: “Provavo qualcosa di molto forte per te già da prima di vederti e ora che ti ho vissuta sono certo di essere innamorato di te e voglio andare avanti pur restando i problemi, li voglio affrontare e sconfiggere. Perchè questo che c’è è la cosa più bella del mondo, perchè TU ne vali la pena”. Questo, questo mi ha detto! Era solo esito dello stravolgimento di sensi di quei cinque giorni? Ora che le cose iniziano a snebbiarsi, ora che è il momento di capire da qui al prossimo incontro, cosa veramente proviamo e vogliamo, le cose per lui sono cambiate?
L’ho provata sulla mia pelle la confusione anche se inizio a capirla e snebbiarla, ma non è detto che lui sia arrivato adesso al mio stesso punto. La mia impressione però, è che lui si stia legando a quel bel sentimento che c’era prima e c’è stato quei cinque giorni, ma che non sia convinto di quello che provi per me e di quanto voglia affrontare davvero la distanza, che se ne autoconvinca per non perdere me o quel sentimento, perchè è bello e fa star bene.
E ho paura di questo. Ho paura della statistica di esattezza delle mie impressioni. E se Odisseo si sta accontentando di questa situazione?
Ho bisogno di capirlo perciò gli ho chiesto di chiamarmi quando vuole, di prendersi qualche giorno se è stanco e non vuole parlare, così almeno posso capire se sente la mia mancanza.
Come può dirmi: “Non ho niente da dirti” e aspettarsi che non abbia l’effetto di una pugnalata su di me? Puoi essere stanco, può non succederti niente di che se studi tutto il giorno, ma a me viene comunque voglia di chiamarlo e salutarlo anche per due minuti senza dover dar vita alla conversazione del secolo! Ma a lui a quanto pare no. Mentre parlavo gli ho anche chiesto se lo stavo annoiando e lui ha risposto:  “Francamente sì“, scherzando per carità, ma non mi piace, non mi piace come mi fa sentire scomoda questo suo atteggiamento, non mi piace pensare di essere di troppo e di costringerlo a parlarmi.

E’ questo che ha frantumato la bolla: parentado malefico e paese ignobile passi, a mia madre ci sono abituata, ma anche Odisseo no, non poteva reggere contro Odisseo.
Nel giro di qualche ora mi sono sentita sola e triste e senza punti di riferimento come in passato, con quel buco nel petto che si riapre e urla straziato per la perdita e per le parole che ammazzano e per la sconfitta, non avevo voglia di parlare con nessuno, nè di leggere nè di scrivere. Mi sono chiusa in stanza al buio, ho messo su una serie di stupide commedie romantiche strappalacrime e mi sono sparata una busta enorme di patatine alla paprika. Non mi sono abbuffata, almeno. Temevo di cedere come d’abitudine dopo le sfuriate di mia madre, ma mi sono limitata alle patatine e alla notte insonne (tipica anche questa). Ma non sono più abituata al troppo sale, o almeno credo sia stato quello, e ieri sono stata malissimo tutto il giorno, non ho mangiato niente.

Alle 6.00 del mattino ero stanca dell’insonnia, dei demoni tornati a mordermi e delle commedie romantiche e sono uscita senza sapere dove andare, ma sicura di voler scappare dal paese. Ho preso un paio di libro, mi sono ficcata Capossela nelle orecchie e sono salita sul primo autobus che s’è fermato. Sono scesa al capolinea, un paesello che conoscevo solo di nome, non c’ero mai stata (mi sono informata sul pullman del ritorno, all’avventura sì, ma fino a un certo punto). Sono stata in giro tutto la mattinata, mi sono comprata una canotta militare con pizzo (sia il pizzo sia il militare fanno parte del mio stile) al mercato del paesello, mi sono presa un tè caldo ai frutti di bosco che lo stomaco urlava e mi sono messa a leggere su una panchina sotto un salice piangente bellissimo ed enorme, vicino a un (molto bel) ragazzo che vendeva animaletti.
C’erano pesci rossi di tutte le dimensioni, pulcini di vari colori, criceti, coniglietti e tartarughine. E c’era questa bambina odiosa, ma odiosa davvero per avere soli due anni (più o meno), odiosa almeno quanto la madre che rideva come una scimunita dei capricci della figlia. Povera bambina, è destinata a diventare scimunita come la madre, pensavo mentre questa bimbetta era lasciata libera di martoriare i poveri cuccioli con grande desolazione del (molto bel) ragazzo che non riusciva a limitarne del tutto la furia, giacchè la scimunita della madre, invece che controllare i capricci della figlia, le dava corda e cinguettava che la sua bambina è un angelo e non faceva niente di male agli animaletti. La signora è una capra decerebrata (e cotonata), ovviamente, così la bambina è stata libera di spiumare i pigolanti pulcini e lanciare  tartarughine per aria.
Al che sono andata ad aiutare il povero, sconsolato (molto bel) ragazzo a cercare la tartarugina lanciata nel prato e a rimetterla nella vaschetta, mentre la scimutita portava via la sua prole altrettanto scimunita. Sono poi rimasta lì col (molto bel) ragazzo che sacramentava contro gli imbecilli e che mi ha raccontato di altra gente scimunita e altre vicende assurde di cui è stato spettatore forzato, mentre ci assicuravamo che la tartarughina non morisse dopo essere stata usata come giavellotto. E io parlavo con (molto bel) ragazzo e la tartarughina mi guardava continuamente, con gli occhietti neri neri spalancati e il collo che si girava per seguirmi. Il (molto bel) ragazzo ha detto che era buon segno, che stava bene e io mi ci sono affezionata così tanto che l’ho comprata, anche perchè il (molto bel) ragazzo me l’ha venduta a 5 euro invece di 10 (per ringraziarmi di avergli tenuto compagnia), comprensivi di bacinella color salmone con palme finte e gamberetti per sfamarla.

E così che Dorothy Parker è entrata a far parte della mia vita. Purtroppo non sono così sicura che ci abbia trovato Odisseo nella mia vita, ci siamo sentiti ma è stato tutto abbastanza rapido e freddo.
Non lo non lo so non lo so e non lo voglio sapere al momento: stasera festeggio il compleanno (mio e di una delle due M) con le mie amiche M&M e non voglio rovinarmi la serata, quindi evito almeno di ragionarci su.
Aspetto che arrivi domani per capire se devo dirgli addio. Con tutto quello che ne consegue.

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Mondezzolo e Cincillacchero

Il mio paese sembra uscito da uno dei racconti di Edgar A. Poe.
Eppure a prima vista non si direbbe, come nelle migliori tradizioni dell’orrore, sembra un paesello pennellato alla Stephen King: caruccetto, alle pendici delle colline più morbide e più gialle in questo periodo per via delle ginestre, con i pieidi nel mare più blu del fuoco, le gambe sulle dorate spiagge e il culo che profuma di fiori d’arancio, di limoni e di mandarini. Ah quasi dimenticavo l’attributo “ridente”, chissà perchè i paeselli sono sempre ridenti. Forse perchè così il distacco dalla beltà all’orrore è più drammatico e quando realizzi che da ridere proprio non c’è niente, l’urlo ti esce fuori bello bello disincarnato.
E’ una questione di dettagli, i dettagli sono fondamentali quando si racconta una storia, l’ho sempre sostenuto.

Dunque ‘sto cazzo di paese.
Niente al mondo è in grado di dilaniarmi l’anima e il fegato come il paese in cui ho vissuta fin dalla nascita (salvo parentesi universitaria) e in cui mio malgrado, vivo tutt’ora. Forse forse ci si avvicina il paese dei miei genitori e dove prega mangia ama (e spettegola) tutto il parentado paterno, paese che chiameremo “Mondezzolo“, mentre il mio lo chiamiamo “Cincillacchero“, penso proprio che ci ricapiterà di incontrarli lunga la via.
Ma non voglio soffermarmici troppo, ora. Basti sapere che non riesco neanche a uscire fuori e stare serena a farmi un giro nel paesucolo, tanto ne ho fin sopra i capelli, ormai, primo perchè tutti mi conoscono e mi fissano continuamente e malamente (che gli avrò mai fatto per meritare quelle occhiate? Sarà come mi vesto…), e poi perchè puntualmente  arriva sempre una qualche anima che mi ferma per salutarmi e parlarmi. Ora, raramente capita che becchi un’anima che mi piace e che saluto volentieri, ma considerato che sono tipo tre nel mio paese, capita sovente che l’anima che frigge dalla necessità di comunicare con me, appartenga a una di queste tre tipologie di anime:

  1. Anima pia“, quella con intenti santi e salvifici che vuole rincondurmi sulla retta e smarrita via;
  2. Anima saggia“, che sente il bisogno di capire perchè non esca troppo spesso da queste parti e non frequenti i seppur pochi luoghi accettati del paesucolo ovvero il bar della stazione, l’oratorio, il pub che funziona solo d’estate, l’annesso alla Chiesa, il gruppo “canti della Chiesa”, la Chiesa;
  3. Anima beghina“, altrimenti detta “Anima ciarliera” o più precisamente “Anima pettegola“, ovvero gente che non sa farsi i cazzi suoi, fondamentalmente perchè non ha cazzi e la carenza di cazzi spinge a interessarsi ai cazzi altrui.

Per farla molto breve, tutto questo, i molti eventi della mia adolescenza e giovinezza, più la noia ancestrale dovuta al fatto che non c’è una mazza da fare che mi interessi o qualcuno da frequentare che mi interessi, mi hanno portata a vivere malissimo da queste parti al punto da sviluppare anche difficoltà nel trovare un lavoretto, visto che è già successo che abbia vissuto malissimo la cosa.
Quindi, se prendo in considerazione una qualche tipo di sforzo, di impegno, non posso non fare i conti col paesucolo di cui mi ero scordata in realtà, o meglio ero stata talmente presa d’altro da non considerarlo come relisticamente portante nell’equazione che dovrebbe aiutarmi a rinascere e a scappare da qui, con grande sollievo mio e del paesucolo stesso, immagino, che proprio no, non ci prendiamo. Se il perchè è che sono io quella sbagliata, che sono loro intolleranti a qualcuno di leggermente diverso, che sono stata sostituita nella culla e appartengo a ben altri reami, non lo so ancora dire.

Poi ieri la variabile “paesucolo” è tornata perentoriamente a farsi largo, associata alla sua compagna, la variabile “parentado malefico” e con la solita grazia – più che illuminarmi, mi hanno proprio abbacinato la retina-,  hanno riaffermato i loro diritti sulla mia vita.
Non avevo voglia di starmene chiusa in casa e questo ha dato modo a una processione di flagellatori, di farsi avanti e recuperare in tempo perso e come se non fosse sufficiente, tornata a casa ho trovato un nutrito gruppo di parenti scesi da Mondezzolo solo per farmi gli auguri di buon compleanno.
Che cari.
No, davvero, all’inizio ero intenerita: venire qui, solo per me, non me lo merito. E infatti non me lo meritavo tant’è che hanno iniziato con la solita solfa sull’università, sul fatto che non mi laureo e che non lavoro, sul fatto che gli jeans di mio fratello erano sulla sedia (in qualche modo il fatto che jeans di mio fratello fossero sulla sedia mi rende una cacchina sporca, non ho capito bene perchè, ma qui siamo oltre la comprensione), e dulcis in fundo, sul fatto che non ho amici e che non esca.
Ora, quel che è necessario capire è che loro non sanno un’emerita cippa di me. Si sono costruiti nel corso degli anni, una me bislacca e sbilenca, affassonata alla bene e meglio con ritagli di informazioni passati di bocca in bocca e storpiati fin da quando avevo 10 anni (ovvero da quando è morto mio padre, ma la connessione tra le due cose potrebbe essere solo dovuta a coincidenze e tempistiche malefiche, non legate tra loro), sapete, come i giochi di lingue delle scuole in cui si dice una frase in inglese e si passa di bambino in bambino, finchè non si arriva alla fine della catena e della frase iniziale non ne è rimasta nè una sillaba, nè un briciolo di senso riconosciuto da essere umano di qualsiasi nazionalità e madrelingua.
Io, stessa cosa.
Il risultato è una me dai tratti dislocati come quelli di un fantoccio di fango che sta sciogliendosi (come quello biblico, della cultura ebraica, non ricordo il nome…) e che col tempo ha finito per cristallizzarsi nell’idea che Mondezzolo e Cincillacchero si sono voluti fare di me.
Solo alcune informazioni sono vere, come quella che mi vuole un’eretica blasfema e peccatrice incallita, altre sono completamente inventate, altre ancora sono mezze verità come il fatto che non esca molto da queste parti. Il punto è che loro, verità o meno che siano, non le sanno, non le consocono, le hanno costruite su mozziconi di insulti e di pettelezzi sul mio conto. Quindi se passate dalle parti di Mondezzolo o Cincillacchero e sentite parlare di un grumo informe e nefando di vizi e inadempienze, sappiate che sono io.

E’ una cosa da cui non riesco a slegarmi del tutto. Alla fine mi sento in colpa io per essere così, anche se non sono così, o forse lo sono, non lo so. Visto? Sono già in confusione! Non è una cosa razionale, sono disagi che hanno formato e tormentato la me ragazzina e che si riaccendono puntualmente ogni volta che subentrano queste situazioni, questi paesucoli, questa fetta di parentado.
Il problema è che vanno a ostacolare tutti i miei disperati tentativi di forza e rinascita e coraggio e vita. Perchè come si fa a rinascere se non si ha ben chiaro cosa e quanto di se stessi debba sopravvivere e cosa di debbe invece crepare per sempre?

La Pasqua non è fatta per vedere film

Stamattina ho avuto una paura fottuta e mi sono ritrovata in un casino che poteva finire in tragedia. Ma di questo ne parliamo dopo, l’attentato alla mia vita e alla mia vitù è una quisquilia in confronto alla notizia del giorno: mancano 7 giorni all’inconto con Odisseo! Tra una settimana a quest’ora starò sul treno a farmela elegantemente nei pantaloni. Pensatemi.
Devo correre nel narrare della tremenda laurea della cugina di ieri sera, perchè sono in un ritardo atroce non solo per andare dallo sfaciapc a portare il pc, ma anche nel seguire  la tabella di marcia delle cose da fare pre e per Odisseo.

Non è stata male la serata al ristorante, ma solo nel senso che mi odiano quasi tutti e al resto di loro, sono completamente indifferente. Mi hanno trattata con freddezza, come se non esistessi, il parente Riccone- la cui figlia s’è laureata ieri, appunto, vi dico solo che c’era lo champagne per brindare, ettolitri di champagne- ha fatto un discorsetto a mio fratello e mia sorella, dicendo loro che se vogliono aiuto e un prestito di chiederglielo. A me, manco m’ha cagata. Mi ha detto solo “in gamba eh” quando l’ho salutato. Intendiamoci, non mi dispiace essere ignorata, il problema è che so che in realtà mi straparlano talmente tanto dietro e tutti insieme, che hanno tutti la stessa blasfema visione di me, cattiva cattiva perchè non vado a trovarli, non mi laureo e non lavoro, e siccome confabulano tutti alle spalle insieme, sono arrivati tutti a costruire un profilo di me odioso che condividono e si sballonzolano alla bene e meglio. Sapete cosa mi dà noia? Non il fatto che mi reputino odiosa, e scema e menefreghista, magari lo sono davvero, non lo so, non sto qui a discutere questo, ma il fatto che non sono riuscita a lasciare un pezzetto di me a nessuno. Se morissi non fregherebbe a molta gente, mio fratello e mia sorella si rattristerebbero ma poi mi scorderebbero, mia madre solo perchè è la madre della morta, non perchè le mancherei, forse Odisseo e a un paio di amiche spiacerebbe davvero, ma non cambierebbe loro la vita. Questo è triste, e denota tutta la mia pochezza come anima fatta persona. Perchè tra loro, questi parenti, sono tutti legati e si vogliono bene (be’ poi si sparlano alle spalle, ma comunque, in qualche malato modo, sono legati), e io vorrei qualcuno che mi volesse davvero davvero bene, se non lascerò dietro di me neanche questa piccola cagatina di impronta, niente vale la pena, no?
Neanche mia cugina coetanea, che tanto fa l’amica, in realtà prova vero affetto per me. Io devo dire che in modo strano le voglio bene, rigetto tutto quello che è e in cui crede, ma le sono affezionata e non passo il tempo con lei annoiandomi troppo, sempre ammesso che il tempo in questione sia relegato a un paio di volte all’anno (!). Ma lei dicevo, è la prima delle mie disfattiste, dopo che le racconto o dico o anche parlo con altri, lei comunque prende quel che dico e lo va a raccontare tutto a sua madre (ce è la Matrona di cui dicevo ieri), e insieme vedono come sistemare quel che dico in una luce negativa da sparaflesciarmi addosso. Dopodichè vanno a dirlo al resto dell’unita e affettuosa famiglia.
Quindi nessuno piangerà troppo il giorno della mia dipartita. Ma forse è meglio: sarò ricordota per aver lasciato poco altro dolore in questo orrido e doloroso mondo.
Sono stata al tavolo con delle mie cugine dai 23 ai 30’anni, compresa questa mia cugina omonima e coetanea accompagnata dal ragazzo che si porta sempre dietro, stile cagnolino sorridente e benpensante e che ha 36 o 37 anni, non ricordo.
Non è stato del tutto spiacevole, abbiamo riso e chiacchierato, con una di loro, poi, ho potuto parlare dei suoi problemi di peso, di come si vergogni a uscire di casa nonostante abbia un ragazzo, non riesce a superare questa cosa e ho cercato di aiutarla per quanto ho potuto e nonostante per me non sia diverso, anzi, è anche più dura, perchè  anche se sono più magra (“magra”… che bella parola!)  di lei, lei ha il ragazzo che la ama e la sostiene sempre e io ho una mezza cippa fregata, che vuol dire “niente”.
Spero le sia servita un po’ la mia esperienza, spero di esserle stata utile anche se ne dubito, lo spero davvero perchè è una ragazza molto dolce e lo so da dove derivano parte dei suoi problemi, e la capisco, la capisco benissimo.
Per il resto ho sparato qualche battuta, anche se quella che ha avuto più successo l’ho rivolta a una mia cugina che abita vicino casa mia, le ho detto se vuole passare la sera di Pasqua che ci vediamo un film, che sennò per impegni vari non ci vediamo mai, che Pasqua comunque si mangia e stop e siamo tutti qui vicinivicini, che comunque ho voglia di rivedere “Django“, (io lo amo quel film), e siccome ho detto queste cose tutti si sono messi a ridere. Mah.
Pare, mi hanno poi spiegato perchè io sono neofita di tali ragionamenti, che Pasqua non sia fatta per vedere film. Mi è nuova questa regola, seppur di regola ancestrale pare si tratti, presente fin dagli albori del Cristianesimo, in quel del primo secolo dopo Cristo, fa niente che il cinema ha solo un secolo di vita i Cristiani sono avanti. E poi mia cugina omonima-coetanea mi dice che lei non vede film, pochi, s’è vista Twilight e qualche altro, ma poca roba e neanche il suo ragazzo vede film. Mmh.
Allora ho spiegato loro che non possono non vedere i film epici, storici, cult, fondanti della cultura e della vita e gliene ho citatai decine da Casablanca a Donnie Darko, da Stanley Kubrick al Signore degli anelli, da Love story a Tutti insieme appassionatamente, non hanno visto neanche Via col vento o La principessa Sissi o Ritorno al futuro! Insomma: OH MIO DIO ‘CAZZO VIVI, MA COME SI PUò ACCETTARE UNA COSA DEL GENERE, MA VA BENE NON TI VEDERE I FILM CLASSICI MA IL GLADIATORE CAZZO VEDITELO IL GLADIATORE!!!
Scusate.
No, non l’hanno visto il Gladiatore, no. Però di E.T. sanno che è il mostriciattolo della pubblicità della Telecom. Già già. Non hanno visto neanche V per Vendetta! Cioè passi tutto, passi pure E.T., ma come si fa a vivere senza V per Vendetta? Invece, si “vive” e un’altra cosa: se come me credevate che i Mel Brooks-vergini fossero estinti, ricredetevi.
Comunque ora capisco perchè hanno il cervello fregato dalla Chiesa e dalle dinamiche di paese: non vagliano strade alternative, non sviluppano personalità interessanti, per loro il mondo, è solo quell’unica via inculcatagli è il mondo.
Allorchè, anche un pizzico eccitata dalla sfida, lo ammetto, mi sono offerta di organizzare una serata film a casa mia, molto alla mano: faccio i pop corn, arrostisco due pannocchie, un paio di pizze, scelgo un film, invitiamo altri cugini e  zim bam boom è fatta! E’ anche un modo per stare insieme, visto che la Matrona mi dice sempre che non mi faccio mai viva! Ecco: ora invece ti organizzo tutto e invece? L’adorata figlia della Matrona, declina, anche a nome dell’illegittimo consorte, che non ha pareri discordanti dai suoi, non può permetterselo anche perchè, come ha tenuto a ribadire più volte mia cugina, non ha ancora un anello da poterci far vedere (o esporre a proprio vanto nella pubblica piazza), non che qualcuno glielo abbia chiesto o si sia posto il problema al tavolo eh, ma lei l’ha ribadito. ?Sto pèovero cristiano deve comprarle presto un anello e sposarla, questo il succo.
Dunque ho detto che avrei scelto film semplici e romantici, e lei s’è piccata (anche!) e ha detto “eh sì, perchè siamo scemi noi, no?!”. Ma cribbio benedetto, se tu mi hai detto che non  vedi film, come ti faccio vedere un film impegnato?!
Le ho pazientemente spiegato che quello che intendevo era che qualcuno vuole rilassarsi vedendo film e non impegnarsi, tutto qui. Niente neanche così, entrambi i consorti preferiscono vivere e morire limitati. Dio li fa e poi li accoppia.
Dice, lei, sempre la cugina omonima, che a lei libri e film non danno niente, a lei dà molto e l’aiutano a diventare migliore le attività che fa tipo chiesa e recitine. Buon per lei- ho detto- ma tutti vedono un cazzo di film, che poi leggere buoni libri e quelli che questi ti danno non te lo dà niente al mondo, troppo contorto il ragionamento, non mi ci sono imboscata.
Ora capite perchè io sono certa di esser stata sostituita nella culla, visto la famiglia che mi ritrovo? Insomma come faccio a lasciar loro qualcosa di me, ci provo ma non posso, non vogliono connettersi a me e io sono stanca di dovermi abbassare per connettermi a loro.
Immagino cosa mi avrà detto alle spalle la cugina omonima: che mi sento superiore, che leggo e guardo film perciò non mi laureo e perdo tempo senza fare niente. Lo so, credetemi, lo so che è così. Amen.

E’ stata dura non mangiare, per questa situazione di isolamento e tristezza in cui mi sono trovata. Saranno pure la coppia più noiosa e scontata dell’universo, ma sono una coppia e io non ho mai avuto niente del genere. Anche la cugina del mio tavolo che pesa sui 105 chili, ha un ragazzo è innamorata e felice, e io, zero, niente, nada, nisba, nè amore, nè felicità.
Che poi, saranno grassi, anche mia cugina omonima ha un culone enorme, ma non sono grassi in faccia, sono carini, o a me sembrano tali, io sono orrenda proprio! Come mi ha elegantemente ricordato mia cugina: “Noi sopra siamo fine e magre, abbiamo solo il culone, tu sei grassa sopra e sotto così così”. Forse per questo guardo tutti quei film: non felice, non amata, grassa e orrenda anche se senza culone, isolata da tutti, senza laurea e senza lavoro, che cazzo mi resta se non i film?

E immaginate resistere alla tentazione di abbuffarmi con tutti questi allegri e festosi pensieri in testa! Anche se devo essere sincera: tutto sommato, almeno da questo punto di vista (almeno uno e meno male), me la sono cavata discretamente, credo.
Siccome ieri è morto lo zio di una mia cara amica, per rallegrarla le ho inviato un sms dicendole per filo e per segno cosa ingurgitavo e aiutando così anche me stessa a tenere il controllo. Dunque ho mangiato:
Antipasto: un po’ di insalata di mare, due forchettate di branzino, una fetta sottile di pesce spada di quelli affumicati con olio e aceto, una fetta di salmone, polpa di granchio mentre ho lasciato il gamberetto impanato che se l’è preso mia cugina omonima, ho lasciato anche il resto del branzino, e un rotolo di seppia rucola mozzarella e prosciutto crudo.
Primi piatti, due porzioni: risotto in crema di scampi ne ho mangiate 3 forchettate e ho lasciato il resto e lo scampo se l’è preso, stavolta, il consorte di mia cugina; quadrotti ripieni alla cernia, tipo agnolotti grandi e quadrati e ho assaggiato metà di un solo tortellino.
Secondo: una fettina di pesce, ne ho mangiata metà; due gamberoni alla griglia e li ho mangiati; involtino di pesce spada alla silana, ovvero fettina di pesce spada arrotolato di una crema di funghi, noci e tanto formaggio, calorosissimo ma l’ho magiato, ahimè.
Insalata: mista con pere e ananas e noci, ho mangiato quasi tutta l’insalata e l’ananas e uno spicchio di noce e ho lasciato le pere e il resto delle noci.
Bibite: c’erano tre tipi di vino, spumante all’inizio e champagne alla fine oltre alla coca cola a richiesta, ma io ho bevuto solo acqua.
Frutta a scelta: fragole, kiwi, melone ecc… e un’enorme fontana di cioccolata in cui intingerli. Non ho mangiato niente.
Dolci a buffet: dai cannoli, ai bignè farciti con varie creme, ai dolci secchi alle mandorle, ai bicchierini con le mousse, a una scelta di tre gelati artiganali, qualche torta e crostata, e la torta di laurea con crema pasticcera e crema al cacao e panna. Non ho toccato niente.

Ecco, avrò messo su un sacco di calorie, ma poteva andare peggio, sinceramente.
Peccato che, davvero, non sono dimagrita molto, avevo i rotolini ieri, una cosa orrida e anche il viso e di braccia, sono veramente disgustosa e non vedo cosa possa piacere di me a Odisseo. Vado alla cieca, un salto nel vuoto che mi attende dopo.

Nonostante mi fossi coricata piangendo alle due di notte, alle 5.30 ero in piedi. Finalmente il sole, e finalmente caldo. I papaveri stanno crescendo anche sulla spiaggia e quando arrivano margherite, bocche di leone e papaveri, la primavera è arrivata.
Non fosse che me la sono vista proprio brutta.
Visto che il lungomare è impraticabile perchè già alle 6.00, ormai, il sole ti trapana gli occhi, ho scelto anfratti secondari della zoona costiera del paese, dove i pini marittimi, i nespoli con le loro grandi foglie, i pruni e le palme, ammorbidiscono i raggi del sole. Spuntano per lo più dagli enormi giardini delle ville vuote, occupate solo d’estate o al massimo durante le feste, è probabile che tra oggi e domani si riempia qualcuna di quelle villone.
A un certo punto ho avuto la pessima impressione di essere seguita. Scricchiolii, nuca che prude, rami spezzati, bisbigli e urla di vario genere che si rimbeccavano gli uccelli usciti d’improvviso col sole, e che rimbombava nel silenzio dell 6.00. Mi sono convinta che fosse mia impressione, fin quando non sento il rumore di una bottiglia di vetro rotolare sull’asfalto e una risata. Cerco di uscire da quell’intrico di vie e case senza anima viva per decine di metri e vedo due tipi, dalla pelle mulatta, con felpe e cappelli calati, svoltare l’angolo e allungare il passo. Credo di aver avuto davvero paura, perchè ho iniziato a pensare al peggio e a come cavarmela in caso fosse successo il peggio e quelli avevano intanto cominciato a fischiare e dirmi di stare insieme a loro e a fare apprezzamenti sul mio culo. Ho corso un po’ di più, ma ero spompata e loro hanno accelerato. Non avrei resistito a lungo, allora ho girato per la mia via preferita che conosco a memoria (un giorni racconterò perchè), che porta al lungomare ed è isolata e mi sono abbassata dietro una cunetta di terra smossa per la costrizione di qualcosa. Se mi avessero trovata lì, non ci sarebbe stata via di fuga, ma ero stanca e che io sapessi c’erano solo stradine lì intorno, la strada principale era vicina ma non così tanto da guadagnarla correndo. Quelli sono passati dritti verso il lungomare e io sono scappata e sono tornata sulla strada. Che poi magari mi sono solo spaventata e non sarebbe successo niente, avevo incontrato altre ragazze e signore che correvano quanche parallela prima, ma ho avuto comunque paura.
Nonostante ciò e nonostante il mal di tette da arrivo ciclo (correre col mal di tette da ciclo è impossibile), sono riuscita a fare i miei buoni 40 minuti, intervallati stavolta da qualche minuto il più visto l’inconveniente, ma li ho fatti: due step da 15 minuti e uno da 10.
Non credo abbia riassorbito tutte le calorie di ieri, ma tant’è. Correrò solo per i prossimi due o tre giorni comunque, gli ultimi 4 giorni prima di Odisseo no, potrei fare qualche lunga camminata, ma corsa no. E calerò il ritmo: domani resta sostenuto, ma soli 30 o 35 minuti; sabato sui 30 o 25 minuti e se esco la domenica di Pasqua faccio 20 minuti, ma vedo se riesco a farli continui, ultimo sforzo e poi basta, tanto questa ciccia non la levo.

Ho scritto così tanto che è tardissimo, e ora sono davvero nei guai per raggiungere il centro commerciale e portare pc e comprare vestiti per Odisseo, diamine… e in più sono passati due parenti -perchè qui quando è festa è un via vai di parenti tra il primo e 500esimo grado e trovano sempre me, of course- e hanno lasciato una gallina di ceramica impacchettata con cioccolatini dentro, credo, una colomba e un’enorme cuzzupa, quella biscottata non morbida, la mia preferita, cosparsa di glassa e intrecciata, che nel latte a colazione è un canto celestiale, che non posso non farvi vedere (peccato solo che non sia quella decorata con le uova sode che è più scenica, ma accontentatevi). C’è il riflesso della luce sulla carta decorativa e il nastro della decorazione impiccia, ma insomma, si capisce. E sì quelle a decorazione sono ancora nepitelle, ma queste non mi piacciono, sono con una pasta dura e con una marmellata d’uva e miele e fichi secchi.

E ora, saluto il mio caro blog che mi mancherà come fosse un’estensione di me stessa, e saluto chiunque passi e mi legga, ringraziando ancora una volta chi finora mi ha dato tanto e augurando a tutti voi, conoscenti o no, una bella, cioccolatosa, serena, PIENA DI FILM CHE ROMPANO LE REGOLE IDIOTE, divertente e piena d’amore (se avete la fortuna di avere amore nella vostra vita), Pasqua.
Obi Wan
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Tripudio di cacofonie

Siccome il computer posso usarlo un giorno in più, lo porterò allo sfasciacarrozze dei computer solo domani, accorpo in questo post quello che dovrebbe essere il cadenzario di cose da fare della settimana che conduce alla Pasqua benedetta, dove per “benedetta” intendiamo qui “magica fautrice di cioccolate di ogni forma, gusto e dimensione“. Cioccolata che io non posso mangiare neanche di striscio quest’anno, ma posso sempre ammirare e sbavare, stile Homer Simpson, che è sempre una gran cosa. E anche per gli altri dolci è benedetta. E anche perchè cade quasi sempre del giorno mio compleanno o comunque molto vicina a questo, quest’anno è particolarmente lontana in realtà e buon per me che magari poi del mio compleanno un pezzo di torta me lo sbafo. Facciamo che me lo divoro va’…
Sì vabbè, ho una dannata voglia di dolci, ma poi magari metto sul blog qualche foto di cosa da sabato ha iniziato a girare per casa mia e vi rendete conto da soli del perchè.

Soprattutto la mia voglia di dolci sarà centuplicata stasera, quando sarò al ristorante per festeggiare la fatidica LAUREA DELLA CUGINA. Sentite come suona male “Laurea“, terribile terribile, associata poi alla parola “cugina” è un tripudio di cacofonie!
Posto che io odio le feste di laurea a prescindere, quelle che prevedono il parentado da parte di padre, hanno sempre avuto un esito deleterio per me.

Piccola e inutile parentesi: questa cosa del parentado presente alle sedute di laurea, io proprio non la capisco. Sarà che filtro tutto e che tendo a dare a tutto un senso, be’ in questo caso l’unico senso che vedo è quello di arraffare un minimo di palcoscenico e riflettori e menarsela, per una laurea! Insomma menatela per qualcos’altro, ma per una laurea! E’ stupido, è anche perecchio patetico, ma nel caso della maggior parte dei miei cugini è così che sono andate le cose, lo so, li conosco. Altra gente ha meno velleità di protagonismo, ma anche così, le sedute di laurea con tutto l’albero genealogico presente, non le concepisco in egual modo. Piccola e inutile parentesi chiusa.

Ora, la cugina in questione è, francamente, una delle meno peggio della risma familiare, quantomeno è una delle poche che si fa i cazzi suoi quasi sempre e non sparla dietro (almeno che io sappia) e questo dalle mie parti, è oro colato, credetemi. Quindi non è tanto lei a dar vita al tripudio di cacofonie, non di per sè, ma l’idea di affrontare tutti i parenti, e tutti in gruppo compatto per giunta!
Dico solo questo, non mi pare il caso di dilungarmi troppo sulla questione: nell’ultima laurea di un qualche cugino mi hanno accerchiata e sparato staffilate del tipo “Vogliamo proprio vedere quando ti laurei”, “Ma perchè non molli se non ti laurei, dovresti mollare”, “Ma tu? A quando i confetti?” etcetera. Cose che a me non fanno bene punto.
E questa è normale routine, ogni volta che li vedo sono sequele del genere e a volte non riguardano neanche l’università, ma qualcosa su cui malignare e insultarmi la trovano sempre. Non sono persone creative, ma in certi frangenti dimostrano un estro da non sottovalutare.
E poi c’è cole che incarna tutto il male che la figura del “parente “ammette, la zia che tutti vorrebbero per la sua fiera e impeccabile condotta, la regina delle maligneria, la chiamerò la Matrona. E’ la tipica falsa perbenista e benpensate di paese, chiesofila e borghese fino alla nausea, col suo codice di comportamento rigido risalente alla II guerra mondiale e un grumo d’odio celato da frasi fatte e disincanto. Io sono da sempre, completamente il contrario di lei e di sua figlia, quindi mi odia. Odia il mio disprezzo dei “valori” cattolici, odia la mia indipendenza di pensiero fin da quando sono bambina, odia la mia inadenpienza ai suoi codici di comportamento che tendo a trattare con sufficienza, come non valessero niente, odia il fatto che leggo molto, una volta tolsi un libro a un matrimonio, in realtà solo per prendere un’astuccio di caramelline alla violetta finito sul fondo della borsa, e lei mi disse che ero un pagliaccio perchè mi ero portata un libro. Insomma, cose così, mi disprezza, forse perchè non mi capisce, forse perchè mi reputa una caccola inutile (non si è laureata, non frequenta la parrocchia, non esce spesso…oddio che tremenda, malevola asociale!), anche se a volte mi è capitato di pensare, per un frammento di secondo che poi è scemato, che invidi un po’ la mia ampiezza di pensiero e la mia personalità senza dubbio debole, ma su certe cose decisa e con un suo fascino.
All’ultimo rendez vous familiare, aspettò che tutti fossero torno torno riuniti per l’aperitivo e disse a gran voce “Tu ti devi solo vergognare” perchè non mi ero fatta vedere di recente dalle loro parti.
Vabbè mi fermo qui, giusto per consentirvi di avere un’idea del perchè tendo a star lontana da ‘sta gente e dei miei timori sulla serata che mi aspetta. E soprattutto del perchè  la mia voglia di dolci sarà centuplicata, stasera. Se succederà qualcosa tipo sopra, ho paura davvero di cedere e abbuffarmi.
Che poi, spero se ne stiano buoni buoni, con tutta quella Chiesa che si sorbiscono, magari fanno qualche fioretto nel periodo pasquale per essere più buoni e non scassano i cabasisi a me.
Resta il fatto che una festa di laurea tra parenti è una pizza oltre che un tormento, ma almeno solitamente ci sono i dolci, e c’è la torta, la torta è un bene sempre e comunque, ma se non puoi mangiarti neanche la torta è una tortura scriteriata e basta!

Spero di riuscire a fare un resoconto della serata domani, prima della rottamazione di mister pc. Per quanto riguarda il resto della settimana sarà tutto speso a resistere alle tentazioni, a preghiere sanscrite ogniqualvolta debba salire sulla bilancia, alla dieta, agli ultimi preparativi per Odisseo e a resistere e non abbuffarmi alla pasquetta con le mie amiche.
A questo proposito ieri pomeriggio l’ho passato a tirar giù tutto l’armadio e i cassetti con tutto quel che ho, che stringi stringi è ben poco mi sono accorta, e provare ogni accostamento, nel vano tentativo di trovare una mise che non mi stesse da schifo.
E’ stato vano, appunto, tutto mi sta male e io sono enorme e grassissima e non so davvero che inventarmi, spero di trovare qualcosa di decente domani al centro commerciale, altrimenti le cose cominceranno a volgere per il male già a 8 GIORNI DA ODISSEO, 8 capite, 8, come cavolo abbiamo fatto a rudurci a soli 8 giorni?!
Per il resto solite cose: comprare un libro (per Odisseo), depilazione totale (per Odisseo), e ho già detto della dieta? (per Odisseo).

Aggiornamento corsa e poi la finisco. Oggi ho corso 35 minuti, due sessioni da 15 e una da 5, ma pioveva, avevo freddo e francamente mi vedo le gambe enormi, quindi credo che scemerò un pochino col ritmo corsa questa settimana e la prossima non corro proprio. Oggi, stringi stringi, qualcosa comunque mangio a quel cazzo di ristorante, quindi domani me ne sparo 40 di minuti per cercare di metterci una pezza, ma poi sempre mno, fino ad arrivare a una ventina di minuti la domenica di Pasqua. In realtà la domenica solitamente lo prendo di riposo, ma mi intriga troppo uscire a correre il giorno di Pasqua, presto, quando in giro non ci sarà nessuno e il mondo, la Pasqua stessa, sarà mia. Senza cioccolata, ma tant’è.

D’altronde non ho mai fatto parte dei più

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Mi pare un quadretto esaustivo, vivacemente nerd, e comunque niente male, per riassumere la giornata di ieri. Mettetici anche un odioso vento di tramontana a gelarmi trippa e trappe e la disgrazia del mio bel cappottino verde militare irrimediabilmente distrutto (e qui aprirei una lagnanza lunga pagine e pagine su quanto mi stesse bene nonostante le trippe e le trappe e quanto si intonasse ai miei capelli castani/nocciola/miele/nutella/cioccolata e ai miei occhi nocciola e cioccolata anche quelli, perchè la cioccolata vive e vegeta ovunque, e comunque avevo detto che non avrei aperto la lagnanza sul cappotto distrutto quindi la pianto).

Tre dei su-fotografati libri, li presi due giorni fa alla libreria del paesucolo. Avevo sentito parlare dell’offerta scaccia-crisi della Newton Compton, ma l’avevo francamente snobbata. Prima di tutto perchè tra le case editrici, la Newton Compton non mi piace per niente: è  superficiale, le traduzioni fanno cagare, l’impaginazione, i refusi, le pubblicità di altri loro libri sul retro delle copertine… insomma mi danno un senso di sciatteria che inficia e distrae tutta la lettura. Non sono però nuovi a sconti e promozioni davvero ottime e quindi spesso ne ho approfittato anche io, come stavolta.
Prima di tutto perchè c’erano titoli che fanno parte della mia wish list da parecchio, ma ne ho sempre rimandato l’acquisto, po me li trovo a 99 centesimi, e Newton o non Newton, francamente non ho potuto resistere. Tali sono:

  1. Il ballo, Irène Némirovsky
  2. Le notti bianche, Fedor Dostoevskij
  3. L’arte di essere felici, Seneca
  4. L’arte della guerra, Sun Tzu
  5. Il tiranno di Roma, Andrea Frediani

Dei primi due c’era addirittura solo una copia, mi è andata bene. Quel che seriamente mi dispiaceva non aver trovato, era “Lady Susan” di Jan Austen, essendomi stranamente e completamente sconosciuto, visto che ho quasi tutti la bibliografia della Austen e che io sappia ha scritto solo sei romanzi, questo settimo non-so-ancora-che-cos’è, davvero mi ha tratta in fallo e non mi piace esser tratta in fallo, soprattutto quando si parla di libri, che per me sono come aria.
L’unica speranza stava nell’unica libreria della cittadina vicina, quando sarei andata al mercato del venerdì con the mamy and the sorcel. E andare a caccia di libri, sarà datato o patetico per i più, ma per me è quasi come Pasqua, Natale e la Befana insieme. D’altronde non ho mai fatto parte dei più…

Con una buona dose di spirito di sopravvivenza mi sono dunque allontanata dalla mamy e dalla sorcel, quando quest’ultima ha cominciato a inscenare una delle sue crisi isterico-minchione e sono andata in libreria, dove un aitante giovanotto sui 35-40 (aitante e carino, ndr), mi ha informato che per principio non aveva aderito alla promozione della Newton perchè le librerie non solo non ci guadagnavano niente, ma tra commissioni e trasporto oltre che tasse sui libri, ci rimettevano pure. Perchè avrebbe dovuto rimetterci?
Non fa una grinza, mi piacciono i principi e al suo posto, “diffusione o meno della letteratura classica e contemporanea a prezzo salva crisi” (questa la pubblicazione della promozione da parte della Newton), avrei fatto la stessa scelta.

Mi piaceva ‘sto tipo e allora mi sono messa a chiacchierare con lui e gli ho confessato che, da brava libromaniaca, più che all’offerta ero interessata a questo misterioso libercolo della Austen a me completamente sconosciuto prima di questa promozione. L’ha cercato sul motore di ricerca che connette le librerie alle case editrici e mi ha confermato che l’unica edizione mai pubblicata, è effettivamente questa. Eh sì, mica sono libromaniaca a caso io!
E questo l’ha colpito.
Sarà o meno libromaniaco anche lui, ma se gestisci una libreria e soprattutto se vivi ne Burundi letterario (e non), certe cose ti colpiscono punto. L’ha colpito perchè non ero interessata alla promozione in sè, ma al libro (mezza verità), e siccome l’ha colpito mi è andato a tirar giù un enorme scatolone ancora sigillato, contenente una tonnellata in libri dei 12 volumi messi in promozione dalla Newton. Mi ha preso una copia di Jane Austen e mi ha invitata a sceglierne qualche altro, ma non potevo nè volevo approfittarmi del suo buon cuore in barba ai suoi principi e allora ho declinato, con la bava alla bocca perchè avevo lì davanti “I racconti del terrore” di Edgar A. Poe che mi guardava lascivo.
Ho prenotato un libro che devo regalare a Odisseo e mi sono scordata ala ricevuta dell’acconto e dopo qualche ora lui mi chiama sul cellulare (glelo avevo lasciato per farmi avvisare dell’arrivo del libro, tutto qui…) e mi ricorda la ricevuta, assicurandomi che, potevo anche andarla a prendere, ma che non ci sarebbe stato comunque problema alcuno se avessi ritirato il libro senza di questa, di fidarmi di lui. E figurati se non mi fido!

Gli altri due li ho recuperati in una specie di cartolibreria (non ci sono altre librerie nel giro di non so quanti chilometri qui), che li aveva tutti, tranne Poe, guarda caso. Ho preso quella cagata de “Il diario del vampiro” di Sara Jane Smith per non prender nulla dopo tutta la fatica della ricerca e perchè francamente mi è ritornata la voglia di leggere del puro, sano, inutile trash, mi diverte sempre molto. E’ una delle mie stranezze più affascinanti, invero.

A questo punto la finisco di parlare di libri e mi limito a consigliarvi di fiondarvi in libreria (la promozione dura fio a fine Marzo o a esaurimento scorte) e acquistarne qualcuno, perchè 99 centesimi sono davvero niente, perchè a parte quell’orrido bollino con scritto 99 centesimi (che non si stacca!!! La Newton non si smentisce mai in quanto a kitsch), sono colorati e carini, non superano mai le 130/150 pagine e se non li avete letti, ci sono dei classici imperdibili come “L’Amleto” di William Shakespeare e “Il grande Gatsy” di Fancis S. Fitzgerald (non li ho presi perchè li ho già letti), oltre a tutti gli altri che ho citato nel corso della narrazione.
Per onore di cronaca e per dare un senso a questo poema che ho scritto, vi aggiungo gli altri titoli disponibili che non ho ancora citato, anche perchè francamente a me non interessano:

  • Il sogno e la sua interpretazione di Freud
  • I sotterranei della cattedrale di Marcello Simone.

Quell’aria, quella vita, quella sorella

Devo studiare, ma ancora mi gingillo ubriacandomi di caffè e cappuccino.
No, non posso stare in questa casa. L’aria mi opprime, è velenosa come edera e pesante come mattone; mi ammorba il sangue. La presenza di mia sorella, tornata ieri da Milano, la rende ancora più compatta e irrespirabile, e non solo perchè fuma come una ciminiera. Abbiamo avuto una litigata furiosa, che mi rattrista più che farmia arrabbiare, e mi fa desiderare ancora e ancora, di essere qualcun altro e di vivere una vita non mia, tutto pur di evadere da me stessa.

Ci sono momenti in cui il desiderio di essere qualcun altro è irrazionalmente pressante.
Da bambina sognavo di interpretare le vite delle eroine dei romanzi, ora mi sogno la vita vera. Ho scoperto che il sapore della vita vera è più deciso e più buono di quello di carta dei romanzi, e detto da me, l’accanita lettrice, colei che non è mai uscita senza un libro in borsa da quando aveva 12 anni, fa ridere, fa riflettere, e sgomenta, cavolo, sgomenta me stessa.
Ora che l’ho scritto posso visualizzarla bene questa realtà. E’ che io ormai riesco a vivere nei romanzi, ho traslato la mia vita lì dentro in pratica, è la normalità, una normalità di lettere e carta. Quel che non riesco a costruire è una vita concreta. Anche con Odisseo, è tutto platonico e lontano, è fatto di parole e sospiri ma non di carne e saliva. E’ come me, solo parole e solo sospiri, ma la vita è carne, la vita è sangue.
Per questo, al contrario di tanti, sogno vite vere.

Osservare qualcuno e delinearne un’esistenza vera mi riesce facile; e seguire il percorso vitale di qualcuno tramite facebook per esempio; oppure vedere i passi che fa questa persona crescendo, VIVENDO. Quelle sono le mie eroine, anche se non le condivido sempre anche se mi piacciono solo spicchi di loro, quello vorrei essere, non un avventuriera, ma una donna viva.Perciò a volte mi capita di prestare attenzione alla vita di quelle due o tre persone che stimo e ad affezionarmici un po’, di sentire il bisogno di vivere una vita come la loro o di prendere in prestito, leggendo la loro vita come un libro, un po’ della loro concretezza.
Per esempio vivere la vita di una ragazza che riesce a essere amata, che ha un rapporto confidenziale e sanguigno con la sorella, che ama ed è ricambiata nonostante gli screzi.
Il mio rapporto con mia sorella non esiste, o non ci consideriamo o ci urliamo improperi. Lei di certo non è una persona semplice e sono convinta che abbia molti problemi come tutti in famiglia, ma i suoi sono esacerbati da un’affettatezza patetica che la rende acida e falsa.
Ciononostante mi sento corresponsabile di questa situazione di disagio e di mancanza di affetto. Inutile dire che io bene gliene voglio, molto, e vederla abbracciare tutti il giorno della sua laurea, tranne me, mi ha spezzato le coronarie, ma non riusciamo a prenderci proprio, non si può parlare con qualcuno che passa il tempo a insultarti.

Posso quindi solo osservare da lontano le vite belle e piene di affetto fraterno. Io l’ho perso quel treno, ormai, per sempre.
Devo uscire, fa freddo e non so se riesco a  studiare in spiaggia, ma devo allontanarmi da casa.
Qui l’aria è rosicata dalle sue sigarette.
Qui l’aria è appesantita dal suo disprezzo per me.
Qui l’aria è irrespirabile.

L’abisso tra il colore e il bianco e nero

Il pail dai colori vivaci compensava il bianco e nero della ragazza, avvolgendola come in un bozzolo impressionista. O era un sudario futurista?
No, non era un sudario. Non era morta, non ancora, perchè quando il cellulare smise di gracchiare e attese, speranzoso e silenzioso, una risposta, la ragazza rantolò un “Mmh mmh” di diplomatico assenso. Era rivolto più al soffitto che al cellulare, ma siccome la voce non poteva vederla, riprese soddisfatta il suo gracchìo: “…gracchi gracchi gracchi e tua mamma mi ha detto che stai sempre chiusa e non combini mai niente, quindi ti ho chiamata perchè gracchi gracchi gracchi…”.
“Mmh mmh” annuì la ragazza al soffitto e si chiese come potesse farle così male la mano, stringendo solo del morbido pail. Staccò gli occhi dal soffitto, che tanto il soffitto non poteva vederla, e guardò le dita danzare fameliche sui colori per non lasciarli scappare via.

Tua madre ha detto che non combini mai niente” sentiva la ragazza, al posto dei gracchii.
Allora posò il cellulare, che tanto la voce non peteva vederla, afferrò On writing di Stephen King e rilesse quelle righe: “Il suo sostegno fu costante, una delle poche cose buone che posso considerare gratuite …Scrivere è un’occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza”.

La ragazza pensò all’abisso che separava “Tua madre ha detto che non combini mai niente” da “Il suo sostegno fu costante, una delle poche cose buone che posso considerare gratuite …Scrivere è un’occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza”, e lasciò scivolare Stephen King nell’abisso, per vedere quanto questo fosse profondo. “Tanto quanto i colori sono lontani dal bianco e nero” constatò, mentre la voce gracchiava ancora, ma siccome quella non poteva vederla, la ragazza disse solo: “Mmh mhh”.
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