Il paradosso della (mia) normalità

Sono in ritardo sulla tabella di marcia, ma.
C’è un “ma“, anzi non è un “ma“, ci sono già troppi “ma” nella mia vita consueta, per una volta che non si tratta di “ma” in quanto particella avversativa e posso trasmutarla offrendole un senso controverso minore con cui fare i conti, sfruttare la cosa è d’obbligo.
Non c’è un “ma“, dunque, ma (!) una ragione per questo ritardo.

Ieri, ovvero S-a-b-a-t-o-S-e-r-a, sono uscita come da copione (cosa che in realtà avviene con una qualcerta, usuale frequenza di recente), sono rientrata tardi come da copione e mi sono svegliata tardi Domenica mattina. Come da copione. E quindi tardi il cappuccino, tardi il passaggio obbligato sul blog, postposte tutte le abituali mosse quotidiane, sfasate dalla semi-normalità che interpreto negli ultimi tempi. Con esiti abbastanza patetici, in realtà, ma basta il pensiero.
Uscire il sabato, frequentare personaggi e scene da sabato, tutto questo mi fa sembrare/sentire/mi rende normale. Mi correggo: “mi fa sembrare/sentire/mi rende normale agli occhi degli altri”. La realtà è ben altra, giacchè si innescano una serie di paradossi atavici sulla mia persona, che si sommano a quelli quotidianamente preesistenti. La pretesa di normalità (qui si parla del senso più spicciolo e formale del termine,ok?) cui so di non poter realmente ambire, che cerco di rosicchiare nonostate tutto e di cui, in tutta verità, NON ME NE FREGHI UN CAZZO, è un salvagente di cui ho bisogno a volte e seppur tollerandola in pochissime dosi, devo ricercarla e assumerla per poter andare avanti.
Il complesso punto è questo: io non sono “normale“, ovvero non lo sono per i canoni, le abitudini e le persone che vivono a stretto contatto con me in questo paese e in quelli limitrofi, non sono come loro e come loro si aspettano che io sia /che io debba comportarmi, non lo sono mai stata. Ho provato a vestirli un sacco di volte gli abiti della ragazza in riga con le cose del suo mondo, ma non mi appartengono, faccio fatica a entrarci, mi risultano troppo stretti, come la spiacevole sensazione di indossare dei vecchi jeans se hai messo su qualche chilo. Sono abiti carini, smerigliarti di colori pagliacceschi, troppo per me, mi rendono goffa e mi soffocano.

Ho rispettato il copione, sono uscita di sabato. Segue tra parentesi un sunto breve e sorvolabilissimo della serata di ieri.
(Sono uscita con le mie amiche della cittadina vicina, M&M, anche se non ero propio in vena, ieri. Rispettavo il copione alla  ricerca di normalità e di distrazione, certo, ma la vera ragione è quella tradizione, che vede me e una delle M, festeggiare insieme il compleanno oramai da 15 anni, dal momento che siamo nate nello stesso ospedale a 4 giorni di distanza l’una dall’altra. Con loro sto bene, sono mie amiche non è qui che sta il problema, voglio loro bene, passo delle ore piacevoli in loro compagnia, non sempre mi diverto, ma la mia idea di divertimento è conseguenza della mia persona, che non avendo gusti comuni alla più alta percentuale di coetaeni di queste parti, ne consegue per forza una riduzione forzata delle mie possibilità di divertimento.
Siamo andate a cena in un pub nuovo fuori città, molto carino, pieno di gente, si mangia bene e la birra è ottima, di matrice tedesca, cruda e non molto forte, meno male che  basta una coppa piccola e la testa comincia a girarmi.
Ci siamo aggiornate.
Abbiamo scherzato.
Abbiamo riso.
Ci siamo truccate scambiandoci gli ombretti perlescenti, come bimbette di 12 anni.
Ci siamo scambiate i regali, e mi hanno regalato un profumo con i controcazzi, il Guilty di Gucci che io adoro, ma costando 56 euro la boccetta da 50ml, non l’ho mai acquistato direttamente, solo un’altra volta mi era stato regalato e loro sapevano che l’avevo finito.
Io ho regalato a M un set dell’Acquolina composto da me con profumo alla fragola e panna, acqua corpo alla rosa e violetta, crema scrub corpo e mousse bagno Pink Sugar, neanche lontanamente vicino al prezzo del Gucci, ma è anche vero che loro erano in due. In più ho portato alla M numero due, degli orecchini ricamati fatti da mia madre, affinchè potesse avere anche lei un pensierino sennò aprivamo tutte regali tranne lei ed è una cosa triste. Credo.
Poi siamo andate nel solito pseudo pub ballereccio che piace loro così tanto (e a me manco per finta mi piace, l’ho detto loro che mi fa cagare), che c’è il tipo cui è interessata una delle M e che è un mezzo imbecille a cui non so mai che cavolo dire, ma meno scemo della percentuale delle precedenti fiamme di entrambe e qui la chiudo altrimenti dovrei aprire un capitolo immenso sui metodi infantili e stupidi di corteggiamento e di scelta e avvicinamento del maschio che M&M si intestardiscono a usare da anni e che io non condivido e non comprendo proprio.)

Col fatto che sono vincolata con gli orari visto che non ho un auto, sono dovuta andar via relativamente presto dal pub ballereccio e questa mossa, che potrebbe essere considerata scomoda (e giustamente) dai più, io la accolgo sempre con un certo sollievo.
E qui cominciamo con i paradossi.
Il primo paradosso: sono felice di uscire con M&M, ma a piccole dosi: a un certo punto mi annoio o comincio a sentirmi a disagio e non c’è niente di peggio del disagio fuori, nei pub ballerecci, il sabato sera.
Secondo angusto paradosso: sì, uscire mi rende serena, perchè esco di casa e respiro, ma nello stesso tempo devo fare uno sforzo e adattarmi a locali e cose da fare che questi luoghi mettono a disposizione e che non mi piacciono quasi mai e mi annoiano quasi sempre.
Terzo paradosso: ho bisogno comunqnue di queste sortite mondane, perchè mi fanno sentire “normale“, dove per “sentirsi normale” si intende: essere vista come una che non trova noioso e inutile frequentare certi locali DEL Sabato sera, e poter dire di essere uscita così non mi rompono le palle e a me mi rompono le palle da 20’anni.
Ora, questa cosa la maggior parte della gente non la capisce e dice cose come “ma fai quel che vuoi, se non vuoi non uscire e fregatene degli altri e di quel che pensano e dicono”. Si tratta di persone  che nella maggior parte dei casi, non sono abituate a vivere in un ristrettissimo paese senza niente da fare, e che hanno la possobilità di frequentare e fare ciò che meglio gli aggrada senza avere persone a loro stessa molto care, che la trattano come una menomata mentale se non esce la sera. Non è che non sia buon per loro, solo che queste persone, generalmente, non riescono a capire la mia situazione. Il paradosso sta nel fatto che in effetti, io faccio esattamente così, faccio quel che mi aggrada e “normale non mi ci sento neanche quando faccio di tutto per esserlo. Ma farlo mi aiuta, prima di tutto perchè esco comunque e se non hai alternative devi uscire in qualche modo, e poi perchè mi permette di non essere angustiata e di non vedere la gente che amo guardarmi con occhi perplessi e pietosi, come fossi una pazza da rinnegare che necessita di cure psichiche profonde.
Quarto paradosso: devo uscire ogni tanto per non sclerare, ma quando non sono a mio agio non parlo, la qual cosa potrebbe essere scambiata per timidezza e forse un po’ lo è, ma per lo più è dissacrata noia che spinge la mia testa a pensare ad altro ignorando tutti e tutto.

Chiaro?
Probilmente non è chiaro per niente, ma non so essere più chiara sull’argomento perchè non è molto chiaro neanche a me, nonostante siano anni che cerco di trovare un compromesso che mi renda gli alambicchi sociali forzati, meno traumatici.
Non sono semplice io.
In compenso sono marchiata. Mi hanno marchiato come una vacca, ieri sera al pub ballereccio e non è ancora andato via. Poco male, per oggi sono normale, lo dice anche il marchio, è garanzia di normalità il marchio da pub ballereccio.
Vi sfido a trovare  qualcosa che sia garante di normalità più del pub ballereccio del Sabato sera! E’ come andare in giro con un cartello piantato sul petto che attesta: “Accettabile, nella norma, si comporta come previsto. Vietato scassarle i maroni“.
E questo signori miei, è grasso che cola.

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La Pasqua non è fatta per vedere film

Stamattina ho avuto una paura fottuta e mi sono ritrovata in un casino che poteva finire in tragedia. Ma di questo ne parliamo dopo, l’attentato alla mia vita e alla mia vitù è una quisquilia in confronto alla notizia del giorno: mancano 7 giorni all’inconto con Odisseo! Tra una settimana a quest’ora starò sul treno a farmela elegantemente nei pantaloni. Pensatemi.
Devo correre nel narrare della tremenda laurea della cugina di ieri sera, perchè sono in un ritardo atroce non solo per andare dallo sfaciapc a portare il pc, ma anche nel seguire  la tabella di marcia delle cose da fare pre e per Odisseo.

Non è stata male la serata al ristorante, ma solo nel senso che mi odiano quasi tutti e al resto di loro, sono completamente indifferente. Mi hanno trattata con freddezza, come se non esistessi, il parente Riccone- la cui figlia s’è laureata ieri, appunto, vi dico solo che c’era lo champagne per brindare, ettolitri di champagne- ha fatto un discorsetto a mio fratello e mia sorella, dicendo loro che se vogliono aiuto e un prestito di chiederglielo. A me, manco m’ha cagata. Mi ha detto solo “in gamba eh” quando l’ho salutato. Intendiamoci, non mi dispiace essere ignorata, il problema è che so che in realtà mi straparlano talmente tanto dietro e tutti insieme, che hanno tutti la stessa blasfema visione di me, cattiva cattiva perchè non vado a trovarli, non mi laureo e non lavoro, e siccome confabulano tutti alle spalle insieme, sono arrivati tutti a costruire un profilo di me odioso che condividono e si sballonzolano alla bene e meglio. Sapete cosa mi dà noia? Non il fatto che mi reputino odiosa, e scema e menefreghista, magari lo sono davvero, non lo so, non sto qui a discutere questo, ma il fatto che non sono riuscita a lasciare un pezzetto di me a nessuno. Se morissi non fregherebbe a molta gente, mio fratello e mia sorella si rattristerebbero ma poi mi scorderebbero, mia madre solo perchè è la madre della morta, non perchè le mancherei, forse Odisseo e a un paio di amiche spiacerebbe davvero, ma non cambierebbe loro la vita. Questo è triste, e denota tutta la mia pochezza come anima fatta persona. Perchè tra loro, questi parenti, sono tutti legati e si vogliono bene (be’ poi si sparlano alle spalle, ma comunque, in qualche malato modo, sono legati), e io vorrei qualcuno che mi volesse davvero davvero bene, se non lascerò dietro di me neanche questa piccola cagatina di impronta, niente vale la pena, no?
Neanche mia cugina coetanea, che tanto fa l’amica, in realtà prova vero affetto per me. Io devo dire che in modo strano le voglio bene, rigetto tutto quello che è e in cui crede, ma le sono affezionata e non passo il tempo con lei annoiandomi troppo, sempre ammesso che il tempo in questione sia relegato a un paio di volte all’anno (!). Ma lei dicevo, è la prima delle mie disfattiste, dopo che le racconto o dico o anche parlo con altri, lei comunque prende quel che dico e lo va a raccontare tutto a sua madre (ce è la Matrona di cui dicevo ieri), e insieme vedono come sistemare quel che dico in una luce negativa da sparaflesciarmi addosso. Dopodichè vanno a dirlo al resto dell’unita e affettuosa famiglia.
Quindi nessuno piangerà troppo il giorno della mia dipartita. Ma forse è meglio: sarò ricordota per aver lasciato poco altro dolore in questo orrido e doloroso mondo.
Sono stata al tavolo con delle mie cugine dai 23 ai 30’anni, compresa questa mia cugina omonima e coetanea accompagnata dal ragazzo che si porta sempre dietro, stile cagnolino sorridente e benpensante e che ha 36 o 37 anni, non ricordo.
Non è stato del tutto spiacevole, abbiamo riso e chiacchierato, con una di loro, poi, ho potuto parlare dei suoi problemi di peso, di come si vergogni a uscire di casa nonostante abbia un ragazzo, non riesce a superare questa cosa e ho cercato di aiutarla per quanto ho potuto e nonostante per me non sia diverso, anzi, è anche più dura, perchè  anche se sono più magra (“magra”… che bella parola!)  di lei, lei ha il ragazzo che la ama e la sostiene sempre e io ho una mezza cippa fregata, che vuol dire “niente”.
Spero le sia servita un po’ la mia esperienza, spero di esserle stata utile anche se ne dubito, lo spero davvero perchè è una ragazza molto dolce e lo so da dove derivano parte dei suoi problemi, e la capisco, la capisco benissimo.
Per il resto ho sparato qualche battuta, anche se quella che ha avuto più successo l’ho rivolta a una mia cugina che abita vicino casa mia, le ho detto se vuole passare la sera di Pasqua che ci vediamo un film, che sennò per impegni vari non ci vediamo mai, che Pasqua comunque si mangia e stop e siamo tutti qui vicinivicini, che comunque ho voglia di rivedere “Django“, (io lo amo quel film), e siccome ho detto queste cose tutti si sono messi a ridere. Mah.
Pare, mi hanno poi spiegato perchè io sono neofita di tali ragionamenti, che Pasqua non sia fatta per vedere film. Mi è nuova questa regola, seppur di regola ancestrale pare si tratti, presente fin dagli albori del Cristianesimo, in quel del primo secolo dopo Cristo, fa niente che il cinema ha solo un secolo di vita i Cristiani sono avanti. E poi mia cugina omonima-coetanea mi dice che lei non vede film, pochi, s’è vista Twilight e qualche altro, ma poca roba e neanche il suo ragazzo vede film. Mmh.
Allora ho spiegato loro che non possono non vedere i film epici, storici, cult, fondanti della cultura e della vita e gliene ho citatai decine da Casablanca a Donnie Darko, da Stanley Kubrick al Signore degli anelli, da Love story a Tutti insieme appassionatamente, non hanno visto neanche Via col vento o La principessa Sissi o Ritorno al futuro! Insomma: OH MIO DIO ‘CAZZO VIVI, MA COME SI PUò ACCETTARE UNA COSA DEL GENERE, MA VA BENE NON TI VEDERE I FILM CLASSICI MA IL GLADIATORE CAZZO VEDITELO IL GLADIATORE!!!
Scusate.
No, non l’hanno visto il Gladiatore, no. Però di E.T. sanno che è il mostriciattolo della pubblicità della Telecom. Già già. Non hanno visto neanche V per Vendetta! Cioè passi tutto, passi pure E.T., ma come si fa a vivere senza V per Vendetta? Invece, si “vive” e un’altra cosa: se come me credevate che i Mel Brooks-vergini fossero estinti, ricredetevi.
Comunque ora capisco perchè hanno il cervello fregato dalla Chiesa e dalle dinamiche di paese: non vagliano strade alternative, non sviluppano personalità interessanti, per loro il mondo, è solo quell’unica via inculcatagli è il mondo.
Allorchè, anche un pizzico eccitata dalla sfida, lo ammetto, mi sono offerta di organizzare una serata film a casa mia, molto alla mano: faccio i pop corn, arrostisco due pannocchie, un paio di pizze, scelgo un film, invitiamo altri cugini e  zim bam boom è fatta! E’ anche un modo per stare insieme, visto che la Matrona mi dice sempre che non mi faccio mai viva! Ecco: ora invece ti organizzo tutto e invece? L’adorata figlia della Matrona, declina, anche a nome dell’illegittimo consorte, che non ha pareri discordanti dai suoi, non può permetterselo anche perchè, come ha tenuto a ribadire più volte mia cugina, non ha ancora un anello da poterci far vedere (o esporre a proprio vanto nella pubblica piazza), non che qualcuno glielo abbia chiesto o si sia posto il problema al tavolo eh, ma lei l’ha ribadito. ?Sto pèovero cristiano deve comprarle presto un anello e sposarla, questo il succo.
Dunque ho detto che avrei scelto film semplici e romantici, e lei s’è piccata (anche!) e ha detto “eh sì, perchè siamo scemi noi, no?!”. Ma cribbio benedetto, se tu mi hai detto che non  vedi film, come ti faccio vedere un film impegnato?!
Le ho pazientemente spiegato che quello che intendevo era che qualcuno vuole rilassarsi vedendo film e non impegnarsi, tutto qui. Niente neanche così, entrambi i consorti preferiscono vivere e morire limitati. Dio li fa e poi li accoppia.
Dice, lei, sempre la cugina omonima, che a lei libri e film non danno niente, a lei dà molto e l’aiutano a diventare migliore le attività che fa tipo chiesa e recitine. Buon per lei- ho detto- ma tutti vedono un cazzo di film, che poi leggere buoni libri e quelli che questi ti danno non te lo dà niente al mondo, troppo contorto il ragionamento, non mi ci sono imboscata.
Ora capite perchè io sono certa di esser stata sostituita nella culla, visto la famiglia che mi ritrovo? Insomma come faccio a lasciar loro qualcosa di me, ci provo ma non posso, non vogliono connettersi a me e io sono stanca di dovermi abbassare per connettermi a loro.
Immagino cosa mi avrà detto alle spalle la cugina omonima: che mi sento superiore, che leggo e guardo film perciò non mi laureo e perdo tempo senza fare niente. Lo so, credetemi, lo so che è così. Amen.

E’ stata dura non mangiare, per questa situazione di isolamento e tristezza in cui mi sono trovata. Saranno pure la coppia più noiosa e scontata dell’universo, ma sono una coppia e io non ho mai avuto niente del genere. Anche la cugina del mio tavolo che pesa sui 105 chili, ha un ragazzo è innamorata e felice, e io, zero, niente, nada, nisba, nè amore, nè felicità.
Che poi, saranno grassi, anche mia cugina omonima ha un culone enorme, ma non sono grassi in faccia, sono carini, o a me sembrano tali, io sono orrenda proprio! Come mi ha elegantemente ricordato mia cugina: “Noi sopra siamo fine e magre, abbiamo solo il culone, tu sei grassa sopra e sotto così così”. Forse per questo guardo tutti quei film: non felice, non amata, grassa e orrenda anche se senza culone, isolata da tutti, senza laurea e senza lavoro, che cazzo mi resta se non i film?

E immaginate resistere alla tentazione di abbuffarmi con tutti questi allegri e festosi pensieri in testa! Anche se devo essere sincera: tutto sommato, almeno da questo punto di vista (almeno uno e meno male), me la sono cavata discretamente, credo.
Siccome ieri è morto lo zio di una mia cara amica, per rallegrarla le ho inviato un sms dicendole per filo e per segno cosa ingurgitavo e aiutando così anche me stessa a tenere il controllo. Dunque ho mangiato:
Antipasto: un po’ di insalata di mare, due forchettate di branzino, una fetta sottile di pesce spada di quelli affumicati con olio e aceto, una fetta di salmone, polpa di granchio mentre ho lasciato il gamberetto impanato che se l’è preso mia cugina omonima, ho lasciato anche il resto del branzino, e un rotolo di seppia rucola mozzarella e prosciutto crudo.
Primi piatti, due porzioni: risotto in crema di scampi ne ho mangiate 3 forchettate e ho lasciato il resto e lo scampo se l’è preso, stavolta, il consorte di mia cugina; quadrotti ripieni alla cernia, tipo agnolotti grandi e quadrati e ho assaggiato metà di un solo tortellino.
Secondo: una fettina di pesce, ne ho mangiata metà; due gamberoni alla griglia e li ho mangiati; involtino di pesce spada alla silana, ovvero fettina di pesce spada arrotolato di una crema di funghi, noci e tanto formaggio, calorosissimo ma l’ho magiato, ahimè.
Insalata: mista con pere e ananas e noci, ho mangiato quasi tutta l’insalata e l’ananas e uno spicchio di noce e ho lasciato le pere e il resto delle noci.
Bibite: c’erano tre tipi di vino, spumante all’inizio e champagne alla fine oltre alla coca cola a richiesta, ma io ho bevuto solo acqua.
Frutta a scelta: fragole, kiwi, melone ecc… e un’enorme fontana di cioccolata in cui intingerli. Non ho mangiato niente.
Dolci a buffet: dai cannoli, ai bignè farciti con varie creme, ai dolci secchi alle mandorle, ai bicchierini con le mousse, a una scelta di tre gelati artiganali, qualche torta e crostata, e la torta di laurea con crema pasticcera e crema al cacao e panna. Non ho toccato niente.

Ecco, avrò messo su un sacco di calorie, ma poteva andare peggio, sinceramente.
Peccato che, davvero, non sono dimagrita molto, avevo i rotolini ieri, una cosa orrida e anche il viso e di braccia, sono veramente disgustosa e non vedo cosa possa piacere di me a Odisseo. Vado alla cieca, un salto nel vuoto che mi attende dopo.

Nonostante mi fossi coricata piangendo alle due di notte, alle 5.30 ero in piedi. Finalmente il sole, e finalmente caldo. I papaveri stanno crescendo anche sulla spiaggia e quando arrivano margherite, bocche di leone e papaveri, la primavera è arrivata.
Non fosse che me la sono vista proprio brutta.
Visto che il lungomare è impraticabile perchè già alle 6.00, ormai, il sole ti trapana gli occhi, ho scelto anfratti secondari della zoona costiera del paese, dove i pini marittimi, i nespoli con le loro grandi foglie, i pruni e le palme, ammorbidiscono i raggi del sole. Spuntano per lo più dagli enormi giardini delle ville vuote, occupate solo d’estate o al massimo durante le feste, è probabile che tra oggi e domani si riempia qualcuna di quelle villone.
A un certo punto ho avuto la pessima impressione di essere seguita. Scricchiolii, nuca che prude, rami spezzati, bisbigli e urla di vario genere che si rimbeccavano gli uccelli usciti d’improvviso col sole, e che rimbombava nel silenzio dell 6.00. Mi sono convinta che fosse mia impressione, fin quando non sento il rumore di una bottiglia di vetro rotolare sull’asfalto e una risata. Cerco di uscire da quell’intrico di vie e case senza anima viva per decine di metri e vedo due tipi, dalla pelle mulatta, con felpe e cappelli calati, svoltare l’angolo e allungare il passo. Credo di aver avuto davvero paura, perchè ho iniziato a pensare al peggio e a come cavarmela in caso fosse successo il peggio e quelli avevano intanto cominciato a fischiare e dirmi di stare insieme a loro e a fare apprezzamenti sul mio culo. Ho corso un po’ di più, ma ero spompata e loro hanno accelerato. Non avrei resistito a lungo, allora ho girato per la mia via preferita che conosco a memoria (un giorni racconterò perchè), che porta al lungomare ed è isolata e mi sono abbassata dietro una cunetta di terra smossa per la costrizione di qualcosa. Se mi avessero trovata lì, non ci sarebbe stata via di fuga, ma ero stanca e che io sapessi c’erano solo stradine lì intorno, la strada principale era vicina ma non così tanto da guadagnarla correndo. Quelli sono passati dritti verso il lungomare e io sono scappata e sono tornata sulla strada. Che poi magari mi sono solo spaventata e non sarebbe successo niente, avevo incontrato altre ragazze e signore che correvano quanche parallela prima, ma ho avuto comunque paura.
Nonostante ciò e nonostante il mal di tette da arrivo ciclo (correre col mal di tette da ciclo è impossibile), sono riuscita a fare i miei buoni 40 minuti, intervallati stavolta da qualche minuto il più visto l’inconveniente, ma li ho fatti: due step da 15 minuti e uno da 10.
Non credo abbia riassorbito tutte le calorie di ieri, ma tant’è. Correrò solo per i prossimi due o tre giorni comunque, gli ultimi 4 giorni prima di Odisseo no, potrei fare qualche lunga camminata, ma corsa no. E calerò il ritmo: domani resta sostenuto, ma soli 30 o 35 minuti; sabato sui 30 o 25 minuti e se esco la domenica di Pasqua faccio 20 minuti, ma vedo se riesco a farli continui, ultimo sforzo e poi basta, tanto questa ciccia non la levo.

Ho scritto così tanto che è tardissimo, e ora sono davvero nei guai per raggiungere il centro commerciale e portare pc e comprare vestiti per Odisseo, diamine… e in più sono passati due parenti -perchè qui quando è festa è un via vai di parenti tra il primo e 500esimo grado e trovano sempre me, of course- e hanno lasciato una gallina di ceramica impacchettata con cioccolatini dentro, credo, una colomba e un’enorme cuzzupa, quella biscottata non morbida, la mia preferita, cosparsa di glassa e intrecciata, che nel latte a colazione è un canto celestiale, che non posso non farvi vedere (peccato solo che non sia quella decorata con le uova sode che è più scenica, ma accontentatevi). C’è il riflesso della luce sulla carta decorativa e il nastro della decorazione impiccia, ma insomma, si capisce. E sì quelle a decorazione sono ancora nepitelle, ma queste non mi piacciono, sono con una pasta dura e con una marmellata d’uva e miele e fichi secchi.

E ora, saluto il mio caro blog che mi mancherà come fosse un’estensione di me stessa, e saluto chiunque passi e mi legga, ringraziando ancora una volta chi finora mi ha dato tanto e augurando a tutti voi, conoscenti o no, una bella, cioccolatosa, serena, PIENA DI FILM CHE ROMPANO LE REGOLE IDIOTE, divertente e piena d’amore (se avete la fortuna di avere amore nella vostra vita), Pasqua.
Obi Wan
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Cosce sfatte e rivoluzioni

Terzo giorno di corsa, capite?! Terzo!
Eh sì lo so che sono pallosa e che sono giorni che non parlo d’altro, ma ho corso, capite? Corso!
Ok non correrò per un’ora di seguito, ok muoio di freddo, ok il lungomare è vuoto e il mare romba, ok le mie mie povere cosce stanno urlando dal dolore, ok non mi sveglio più alle 5.00 della mattina ma alle 6.30 perchè vado a letto distrutta, ok magari non perderò troppi chili a correre solo per 8 minuti totali, intervallandoli alle camminate, ma comunque mi muovo, esco, mi sfondo, ci provo.
Combatto non solo contro la mia proverbiale pigrizia, ma contro il mal tempo, i cani, il timore di essere stuprata, l’esigenza di starmene sotto le coperte a leggere il mio caro Bukowski, alle sei di una tremenda mattina di inverno (perchè sì, è ancora inverno), e contro lo sconforto di non riuscire a correre, di non riuscire a dimagrire.

Vi dico una cosa, una cosa che forse ho sempre saputo, ma che ho realizzato davvero solo in questi giorni: non importa quando si corra di per sè, o se si cammina soltanto. In realtà conta solo sconfiggere i propri blocchi. Io mi sto mettendo in gioco, mi sto impegnando davvero. Corro poco forse, ma esco con ogni tempo e situazione, sono caparbia in questo. Ed è davvero strano avere il lungomare  tutto per sè, con solo lo scirocco tutt’intorno a te, non si vedeva una mazza stamattina, solo nebbia che sembrava l’inizio di un thriller poliziesco ambientato nella vecchia Londra, quando uccidono la ragazza fessa che se ne sta in giro da sola in una situazione del genere. Non scherzo, ho avuto davvero il timore perenne che un tipo incappucciato potesse spuntare dalla nebbia a stuprarmi o sgozzarmi, e ogni tremendo rombo delle onde era un colpo al cuore anche perchè sono altre tre metri più di me, quelle cavolo di onde!

Capite ora perchè per me essere riuscita a correre tre giorni è tanto anche se in realtà non lo è? E’ una lotta con me stessa e la sto portando avanti.
Per questo se volete farlo non vi preoccupate se correte solo due minuti o se la bilancia non vi restiruisce gli sforzi impiegati, fatelo lo stesso.
Fatelo perchè conquistare l’alba è bello, fatelo perchè lo sforzo purifica, fatelo eprchè è una forma di azione.

Il programma che sto seguendo io è meraviglioso e funziona e ringrazio Vuc’s (che trovate qui: http://vicozzarecords.wordpress.com/) per avermelo consigliato: se leggi Vuc’s, grazie mille!
Lo trovate qui: http://www.albanesi.it/Corsa/cominciare.htm
Io sto chiaramente alla prima fase ovvero cammino 2 minuti e corro 1 minuto per almeno 8 volte e credetemi è meno semplice di quel che sembra. Volevo aumentare e passare alla seconda fase la settimana prossima ma mi sa che non sono ancora pronta e che persisterò con la prima fascia.
Non mi sono ancora pesata, non so se serve, ma serve o no, non credo smetterò.
Mi fa sentire troppo bene e dio solo sa se ho bisogno di sentirmi bene.

Dei sabato sera, ovvero de la gente che sta in piedi senza i libri di Tom Wolfe (in un pub)

Ieri sera sono uscita e mi sono ricordata perchè non esco mai da queste parti.
Ok, passare un po’ di tempo con le mie amiche non mi dispiace mai, il problema è il contesto privo di qualsivoglia scintilla in grado di accendere qualsivoglia neurone. E con qualsivoglia neurone intendo “uno-a-caso-dei-miei-neuroni”, perchè quelli dell’altrui gente paiono accendersi benissimo e rifulgere inestinguibilmente.

Da ragazzina  pensavo che crescendo le cose sarebbero cambiate, ma questo non mi ha mai impedito di sentirmi una stupida non in grado di essere me stessa di divertirmi lì con tutti, e in definitiva di sentirmi un’asociale.
Bello constatare che alla soglia dei 30 anni le cose non sono cambiate, proprio bello, ma proprio proprio bello! Che sono la stessa asociale complessata di allora, ah …non sapete quanto sia stato bello e speciale sentirmi dannatamente fuori posto! Strano però che questo pensiero affiori solo quando esco da queste parti: perchè il mio paese e le cittadine della mia adolescenza mi fanno sentire una minorata, davvero non lo so, al punto che non posso neanche più lavorarci qui! Uno psicologo ci farebbe i soldi con me…

Ma tutte queste sono spleculazioni tratte dal mio punto di vista e potrebbero essere falsate, per stabilire se sono solo scema o un’asociale vera o se sono tutti pallosi, dobbiamo far un rapido elenco dei fatti. Rapido, che domenica o no, asociale o meno, Calipso qui deve studiare.

Dunque, prima siamo andate a mangiare la pizza in un pub bellino ma angusto, e per angusto intendo che è più grande la mia stanza nonostante quello sia stipato di bancone e tavoli e senti senti, televisioni. Mi sono chiesta a che diavolo servano quattro televisioni in una stanza grande quanto un bagno, e un millesimo di secondo dopo, le urla belluine mi hanno illuminata: partite. Quel pub bellino è un ritrovo per partitari.
No, mi correggo: tutti i pub bellini o bruttini, piccini o picciò, pizzerie, rosticcerie, messicani, arabi e neozelandesi, tutti sono stramaledetti ritrovi per partitari, qui. Ed ecco quindi cena più spettacolo, uno spettacolo rivisto mille e mille volte e condito dei più tradizionali e beceri clichè del folclore partitaro:
– alla mia destra un paio di buzzurri che rovesciavano boccali di birra ogni volta che la palla rotolava;
– alla sinistra la créme della créme: ex compagno di liceo (e pensare che l’avevo sognato ieri notte!) che mi fissa come allocco e sciorina frasi fatte una dopo l’altra insieme al suo gruppo di cicisbei, e fa il gallo cedrone con le galline del cicisbeiato, del tipo “ha fatto la cresta al palo”, “oh se io dico che vince, vince”, “eh…mi dicono tutti che potrei fare il filosofo, mi chiamano Zarathustra!”. E io che cercavo di ignorarli con le mie di chiacchiere che non vinceranno l’oscar, ma il cicisbeiato lo surclasso. Non fosse che eravamo appiccicati tutti insieme come in una grande orgia…;
– dietro di me le puledrine anti-juventus, (il che significa milaniste o interiste non vi pensata a niente che denoti una forma anfibia di personalità), che urlavano gaianti a ogni goal dell’altra squadra (ammesso che goal ci siano stati perchè non ho alzato lo sguardo verso lo schermo neanche una volta, quindi possono essersi aggrovigliati tutti in un’amplesso collettivo per quel che ne so…), insomma un vero attentato in acuti al mio padiglione auricolare e da lì al sistema nervoso centrale tutto. Il che mi ha fatto pensare, come se pensare fosse lo scudo anti-cazzate-strillate, e una teoria affascinante sul perchè io non mi sono mai trovata bene con nessuno qui, ha iniziato a formarsi: “siccome vivere continuamente in questo delirio di cazzate ti rende cazzone, poverini, non hanno scelta su cosa essere “. La conclusione della brillante teoria: “quindi sono tutti stupidi tranne me“. Mi piace ovviemente, io ne esco bene e  non capita in nessun’altra teoria, che io ne esca bene;
– davanti a me il gruppo dei sofisticati borghesi in cravatta (in un pub) con puzza elegantemente sotto al naso (in un pub) e atteggiamento da uomini e donne vissuti e vissuti con classe (in un pub) a guardare attenti e silenti lo schermo per poi commentare con sussiegosa competenza qualsiasi sbarbamento abbiano visto sullo schermo, seguito da risolino compresso alla battuta composta (in un pub).

In realtà tutto questo l’ho immagazzinato, ma c’ho prestato ben poca attenzione perchè non vedevo le mie amiche da Natale e ci siamo divertite. Finchè non siamo andate nel “pub” numero due, che tutti continuano a chiamare “pub”, ma se quello è un pub io sono Reese Witherspoon. E io non sono affatto Reese Witherspoon.
A me dispiace, le mie amiche volevano che mi divertissi e volevano farmi conoscere i tipi che piacciono loro, ma andare in un posto in cui non si può parlare perchè la musica da discoteca (in un pub) è troppo alta e devi strillare, e in cui ti mettono il timbro sulla mano quando esci per consentirti di rientrare come fossi una marca da bollo (in un pub), non è il genere di posto che io chiamo “pub” e che mi piace. E’ invece il genere di posto in cui mi trovo tremendamente fuori luogo e rimpiango i libri Tom Wolfe (non so perchè proprio Tom Wolfe, ma quando finisco in questo genere di posti, mi trovo a dannarmi l’anima per non essermi portata dietro un libro di Tom Wolfe).
Funziona così nel “pub” numero due: prima si sta tutti compressi su due poltrone, uniche nella sala, si parla di scommesse e di calcio, poi si passa nell’altra stanza a sentire qualcuno parlare di scommesse e di calcio, poi tolgono anche le due poltrone e alzano la musica cosicchè tutti possano stare in piedi col cocktailno in mano e non si sentano più a vicenda qualora venisse loro un’improvvisa necessità di parlare di scommesse e di calcio, ma tanto c’è il televisore che non si sente e che parla di scommesse e di calcio, l’apice arriva quando si fa la fila in bagno e la finta ragazzina (avrà avuto 35 anni) salta la fila per il bagno delle femminucce e va in quello dei maschietti, salvo trovare la porta chiusa perchè occupato, il che scatena forsennate risa da parte degli astanti; poi si torna di là dove il precedente branco di cretini (in piedi) ha iniziato a dimenarsi come cazzoni (in piedi).
A quel punto sono andata a farmi una birra e a rimpiagere Tom Wolfe in un angolo, salvo poi pensare alle mie amiche contrite a causa della mie stranezze, che comprendono il non voler parlare di scommesse e di calcio e il voler stare seduta, pensa pensa, il che mi ha fatto sentire (giustamente) un’acida zitella asociale e sono tornata lì, in piedi, nel branco di gente in piedi a essere una cretina che tanto tutto fa brodo e l’uomo non è un’isola (ma la donna sì, visto che “isola” è femminile, ma lasciamo perdere) ecc ecc…
Sì, uscire il sabato sera è fenomenale, mi chiedo perchè non lo faccia più spesso.
Però, per essere un’acida zitella asociale sono simpatica, perchè quando stavo andando via (c’è un limite di sopportazione quando stai in piedi a non fare niente, sappiatelo), ho detto al tipo col timbro all’uscita che mi aveva già marchiata come una mucca e tutti si sono sganasciati dalle risate. Boh. Non volevo fare dell’ironia, ma contenti loro, almeno ridono…

Mi spiace di essere così, ma sono così e io lì dentro non ci torno più.
Se poi mi passano sotto banco un libro Tom Wolfe

Come una Fenice

La vita mi ha insegnato solo a rinascere. E non c’è niente di poetico in questo, solo cruda e nuda necessità. Perchè lo sai che cadi, che cadi di continuo fin da quando sei bambino e le cadute erano dalla bicicletta o dai pattini, adesso invece le cadute sono dalla vita. Veri e proprii inciampi, magari c’è chi ha più equilibrio, magari chi è sostenuto da altri, o chi invece cade più spesso, come me che faccio parte di quella categoria di persone che hanno le gambe di ricotta proprio e cadono di continuo.

La mia vita è un’immensa, ripetuta, continua caduta. Non c’è altro che so della vita se non che si cade. E so che esistono una decina di modi per rialzarsi e tanto quanto impara il bambino a farlo mentre impara a camminare, così deve imparare l’adulto. E se non lo fa?
Eh…so’ cazzi! In generale sono tre le soluzioni che comprendono tre tipologie di individui anche:

  1. C’è chi viene aiutato ad alzarsi perchè ha un nugolo di persone che lo amano attorno, che lo rialzano. Sono le persone più fortunate secondo me perchè, essendo sostenute da così tanta gente, cadono poco, cadono semrpe meno, imparano infine a non cadere;
  2. C’è chi invece cade spesso e deve imparare da solo ad alzarsi, e si sbuccia le ginocchia tante di quelle volte che le cicatrici restano indelebili per tutta la vita, e che nei casi più fortunati, arriva a capire come cadere un po’ meno spesso, o comunque cercando di non farsi troppo male.
  3. E poi c’è chi ha difficoltà ad alzarsi, chi cade ed è schiacciato da un peso tale che ha bisogno di tempo per raggranellare le forze bastevoli a scollarselo di dosso o a imparare a camminare con questo sul groppone. E ne frattempo arranca e striscia come può.

Io appartengo alla terza categoria, e sto cercando di imparare a salire verso la seconda, un po’ come vengono scontati i peccati nel purgatorio e si scalano i gironi.Sono caduta tante di quelle volte che ormai non mi pesa tanto la caduta, ma solleversi è sempre più difficile. Ho strisciato tanto, nascondendomi a un mondo che mi rispecchiava solo nei termini della mia inadeguatezza.
Il punto è che mi sono sempre rialzata. A volte dopo anni, a volte sono caduta cinque minuti dopo, ma mi sono sempre rialzata.
E ho imparato che rinascere è bello, che scrollarsi le ceneri del passato è sano, che il falò che ti consuma prima della rinascita brucia e fa male, ma è purificatorio.
Rieccomi pronta a bruciare, a farmi male, a scrollarmi la cenere delle stronzate passate di dosso, e a rinascere di nuovo.
Come una Fenice.

Immagine

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