Il mio nuovo amante

Il mio nuovo amante

Non mi è concesso uscire di casa, avere una storia d’amore decente, mangiare muffins triplo cioccolato, fare niente che non sia studiare e morire di fame, ormai la mia vita relazionale include solo il tè, questa variante ha vinto e quindi mi faccio “penetrare” quotidianamente da ettolitri di tal popò di nero indiano. Ma il bello viene domani quando metterò in infusione contemporaneamente questa miscela zenzero e limone, più quella alla vaniglia, più quella melograno e cranberry. Tutta vita! Continuando a studiare, ovviamente. No, proprio nel senso che non staccherò neanche un secondo gli occhi dal libro, che ormai mi porto pure al cesso, metterò l’acqua a bollire leggendo e porterò la tazza bollente in camera sempre ripetendo. Si studia qui, inutilmente, ma si studia.

Annunci

Immagine

Malascrittura, imboniture per allocchi e viscere deturpate

Non ce la faccio, non sono brava a reggere l’ansia dello studio, mi serve tempo tempo tempo: tempo per imparare a gestuirla, tempo per abbandonare gli attacchi di panico, tempo per ripetere per bene schematizzare rileggere pianificare. Mi serve tempo e tempo non ho.
E’ dalle 6 della mattina che studio come una forsennata e ora la mia testa sembra una nuvola pronta a esplodere rigurgitamenti vari.
Allora mi sono messa a leggere qualcosa su internet, qualche blog, qualche sito, qualche stronzata facebookiana, qualche racconto. Mi distrae, mi ricarica, mi fa respirare. Anche perchè sono stata costretta a diminuire il caffè visto che arrivavo a mezzogiorno con tanta di quella caffeina in corpo da non riuscire a reggermi in piedi. E ora ho comprato tipo una decina di varianti di tè, quindi se non mi drogo di caffeina alla fine mi drogo di tèina, sempre drogata sono! Ma forse la tèina è leggermente meno invasiva e deleteria per organo caridaco e nervi. Forse.

Ho tempo. Calma. Ho tempo.
Posso studiare senza forsennamenti e ripetere come si deve.
Posso respirare quando gli attacchi di ansia, panico e depressione mi assalgono come lascivi putridi lucertoloni infetti.
Posso.

Dicevo, che mi sono distratta un po’ e me ne sono andata a zonzo per il web smollettando qualche lucertolone infetto lungo la strada, a leggere di cose che mi piacciono e anche di cose che non mi paicciono.
Perchè io, come molta altra gente competente o meno, ho la fissa della scrittura e il sogno “del diventare scrittrice”, perchè scrivere è la mia catarsi, perchè narrare è il mio credo, perchè comporre storie è  la mia sintesi… bla bla insomma le solite cagate che ripetono tutti gli aspiranti scrittori prima di rendersi conto che non sono scrittori tanto da non poter definirsi neanche lontanamente “aspiranti”. Pensa pensa il destino di crudele disincanto che ci attende. Almeno al 98,5% di tale matassa di scribacchini, a volte mi chiedo chi ce lo faccia fare.
Detto ciò mi piace leggere di storie e racconti e anche di blog e diari, anche perchè è una forma di allenamento oltre a essere (spesso) piacevole. Ma in realtà, mi risulta piacevole leggere anche di roba malscritta. Prima di tutto perchè, come dice quel guru di Stehen King: “Un brutto libro, una storia scritta male, è una lezione per lo scrittore in erba, migliore di quanto possano esserlo sei mesi in una buona scuola di scrittura”. E io sono d’accordo. Se leggi e non ti piace, noti cosa e perchè è scritto male e automaticamente scrivi meglio o comunque elimini quell’errore che hai riscontrato molto più facilmente di quanto non lo faresti se ti dicessero solo teoricamente che è un errore. E siccome il web abbonda di gente che ha velleità da scrittore e che magari ha già pubblicato dei romanzi, ma che scrive davvero davvero male, è un ottimo modo per imparare e non spender troppo tempo e troppi soldi buttati in libri pessimi (che comunque servono anche). Quindi, se passi di qui, scrittore in erba, prendi nota.
Così oggi, dopo aver letto i miei siti e blog preferiti scritti da gente competente e interessante, ho fatto un salto anche in quegl’altri che non frequentavo da giorni causa studio. E mi sono resa conto che, a parte i fini educativo-letterari, è anche molto divertente, capire cosa non va e smantellare le virtù presunte di qualche scrittore che si crede dio in terra.
Non c’ho tempo, quindi ho letto solo un estratto da un libro pubblicato di recente, e visto che mi sono ritrovata qui a scrivere questa tiritera inutile, almeno inserisco l’elenco delle “malescritture” ovvero quei sotterfugi tipici e riproposti a iosa, che denotano la pessima scrittura e che molto scrittori usano ricorrentemente per imperlare i loro papiri di stratagemmi che colmano il vuoto argomentativo con imboniture per allocchi. Perchè li riporto? Perchè mi serve, perchè mi piace, perchè è il mio blog, perchè mi diverto così, perchè ho bisogno di un po’ di cinismo, perchè leggere quella roba, utile o no, mi ha deturpato le viscere e devo dirlo a qualcuno che ho le viscere deturpate e perchè poi devo tornare a studiare, abbiate pietà di me.

  • “i denti aguzzi cozzavano contro la rotondità delle sue rosse labbra. Ma per lei la perfezione del mondo non valeva tanto quanto quell’imperfezione cozzante“, no comment, troppi cozzamenti cozzanti per me;
  • “le vecchie sono stanche e adagiate su sedie logore”, tutte le vecchie, sempre! Mai una volta che la vecchia non sia “adagiata” su qualche sedia logora o che non sia stanca. Che so io, non potrebbe essere poggiata a un palo rugginoso o seduta su un divano tarlato, così, tanto per cambiare? Nah, non può. Tutte “adagiate sulla sedie logore”;
  • le sue labbra violentavano la sigaretta”, “le dita violentavano la cicca”, “i polpastrelli violentavano le chitarre” , “lei fumava” ci vuole tanto a scriverlo? Tutta sta violenza per far intendere che è nervosa la tizia? E allora scrivi che è nervosa non che è arrapata e violenta ogni cosa dall’aspetto vagamente fallico che ha la pessima idea di finirle tra le mani!
  • il cielo candido si  sporcava di nuvole violente“, io odio queste note di colore mi fanno venire i nervi per non parlare degli aggettivi ripetuti, anche quelli mi fanno venire i nervi, c’è un sacco di roba che mi fa venire i nervi ma gli aggettivi più che mai!;
  • “si spensero e mischiarono violentemente coi sensi che inebriavano i pensieri di un amore stanco e annoiato”, questa roba è stata pubblicata eh, dico davvero!
  • lui guardava quel ben fatto corpo” ma a parte la banalità, almeno metti il “ben fatto” dopo “corpo”!

Basta! Insomma potrei andare avanti, ma mi serve conservare qualche goccia di cinismo per “il resto di questo penultimo e piovoso martedì di un rocambolesco febbraio!”
Ah… visto che so essere poetica anche io? Ora sì che sono una scrittrrrrrice!

Infila le mani dentro la rabbia

Sono sveglia dalle sette e mi rigiro nel letto da allora come una marmotta con la girellite.
E’ stata una notte strana, che ha visto il passato tornare sotto veste d’incubo, col dichiarato intento di fare di tutto e di più per dissestarmi, gettar giù quelle fondamenta che non saranno solide, ma che ho costruito a fatica, tutta sola. Quegli incubi che scavano nei recessi del passato più torbido alla ricerca di sensazioni e situazioni tristi, dolorose, le più nefaste che non sei ancora in grado di controllare, che ti hanno marchiata e quel marchio brucia ancora se ci soffi sopra.

Era il primo anno di liceo, prima che io lasciassi quella scuola di galline e nazi-teachers per una scuola degna di questo nome, quando prendevo le cassette dei Sex Pistols  i libri di Goethe e  mi chiudevo nei bagni saturi di fumo pur di non entrare in classe. Ritrovarsi lì, di nuovo, e ritrovare ad aspettarti lo stesso sconforto di 15 anni fa, riconoscerlo con un rantolo, riacoltare la te adolescente: “mi hanno messo qui, non gli frega se ci sto di merda e se non sono parte di questo lordume, loro mi hanno messo qui”.
Insomma ero di nuovo lì, a dover fare una specie di test nazionale, e io ero pessima, la peggiore, mentre i miei compagni, quelli più odiosi, lo superavano brillantemente. Un senso di fallimento e impotenza che ha alimentanto le mie fobie per anni. Salvo poi riscattarmi nell’altra scuola, ma anche con l’università, se è ritornato, di certo non ha preso la forma perforante di un’alabarda come quello dei miei 14 anni.
E stanotte…. be’ stanotte io, e i miei 14 anni.

Se è stato un bene o se è stato un male questo sogno non lo so, so solo che è mio precipuo intento fare in modo che quell’alabarda acuminata non perfori più le mie viscere, fare in modo di non essere più quella ragazzina che si richiudeva a leggere o ascoltare musica nei bagni del liceo, pur di fuggire ad angherie e all’umiliazione di sembrare una stupida e non studiosa, cosa che non ero perchè studiavo come una matta, salvo non riuscire a dimostrarlo in una scuola bigotta e repressiva.
Con sdegno, qualcuno alla fine del sogno mi ha messo nella mano il risultato dell’esame fallito, ed eccomi ripiombare lì in quel pozzo troppo buio per vederne le pareti scivolose, a dover riaffrontare di nuovo la scalata da sola e io che pansavo di essermele lasciate alle spalle per sempre quelle pareti…

Ora che i fumi dell’incubo si stanno dissiepando, mi riapproprio della realtà, e  l’unica cosa a cui riesco a pensare è a non tornare dentro quel pozzo. Rabbia e frustrazione e tristezza e disperazione, il sogno le ha risvegliate e la mia intenzione non è di subirle, ma di usarle, tutte, a mio favore stavolta, affondarvi le mani e forgiare uno scudo contro l’alabarda. Ora che è così importante che studi, quando subentrano gli stati d’ansia e i blocchi che conosco bene, usarle come una medicina e sbaragliare ogni demone a forza di studio.
Forse mi serviva questo dannato sogno, proprio ora, a ricordarmi da cosa – DA SOLA – sono riuscita a fuggire.

Io non sarò mai più quella ragazzina nel pozzo.

Cioccolatini Rossi contro Cieli Grigi

Cominciamo col dire che ieri ho avuto una crisi di quelle portentose, e qui la finiamo.
Non voglio parlare della crisi e dei momenti di depressione e sconforto totali, non voglio soffermarmici più del dovuto, voglio solo buttarmele alle spalle così da poter credere che si sia trattato solo di uno sparuto momento nel percorso della mia corsa alla vita, che non sia importante, ma scolorito e passabile, che non lasci impronte nè nello studio nè nella dieta  e se ne vada a quel paese benedetto.

Ho una voglia matta e disperata di leggere e scrivere che non ne avete idea, ho voglia di purgarmi con nuove immagini, nettare i miei pensieri e vederli prendere vita nelle mie mani ma quel che DEVO fare è invece studiare studiare studiare etc.
Lo sa il cielo se devo e lo sa l’universo. Quando mi è capitata quella botta di culo immensa che ha spostato l’esame, gliel’ho promesso all’universo che stavolta non avrei fallito. E invece mi sa che sto fallendo. Siccome OGGI sono ancora in tempo, OGGI non devo fallire. Se si incazza l’Universo sono tormenti.

Quindi smetto di leggere di vite e pensieri altrui nei blog e di scrivere nel mio e me ne vado a studiare punto. Avrei bisogno di qualcuno che mi dicesse “Vai, Calipso, sei in gamba ce la puoi fare, auto-flagellarti non serve a nulla”, ma mia madre neanche ci pensa a dirmi una cosa del genere, ho provato a buttar lì il discorso ma si è girata dall’altra parte. Quindi cercherò di dirmelo da sola, il che è un po’ patetico ma i rimedi estremi non sempre sono un male, no?

E poi c’è una nota positiva, che stride in questa giornata, come un cioccolatino a forma di cuore in un involucro rosso sangue contro il grigiore saturo di lacrime (o di pioggia che è lo stesso), del cielo di questo 14 febbraio: Odisseo che mi chiama alle 8 di mattina per raccontarmi il gesto di affetto che ha avuto in mio onore il giorno degli innamorati. Una cosa del genere – anche se non è il mio ragazzo, anche se non ci siamo ancora visti, anche se tutti gli altri “anche” del mondo – quanti ciccolatini rossi vale? Bastevoli a far diventare rosso cuore quel cielo grigio pioggia?

Deliri coffee-studio-camerali

Deliri coffee-studio-camerali

Non c’è altro che faccia tutto il giorno, che sia santo, dannato, bello o piovoso.
Prego notare bene la penna con inchiostro finito indice di furiosi grafismi, i post-it sparsi ovunque per scrivere checchessia di studio o di delirio calipsonesco, la candela al miele semiconsumata, l’invasione di tazze e confezioni di caffè che fanno tanto Gilmor girls.

Immagine

Gli accordi presi con l’Universo

La neve mi ha graziata.
Viste le previsioni nefaste della protezione civile e le allerte in tutt’Italia, tutto è stato religiosamente fermato e rimandato, esami, università, scuole e concorsi.
Ora, il fatto che dalle mie parti non si veda un fiocco di neve a pagarlo a peso d’oro, mi pare una considerazione del tutto superflua: è prevista bufera, punto. L’università e le scuole sono irrangiungibili e a menochè non si voglia invitare qualcuno a spezzarsi l’osso del capocollo sulla strada ghiacciata o farlo morire annegato/assiderato, tutto si deve fermare e doviziosamente rimandare.
Dio benedica il fronte siberiano.
E me, che respiro un po’.

Davvero non so come sarei riuscita a passare indenne questi giorni, senza dormire per tre notti di fila, nutrita solo di caffè, uno dopo l’altro, al punto che ieri sentivo la testa fluttare come una medusa pompante e snocciolante nozioni, finchè il mio organismo si è autoprotetto da una catalessi sicura e non sono riuscita a sorbirne più neanche una goccia.
Ma ne avevo bevuto talmente tanto che non ho preso sonno subito, nonostante la stanchezza, nonostante il sollievo per aver qualche giorno in più per studiare e nonostante abbia potuto ficcarmi in un letto senza sensi di colpa.
E credeteci o meno, è incredibile quanto possa essere infinitamente bello ficcarsi in un letto senza sensi di colpa. (I doppisensi sessuali sono del tutto involontari e infodati visto che l’unico essere vagamente stimolante nel mio letto, questa notte, era il peluche di un lupacchiotto battezzato da me col nome di “Pollo“, tutto erotico come un brodino annacquato con le bucce di patate a galleggiarci dentro).

Quindi sono rimasta una buona ora a guardare il soffitto, troppo stanca per fare qualsiasi cosa e la mia testa, come la medusa di cui sopra, ha esporato pulsante, immota e gelatinante, un pensiero mai accarezzato prima in questi miei profondi e tenebrosi mar,i seguito da una specie di preghiera-buoni propositi che qui riporto, così come si sono rivelati a me:

“Che l’Universo non mi odi più? Be’… quantomeno pare non odiarmi più, e mi sorride benevolo versando sassolini luminosi sulla mia strada: prima Odisseo, ora, addirittura, nubi e tempeste di matrice siberiana, vengono scomodate dalla steppa natale per muovere verso l’Africa, come grossi Titani verso l’Olimpo, in perfetto sincrono con le mie mancanze, come a voler metterci un tappo loro o a concendere a me il privilegio di non essere una perdente, per una volta.
Se mi senti, grazie Universo, stavolta non mi farò fregare, te lo prometto, non so quanto tempo avrò, ma sfrutterò ogni secondo, sarò diligente, curiosa, preparata oltre ogni dire, sarò tutto quello che non sono mai stata, sarò come quella di quel dipinto “La ragazza era brava e aveva un cervello”.
(nb: Il dipinto citato può non esistere ed essere conseguenza dei fumi causati da ettolitri di caffeina, studi improbi, sonni sconnessi.)”

Buona domenica al mondo, che io me ne vado a rispettare gli accordi presi con l’Universo…

Inutile piangere prima di versare il latte

Inutile piangere prima di versare il latte” è la mia nuova filosofia.
Che è tanto una cosa tipo “la scoperta dell’acqua calda“. Ma se ci si presta la relativa attezione, ci si accorge che non è affatto così scontato, visto che tutti stanno a ripetere che “Non si piange sul latte versato”, e chi l’avrà mai detto poi. Io c piango eccome sul latte versato, non vedo perchè non dovrei, dopotutto l’ho versato, un piantino lo meriterà pure, poi basta ma un piantino te lo puoi anche fare.
Il punto è che non serve piangere prima di versarlo! Sennò sai che succede?
Che ti ritrovi a piangere nella prospettiva di poterlo versare, a piangere mentre lo versi, a piangere dopo che l’hai versato, e ti passi la vita piangendo.
Non ne vale la pena. Per questo urge una nuova filosofia, soprattutto oggi. Insomma io non ce la farò a finire il programma e ripeterlo a dovere, quindi non supererò st’esame, ma piangerò dopo, una volta che è morto e sepolto insieme alla mia fatica e alle mie speranze. Esame, fatiche e sparanze morte valgono un bel pianto. Soprattutto perchè sono mie e quindi sono le ennesime schiattate violentemente. Una carneficina sulla via di Damasco.

Quindi ora mi faccio settecento cups of american coffee e mi rimetto a studiare e quel che sarà si vedrà.
Il punto sapete qual è?
Che comunque, per ora, non piango.

Come spiritelli nefasti

Non posso stare qui a scrivere, ma non posso smettere di scrivere.
Gli imperativi categorici che crozzano, producono un fragore che neanche una batteria di bambini percussionisti di 6 anni, eguaglia.
E il fragore rimbomba nell’alba che imperterrita resta incastrata nella mia stanza, una bolla di silenzio che opprime  il cuore e invita la mente a concentrarsi sullo studio: “Studia, befana, studia, senti quant’è provvido questo silenzio? Non hai scuse, STUDIA!”
Vecchia, laida, infida alba.

Perchè mi caccio sempre in questi guai? Perchè mi metto sempre a studiare troppo tardi? “Perchè voglio fallire. Per poi autocommiserarmi e e giustificare me stessa quando cedo alle abbuffate e persisto in un’apatica esistenza senza vita”.
Sì,sì, sappiamo tutti che la risposta è questa, ma fingiamo che i guai dipendano da quella me piena di magagne psicheche che mi porto dietro fin da bambina, e di cui dovrei parlare in questo blog perchè se la webcam deve stare accesa nella mia stanza, fissa su una ragazza completamente ferma, almeno debbo consentirle di denudare quello che si anima nel baratro d’inferno che è l’anima della ragazza.

Non ora però, ora devo solo andare a studiare. E devo continuare strenua e indefessa con la dieta.
Non sapete quanto sia difficile tenere la mente e il corpo concentrati, al loro posto, fermi, entrambi. Uno sforzo che mi prosciuga e sempre molto labile, pronto a spezzarsi e lasciar esondare il marciume incipiente.
Mente e stomaco collegati e intrappolati nello sforzo del controllo, senza che abbiano la possibilità di andarsene in giro a scartabellare pacchi e dolci e mettere a soqquadro la bottega del calzolaio come spiritelli nefasti (e se ve lo state chiedendo, non lo so mica perchè dovrebbero mettere a soqquadro proprio la bottega del calzolaio io, ma a quanto pare, tant’è).

No poverini, la mente deve studiare e lo stomaco restringersi, gli restano solo i gorgoglii e i borbottii di protesta. E tanta tanta tanta fame.

E ho litigato con Odisseo.
E non finirò mai il programma da studiare.
E non lo supererò mai l’esame.
E non dimagrirò mai.
E sono sul filo di un rasoio…

Atavici legami di dolcezze

C’è 1 grado oggi, 1 grado! Insomma dalle mie parti, africane parti, non c’è mai un grado durante il giorno a meno che non sia uno di quei rari inverni in cui ci fa una mezza spruzzata di neve. E invece, oggi, il giorno in cui avrei dovuto studiare mezzo librone in spiaggia perchè finalmente avevo trovato il modo di studiare e respirare contemporaneamente, che succede?
Succede che c’è un grado la mattina (mai successo,al massimo tre gradi o si scende al sera ma non la mattina!), che c’è un vento gelido come la morte e che, dall’estate indiana dei 20 gradi degli ultimi giorni, ci siamo improvvisamente ritrovati nel più becero dei febbraii invernali.

Ora che m sono lamentata un po’ della mia sfiga, posso mettermi a studiare e dovrò trovare il modo di farlo anche in casa. Anche perchè di là in cucina, ci sono i miei brownies, e reggere e non divorarli sarà dura, durissima, come Ulisse che cercava di resistere al canto delle sieren, stessa cosa io col cioccolato. E poi perchè sono buonissimi, io non so fare una mazza, tranne i dolci.
Eh… io e i dolci abbiamo un rapporto inscindibile e se mi esce tutto da schifo, almeno quelli mi escono sempre buonissimi.  E’ come un legame atavico, un bisogno di dolcezza e cioccolato che prescinde le barriere del tempo, dello spazio e della ciccia. E’ vero quello che dicono: se una cosa ti piace la fai bene!
Ho passato ieri pomeriggio a fare dolci per mia madre, che sta da alcuni parenti a pranzo, hole mani ancora tinte di colorante rosa e azzurro e i capelli che sanno di noci e cioccolato.
Ma me li scordo i dolci, sono grassa e non posso mangiare una mazza, quindi li guardo in foto, come una beona (che sono uscite malissimo per la luce della mia cucina, ma tant’è) e li lascio qui, a eterno sfottimento del mio stomaco. E magari faccio venire una voglia boia anche a chi passa di qua e legge questo post, così, tanto per non sentirmi sola :p
Ed ecco quello che la webcam accesa rileverà oggi: StudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudio
StudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudio
StudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudioStudio
Matto&Disperatissimo Studio
Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

PIC_0312

Studying on the beach

Non mi capitava di studiare così tanto, così proficuamente e così seranamente da secoli.
Sono tornata solo perchè la spiaggia era completamente vuota alle 15.30 e c’era un cane che si avvicinava, maledetti cani, altrimenti ci sarei rimasta fino alle 18.
E lo consiglio a chiunque di studiare fuori se è possibile, in spiaggia, in un prato,in un parco, in un bosco, sotto un albero in mezzo al nulla.
Dove più trovate serenità, perchè è stimolante, aiuta a concentrarsi e a non distrarsi.Io ho fatto una scorpacciata di caffè americano, nelle confezioni a portar via del McDonalds e mi sono ritrovata a studiare benissimo anche se non ho ancora fatto neanche metà di quanto avrei dovuto, ma ho studiato. Domani mi alzo presto e mi procuro un’asciugamano così sto più comoda.
Studio dannato e disperatissimo, la percezione di non essere un fallimento, di potercela fare e quelle belle confezioni americane di caffè e un ambiente diverso e più sereno e luminoso della mia stanza: mi sono sentita come immagino si senta Rory Gilmore di una mamma per amica!
E questa volta ho il supporto visivo: il mio mare, la vista della spiaggia desolata d’inverno, il libro, il quaderno, i contenitori dei caffè che tracannavo, un po’ della mia gamba e del mio anfibio :p

Immagine

Immagine

Immagine

Il punto delle 19.19

Facciamo il punto della situazionone alle ore 19.19 del 3 febbraio:

  • La mole da studiare ha subito sommaria organizzazione schematica, ma non è diminuita punto;
  • mi sono sparata mezza bottiglia di coca cola light che sì, sarà pure light, sarà senza calorie ma è roba gassata quindi bene non fa;
  • la dieta procede, ho mangiato qualche fetta biscottata e mela di troppo ma prosegue;
  • nei prossimi 7 giorni dovrò fare studio tour-de-force, consapevole del fatto che potrebbe non bastare a superar eil concorso, ma DEVO provarci;
  • ho litigato con Odisseo, lui è nervoso per esami io pure ma mi sento esclusa dalle cose importanti dela sua vita e questo non fa che farmi temere che non provi più per me, quello che aveva detto di provare;
  • mi sono ripesata stamattina e non sono scesa di un grammo, ok che questo è solo il terzo giorno di dieta ma vedere qualche piccolo passo in avanti non può farmi che bene, comunque credo proprio che non mi peserò fino a domenica prossima perchè sennò mi deprimo e mangio;
  • con tutte le cose che avrò da fare e da studiare in questi giorni, temo che nn troverò neanche il tempo di scrivere qui e questo potrebbe essere un guaio grosso vito il bene che mi sta facendo;
  • non so se riesco a fare attività fisica, o mi sveglio presto la mattina e mi faccio una corsetta o niente, ho troppo da studiare;
  • se domani è bel tempo quasi quasi mi faccio fare 2 belle tazzone di caffè americano da portar via (alla Gilmore girls :p) e me ne vado a studiare sulla spiaggia, che forse mi distraggo di meno ed è anche più divertente;
  • ho già detto che sentire poco Odisseo mi manca moltissimo perchè l’ho sentito poco in questi giorni e anche meno lo sentirò nei prossimi?
  • se continuo così forse riesco a  perderlo davvero qualche chilo;
  • se mi metto sotto forse, per almeno uno dei due concorsi non è troppo tardi;
  • domani mi toccherà fare brownies e cupcakes perchè mia madre martedì è invitata a pranzo e vuole portarli, tentazione assurda perchè io li adoro e mi diverto anche un botto a cucinare dolci americani;
  • mo’ mi sorge il dubbio che forse le mele non posso mangiale considerato che sono piene di zuccheri, me ne sono sparata tre, grandissime, verdissime, croccantissime, lucidissime e succosissime;
  • direi di farla finita qua e cercare di studiare qualcosa che tra un po’ crollo.

 

Giustificare me stessa?

La giornata di ieri se ne è andata sorbendo brodini stantii, tisane dai millemila gusti e tè, così tanto tè che il solo pensiero di berne dell’altro mi procura conati di vomito. Ma comunque dovrò berlo nel corso del pomeriggio, se voglio distrarmi dalla necessità di mangiare. Già lo so. Mi preparo psicologicamente.

C’è di buono che la dieta è finalmente e ufficialmente – aggiungiamo faticosamente va’…- cominciata, ieri il primo di febbraio. Tardi, tanto tardi, forse anche troppo tardi, ma ho vinto contro i rimandi vari e i bastoncini di verdure, il che è un gran traguardo di per sè.
C’è di brutto che non ho studiato neanche un rigo ieri. E che mi resta ormai solo una settimana per memorizzare un librone enorme. In qualche modo dovrò fare…

Forse sto cercando scuse, forse è gramo e patetico, il mio tentativo di giustificare o semplicemente, spiegare a me stessa questo atteggiamente autolesionista, questo persistere nel non studiare ora che ho una miserrima oppurtunità di redenzione.
Nonostante ciò non posso non razionalizzare il mio comportamento autolesionista e trovare una giustificazione a me stessa.
Ho cominciato la dieta. Giustificazione fiacca, qualcuno dirà e avrà probabilmente, tutte le ragioni per farlo. Ma quando cominci una cosa coì totalitaria e impegnativa, la tua testa – oltre al corpo, naturalmente – deve riassembarsi un attimo. Non solo nella predisposizione della dieta stessa, ma proprio nella compensazione del cibo. Della serie: “Non posso cedere alle abbuffate, come colmo il vuoto quando mi metto a studiare e subentra il senso di fallimento?”
Eh… sembra una cavolata ma non lo è. E vista la mia già scarsa capacità di concentrazione e di respiro sereno durante lo studio, ieri mi è stato davvero impossibile studiare.

Immagine
Tutto questo ennesimo tempo perso, complica un po’ la mia situazione, ma sai che c’è?
C’è che non ci voglio pensare. C’è che non mi fascerò la testa prima di spaccarmela come un cocomero e vederne la polpa pulsante (un po’ di splatter di prima mattina non fa mai male).
Non mi autoflagellerò prima di aver fallito del tutto. Magari è irrecuperabile l’esame, ma comunque aspetterò il giorno del fallimento per piangermi addosso, per disincarnarmi di autoinsulti.
Per ora ci provo.
Sono rodata, sono a dieta e ci provo.

Ciao Gennaio ciao

“La rivoluzione di febbraio”, non ce l’ha nessuno. Perchè tutti fanno rivoluzioni di primavera quando ci si risveglia dal letargo e bisogna sgranchirsi; oppure in autunno perchè è  tanto bello l’autunno, con tutti quei contorni di colori sanguigni che già la natura offre, e siccome il contesto è il fondamento di ogni rivoluzione, detto fatto; e poi ci sono tutte quelle estive perchè il sangue bolle e ribolle d’estate e in qualche modo devi scatenare il bollore.
Invece d’inverno gli animi si chetano. E io mi sobillo. Da brava e inveterata anticonformista.

E badiamo bene che qui non si parla dell’inverno mite e fiocchettoso di dicembre, quello di mandorle caramellate e lucette. Qui si parla dello scuro, spoglio e in alcune beate latitudini (non mie), bianco inverno.
Perchè diciamocelo, Gennaio se ne è andato e mi ha lasciato solo un codazzo di roba da studiare e un sacco di ciccia da perdere e un fondoschiena sempre più strabordantemente quadrato a furia di stare seduta, con cui fare i conti. Quale mese migiore di febbraio per farli. I conti.
Il mese dello studio e delle maschere che permettono di andare in giro celandosi bellamente per non farsi riconoscere e poter rosicchiare briciole di vita allontanandosi dalla solitudine più infausta?
Nessuno. Quindi Febbraio deve essere il mio tappetino e se la mia rivoluzione non ha funzionato a Gennaio è perchè gennaio è becero e sonnolento, giusto? Mica è colpa mia…#coleichecercabuonescuseperisuoifallimentieciriescepure.
Immagine

Quindi benvenuto febbraio e benvenuta nuova Calipso che frantuma nel tritarifiuti qualsiasi pensiero infausto e senso di inadeguatezza, e cammina a testa alta, ora dopo ora per districare i nodi della sua vita e finalmente calarsi nei suoi ruoli effettivi, come un pettine che procede senza intoppi dolori e strappi su una lunga chioma.

Leggo tanti blog che parlano di ripartenze e di forza nel ricominciare, in modo non troppo differente da me, ora, di nuovo sempre e comunque. E’ bello sapere che la rivoluzione di febbraio sarà nutrita e piena di gente in piazza. Gente forte, gente che è quello che è e lotta comunque, sempre, a prescindere da cosa e quanto ha come punto di partenza. A prescindere da quanto sia dura la strada e lontana la meta.
E’ bello accorgersi che, dopotutto, non si è soli.

In un’altra stanza, in un’altra vita

La volete sentire una storia patetica? Ma non di un patetico-accettabile come quella che ho scritto stamattina, rielaboraazione favolistica di un sogno, quindi accettabile perchè inconscio, ma un patetico proprio patetico, un patetico al quadarato, perchè narra di scelte consce, molto consce, conscissime direi. No? Non volete? Eh … fate bene, ma questo è il mio blog e si dia il caso che io possa imperversare facendo il bello e il cattivo tempo.

Dunque, siccome ogni qualvolta mi metta a studiare vengo colta da terribili stati d’ansia e non riesco a respirare visto tutto quello che ho accumulato negli anni e che mi opprime la mente e il cuore, ho deciso di creare un’ambientazione che mi scolleghi il più possibile dalla realtà, che non mi faccia riecheggiare in mente le voci di tutti quelli che hanno sostenuto che io sia inadeguata e non ce la farò mai, perchè come disse lo psicologo, i pensieri negativi tendono a prendere il sopravento della nostra testa e qualsiasi attività che richieda concentrazione, viene scalzata da questa e risulta impraticabile.

Quindi cos’ho fatto per non lasciare campo libero a questi pensieri? Ho acceso 5 lampade in camere, attorno allo scrittoio, affinchè la luce anomala mi faccia percepire diversamente queste quattro mura, ho messo in sottofondo un episodio dlela quarta stagione di una mamma per amica e mi sono fatta un’enorme bicchierone di frullato di frutta e latte. E ora sono qui con i libri aperti e senti senti, riesco a studiare. Magari poco, magari a stento, ma estraniarmi dalla mia realtà e tenere la mente aperta verso altre immagini, altri contesti ed altre storie più accattivanti come studiare all’università di Yale, mi consente di non cedere al senso di fallimento e soffocamente legato al’università e preparare questo maledetto esame.

Sentito mai nulla di più patetico?! Ora sto studiando letteratura contemporanea a Yale, vedete qui sotto? Precisamente nella sezione del college in cui ci sono le camere studenti definito Branford, di cui parlò Robert Frost (che sto studiando per giunta) e disse che questo ha il cortile più bello dei college d’america. Figo no?
😉

Immagine

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Segui assieme ad altri 107 follower

Lupetta above all

...i miei pensieri...

Biobioncino's Blog

Andare avanti nella propria quieta disperazione

Musa Di Vetro

Quel luogo è sempre da un'altra parte

Bisogna prendere le distanze...

4 dentisti su 5 raccomandano questo sito WordPress.com

Francesco Nigri

Passionate Life and Love

i discutibili

perpetual beta

VAstreetFrames

Street photography and portraits

Gianvito Scaringi

Idee, opinioni, reblog e pensieri spontanei

silvianerixausa.wordpress.com/

Silvia Neri Contemporary Art's Blog

Cosa vuoi fare da grande?

Il futurometro non nuoce alla salute dei vostri bambini

Personaggio in cerca d'Autore

Un semplice spazio creativo.

LES HAUTS DE HURLE VALENCE

IL N'Y A PAS PLUS SOURD QUE CELUI QUI NE VEUT PAS ENTENDRE

Kolima - Laboratorio di tatuaggio siberiano

Un corpo tatuato è un libro misterioso che pochi sanno leggere

Menomalechenonsonounamucca

Trent'anni e una vita che non vedo. Allora la metto a nudo, completamente, me stessa e la mia vita, in ogni suo piccolo, vergognoso, imperativo dettaglio, come se avessi una web cam sempre accesa puntata addosso. Svendermi per punirmi e per rivelarmi completamente al mondo, svelare le mie inadempienze come la laurea che non riesco a prendere e i kili da perdere, nella speranza che sia il mondo a vedere quel che io non vedo in me. Un esperimento che sarà accompagnato da foto e cronache dettagliate e che durerà un anno, il 2013 dei miei 30'anni. Se il mondo non vedrà niente neanche così, chiuderò tutto....

ial.

Just another WordPress.com site

The Well-Travelled Postcard

A travel blog for anyone with a passion for travelling, living, studying or working abroad.

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life