Ho visto due moscerini della frutta fornicare

Ho visto due moscerini della frutta fornicare e tutto quello che sono riuscita a pensare è: qui fornicano tutti tranne me.
Che poi non è questo grand’evento il fornicamento, pare, questa cosa rara e speciale e difficile da attuare, dal momento che riesce a farlo anche un moscerino della frutta!
Intendo proprio tutta la trafila: trovare un compagno giusto, inseguirlo come un cagnetto scodinzolante e darci sotto una volta raggiunto, e in tutto questo, continuare immancabilmente a essere un moscerino della frutta che rompe i maroni alla frutta e alla gente che la compra. Per esempio a me li hanno rotti i maroni, tantissimo li hanno rotti, dal momento che hanno sciamato dentro fuori e intorno alla cesta della frutta, al punto da costringermi a spostare le mele nel balcone, dove sono maturate troppo presto e tanti saluti al risotto alle mele che volevo cucinare oggi! E che è anche il mio risotto preferito… così, tanto per dire.
E in tutto questo hanno avuto “il tempo” di fornicare allegramente, “il tempo”! Loro hanno trovarto “il tempo”, voglio dire quanto vive un moscerino della frutta? 30 secondi? Eppure lui fornicava e io no e sì che io ho avuto trant’anni per farlo, che sono giusto quel tantinello in più di 30 secondi, ma no, no, no, troppo complicato. La cosa più naturale del mondo è per me la più complicata.

Ecco quindi che un’ epifania mi si è disvelata: non appartengo all’ordine naturale delle cose, vi sono fuori, la mia fatica a inserirmi nella vita come si deve deriva da questa empasse.
Quando prende corpo un pensiero con una qualche sostanza e con una certa pretesa di validità, la nostra mente si mette in moto automaticamente e va a scovare immagini o eventi passati che si legano in quel processo deduttivo atto ad avvalorare e confermare l’epifanica ipotesi. Il tutto mentre i due svergognati moscerini della frutta fornicano davanti ai vostri occhi.
Ora non sto qui  a elencare tutti i momenti della mia esistenza che hanno avvolarato questa la tesi. Basterebbe pensare alla mia difficoltà a incastrarmi in un sistema rigido come quello universitario; al mio sentirmi fuori luogo fin da bambina in ogni ambiente socialmente corretto in cui mi sono ritrovata nei vari momenti della mia crescita; ai pochi amici che sono riuscita ad avere dalle mie parti e quelli lontani che comunque alla fine sono scappati via come avessero una fiocina nel culo; alla mia incapacità di innamorarmi di qualcuno che sia di queste parti; a tutte le situazioni complicate che mi sono creata e che mi hanno incasinato sempre più mente, idee e vita eccetera, eccetera, eccetera.
Neanche ripercorrere la mia vita in tutta la sua ampiezza è necessario, giacchè basta riportare un paio di situazioni risalenti a non più tardi di ventiquatt’ore fa, per averne conferma.

Ho passato la giornata fuori alla ricerca di cose da comprare e di cose da risovere prima della mia partenza per Roma, giacchè ormai mancano giusto giusto sette giorni e sto in alto mare, come da copione.
Nella fattispecie ero in un negozio di abbigliameto, sapete quelli trendy di scarpe, borse e gingilli vari, in attesa che mia madre ucisse dal camerino dopo esserci stata io stessa, e c’era un tale cicaleccio intorno a me ed ero così annoiata che ho tirato fuori un libro. Anche se tiro ovunque fuori libri non mi era mai capitato di doverlo fare in un negozio, ma non me ne sono neanche accorta in verità, è stato una specie di gesto meccanico e già questo basterebbe a fare di me una outsider delle cose del mondo, che tirar fuori così un libro, in un negozio pieno zeppo di gente, mentre sosto davanti al camerino di mia madre, con una canotta  merlettata e un paio di pantaloni a stampa mimetica sotto braccio, non è normale neanche per finta. Soprattutto perchè il libro tirato fuori era “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Remarque, uno dei libri più meravigliosi che siano mai stati scritti, uno dei classici moderni più importanti della storia dell’uomo, una delle cronache più strazianti della guerra, tutto quello che volete, ma di certo non  ti aspetti che ti venga meccanicamente voglia di tirarlo fuori nel negoziuccio pieno di scene da “arrivano i saldi”.
Io non c’ho pensato, mi sono messa a leggere e basta. Neanche ho colto l’inquieto silenzio che mi si è assiepato attorno, nella mia arroganza me ne sono semplicemente beata come fosse cosa dovuta.
Dopo qualche paragrafo alzo lo sguardo e vedo una mezza luna di donne dalle età più disparate, intenta a fissami con bovina sorpresa, una cercava addirittura di spiare il titolo del libro che stavo leggendo, forse gelosa del portento di letteratura che mi teneva avvinghiata così alle pagine, per poter così leggerlo anche lei. Forse.
Il punto comunque, non è questo. Il punto è quello che stavo leggendo in quel momento e che alla visione del fornicamento dei moscerini mi è tornato alla mente.

Il protagonista, ovvero lo scrittore stesso, racconta in forma diaristica gli orrori della vita di trincea durante la prima guerra mondiale che egli stesso ha provato sulla sua pelle. A un certo punto il protagonista viene mandato in licenza per qualche giorno, ma piuttosto che esserne felice si sente fuori luogo, legato più a quell’ambiente di morte e sciagura, di dolore fisico a e annichilimento totale dell’esistenza, piuttosto che alla vita normale: pur desiderando ardentemente la vita, sa di non poterne più fare parte:
“Quando li vedo nelle loro stanze, nei loro uffici, nelle loro prefessioni, mi sento irresistibilmente attratto, vorrei essere anch’io uno di loro, dimenticare la guerra: ma nel contempo qualcosa mi respinge indietro, il loro mondo mi sembra così agusto, mi pare impossibile che possa riempire una vita; mi sembra che si dovrebbe buttar sossopra ogni cosa. Come mai tutto ciò può esistere, mentre laggiù le schegge sibilano sui camminamenti e i razzi solcano il cielo, e i feriti sono portati via sui teli da tenda e i compagni si rannicchiano nelle trincee! Gli uomini qui sono diversi, io non li posso capire, li invidio e insieme li disprezzo”.

Escludendo l’inescludibile dato di fatto – ovvero che nel suo caso non solo è un pensiero legittimo, ma sacrosanto, e vero oggi più di allora, perchè continuiamo a farci i cazzi nostri mentre a un tiro di scoppio da noi vengono fatti saltare in aria teste di bambini e che il nostro non è il miglior mondo possibile, ma solo l’unico mondo possibile e qui la chiudo-, ecco quello che sono io e che penso io, esattamente, parola per parola a parte le parole sulla guerra che poi sono quelle che rendono quello stato, quell’uomo, quella vita, quel pensiero terribile, tanto vero e giusto nel suo caso, quanto terribile e sbagliato, invece, nel mio caso.

Morale della favola: non spiate i moscerini della frutta mentre fornicano, il mondo può rivoltarvisi addosso e inghiottirvi per punizione.

Auguri+Dolci+Regali*Odisseo=A new thirty me

Io non sono abituata a essere viziata. Sono quasi totalmente bistrattata da tutto e tutti, per lo più vivo segregata in casa da quando sono tornata dall’università e anche se esco a fare un giro nel mio paese, sono quasi sempre sola. Potete dunque darmi torto se il giorno del mio compleanno sono felice e contenta di essere considerata un tantino di più?
Dovrebbe essere la norma immagino, sentirsi importanti, fondamentali per qualcuno, anche la propria madre o la famiglia, eh… non parlo per forza di un moroso o di un amicizia da HarryRonHermione, no, parlo di qualcuno, chiunque, a cui tu vuoi molto bene e che consideri fondamentale per il mondo e per la tua vita e che ricambi in egual modo.
Insomma non ci sono abituata, se mai mi è capitato di legarmi molto a qualcuno e di pensare che fosse ricambiato, sono stata costretta, quasi sempre a dovermi ricredere e quasi sempre a dovermi ricredere violentemente.

Per questo, anche se di certo il mio non è stato (e non sarà mai) un compleanno da  star, con millemila amici e millemila feste – non sarebbe, comunque, da me, non credo nei millemila amici e sicuramente non credo nelle feste da millemila amici -, per questo dicevo,  a me è piaciuto il giorno del mio compleanno. Anche se devo annoverare l’ennesimo disastro/tragedia del 15 Aprile visto il bombardamento alla maratona di Boston, di cui sto leggendo la notizia or ora su Repubblica e Times. Vabbè insomma, bombardare una maratona, stanno diventando patetici anche gli attentati in America. E qui chiudo.

Decisamente sono molti, dicevo ieri, i passi avanti che ho fatto rispetto il 15 Aprile 2012, che in realtà non è stato un brutto giorno, ma perchè ho fatto di tutto per scappare via, non pensare a niente e allora cosa ho fatto? Mi sono rinchiusa in un Bed & Breakfast molto bello e caratteristico per carità, sui monti calabresi, con un uomo, o quello che poi si dimostrerà un tipo-uomo (per non dire mezzo-uomo che offendo gli hobbit), mentre fuori imperversavala tempesta perfetta da due giorni. C’è mancato poco che non mi svendessi come la più macilenta delle vacche a un concorso texano per vacche. Ma questa è un’altra storia.

Quest’anno ho forse maggiore consapevolezza, un tocco seppur minimo di grinta in più e la speranza – Cristo quant’è importante la speranza – che ci sia vita anche per me. Il tutto sempre molto precario e il tutto ancora solo al principio, ma c’è e per molti anni non c’è stato. C’è stato altro in questi anni, terribile e anche qualcosa di bello, ma no, la serenità proprio no, neanche un briciolo, neanche un principio.
Devo ringraziare Odisseo per questo? Sì, devo ringraziare Odisseo e me stessa, ma prima di tutto Odisseo. Quanto sia stato tanto e importante per me. come mi ha tirata fuori dalla melma in cui affondavo, come mi ha fatta sentire in questi mesi dopo il disastro dei precedenti, è stata davvero una rinascita.
Ora non sto qui a dilungarmi più di tanto, ma se sono arrivata ai 30 anni senza i bisogni  impellenti di autolesionismo dell’anno scorso (e credetimi, mi sono davvero violentata, corpo e anima, l’anno scorso, di questi tempi, ero sull’orlo di un vulcano), per me è grasso che cola e cola dalla braccia di Odisseo, che non sembra bellissimo detto così, ma è comunque così.

E ieri mi ha trattata davvero come una principessa, lo aveva fatto anche a Napoli, ma ieri ogni parola era una carezza. Anche a distanza, anche senza vederci, l’avevo già sperimentato in passato, ma mai in modo così definitivo e certo, stare con lui è un perenne senso di gioia-conforto-eccitazione-serenità. Non so spiegarlo, è una cosa diversa da quella che si struttura nel vivere quotidiano, una forma di intimità profonda e fatta della te (e del lui) spogliati dalle maschere e dalle necessità sociali, è puro spirito che s’intreccia all’altro, no, se non l’hai mai provato non te lo posso spiegare.
A parte che mi ha chiamata ogni minuto libero che aveva, ieri, mi ha coccoalata anche “materialmente” col regalo che mi sono portata incartato da Napoli e che aprire è stato uno scoppio pirotecnico continuo nel petto.
Inserisco le foto, ma solo una parte di questi regali saranno comprensibili, gli altri sono estremamente simbolici e ne spiegherò il significato solo in parte. Il senso di questo blog è quello di non avere segreti e raccontarmi senza censure, ma questa cosa riguarda anche lui e devo rispettarlo. Per il resto mi par giusto fare una cronaca fotografica del mio 15 Aprile piuttosto che star qui a sciorinare altre lagnosità romantiche sulla tenerezza e gratitudine che mi traboccano il cuore per cose così naturali.
Prima di andare avanti preciso che la pessima risoluzione della fotocamera del mio cellulare combinata all’illuminazione altrettanto pessima, rende le foto e protagonisti delle foto molto più scuri di quanto non siano e spiacevolmente aranciati. Davvero non so come eliminare quest’effetto.

Ho dimenticato di fare la foto al pacchetto del regalo di Odisseo, che era bellissimo, ma mi batteva il cuore e lo avevo appena sentito quindi mi sono completamente distratta. Comunque questo è linvolucro che è di quella stoffa semitrasparente e morbida usata per i regali (non so che tessuto è), è color magenta e il nastro è di raso rosa col fiocco a strisce di velo e brillantini rosa antico, ma qui sembra tutto viola eccheppalle. Comunque vi assicuro che è rosa. In più c’era un fiore essiccato e profuato, rosa e con brlinnatini argento ma si è sbriciolato quanto l’ho aperto e non l’ho fotografato che erano pezzi irriconoscibili. Insomma un pacchetto meraviglioso che non so come abbia fatto a fare visto che ha aggiunto anche una scatoletta composta da lui oltre al regalo principale. Ecco involcucro, fiocco e scatoletta (e sullo sfondo la mia sciarpa tartan rosa e grigia e il copriletto patchwork di lana del letto di mia sorella, per gli amanti dei dettagli!):Immagine
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Il regalo principale consiste in sdu ue libri. Precisazione: io adoro ricevere libri in regalo soprattutto da chi è un lettore intelligente e conosce i miei gusti. In realtà questi erano i libri che io avrei dovuto iniziare a leggere il mese scorso se non mi si fosse rotto (nextly!) l’e-book reader e mi disperavo grandemente per non poterlo fare. Allora, piuttosto che farmi aspettare ancora prima di leggerli e, azzardo io, piuttosto che doversi sorbire ancora le mie lagne su quanto sia tapina e persa senza il mio reader, me li ha regalati lui (mi aveva già regalato un altro libro per Natale, ma quello lo aveva preso dalla sua libreria e aveva una storia e un percorso particolare e significativo, siamo molto simbolisti, entrambi, e quindi vale oro quel libro anche perchè è piuttosto affezionato alla sua libreria per una questione di affetto filiale e promessa fatta al papà quando era in vita. No, mi correggi, non ale oro quel libro, vale miniere di diamanti, proprio!).
Questi i libri ricevuto ieri.
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Nel pacchetto composto da lui c’erano prima di tutto degli orecchini (ve l’ho detto che mi ha viziata!) che aveva fatto comporre un mesetto fa con i ciondoli della Pandora avete presente? Quelli per fare i braccialetti personalizzati, ma li ha fatti comporre in orecchini con la catenina nera che sa che ho la fissa degli orecchini: sono due cuori con brillantini rosa, trafitti da freccia, ed erano in un sacchetto di velo color panna:
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Il resto dei regali sono simboli, ve l’ho detto che siamo simbolisti! Sono:
1) La mia confezione di tic tac alla ciliegia e frutto della passione che abbiamo diviso alle pendici di un castello, quella domenica di tenerezza e tristezza in cui credevamo che fosse tutto finito e non sapevamo che stava riaccendendosi qualcos’altro, e lui ha mangiato solo le tic tac gialle al passion fruit che a me non piacevano lasciandomi quelle rosse alla ciliegia. Ho dimenticato l’astuccio vuoto sulla panchina mentre davo da mangiare il caramello alla formichina e gliel’ho detto e lui mi ha confessato, ieri, che è andato a recuperarlo correndo come un matto mentre io ero in un negozio di vestiti, quello della mia marca preferita che a Napoli è immenso e qui me lo scordo così grande anche perchè ce n’è uno solo in tutta la Calabria. Ok, questo non c’entra niente, ma libromaniaca o no, sono pur sempre una donna e ho il Calipso-style da portare avanti orgogliosamente;
2) Un bicchiere con coperchio di quelli usa e getta per caffè americano che io adoro e che lui ha richiesto pulito nella caffetteria perchè volevo portarmi quello usato a casa;
3) Un cordino con gancetto da usare per collana con qualche ciondolo, doppio e rosa, che ovviamente non serve come collana è uno di quegli oggetti simbolici che rimanda a un evento e a una cosa di cui abbiamo parlato e francamente non so come abbia fatto a trovarlo così dal nulla;
4) Una candela sbrilluccicosa al profumo di lampone, anch’essa un riferimento a qualcosa e in più io adoro i lamponi che sono una specie di simbolo (un altro!) per me;
5) Una calamita con riproduzione in ceramica del castello in cui mi ha portata, dove abbiamo sforato nelle zone proibite, ci siamo baciati sulla torre più alta e mi ha raccontato la storia della principessa segregata, rapita dal pirata con gli occhi verdi.
(Sempre per gli amanti dei dettagli, sullo sfondo è possibile qui notare il caos della mia scrivania in cui è possibile intravedere l’astuccio di Sailor Moon che mi trascino dalle scuole medie; un portacandela con dentro rimasugli di candele profumate al lime e vaniglia e zucchero e cannella, mi pare; un’altra candela su un piattino al miele, reduce dal Natale infatti è a forma d’albero (sì, le candele sono un’altra fissa ho la stanza piena di portacandele vari); burrocacao al cioccolato; parte del pc; penne e matite varie; il mio povero, secondo reader rosa e distrutto, li ho chiamati Antonio e Cleopatra i miei reader, perchè erano uno azzurro e uno rosa: il primo è stato schiacciato e ucciso a tradimento, l’altro s’è suicidato proprio):
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Per il resto sono passati a farmi gli auguri ieri, un paio di cugini e un’amica di mia madre con figlio, che è il migliore amico di mio fratello e ragazza del figlio. Siamo piuttosto legati e abitiamo vicini quindi ci vediamo sempre, li conosco e mi consocono da quando sono nata. Ci siamo messi a parlare per ore e si è fatta sera tardi e hanno gradito molto i miei dolci, (anche i parenti li hanno graditi e fatto il bis!) il che mi rende felicissima perchè i cupcakes al caramello me li sono completamente inventati e la red velvet cake è parecchio difficile e la crema è anche di mia invenzione (mi sa che metto da parte i soldi e faccio un corso di pasticceria, non scherzo che come cuoco e pasticcere si trova lavoro ovunque).
Non ne è rimasta neanche un pezzo di torta (e giusto tre cupcakes che sono volati via stamattina a colazione), anche perchè ne ho data un po’ da portar via a tutti e sono riuscita a fare due foto al volo tra una chiacchiera e l’altra ieri sera. Non sono riuscita a fare i fiori per decorarla, ho messo solo panna alla bene e meglio, ho bisogno di tempo per fare quelli e ieri non ne avevo.
Solito problema: essendo red velvet, la torta dentro è rossa anche se qui sembra brown velvet. E’ una ricetta molto particolare, americana che io vado per i dolci americani e molto difficile da fare e ha davvero una consistenza vellutata e compatta se esce bene. La crema è alla vaniglia e mascarpone e pochissimo zucchero, l’ho inventata io che quella ufficiale voleva una crema al burro e non mi piace usare tutto quel burro che usano gli americani nei dolci, che intasa le arterie, quindi mi invento le varianti. E gli unici cupcakes al ducle de leche superstiti con la crema e la decorazione ormai smoscia che ce li siamo scordati fuori frigo e sotto la luce per ore e ore, ma erano buoni uguali e sono riuscita a ottenere il cuore di caramello sciolto al centro dell’impasto come nelle intenzioni. Vi dico che sono un genio con i dolci! Una cosa che non so fare per niente, invece, sono le foto come potete notare:Immagine

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Oltre a 50 euro dei parenti, mi hanno poi regalato:
1) crema corpo dell’Erbolario all’Iris da parte dell’amica di mia madre, che mi consoce, sa che adoro l’Iris tant’è che uso sempre l’acqua per il corpo e il profumo della stessa marca all’Iris, anche perchè sono naturali e non chimici che fanno un male boia quelli chimici e poi sono buonissimi e sono belle anche le confezioni regalo dell’erbolario, con libretto di consigli naturali di bellezza e calendario con descrizioni e disegni di fiori ed erbe che io adoro;
2) i ragazzi mi hanno regalato l’acqua di profumo, ma hanno sbagliato invece di prenderla all’Iris come la madre, l’hanno preso ai fiori di Tiare, ma a me piace molto lo stesso tant’è che ce l’avevo già (foto sfocata, so sorry,);
3) gli anfibi primaverili con le borchie da parte di mia madre, che io amo e ne consumo a iosa, li uso sempre soprattutto sotto le gonne in primavera;
4) un braccialetto inatteso assolutamente da parte di mia sorella con carinelle acciaio e fucsia;
5) una crema corpo dell’acquolina al Gianduia che sembra cioccolata fusa davvero da parte di una mia cugina;
6) degli orecchini fatti alluncinetto da un’altra amcia di mia madre, che mia madre s’è fregata per farli vedere a una tipa in un incontro “uncinettesco” che faranno oggi e quindi non ho potuto fotografarli, ma se le mie amiche mi regalano qualcosa sabato, li fotografo poi e li metto, tanto per onore alla completezza.
(Dettagli:la mia felpona con teschio e stelle di metallo dorato sotto la crema; una trousse a forma di margherita, la mia tazza da cappuccino delle gocciole con la lavagnetta sopra su cui scrivere, un frammento delle offerte del McDonald’s cui spero di resistere nella foto sfocata dell’acqua profumo; un pezzo del mio letto e del mio comodino nella foto anfibi; il caos di libri, cd e dvd ai piedi della scrivania cui devo trovare posto nuovo che sono stati spodestati mio malgrado da quello che avevano):
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Mmh… non credo di essere stata molto chiara, il caos di questo post ben riflette quello che regna nella mia camera, il che conferisce un qual certo realismo alla pretesa della webcam accesa. Inoltre, credo di avere in circolo un quantativo di zuccheri cui non sono abituata che mi impedisce di star seduta troppo a lungo, quindi esco che devo comprare  un regalino alla mi amica M, che compie gli anni dopodomani, che c’è il sole, che sono una trent’enne fresca ecc…

Thirty years ago…

… nascevo io e secondo il doodle di Google di oggi, nasceva anche Eulero, che tra tutte le persone importanti nate oggi e che religiosamente tratto da miei fratelli da quando avevo tipo 8 anni, lui proprio mi mancava, ma insomma dopo aver scoperto di avere i natali lo stesso giorno di Leonardo Da Vinci, difficilmente si può fare di meglio.

Trent’anni.
Che poi in effetti, non ero ancora nata trent’anni fa, dal momento che sono nata alle 11.45, ecco perchè non posso ancora aprire il regalo di Odisseo che mi occhieggia nell’involucro magenta col nastro di seta rosa antico e il fiore d’argento (sceglie sempre carte rosa per i miei regali, perchè è il mio colore preferito, anche per Natale è andato alla disperata ricerca di una carta natalizia rosa, e l’ha trovata, bellissima per giunta!), sulla sedia dietro le mie spalle, così non lo vedo mentre scrivo e non sono tentata. Me l’ha fatto promettere: “Aprilo nel momento esatto in cui trent’anni fa, venivi alla luce”, e io l’ho promesso e ora sono fregata.

Trent’anni.
Dovevo nascere Toro, ma sono nata con più di due settimane d’anticipo, Ariete fino al midollo, sono stata in incubatrice per un sacco di tempo e mia madre e mio padre se ne andarono e mi lasciarono lì. Da bambina fantasticavo su tutto, ma proprio tutto, anche una scanalatura del muro poteva aprirmi a mondi altri, e notando la mia alienazione crescente, il mio essere diversa da chiunque e comunque della famiglia e del paese con maggiore insistenza ogni anno che passava, avevo creato una storia abbastanza credibile in realtà, di una me-Anastacia, ovvero principessina di un’altra epoca, scambiata alla nascita all’insaputa di tutti, e francamente anche ora non mi ha abbandonata questa bislacca teoria. Se solo sapeste quanto io sia davvero, davvero lontana da tutta la mia nutrita famiglia, da tutto e tutti qui, lo pensereste anche voi.

Trent’anni.
Tutte quelle cagate su se e quanto si senta il peso e la responsabilità di quest’età, me le risparmio a domani o all’anno prossimo che mi sembra anche più sensato.
L’elenco degli iati – enormi – che dividono la me di oggi e la me del 15 Aprile 2012, lo rimando anche. Ho mille cose da fare prima di uscire e pomeriggio passano un paio di persone quindi devo finire di decorare cupcakes e torta red velvet.
Ora leggo i blog che mi piacciono sorbendo lo speciale cappuccino di compleanno, al dulche de leche e cannella (cioè, se me lo vendo divento ricca tant’è buono!); ri-leggo gli sms di auguri di mie tre amiche che, cazzo, ti si scalda il cuore quando vedi che qualcuno a cui vuoi bene TI PENSA, aspetta la mezzanotte per scriverti o ti fa gli auguri all’alba, prima di andare a lavoro; mi sparo un cupcakes al dulche de leche; mi godo il profumo dei miei capelli ai fiori di ciliegio; mi spalmo la crema corpo ai fiori di ciliegio prima di uscire; faccio fiori di ciliegio di pasta di zucchero per la mia torta; finisco di decorare casa con fiori di ciliegio per oggi pomeriggio, e plasmo un mondo di fiori di ciliegio, solo per oggi.

E sempre solo per oggi, magari, qualche minuto per questa me bistrattata me lo prendo, e anche un altro paio in più per cercare di essere felice, dopotutto e nonostante tutto, per esserci cascata in qualche modo in questo mondo, principessina o no, scambiata alla nascita o no, Ariete che sono o Toro che dovevo essere, ma sicuramente per sbaglio, da (quasi) trent’anni.

Cronache odissee – parte seconda (Castelli&Caramello)

Io lo sapevo che non sarebbe stata una cosa facile con Odisseo.
Sapevo che le leggi delle cose e del mondo erano contro di noi. Incontrare qualcuno su internet, conoscerlo solo tramite parole e voci e racconti di lui che si intrecciano ai tuoi, no no, non è possibile, non è “NORMALE”. Mi è stato detto che i ricordi, gli affetti, i sentimenti, sono ben altri. Mi è stato detto che non è possibile provare qualcosa così, che tutte le persone che ho conosciuto e amato in questi anni, sono solo illusioni, anche se mi hanno salvato la vita, anche se mi hanno formata e anche se li ho amati oltre ogni dire. Anche se mi hanno poi delusa, o ferita, o bistrattata, o mentito, o persa.
No, il mondo ha catalogato le relazioni tramite cellulare e/o internet come “impossibili”, quindi il mondo si deve adeguare tutto, anche quella parte che sfugge a questa omologazione.
Nei mesi che mi hanno legata a Odisseo, tutto questo lo avevo presente, ero conscia delle ambiguità e dei pericoli cui una relazione del genere poteva dar adito. E me ne sono bellamente fregata.
In altre occasioni ci sono andata cauta, per terrore di far del male all’altra persona, per l’impossibilità di gestire una distanza troppo grande, per incertezze che il troppo amare, in questi frangenti, comporta. Ma non questa volta, questa volta mi sono solo lasciata trasportare dalla forza di Odisseo e forse anche un po’ dalle delusioni trascorse.
E poi, quel 5 aprile tutto mi si è riversato sulle spalle, la possibilità e l’impossibilità, la necessità virulenta di dover capire quanta illusione si può celare nelle parole e quanto amore invece ci è dato di estrapolare da esse.

Il mattino dopo la “terribile notte” era la prima domenica di Aprile a Napoli. Il sole era incerto sul suo ruolo (come tutti i nati in aprile) e soffiava vento freddo, mentre il calore sembrava spandersi al contrario dalla terra, dalle cornetterie, dalle piazze che carpivano ogni riflesso di luce e vento e lo imprigionavano.
Tra me e Odisseo quella domenica mattina era tutto finito. Ne eravamo entrambi consapevoli. E tristi.
Nonostante ciò, è stata una delle giornate più belle della mia vita.
Forse la stessa tristezza nostalgica che aleggiava tra noi due, le lacrime che c’erano sfuggite troppe e senza pudore, le parole di quella notte sganciate da ogni remora e regola, le conclusioni che era troppo quello contro cui combattere e poche le nostre armi per costruire un amore da una fiammella troppo vergine, forse i suoi occhi. Dio con che occhi mi guardava, verdi come il mare più invernale, dolci come quelli di un bambino spaurito.
Siamo stati tutto il giorno con mani e occhi intrecciati e le parole, quelle stranamente poche, come fossero ormai finite. Mi ha portata in un bar-pasticceria americano perchè sa quanto mi piacciono quelle sciocchezzuole americane, mi ha comprato un caffè americano e lui si è preso un hotpuccino alla panna e doppio caramello, solo perchè sa che a me piace da matti il caramello, a lui non molto in realtà. Siamo andati in un immenso parco antistante il Maschio Angioino, ha scelto una zona riparata dal vento e dagli sguardi altrui se non quelli dei gabbiani di Napoli che sono straordinariamente audaci e si spingono ben oltre la cinta della costa, cosa che da me non succede mai. Mi ha fatto bere parte del suo cappuccino, ha raccolto lo strato di caramello sul fondo del bicchiere per farmelo mangiare col cucchiaino dalle sue mani, ha criticato ostentatamente “quella brodaglia piscettata americana che tu scambi per caffè“, ha riso mentre gli raccontavo della mia infazia spesa a immaginarmi principessa segregata tra le stanze di un castello bello come quello che avevamo davanti, mi ha ascoltata, mi ha coccolata, mi ha coperta col suo corpo dal vento, mi ha accarezzata in tutti modi possibili, ha salvato la formica scema che stava per essere triturata e le ha dato da mangiare il resto del caramello solo per far felice me.
Siamo andati a fare la spesa e ha cucinato per me risotto ai funghi perchè sa che è uno dei miei piatti preferiti, ha usato lo speck al posto del bacon che a me non piace e ha scritto il mio nome con una strisciolina di speck, ha scaricato Django Unchained in inglese solo perchè sa quanto io ami quel film e quanto volessi vederlo in lingua, ha preso un dolce al caramello e cioccolato senza che io ne sapessi niente e mi ha fatto mangiare tutto il cioccolato della sua porzione, pomeriggio, mentre guardavamo il film sul letto, con le gambe e le braccia aggrovigliate.

E’ stata una giornata così strana, senza dubbio dominata dalla malinconia e da un senso di perdita pressante. E’ stato come aver detto “addio” a tutto quello che di bello c’è stato prima, in quei sei mesi e due giorni forsennati e pieni di passioni irrisolte. E’ stato un colpo di spugna doloroso e un ricominciare timido.
Non ce l’aspettavamo, forse, nessuno dei due, ma la sera ci siamo ritrovati a baciarci senza pensare a nient’altro. Lui non è andato oltre qualche carezza, credo fosse ancora incerto e si fosse pentito per aver chiesto troppo ed essersi lasciato andare i giorni precedenti. E’ stato tutto molto naturale e tenero, non ricordo come ci siamo addormentati, ricordo che la mattina dopo le cose erano diverse senza che nessuno dei due abbia fatto realisticamente niente per renderle tali.
Non abbiamo parlato di niente, camminavamo, prendevamo in giro la gente scema e ci baciavamo, tanto. Castelli e baci al caramello, questi sono stati i nostri ultimi due giorni insieme.
Lui che mi dava lezioni di pugilato, su come parare e attaccare (figurarsi, sono debole come un grillo!), che mi intrappolava tre le sue braccia forti e mi spronava a slacciarmi, che mi sollevava in barba alle mie preoccupazioni sull’essere troppo pesante, o che mi impartiva lezioni di tango o lezioni di musica e di disegno (dipenge anche ed è bravissimo!), ha disegnato per me Wolverine perchè io chiamo così lui, visto che è identico a Logan Wolverine! Bassino, spalle larghe e muscoloso, con le sopracciglia che si uniscono quando è pensieroso e la tendenza a fare a pugni se non si controlla, con l’anima da intellettuale oramai, che lo lega alla scrivania invece che al ring e alla vita da ribelle del suo passato. Come Wolverine, appunto!
Mi ha portata in giro per le vie di Napoli, quelle più belle e speciali, mi ha comprato le migliori sfogliatelle calde per la colazione e la pizza più buona (cavoli se è buona!) siamo andati a mangiarla in uno dei locali più rinomati, per cena prendendo due gusti diversi e facendo a metà; siamo stati al museo archeologico e da bravo archeologo qual è mi ha illustrato e raccontato genesi e storie delle opere più belle, con immensa invidia di chi ascoltava e ci seguiva per saperne di più; siamo andati a caccia di epigrafi greche e latine (ce ne sono 6.000 tra musei e il resto) su cui lui sta facendo la tesi magistrale, solo per farmi comprendere la rarità e bellezza di queste e quante storie raccontano di un passato lontano, ma fatto di persone e amori non diversi dai nostri, sa quanto mi piace andare a caccia di storie, soprattutto se reali e appartenenti a un passato esotico e affascinante come quello dell’antica Roma; mi ha fatto lunghi ed erotici massaggi a schiena, piedi e gambe; mi ha portata in un ristorante giapponese in cui si può mangiare quanto si vuole a prezzo fisso e mi ha fatto mangiare sushi e maki dalle sue bacchette perchè io non ero in grado di usare le mie e mi si spezzava il sushi quando lo intingevo nella salsa di soya, e ha chiesto la forchetta per me con grande disgusto dei poveri giapponesi che gestiscono il locale (bellissimo, soffuso, orientale dalle luci alle illustrazioni, ai tavolini infossati per terra, ai bagni!), ha lasciato i ravioli a me perchè cavoli se erano buoni e mi ha preso in giro tutto il tempo perchè facevo dei bocconi piccoli senza riuscire a infilare tutto in bocca, ha lasciato il salmone a me perchè era il più buono e mi ha comprato delle bacchette giapponesi per esercitarmi.
Mi ha portata dentro Castel Dell’Ovoper fare la principessa” come sognavo da bambina e mi ha assicurato che in quelle stanze in passato, una principessa col mio nome e il mio volto viveva sottoposta alle dovizie di corte, finchè un pirata dagli occhi verdi non è venuto dal mare a rapirla e portarla lontano per sempre, da un mondo che le stava stretto a uno a sua misura, poi ha buttato giù le transenne verso una torre cui era impedito l’accesso, per allontanarci da tutti gli altri e siamo saliti, soli, sulla torre più alta e “proibita” del castello, tra baci sferzati dal vento, abbracci strettissimi per contrastare le raffiche alla salsedine davvero forti lassù, e circondati dalle onde molto più in basso, che si frangevanono senza tregua sulle rocce dell’isolotto in mezzo al mare su cui Castel dell’Ovo è stato costruito nel VII secolo a. C. e davanti a noi solo mare, l’isola d’Elba all’orizzonte e il Vesuvio smozzato ancora dalla grande eruzione che distrusse Pompei ed Ercolano e che capeggia sulla città.

Non sono mancati anche momenti di stanchezza in questi giorni, stare insieme 5 giorni su 5, senza tregua è stato difficile, è andato a comprarmi il regalo per il compleanno di nascosto (gli ho promesso che lo avrei aperto solo il giorno del mio compleanno, quindi sta ancora impacchettato), ma ce la siamo cavata divinamente, considerati anche le dimensioni ridotte del suo appartamento che grazie al cielo ora cambierà perchè è davvero piccolo questo. Lui più che altro è abituato a ritmi da lupo solitario e li ha completamente stravolti per me. E’ andato a dormire quando io ero stanca, mangiava quando io avevo fame e se si svegliava la mattina, non si alzava per non svegliare me e questo l’ha un po’ destabilizzato, e anche me in realtà, ma la tenerezza di quei due giorni credo valga davvero la candela.
E’ stato bello e io non sono abituata al bello. Mi ha coccolata con una tenerezza e una serie di attenzioni per me assolutamente inedite. E credo di averlo fatto anche io: ha adorato i miei brownies (eh vabbè lo so, fanno questo effetto i miei dolci, non saprò fare una mazza ma i dolci mi escono drammaticamente bene!) e mi ha scongiurato di dargli la ricetta, ma non gliela dò, se li vuole deve mangiarli solo fatti da me, la mattina a letto, tra un bacio e l’altro al sapore di cioccolato; gli ho regalato un libro che adoro e il cui titolo “Noi“, non lascia dubbi sul senso del messaggio; gli ho portato ‘ndujia e preparati bomba al peperoncino calabrese che lui adora; l’ho accarezzato quanto mai nessuno ha fatto, abbiamo dormito con le mani intrecciate, sempre.

Abbiamo parlato di “noi” solo quando mancavano ormai un pugno di ore alla mia partenza. Credo nessuno dei due volesse affrontare l’argomento perchè significava scontrarsi con problemi e realtà troppo vasti per dar loro una soluzione. Mi ha fatto mangiare l’amarena del suo croissant e mi ha detto tutto quello che pensava, con una vocina flebile e gli occhi rivolti verso il basso.
Ha detto che lui prova qualcosa di molto forte per me, che se aveva bisogno di vedermi e di passare del tempo con me per capire se quello che era nato in questi mesi fosse sostanza, lo aveva abbondantemente capito e non aveva dubbi su questo. Tuttavia la distanza incrementa i piccoli problemi che ci sono (tipo l’intoppo a letto) e che non sarebbero un ostacolo se la frequentazione fosse quotidiana e “normale”, ma così, con la possibilità di vederci sporadicamente, possono diventare seri e insormontabili. Questo non significa che lui non ha intenzione di provarci e mettersi in gioco dal momento che ritiene che io e tutto questo ne valga la pena, ma lascia decidere a me se sono in grado di affrontare tutto e le eventuali ripercussioni negative e se penso anche solo lontanamente che la distanza e l’esacerbare questa situazione possa farmi più male che bene, se decido di fermarmi qui, accetta la mia decisione.
E io?
Io non lo so. Francamente, non lo so. Ci sono troppe cose in sospeso e troppe cose che non capisco bene. Sono molto, molto confusa, soprattutto ora che posso rileggere quei cinque giorni a freddo. Non solo le ambiguità nel suo comportamento che crozzano con quanto mi aveva detto di se stesso, ma anche piccole cose come il fatto di non essere voluto andare a una conferenza perchè c’erano i suoi amici e io mi sono sentita come una bolla staccata dalla sua vita, che non fa parte di questa finchè non supera la prova. Cerco di non pensarci, ma non ci riesco. Lui ha messo in chiaro che no, non stiamo insieme, non ci sono ancora i presupposti per definirci una coppia, e io sono d’accordo, ma questo suo ripeterlo e sottolinearlo, mi fa sentire ancora più incerta e confusa.
Gli ho detto che l’affetto che provo per lui è indiscutibile, e sono stata bene, ma le sue incertezze mi confondono. L’unica cosa che possiamo tentare è vedere ora quanto sentiamo l’uno la mancanza dell’altro in questo mese e mezzo che ci separa dal prossimo incontro e vedere come saranno i prossimi giorni che passeremo insieme, che secondo me potrebbero seriamente essere quelli decisivi.
Sperando che questa confusione si lenisca un po’.
Provo qualcosa di forte per lui, ma tutti i dubbi e le ambiguità che mi ha messo in testa non mi fanno scorgere lucidamente cos’è che provo. Se un affetto legato a quello che c’è stato nei sei mesi scorsi o se davvero è nato altro in questi giorni.
Non riesco a capirlo. Un attimo mi manca a bestia e sono certa di esserne innamorata, l’attimo dopo torno a incazzarmi per qualcosa che ha fatto o non fatto, detto o non detto. Il che, mi rendo conto, è abbastanza naturale in qualsiasi relazione. Ma la dinamica obbligata della nostra rende tutto più confuso. 5 giorni di solo lui e poi mesi di solo cellulare e skype.
Spero di capire, dopotutto è passato solo un giorno ancora, da quando sono rientrata.
Vorrei che andasse bene, vorrei avere il mio amore speciale, ma ho paura che questo mio desiderio mi obnubili e non veda che in realtà non è lui. O al contrario, che invece è lui, ma che questa situazione precaria non mi permetta di capirlo appieno, di prendere tutti quei castelli e quel caramello e fare di questi il nuovo, dolce, magico e bello, contesto della mia vita.

Rassegnazione et Compensazione

“La bilancia, stamane, mi ha detto che sono un chilo e mezzo più grassa di mercoledì mattina”. Mi sembrava una frase perfetta, precipua, onniriassuntiva, per iniziare questo post.
Possibile che abbia preso un chilo e mezzo al ristorante? Non credevo, ma evidentemente è così. Quindi.
Quindi me ne sono tornata a letto, non sono neanche andata a correre, oggi. Dovrò passare le giornata in giro, non mangerò un cazzo per tutto il giorno se non questo caffè stantio con un po’ di latte, che sorbisco nervosamente tra una battuta e l’altra, e domani e domenica mi faccio qualche step di corsa, ma poi basta. Poi basta, insomma, basta! A che diavolo serve?
Sono stanca, ce l’ho messa tutta, davvero, non ho toccato un dolce che sia uno! Di là al momento si stanno abbuffando della mia variante di cuzzupa preferita, quella umida, dorata dalle uova, intrecciata, biscottata con la glassa e le ciliegine rosse e io? Mi sono fatta questa pantomima di caffè con un quarto di tazza di latte per la disperazione e sono corsa a segregarmi in camera, lontana da quegli afrori.
Che altro devo fare? Non mi aspettavo di perdere 20 chili in un mese, ovviamente, ma cazzo, almeno quei 4 o 5 sì! E ora vedere quella bilancia mi ha spiazzata, per questo evito di pesarmi, perchè se non ti pesi almeno non lo sai e resta un po’ di speranza, seguita da molto dolore, ma almeno prima c’è la speranza.
Continuerò, per forza di inerzia, credo, non otterrò molto ormai mancano solo 6 giorni all’incontro, ma continuerò, e a Pasquetta ho un altro ristorante quindi, mi aspetto nuove sorprendenti notizie per quanto mangerò solo qualche pesce stantio, immagino. A Pasqua però non mangerà niente di buono vista poi la Pasquetta.

E’ che sono stanca, sono stanca, sono brutta e sono grassa, è questa cosa non cambierà. Odisseo dovrà scavare sotto strati di grasso per vedere qualcosa e accettarmi così come sono. O no. E siccome a me non è mai andata bene, tendo a protendere per il “no”. Comunque sarò, è una cosa che non posso controllare, non  cambierà in 6 giorni e sinceramente non spero più neanche di vedere qualche altro chilo scendere. Quindi almeno posso smettere di sperarci, perchè è dannatamente faticoso controllare tutte queste cose, investirle di speranza visto il controllo che faticosamente si riesce a ottenere e poi vederli spazzati via, fatica, controllo, speranza, amore.
Quindi basta sbattimenti mentali inutili, continueranno quelli fisici fino al 5 aprile e non che dopo che torno da Odisseo la dieta si fermi, ma almeno posso stare un po’ e non ho l’ansia del tempo e che scorre. E poi a breve ci sarà il mio compleanno e quel giorno vosglio stare serena, mangiare quello che cazzo voglio e non pensare a Odisseo e a quanto, ahimè, mi mancherà temo.
Una mia amica mi ha detto di andare da Odisseo e “Perndere la vita a morsi“, di mangiarmi proprio questa bella occasione di vita che mi è capitata e gustarmela in tutti i modi possobili. E io vorrei proprio poterci riuscire, ma anche quando penso di potermici divertire quei cinque giorni, una parte di me mi avverte di premunirmi, di stare attenta, che  anche se dovesse esserci serenità è divertimento, sara seguito – ancora una volta, sempre- da molto dolore e siccome conosco molto bene il “molto dolore” e troppo poco gli altri sentimenti, io tendo a visualizzare soprattutto e con maggior naturalezza, questo.

Non porterò il computer a rottamare per questi 3 giorni, me lo tengo. Prima di tutto perchè oramai è tardi e resterebbe bloccato per Pasqua, secondo perchè ne ho bisogno almeno per altri tre giorni, per scrivere qua, per distrarmi, per scrivere in generale e poi perchè mi devo finire di vedere Argo che stanotte mi sono addormentata!
E domani mi devo sparare per l’ennesima volta, tutta la filmografia di Mel Brooks perchè ho bisogno di ridere e perchè me lo devo vedere mentre mi depilo. Niente è meglio di Mel Brooks mentre mi depilo. E’ la mia compensazione alle delusioni e al pre-periodo di dolore. Scrivere e Mel Brooks.

Perchè non riesco ad annullare questa orrida sensazione di dolore incipiente?
Perchè l’unica cosa cristallina e ferma nella mia testa è solo la certezza che tutto è destinato a finire?
Perchè la vita mi ha insegnato solo che non posso essere felice, un po’, anche io?

La Pasqua non è fatta per vedere film

Stamattina ho avuto una paura fottuta e mi sono ritrovata in un casino che poteva finire in tragedia. Ma di questo ne parliamo dopo, l’attentato alla mia vita e alla mia vitù è una quisquilia in confronto alla notizia del giorno: mancano 7 giorni all’inconto con Odisseo! Tra una settimana a quest’ora starò sul treno a farmela elegantemente nei pantaloni. Pensatemi.
Devo correre nel narrare della tremenda laurea della cugina di ieri sera, perchè sono in un ritardo atroce non solo per andare dallo sfaciapc a portare il pc, ma anche nel seguire  la tabella di marcia delle cose da fare pre e per Odisseo.

Non è stata male la serata al ristorante, ma solo nel senso che mi odiano quasi tutti e al resto di loro, sono completamente indifferente. Mi hanno trattata con freddezza, come se non esistessi, il parente Riccone- la cui figlia s’è laureata ieri, appunto, vi dico solo che c’era lo champagne per brindare, ettolitri di champagne- ha fatto un discorsetto a mio fratello e mia sorella, dicendo loro che se vogliono aiuto e un prestito di chiederglielo. A me, manco m’ha cagata. Mi ha detto solo “in gamba eh” quando l’ho salutato. Intendiamoci, non mi dispiace essere ignorata, il problema è che so che in realtà mi straparlano talmente tanto dietro e tutti insieme, che hanno tutti la stessa blasfema visione di me, cattiva cattiva perchè non vado a trovarli, non mi laureo e non lavoro, e siccome confabulano tutti alle spalle insieme, sono arrivati tutti a costruire un profilo di me odioso che condividono e si sballonzolano alla bene e meglio. Sapete cosa mi dà noia? Non il fatto che mi reputino odiosa, e scema e menefreghista, magari lo sono davvero, non lo so, non sto qui a discutere questo, ma il fatto che non sono riuscita a lasciare un pezzetto di me a nessuno. Se morissi non fregherebbe a molta gente, mio fratello e mia sorella si rattristerebbero ma poi mi scorderebbero, mia madre solo perchè è la madre della morta, non perchè le mancherei, forse Odisseo e a un paio di amiche spiacerebbe davvero, ma non cambierebbe loro la vita. Questo è triste, e denota tutta la mia pochezza come anima fatta persona. Perchè tra loro, questi parenti, sono tutti legati e si vogliono bene (be’ poi si sparlano alle spalle, ma comunque, in qualche malato modo, sono legati), e io vorrei qualcuno che mi volesse davvero davvero bene, se non lascerò dietro di me neanche questa piccola cagatina di impronta, niente vale la pena, no?
Neanche mia cugina coetanea, che tanto fa l’amica, in realtà prova vero affetto per me. Io devo dire che in modo strano le voglio bene, rigetto tutto quello che è e in cui crede, ma le sono affezionata e non passo il tempo con lei annoiandomi troppo, sempre ammesso che il tempo in questione sia relegato a un paio di volte all’anno (!). Ma lei dicevo, è la prima delle mie disfattiste, dopo che le racconto o dico o anche parlo con altri, lei comunque prende quel che dico e lo va a raccontare tutto a sua madre (ce è la Matrona di cui dicevo ieri), e insieme vedono come sistemare quel che dico in una luce negativa da sparaflesciarmi addosso. Dopodichè vanno a dirlo al resto dell’unita e affettuosa famiglia.
Quindi nessuno piangerà troppo il giorno della mia dipartita. Ma forse è meglio: sarò ricordota per aver lasciato poco altro dolore in questo orrido e doloroso mondo.
Sono stata al tavolo con delle mie cugine dai 23 ai 30’anni, compresa questa mia cugina omonima e coetanea accompagnata dal ragazzo che si porta sempre dietro, stile cagnolino sorridente e benpensante e che ha 36 o 37 anni, non ricordo.
Non è stato del tutto spiacevole, abbiamo riso e chiacchierato, con una di loro, poi, ho potuto parlare dei suoi problemi di peso, di come si vergogni a uscire di casa nonostante abbia un ragazzo, non riesce a superare questa cosa e ho cercato di aiutarla per quanto ho potuto e nonostante per me non sia diverso, anzi, è anche più dura, perchè  anche se sono più magra (“magra”… che bella parola!)  di lei, lei ha il ragazzo che la ama e la sostiene sempre e io ho una mezza cippa fregata, che vuol dire “niente”.
Spero le sia servita un po’ la mia esperienza, spero di esserle stata utile anche se ne dubito, lo spero davvero perchè è una ragazza molto dolce e lo so da dove derivano parte dei suoi problemi, e la capisco, la capisco benissimo.
Per il resto ho sparato qualche battuta, anche se quella che ha avuto più successo l’ho rivolta a una mia cugina che abita vicino casa mia, le ho detto se vuole passare la sera di Pasqua che ci vediamo un film, che sennò per impegni vari non ci vediamo mai, che Pasqua comunque si mangia e stop e siamo tutti qui vicinivicini, che comunque ho voglia di rivedere “Django“, (io lo amo quel film), e siccome ho detto queste cose tutti si sono messi a ridere. Mah.
Pare, mi hanno poi spiegato perchè io sono neofita di tali ragionamenti, che Pasqua non sia fatta per vedere film. Mi è nuova questa regola, seppur di regola ancestrale pare si tratti, presente fin dagli albori del Cristianesimo, in quel del primo secolo dopo Cristo, fa niente che il cinema ha solo un secolo di vita i Cristiani sono avanti. E poi mia cugina omonima-coetanea mi dice che lei non vede film, pochi, s’è vista Twilight e qualche altro, ma poca roba e neanche il suo ragazzo vede film. Mmh.
Allora ho spiegato loro che non possono non vedere i film epici, storici, cult, fondanti della cultura e della vita e gliene ho citatai decine da Casablanca a Donnie Darko, da Stanley Kubrick al Signore degli anelli, da Love story a Tutti insieme appassionatamente, non hanno visto neanche Via col vento o La principessa Sissi o Ritorno al futuro! Insomma: OH MIO DIO ‘CAZZO VIVI, MA COME SI PUò ACCETTARE UNA COSA DEL GENERE, MA VA BENE NON TI VEDERE I FILM CLASSICI MA IL GLADIATORE CAZZO VEDITELO IL GLADIATORE!!!
Scusate.
No, non l’hanno visto il Gladiatore, no. Però di E.T. sanno che è il mostriciattolo della pubblicità della Telecom. Già già. Non hanno visto neanche V per Vendetta! Cioè passi tutto, passi pure E.T., ma come si fa a vivere senza V per Vendetta? Invece, si “vive” e un’altra cosa: se come me credevate che i Mel Brooks-vergini fossero estinti, ricredetevi.
Comunque ora capisco perchè hanno il cervello fregato dalla Chiesa e dalle dinamiche di paese: non vagliano strade alternative, non sviluppano personalità interessanti, per loro il mondo, è solo quell’unica via inculcatagli è il mondo.
Allorchè, anche un pizzico eccitata dalla sfida, lo ammetto, mi sono offerta di organizzare una serata film a casa mia, molto alla mano: faccio i pop corn, arrostisco due pannocchie, un paio di pizze, scelgo un film, invitiamo altri cugini e  zim bam boom è fatta! E’ anche un modo per stare insieme, visto che la Matrona mi dice sempre che non mi faccio mai viva! Ecco: ora invece ti organizzo tutto e invece? L’adorata figlia della Matrona, declina, anche a nome dell’illegittimo consorte, che non ha pareri discordanti dai suoi, non può permetterselo anche perchè, come ha tenuto a ribadire più volte mia cugina, non ha ancora un anello da poterci far vedere (o esporre a proprio vanto nella pubblica piazza), non che qualcuno glielo abbia chiesto o si sia posto il problema al tavolo eh, ma lei l’ha ribadito. ?Sto pèovero cristiano deve comprarle presto un anello e sposarla, questo il succo.
Dunque ho detto che avrei scelto film semplici e romantici, e lei s’è piccata (anche!) e ha detto “eh sì, perchè siamo scemi noi, no?!”. Ma cribbio benedetto, se tu mi hai detto che non  vedi film, come ti faccio vedere un film impegnato?!
Le ho pazientemente spiegato che quello che intendevo era che qualcuno vuole rilassarsi vedendo film e non impegnarsi, tutto qui. Niente neanche così, entrambi i consorti preferiscono vivere e morire limitati. Dio li fa e poi li accoppia.
Dice, lei, sempre la cugina omonima, che a lei libri e film non danno niente, a lei dà molto e l’aiutano a diventare migliore le attività che fa tipo chiesa e recitine. Buon per lei- ho detto- ma tutti vedono un cazzo di film, che poi leggere buoni libri e quelli che questi ti danno non te lo dà niente al mondo, troppo contorto il ragionamento, non mi ci sono imboscata.
Ora capite perchè io sono certa di esser stata sostituita nella culla, visto la famiglia che mi ritrovo? Insomma come faccio a lasciar loro qualcosa di me, ci provo ma non posso, non vogliono connettersi a me e io sono stanca di dovermi abbassare per connettermi a loro.
Immagino cosa mi avrà detto alle spalle la cugina omonima: che mi sento superiore, che leggo e guardo film perciò non mi laureo e perdo tempo senza fare niente. Lo so, credetemi, lo so che è così. Amen.

E’ stata dura non mangiare, per questa situazione di isolamento e tristezza in cui mi sono trovata. Saranno pure la coppia più noiosa e scontata dell’universo, ma sono una coppia e io non ho mai avuto niente del genere. Anche la cugina del mio tavolo che pesa sui 105 chili, ha un ragazzo è innamorata e felice, e io, zero, niente, nada, nisba, nè amore, nè felicità.
Che poi, saranno grassi, anche mia cugina omonima ha un culone enorme, ma non sono grassi in faccia, sono carini, o a me sembrano tali, io sono orrenda proprio! Come mi ha elegantemente ricordato mia cugina: “Noi sopra siamo fine e magre, abbiamo solo il culone, tu sei grassa sopra e sotto così così”. Forse per questo guardo tutti quei film: non felice, non amata, grassa e orrenda anche se senza culone, isolata da tutti, senza laurea e senza lavoro, che cazzo mi resta se non i film?

E immaginate resistere alla tentazione di abbuffarmi con tutti questi allegri e festosi pensieri in testa! Anche se devo essere sincera: tutto sommato, almeno da questo punto di vista (almeno uno e meno male), me la sono cavata discretamente, credo.
Siccome ieri è morto lo zio di una mia cara amica, per rallegrarla le ho inviato un sms dicendole per filo e per segno cosa ingurgitavo e aiutando così anche me stessa a tenere il controllo. Dunque ho mangiato:
Antipasto: un po’ di insalata di mare, due forchettate di branzino, una fetta sottile di pesce spada di quelli affumicati con olio e aceto, una fetta di salmone, polpa di granchio mentre ho lasciato il gamberetto impanato che se l’è preso mia cugina omonima, ho lasciato anche il resto del branzino, e un rotolo di seppia rucola mozzarella e prosciutto crudo.
Primi piatti, due porzioni: risotto in crema di scampi ne ho mangiate 3 forchettate e ho lasciato il resto e lo scampo se l’è preso, stavolta, il consorte di mia cugina; quadrotti ripieni alla cernia, tipo agnolotti grandi e quadrati e ho assaggiato metà di un solo tortellino.
Secondo: una fettina di pesce, ne ho mangiata metà; due gamberoni alla griglia e li ho mangiati; involtino di pesce spada alla silana, ovvero fettina di pesce spada arrotolato di una crema di funghi, noci e tanto formaggio, calorosissimo ma l’ho magiato, ahimè.
Insalata: mista con pere e ananas e noci, ho mangiato quasi tutta l’insalata e l’ananas e uno spicchio di noce e ho lasciato le pere e il resto delle noci.
Bibite: c’erano tre tipi di vino, spumante all’inizio e champagne alla fine oltre alla coca cola a richiesta, ma io ho bevuto solo acqua.
Frutta a scelta: fragole, kiwi, melone ecc… e un’enorme fontana di cioccolata in cui intingerli. Non ho mangiato niente.
Dolci a buffet: dai cannoli, ai bignè farciti con varie creme, ai dolci secchi alle mandorle, ai bicchierini con le mousse, a una scelta di tre gelati artiganali, qualche torta e crostata, e la torta di laurea con crema pasticcera e crema al cacao e panna. Non ho toccato niente.

Ecco, avrò messo su un sacco di calorie, ma poteva andare peggio, sinceramente.
Peccato che, davvero, non sono dimagrita molto, avevo i rotolini ieri, una cosa orrida e anche il viso e di braccia, sono veramente disgustosa e non vedo cosa possa piacere di me a Odisseo. Vado alla cieca, un salto nel vuoto che mi attende dopo.

Nonostante mi fossi coricata piangendo alle due di notte, alle 5.30 ero in piedi. Finalmente il sole, e finalmente caldo. I papaveri stanno crescendo anche sulla spiaggia e quando arrivano margherite, bocche di leone e papaveri, la primavera è arrivata.
Non fosse che me la sono vista proprio brutta.
Visto che il lungomare è impraticabile perchè già alle 6.00, ormai, il sole ti trapana gli occhi, ho scelto anfratti secondari della zoona costiera del paese, dove i pini marittimi, i nespoli con le loro grandi foglie, i pruni e le palme, ammorbidiscono i raggi del sole. Spuntano per lo più dagli enormi giardini delle ville vuote, occupate solo d’estate o al massimo durante le feste, è probabile che tra oggi e domani si riempia qualcuna di quelle villone.
A un certo punto ho avuto la pessima impressione di essere seguita. Scricchiolii, nuca che prude, rami spezzati, bisbigli e urla di vario genere che si rimbeccavano gli uccelli usciti d’improvviso col sole, e che rimbombava nel silenzio dell 6.00. Mi sono convinta che fosse mia impressione, fin quando non sento il rumore di una bottiglia di vetro rotolare sull’asfalto e una risata. Cerco di uscire da quell’intrico di vie e case senza anima viva per decine di metri e vedo due tipi, dalla pelle mulatta, con felpe e cappelli calati, svoltare l’angolo e allungare il passo. Credo di aver avuto davvero paura, perchè ho iniziato a pensare al peggio e a come cavarmela in caso fosse successo il peggio e quelli avevano intanto cominciato a fischiare e dirmi di stare insieme a loro e a fare apprezzamenti sul mio culo. Ho corso un po’ di più, ma ero spompata e loro hanno accelerato. Non avrei resistito a lungo, allora ho girato per la mia via preferita che conosco a memoria (un giorni racconterò perchè), che porta al lungomare ed è isolata e mi sono abbassata dietro una cunetta di terra smossa per la costrizione di qualcosa. Se mi avessero trovata lì, non ci sarebbe stata via di fuga, ma ero stanca e che io sapessi c’erano solo stradine lì intorno, la strada principale era vicina ma non così tanto da guadagnarla correndo. Quelli sono passati dritti verso il lungomare e io sono scappata e sono tornata sulla strada. Che poi magari mi sono solo spaventata e non sarebbe successo niente, avevo incontrato altre ragazze e signore che correvano quanche parallela prima, ma ho avuto comunque paura.
Nonostante ciò e nonostante il mal di tette da arrivo ciclo (correre col mal di tette da ciclo è impossibile), sono riuscita a fare i miei buoni 40 minuti, intervallati stavolta da qualche minuto il più visto l’inconveniente, ma li ho fatti: due step da 15 minuti e uno da 10.
Non credo abbia riassorbito tutte le calorie di ieri, ma tant’è. Correrò solo per i prossimi due o tre giorni comunque, gli ultimi 4 giorni prima di Odisseo no, potrei fare qualche lunga camminata, ma corsa no. E calerò il ritmo: domani resta sostenuto, ma soli 30 o 35 minuti; sabato sui 30 o 25 minuti e se esco la domenica di Pasqua faccio 20 minuti, ma vedo se riesco a farli continui, ultimo sforzo e poi basta, tanto questa ciccia non la levo.

Ho scritto così tanto che è tardissimo, e ora sono davvero nei guai per raggiungere il centro commerciale e portare pc e comprare vestiti per Odisseo, diamine… e in più sono passati due parenti -perchè qui quando è festa è un via vai di parenti tra il primo e 500esimo grado e trovano sempre me, of course- e hanno lasciato una gallina di ceramica impacchettata con cioccolatini dentro, credo, una colomba e un’enorme cuzzupa, quella biscottata non morbida, la mia preferita, cosparsa di glassa e intrecciata, che nel latte a colazione è un canto celestiale, che non posso non farvi vedere (peccato solo che non sia quella decorata con le uova sode che è più scenica, ma accontentatevi). C’è il riflesso della luce sulla carta decorativa e il nastro della decorazione impiccia, ma insomma, si capisce. E sì quelle a decorazione sono ancora nepitelle, ma queste non mi piacciono, sono con una pasta dura e con una marmellata d’uva e miele e fichi secchi.

E ora, saluto il mio caro blog che mi mancherà come fosse un’estensione di me stessa, e saluto chiunque passi e mi legga, ringraziando ancora una volta chi finora mi ha dato tanto e augurando a tutti voi, conoscenti o no, una bella, cioccolatosa, serena, PIENA DI FILM CHE ROMPANO LE REGOLE IDIOTE, divertente e piena d’amore (se avete la fortuna di avere amore nella vostra vita), Pasqua.
Obi Wan
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Tre ragioni per un plauso a me stessa e per continuare a correre(?)

Io adesso non so che cacchio fare, però.
Considerato che l’incontro con Odisseo è tra 10 giorni (help to me!!!) devo continuare a correre 5-6 giorni a settima, di meno, fermarmi qualche giorno prima? No, perchè ho notato che pesandomi i giorni di corsa, peso sempre un po’ di più rispetto a quelli di non-corsa. Ora, magari non c’entra una mazza, magari è solo l’acqua che bevo quando corro (è risaputo che non bisogna pesarsi dopo immediatamente dopo aver bevuto), magari sono grassa punto, ma se si gonfiassero i muscoli di più? Non voglio andare lì, oltre che con la ciccia, anche coi muscoli così da sembrare un ciclista appena uscito dalla Parigi-Roubaix!
Quindi faccio qualche giorno di corsa alternato questa settimana e stop? O non corro poi la prossima? A parte però che siamo nella settimana di Pasqua e che ho almeno due sortite nei grassi ristoranti calabresi nei prossimi dieci giorni, quindi che faccio? Non devo toccare niente nei ristoranti? O corro il giorno dopo e mi concedo qualcosa? Niente dolci? In uno poi, a pasquetta dovrò pagare e mi secca non mangiare e pagare e poi mentre le mie amiche mangiano, non si può, quindi corro il giorno dopo?
Ma sarebbe il 2 Aprile e considerato che il 5 poi parto per Odisseo… insomma ho una confusione bestiale in testa non so che fare, non sono pratica di corse io.
Sono pratica di libri, sono pratica di film e telefilm, magari un po’ d’arte e un tantino di tecniche narrative, ma stop lì, di corse e sport proprio no. Io li odio gli sport!

Detto ciò ieri mi sono pesata e sono uscita e non mi sento proprio così abbacchiata. Lo so, è strano eh, sentirmelo dire. Badate, non è che faccia salti di gioa o che abbia abbandonato il mio mood malinconico perenne: tutte le mie turbe restano qui dove le avevamo lasciate, ben ancorate al camino grasso e grosso che le alimenta, e i miei problemi e i miei dubbi e i timori e le mie speranza rachitiche, e tutto il cucuzzaro completo. In più sono sempre orrida e non si sono modificate le mie perplessità, angosce e insicurezze su me e Odisseo, sono sempre convinta che non possa andar bene.
Ma.
Ci sono tre ragioni, piccole, stupide e insignificanti quasi, che mi fanno sorridere e accendono una lucina nel mio petto, calorosa come una piccola fiammella neonata.
Prima ragione, è che qualche chiletto l’ho perso, poco per carità e probabilmente mi sono solo sgonfiata, avrò perso liquidi, però l’ho perso e questo quantomeno mi dà il la per continuare con le sofferenze e i sacrifici e le speranze che il continuare stesso comporta. Ciò non mi rende meno cicciona, comunque, ma avendo altri 10 giorni a disposizione prima dell’incontro, magari qualcos’altro riesco a rimediarlo. Considerando sempre quanto già detto sopra, ovvero che siamo nella settimana di Pasqua, che casa mia già da sabato pullula di dolci e afrori in grado di far soffocare la gente per l’acquolina in bocca che generano, che dobbiamo considerare i pranzi coi parenti e le tappe nei ristoranti cicciosi. Quindi forse non riuscirò a racimolare molta altra ciccia persa, ma ci proverò, sono gasata e francamente non ho molto da perdere. A parte i chili e la ciccia di quelli ne ho in abbondanza da perdere.
Seconda ragione, connessa alla prima, è che ieri ho passato il pomeriggio al centro commerciale con le mie amiche con l’intento, tra gli altri, di acquistare qualcosa per il fatidico incontro, che non mi faccia proprio sembrare orrenda, ma giusto giusto bruttarella, e ho trovato molto, ma tutto abbastanza costosetto, quindi ci penserò un po’ e se non trovo niente altrove, prenderò qualcosa di ciò che ho visto (ah, concedetemi: Dio benedica sempre Terranova, le sue taglie comode, il suo stile che è il mio e i costi abbordabili!).
Ma la ragione che mi fa sorridere sta nel fatto che, nei due soli negozi dove ho acquistato qualcosa (per la cronaca, Calzedonia: un paio di collant-leggins coprenti blu elettrico; Intimissimi: una magliettina in cotonina grigio chiaro con scollo e bordi pizzati di verde pastello appena accennato, da usare come pigiama, credo, non so ancora, che mi sta benino davanti, ma mi accentua i rotoli odiosi di lato e dietro, cazzarola…),  le commesse, in entrambe le occasioni, mi hanno passato la taglia M delle calze e della magliettina! Capite?! Ok, ok, ero infagottata nel cappotto e in un grosso maglione di lana, quindi forse non hanno potuto constatare bene, ma loro sono abituate credo, a valutare a occhio le taglie e così a occhio mi hanno giudicato entrambe una M!!!! A qualcuno potrebbe parere una cazzata – anche perchè ho preso la L in entrambi i casi e spero non serva una XL ma non potevo misurare le calze e la maglietta è elastica quindi si accomoda a tutto – ma comunque per me non è una cazzata da poco, per quanto fuorviata dal fagotto che mi ricopriva, perchè M è accettabile, è magro, non perfetto, ma magro non so se corrisponde alla 46 o alla 44, perchè la 48 è L vero? Bo’ per tanto tempo ho preso la XXXL che non so più, non mi regolo. Quindi mi ha fatto sorridere, tutto qui. Almeno infagottata non sembro una cicciona assoluta, meglio di niente. Resto sempre grassa, ne sono consapevole, ma non più cicciona assoluta, credo!
Altra ragione connessa, è che mi sono trattenuta. Abbiamo fatto un aperitivo e c’erano le solite olive, arachidi salati, vari gusti e forme di patatine e pizzettine, ma io ho bevuto solo l’aperitivo, che credo fosse un crodino biondo, dal sapore. Non che sia provo di zuccheri, ma solo quello era mezzo bicchiere compresi cubetti di ghiaccio e fetta di limone, credo abbia 40 calorie ogni 10cl, quindi può andare. Ho resistito, consentitemi un plauso: sono stata brava.
Terza ragione, riguarda la corsetta odierna e anche lì, consentitemi un altro plauso, sono stata brava. Oggi tutta vita, eh?! Prima di tutto ho corso per 40 minuti (sempre intervallati) e sabato, ultima corsa della settimana scorsa, ero arrivata a 30 massimo. In più, senti senti, sono riuscita ad arrivare a ben 15 minuti di corsa continuata! Ma vi rendete conto??? Per me è tantissimo! Un mese fa non riuscivo a correre 40 secondi di fila! Solo in uno step, però, ho raggiunto i 15 minuti, negli altri due, rispettivamente 12 minuti di corsa continuata, 10 minuti e poi tre minuti finali per arrivare ai 40, ma ero sfinita alla fine.
Sarà stato il giorno di riposo di ieri (comincio a credere che bisogni intervallare i giorni per correre con uno di riposo) che mi ha fatto rifiatare, o è stato ilmeteo disastroso che mi ha concesso giusto un’oretta di pausa dalla pioggia, a farmi zampettare rapida che non avevo mica voglia di inzupparmi di nuovo, o il fatto che comunque un po’ di peso l’ho perso e questo aiuta a fare meno fatica oppure è l’esercizio e la costanza visto che corro regolarmente da quasi un mese? Non lo so, come dicevo sopra non ci capisco un’acca di queste cose, ma sta di fatto che la fatica c’è stata, sì, ma almeno non sento più il cuore che mi esce dal petto e i polmoni che collassano quando corro, ora sento dolore nei polpacci e nelle cosce.
E’ positivo? Non lo so.
Continuo così o rallento? Non so neanche questo.
Ora, davvero, non so niente.

Dieta è:

  • Chi non è mai stato a dieta non capisce un cazzo delle diete. Possono parlare, sciorinare frasi fatte una dopo l’altra, ma comunque resta assodato che delle diete e delle restrizioni e degli stati d’animo di chi è a dieta, non ne sa un tubo. E parlo di diete per perdere almeno 20 chili (almeno!), non di diete per tre chili di troppo, che quelle non sono diete, sono stronzate. “Dieta” è una parola sola che onnicomprende diversi concetti, più o meno sinonimi, collegati come i rami di una stella: dieta è autocontrollo, dieta è equilibrio, dieta è autoconvincimento, dieta è lotta perenne dura strenua, dieta è continuità, dieta è guerra alla depressione, dieta è alimento di depressioni, dieta è organizzazione, dieta è parsimonia, dieta è volontà, dieta è inventarsi ‘sta cazzo di volontà dal nulla, dieta è essere soli durante la dieta in un mondo di gente che non è a dieta, dieta è vincere ogni giorno, dieta è sapersi rialzare se qualche giorno si perde, dieta è vincere i maligiudizi delle malepersone, dieta è non mangiare i dolci, dieta è non mangiare gelati, dieta è ruminare erbaccia come le capre, dieta è non ascoltare i suggerimenti di chi non è mai stato a dieta, dieta è non abbattersi mai, dieta è sconfiggere la fame, dieta è sconfiggere la tristezza, dieta è sconfiggere i demoni del proprio passato che tornano a flagellarti, dieta è imparare ad amare sè stesso, dieta è nutrire la speranza di poter piacere a sè stessi, dieta è nutrire la gioia di vivere nonostante la dieta, dieta è nutrire tutte queste cose senza aver molto cibo con cui nutrirle, dieta è imparare a non dipendere dai complimenti, dieta è riplasmare il proprio corpo, dieta è reinventare totalmente sè stessi, dieta èi imparare a essere migliori, dieta è capire di essere migliori, dieta è resistere alle tentazioni dei disturbi alimentari, dieta non farsi più male, dieta è non cercar di farsi del bene facendosi del male, dieta è imparare a farsi del bene, dieta è ristrutturare il proprio modo di vivere, dieta è ricostruirsi un mondo adatto, dieta è quella cazzo di corsa mattutina, dieta è correre invece che leggere, dieta è camminare sotto il sole cocente, dieta è sudare sette camicie, lavarle e sudarci di nuovo dentro, dieta è voler ardentemente vivere e vivere in modo diverso dal già vissuto.
    Vediamo quante di tutte queste cose sono in grado di fare quelli che sparano sentenze sulle diete senza averle mai fatte?

D’altronde non ho mai fatto parte dei più

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Mi pare un quadretto esaustivo, vivacemente nerd, e comunque niente male, per riassumere la giornata di ieri. Mettetici anche un odioso vento di tramontana a gelarmi trippa e trappe e la disgrazia del mio bel cappottino verde militare irrimediabilmente distrutto (e qui aprirei una lagnanza lunga pagine e pagine su quanto mi stesse bene nonostante le trippe e le trappe e quanto si intonasse ai miei capelli castani/nocciola/miele/nutella/cioccolata e ai miei occhi nocciola e cioccolata anche quelli, perchè la cioccolata vive e vegeta ovunque, e comunque avevo detto che non avrei aperto la lagnanza sul cappotto distrutto quindi la pianto).

Tre dei su-fotografati libri, li presi due giorni fa alla libreria del paesucolo. Avevo sentito parlare dell’offerta scaccia-crisi della Newton Compton, ma l’avevo francamente snobbata. Prima di tutto perchè tra le case editrici, la Newton Compton non mi piace per niente: è  superficiale, le traduzioni fanno cagare, l’impaginazione, i refusi, le pubblicità di altri loro libri sul retro delle copertine… insomma mi danno un senso di sciatteria che inficia e distrae tutta la lettura. Non sono però nuovi a sconti e promozioni davvero ottime e quindi spesso ne ho approfittato anche io, come stavolta.
Prima di tutto perchè c’erano titoli che fanno parte della mia wish list da parecchio, ma ne ho sempre rimandato l’acquisto, po me li trovo a 99 centesimi, e Newton o non Newton, francamente non ho potuto resistere. Tali sono:

  1. Il ballo, Irène Némirovsky
  2. Le notti bianche, Fedor Dostoevskij
  3. L’arte di essere felici, Seneca
  4. L’arte della guerra, Sun Tzu
  5. Il tiranno di Roma, Andrea Frediani

Dei primi due c’era addirittura solo una copia, mi è andata bene. Quel che seriamente mi dispiaceva non aver trovato, era “Lady Susan” di Jan Austen, essendomi stranamente e completamente sconosciuto, visto che ho quasi tutti la bibliografia della Austen e che io sappia ha scritto solo sei romanzi, questo settimo non-so-ancora-che-cos’è, davvero mi ha tratta in fallo e non mi piace esser tratta in fallo, soprattutto quando si parla di libri, che per me sono come aria.
L’unica speranza stava nell’unica libreria della cittadina vicina, quando sarei andata al mercato del venerdì con the mamy and the sorcel. E andare a caccia di libri, sarà datato o patetico per i più, ma per me è quasi come Pasqua, Natale e la Befana insieme. D’altronde non ho mai fatto parte dei più…

Con una buona dose di spirito di sopravvivenza mi sono dunque allontanata dalla mamy e dalla sorcel, quando quest’ultima ha cominciato a inscenare una delle sue crisi isterico-minchione e sono andata in libreria, dove un aitante giovanotto sui 35-40 (aitante e carino, ndr), mi ha informato che per principio non aveva aderito alla promozione della Newton perchè le librerie non solo non ci guadagnavano niente, ma tra commissioni e trasporto oltre che tasse sui libri, ci rimettevano pure. Perchè avrebbe dovuto rimetterci?
Non fa una grinza, mi piacciono i principi e al suo posto, “diffusione o meno della letteratura classica e contemporanea a prezzo salva crisi” (questa la pubblicazione della promozione da parte della Newton), avrei fatto la stessa scelta.

Mi piaceva ‘sto tipo e allora mi sono messa a chiacchierare con lui e gli ho confessato che, da brava libromaniaca, più che all’offerta ero interessata a questo misterioso libercolo della Austen a me completamente sconosciuto prima di questa promozione. L’ha cercato sul motore di ricerca che connette le librerie alle case editrici e mi ha confermato che l’unica edizione mai pubblicata, è effettivamente questa. Eh sì, mica sono libromaniaca a caso io!
E questo l’ha colpito.
Sarà o meno libromaniaco anche lui, ma se gestisci una libreria e soprattutto se vivi ne Burundi letterario (e non), certe cose ti colpiscono punto. L’ha colpito perchè non ero interessata alla promozione in sè, ma al libro (mezza verità), e siccome l’ha colpito mi è andato a tirar giù un enorme scatolone ancora sigillato, contenente una tonnellata in libri dei 12 volumi messi in promozione dalla Newton. Mi ha preso una copia di Jane Austen e mi ha invitata a sceglierne qualche altro, ma non potevo nè volevo approfittarmi del suo buon cuore in barba ai suoi principi e allora ho declinato, con la bava alla bocca perchè avevo lì davanti “I racconti del terrore” di Edgar A. Poe che mi guardava lascivo.
Ho prenotato un libro che devo regalare a Odisseo e mi sono scordata ala ricevuta dell’acconto e dopo qualche ora lui mi chiama sul cellulare (glelo avevo lasciato per farmi avvisare dell’arrivo del libro, tutto qui…) e mi ricorda la ricevuta, assicurandomi che, potevo anche andarla a prendere, ma che non ci sarebbe stato comunque problema alcuno se avessi ritirato il libro senza di questa, di fidarmi di lui. E figurati se non mi fido!

Gli altri due li ho recuperati in una specie di cartolibreria (non ci sono altre librerie nel giro di non so quanti chilometri qui), che li aveva tutti, tranne Poe, guarda caso. Ho preso quella cagata de “Il diario del vampiro” di Sara Jane Smith per non prender nulla dopo tutta la fatica della ricerca e perchè francamente mi è ritornata la voglia di leggere del puro, sano, inutile trash, mi diverte sempre molto. E’ una delle mie stranezze più affascinanti, invero.

A questo punto la finisco di parlare di libri e mi limito a consigliarvi di fiondarvi in libreria (la promozione dura fio a fine Marzo o a esaurimento scorte) e acquistarne qualcuno, perchè 99 centesimi sono davvero niente, perchè a parte quell’orrido bollino con scritto 99 centesimi (che non si stacca!!! La Newton non si smentisce mai in quanto a kitsch), sono colorati e carini, non superano mai le 130/150 pagine e se non li avete letti, ci sono dei classici imperdibili come “L’Amleto” di William Shakespeare e “Il grande Gatsy” di Fancis S. Fitzgerald (non li ho presi perchè li ho già letti), oltre a tutti gli altri che ho citato nel corso della narrazione.
Per onore di cronaca e per dare un senso a questo poema che ho scritto, vi aggiungo gli altri titoli disponibili che non ho ancora citato, anche perchè francamente a me non interessano:

  • Il sogno e la sua interpretazione di Freud
  • I sotterranei della cattedrale di Marcello Simone.

La primavera fa l’amore col mare

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Sono nata in primavera e questa mi ha marchiata a fuoco.
Non è neanche la mia stagione preferita, ma volente o nolente, me lo porto dietro quel  marchio, bello stanpato in fronte: Nata in primavera. Senza che me ne accorga, ogni primavera, come un albero di ciliegio, mi spoglio delle magagne e delle brutture e mi ricopro di nuova pelle/nuovi petali, again again e again.
Brucia ogni volta e fa male – si rinasce dal fuoco mica è una festa!- proprio come una fenice, proprio come il mio segno zodiacale.
Non so quante volte io possa rinascere prima di morire definitivamente. Ci sarà un limite, no? Anche la fenice, non può rinascere per sempre, prima o poi quella scintilla si spegnerà una volta per tutte, non più fiori di ciliegio, ma solo cenere.

Sta arrivando il periodo dell’anno in cui dovrei rinascere. Ieri in spiaggia c’era solo una leggera peluria verde-noia e oggi esplodeva di fiori e piante a vista d’occhio, la spiaggia ricoperta fino a venti passi dalla riva. Ma l’avete mai sentito l’odore della primavera, all’alba del giorno in cui sboccia, che si bacia con la bruma del mare?
No? Be’ neanche io prima d’ora, ma stamattina era tutto mio, e me lo sarei spalmato addosso quell’odore, avrei sputato i miei polmoni stanchi, per farmeli riassemblare d’accapo con quell’odore dentro per sempre.
Ho dimenticato la fatica tremenda un secondo perchè un pensiero fugace mi ha distratta e mi è apparso davanti agli occhi come un orrido vaticinio, sostituendo per un attimo  il trionfo di verde e fiore con l’ardura torrida dell’estate, quando tutto verrà spazzato via e l’arida spiaggia prenderà il predominio, quando la primavera non potrà più fare l’amore col mare.

E io erò lì, arida come la cenere, senza scintilla di rinascita, perchè quando la primavera non potrà più fare l’amore col mare, io non potrò più avere Odisseo.

La mia vita da semi-nerd

In quel di gennaio 2013, quando questo blog ebbe gli albori (vedremo se nefasti o meno, ancora non so), che non sono neanche due mesi fa ma sembrano piuttosto cinque anni fa, scrissi che il fine ultimo di questo blog era quella di espiare le mie magagne e così iniziare a vivere alla veneranda età di 29/30 anni.
Oggi è il 10 marzo corrente anni e la mia vita è iniziata così bene da aver passato la Festa della donna a casa, sola, a mangiare patate lesse senza condimenti a mo’ di Torta mimosa sciapita, a leggere Harper Lee e Raymond Carver e rivedere gli episodi di Welcome to Twin Peaks. Molto figo eh, tutta vita.
Ora, precisiamo. Non che me ne freghi una mezza cippa della Festa delle donne. In realtà non sono neanche contro la Festa delle donne per tutte quelle ragioni che paiono sciorinare tutti in coro in queste occasione (la festa della donna è tutti i giorni, è solo una pratica consumistica, va di moda, ecc ecc) di cui in non me ne frega mezza cippa tanto quanto della Festa della donna. Ma per me è una ragione per festeggiare non meno imbecille del Natale e compagnia festante, quindi non vedo perchè debba ssere bistrattata una ragione come un’altra per festeggiare e per mangiare dolci. Soprattutto per mangiare dolci. Tutta questa gente che bistratta le feste dove ci sono dolci, proprio non la sopporto io. Non perchè sia una fan Torta mimosa nella fattispecie, tant’è che me ne sono inventata una variante alla crema alla cioccolata bianca e pan di spagna al caffè pensa te perchè tutta quella roba all’ananas non me gusta mucho, ma comunque è una torta, non si scherza con le torte! Ricordate i comandamenti? E’ eresia non santificare le feste TUTTE, non solo quelle cattoliche, quindi mosca e santiificate le feste e magari inventavene delle altre religiosamente dopo il 5 aprile (incontro con Odisseo, ndr), che io mi invento i rispettivi dolci e me li mangio pure.
Sì se non fosse chiaro ho necessità impellente di dolciumi. Ma tengo duro sennò tutta questo correre strascicato non mi serve a una mazza.

Dicevo, che la mia vita non è iniziata perchè mangio patate lesse quando dovrei essere fuori a vivere un po’ e invece esco neanche per santificare le feste, e neanche i sabati.
Sono uscita però di domenica, come le vecchie.
Sono andata a una specie di mercato dell’antico e c’ho guadagnato degli orecchini di pizzo bianco che mi ha regalato un’amica di mia mamma. Tutto figo quanto un ermellino morto.
In tutto ciò, ecco il momento in cui anche la miseranda vita di Calipso raggiunge strordinarie vette. Peccato che siano il massimo della non figaggine, più sotto sponda nerd (capito, Grimilde?!).
Prima di tutto, tra la robaccia del mercato c’era una mini-bancarella di libri (nell’ameno paesucolo!) praticamente nuovi a 1.00 euro e credevo fossero cagate inutili, invece spulcia spulcia era pieno di libri splendidi e ci sono rimasta un’ora a spulciare (nell’ameno paesucolo!). Peccato che la maggior parte li avevo letti, ma ce n’erano anche un buon numero che stalla nella mia wish list da che vivo e ne ho presi solo due perchè sono uscita solo con due euro ecchenesapevo io che nell’ameno paesucolo c’erano cose a me affini come i libri? – quindi spero che tra due settimane torni il mercato in questione con la minibacarella in questione che magari esco pure volentieri (nell’ameno paesucolo!).
I libri che ho preso alla fine sono due raccolte di poesie: Antologia di Spoon river di Lee Masters e Poesia di Percie Shelley che è una vita che voglio leggere ma ho sempre rimandato.
Quindi questi sono i prossimi libri che leggerò dopo Il buio oltre la siepe e Cattedrale. In realtà io vorrei parlare anche qui delle mie letture e buttarci giù qualche recensione o mio sfogo libraceo-letterario, è che non so quanto c’azzecchi col blog, quindi esito.

Per tornare alla mia fase nerd, per chi non la conoscesse I segreti di Twin Peaks, prima di tutto si vergogni, dopo di che vada a guardarlo immediatamente! E’ una serie di sole due stagioni del 1990, è del regista David Lynch ha un cast spettacoloso ed è un misto di giallo, mistery, noir, adventure, thriller, horror, teen drama, satirico è tutto quel cavolo di telefilm e ora forse la ABC mi fa la terza stagione dopo  venti anni e magari! Perciò sto cercando di rivederlo, e anche perchè sono una misera e inguaribile nerd.

Morale della favola dopo tutte queste digressioni inutili, è che la mia vita da seminerd è ferma che neanche prima di iniziare a scrivere il blog era e che quindi devo darmi una cazzo di mossa.
Fine.

Digressione

Budella di rana su fuseaux grigio cielo

Dunque. Ditemi voi, no, ma è possibile che una debba uscire a correre la mattina all’alba, già con la voglia a zero che ha per tutto il codazzo di:
-pigrizia,
-dolce caldo da sotto-piumuno-da-cinque-della-mattina,
-desiderio impellente di continuare a leggere Harper Lee,
-desiderio ancora più impellente di cappuccino di soya caldo da bere prima che spunti il sole (eh sì ora mi sono data alla soya, così tanto perchè non c’ho un cazzo d’altro da fare);
-desiderio impellente al cubo di ri-vedere Welcome to Twin Peaks dopo aver letto che la cara ABC sta per produrre la terza stagione dopo vent’anni di silenzio (ah questa è la mia vena nerd che ho un po’ tralasciato in questo blog ma a cui credo troverò spazio perchè non sono ancora del tutto mortalmente strana e noiosa, temo).

Dicevo.
Già c’è tutto questo dannato codazzo di roba che mi tiene avvinghiata in casa come con liane di metallo, ma dico io, possibile che ogni sacrosanta mattina deve esserci questo cielo a darmi il benvenuto?
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Ok che sono una fan del grigio e della pioggia, ma quando sto chiusa in casa a ciurrare tè al mirtillo e riempirmi di biscotti alla cannella, sotto un pail caldo a leggere un libro, non quando devo grattare il fondo alla mia misera riserva di caparbietà! Già mi faccio un culo così per decidermi e riuscire a correre, devo anche essere sferzata dagli elementi?! E che cazzo Universo, mettiti una mano sulla coscienza e invece di centuplicare la popolazione anfibia del mio paese, cerca di diradarmi giusto un po’ il cielo e lo scirocco e il vento e la pioggia! O una caso, va bene uguale basta che fai qualcosa!

Eh neanche più sul lungomare riesco ad arrivare che inizia a piovere di brutto e lo sento ululare da qua il mare, no no grazie, negli ultimi due giorni la mia predilizione è tutta rivolta verso gli angusti viottoli del paesucolo. Paludoso, fangoso, scivoloso paesucolo.
Il punto è che tutta l’acqua che sta versando, oltre a infangare le strade e farmi fare capitomboli inenarrabili (si sono scivolata come una demente) e inzaccherare la riserva di jens, scaldamuscoli, anfibi, scarpe da ginnastica e quant’altro, ha anche dato allegramente vita a spontanee paludi e pozze che vanno ad arricchire la già nutrita flora e fauna paludosa del circondario.
Il risultato è che se non devo guardarmi dalle onde immani e dagli stupratori che fanno cucù dalla nebbia(lo scirocco non fa solo arruffare i capelli, ma quadruplica gli stupratiori: attente!), devo fare lo slalom tra mille rane, ranette, rospi, ranocchi, rane toro e anfibi di ogni altro viscido e disgustoso genere, che zompano ovunque! Per non parlare del tappeto di rane eviscerate dalle auto, che non seccano perchè sole non ce n’è, con quelle orride lingue stese per strada, corro tra fango e budella, ma ti pare il caso, sì dico a te, Universo! Senza che fai lo gnorri!
Dove diavolo dovrei andare a correre? Per non parlare del sottofondo meraviglioso di “Cra-Cra” quando non è “Kkrooo-kkroo” o “Wlatruppp-wlatrupp”, un coro disgustoso che supera i decibel delle ancora poche auto delle sei del mattino. E meno male che sono poche le auto che praticamente corro in mezzo alla strada per evitare che mi saltino addosso gli orridi esseri da tutti quei prati, canneti, aranceti e stagni che stanno a bordopista.

Quanto resisterò, davvero non lo so. So però che tra qualche mese queste parole le rimpiangerò, quando il sole mi cuocerà la collottola, e gli anfibi lasceranno il posto agli ancor più orridi rettili. Sì, vivo in un posto disgustoso: la natura è una bella cosa ma solo  quando non comprende rettili e anfibi.
A proposito di rane, c’è una tipa che incrocio ogni mattina e corre come me, povera cara, e la cosa all’inizio mi piaceva, non mi faceva sentire demente da sola. Non fosse che corre come una dannata e lo fa con una strafottenza par solo al verde vomito della sua perenne (ma non la lava mai!) divisa. Io al massimo riesco a fare il mio minuto di corsetta e quella mi doppia tre volte sempre correndo e avrà almeno vent’anni più di me. Con quella tuta verde  e le orride coscette scattanti sembra una ronocchia abnorme che spunta con un balzo da ogno curva e ogni volta che mi vede in lontananza cambia strada per potermi superare da vicino e farmi sentire una cicciona fallita.
Potevo anche famri un’amichetta di corsa, ma questa fa la maratoneta pertinace, quindi tanti saluti.

Ma passiamo alle altre disgrazie che queste sono corbellerie:

  1. sono caduta, come vi dicevo, lo scaldamuscolo grigio (giusto per essere in tinta con il cielo, altro che la ranocchia verde lì, non c’ha capito niente dell’universo quella, corre corre corre e basta!) è sceso sotto la scarpa in un punto particolarmente viscido, la gamba e slittata ed è partita per conto suo e io sono rovinata col culo nel fango imbrattando di viscire anfibie il miei fusoux (anch’essi) grigio cielo;
  2. a ogni fine minuto di corsa, quando iniziano i due di camminata e devo riprender fiato e respirare, puntualmente mi ritrovo: a) vicino a una pattumiera a inalare spazzatura; b) vicino a una fossa idrica particolarmente esposta dal maltempo a profumare fogna; c) vicino a una pasticceria meravigliosa dietro casa mia a riempirmi le nari di burroso, marmelloso, zuccheroso e fragrante odore di croissants appena sfornati. Inutile dire che l’ultima è la peggiore situazione delle tre;
  3. quando raggiungo il punto più lontano da casa, puntuale come uno svizzero rompicojoni, comincia a piovere, verminosa gelida bavosa pioggia che sembra pipì di rana e arrivo a casa gelata e con una bronchite in atto.

Direi che la lagnanza per oggi è finita.
Ci si becca domani.

Cosce sfatte e rivoluzioni

Terzo giorno di corsa, capite?! Terzo!
Eh sì lo so che sono pallosa e che sono giorni che non parlo d’altro, ma ho corso, capite? Corso!
Ok non correrò per un’ora di seguito, ok muoio di freddo, ok il lungomare è vuoto e il mare romba, ok le mie mie povere cosce stanno urlando dal dolore, ok non mi sveglio più alle 5.00 della mattina ma alle 6.30 perchè vado a letto distrutta, ok magari non perderò troppi chili a correre solo per 8 minuti totali, intervallandoli alle camminate, ma comunque mi muovo, esco, mi sfondo, ci provo.
Combatto non solo contro la mia proverbiale pigrizia, ma contro il mal tempo, i cani, il timore di essere stuprata, l’esigenza di starmene sotto le coperte a leggere il mio caro Bukowski, alle sei di una tremenda mattina di inverno (perchè sì, è ancora inverno), e contro lo sconforto di non riuscire a correre, di non riuscire a dimagrire.

Vi dico una cosa, una cosa che forse ho sempre saputo, ma che ho realizzato davvero solo in questi giorni: non importa quando si corra di per sè, o se si cammina soltanto. In realtà conta solo sconfiggere i propri blocchi. Io mi sto mettendo in gioco, mi sto impegnando davvero. Corro poco forse, ma esco con ogni tempo e situazione, sono caparbia in questo. Ed è davvero strano avere il lungomare  tutto per sè, con solo lo scirocco tutt’intorno a te, non si vedeva una mazza stamattina, solo nebbia che sembrava l’inizio di un thriller poliziesco ambientato nella vecchia Londra, quando uccidono la ragazza fessa che se ne sta in giro da sola in una situazione del genere. Non scherzo, ho avuto davvero il timore perenne che un tipo incappucciato potesse spuntare dalla nebbia a stuprarmi o sgozzarmi, e ogni tremendo rombo delle onde era un colpo al cuore anche perchè sono altre tre metri più di me, quelle cavolo di onde!

Capite ora perchè per me essere riuscita a correre tre giorni è tanto anche se in realtà non lo è? E’ una lotta con me stessa e la sto portando avanti.
Per questo se volete farlo non vi preoccupate se correte solo due minuti o se la bilancia non vi restiruisce gli sforzi impiegati, fatelo lo stesso.
Fatelo perchè conquistare l’alba è bello, fatelo perchè lo sforzo purifica, fatelo eprchè è una forma di azione.

Il programma che sto seguendo io è meraviglioso e funziona e ringrazio Vuc’s (che trovate qui: http://vicozzarecords.wordpress.com/) per avermelo consigliato: se leggi Vuc’s, grazie mille!
Lo trovate qui: http://www.albanesi.it/Corsa/cominciare.htm
Io sto chiaramente alla prima fase ovvero cammino 2 minuti e corro 1 minuto per almeno 8 volte e credetemi è meno semplice di quel che sembra. Volevo aumentare e passare alla seconda fase la settimana prossima ma mi sa che non sono ancora pronta e che persisterò con la prima fascia.
Non mi sono ancora pesata, non so se serve, ma serve o no, non credo smetterò.
Mi fa sentire troppo bene e dio solo sa se ho bisogno di sentirmi bene.

Calipso si sveglia alle 5 per andare a correre.#secondo giorno

Calipso si sveglia alle 5 per andare a correre.#secondo giorno

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Cime tempestose e canne al vento per le cronache marziane

Io ho da sempre avuto un vizio, quello di trasfigurare ogni sensazione, ogni contesto, ogni avvenimento, in termini letterari e trasfomarlo nella cornice di una storia o nella storia stessa. Tipo un filtro che volente o nolente, si mette in moto e mi plasma la realtà. Causa ne è sicuramente quella religione sana/insana che è la bibliomania: in pratica sono buona a null’altro, il che è sinonimo di disgrazie tanto quanto di rassegnate euforie.
Ecco quindi che iniziare a scrivere oggi le mie cronache marziane – e mi perdonerà Bradbury se gli scippo il titolo del libro e ne riciclo il senso in termini mensili – il giorno dopo il mio tragico febbraio di studio e ansie e concorsi, in questa cornice di bufere, strade che sono fiumi in piena, cime sferzate dalla tempesta e canne che volano nel vento, ha nel suo perchè, un che di letterario, un sapore di libri e inchiostro che se sei me, o se sei pazzo e libromaniaco come me dall’età di 6 anni, non può sfuggirti.
Tutta questa tiritera poeto-maniaca, solo per dirvi che piove e ulula da ieri sera, ininterrottamente e che questa è la cornice da cui scrivo. Detto ciò, iniziamo.

Il primo esame è stato il 28 e non è andato male. Neanche è andato bene. Però è andato.
Ci sono arrivata dopo una notte insonne (di cui scandisco le ore qui: https://webcamaccesa.wordpress.com/2013/02/28/donna-che-scandisce-il-tempo/) e ci sono andata con una signora che ho conosciuto alla prima fase col concorso e altre sue due affiliate. Ed è bastato che fiatassero in quell’auto mezza votla, alle gelide 6.00 di un gelido ultimo giorno di febbraio, per capire che di possibilità di riuscita in questo concorso ne ho neanche mezza, seppur dopo tanta fatica e sbattimenti che hanno coinvolto anche quei poveri Cristi che hanno la premura di leggere le mie lagne.
In pratica tutte loro (più tanti altri ho avuto modo di appurare poi, in loco) si sono fatti preparare da una direttrice o una professoressa per affrontare il concorso. Cioè queste tipe hanno selezionato loro cosa dovevano studiare, hanno scritto loro dei temini belli che pronti da imparare sugli argomenti giusti e più quotati nell’ambiente, nell’esatto modo in cui le domande andavano affrontate.
E così mi sono spiegata un sacco di cose, tra cui come fare effettivamente a studiare quella roba e perchè abbia avuto così tanti problemi a portare a termine un programma tanto vasto e sfaccettato tutta sola. E lo dico qui semmai qualcuno passasse e gli servisse, che per un concorso SERVE UNA LINEA GUIDA, che sappia muoversi all’interno dell’ambiente del concorso, che ne abbia già fatti, che sappia cosa ci si aspetta, che proponga argomenti papabili e le soluzioni di queste da esporre nelle tracce come richiesto. Che detto in soldoni è: qualcuno ha scritto loro gli argomenti giusti e il modo in cui vanno trattati e loro se li sono copiati o imparati a memoria così com’erano e così com’erano li hanno poi usati. Il tutto per la modica somma di 1.000, 1200 euro per un mese di lezione! Hai capito tu come ci speculano sopra ‘sti qua?!
Hanno fatto bene: hanno tirato fuori queste benne tesine svolte ad arte dalle professoresse in questione, e da queste hanno bellamenete… mmhh come dire… attinto idee e forme semantiche.
Allora, io non mi sto giustificando, ma se io ho portato a termine uno dei due concorsi (l’altro è stato un emerito disastro) è solo grazie alle mie forze. Alla cara Calipso nessuno ha scritto le domande nè ha insegnato niente per milleduecentoeuro, nè ha dato la minima indicazione sulle cose da studiare che mica dovevano essere quelle del libro, INUTILI!
Ho portato a termine il primo concorso rispondendo a tutto, ma non perchè conoscessi le risposte o perchè tutto quello studio matto&disperato effettivemante sia servito a qualcosa (sul programma c’era poco meno di niente, fanculo al programma ministeriale), ma solo perchè ho dato fondo a un po’ di buon senso e a una certa dose di creatività. E infatti le tipe dotate di “tesine e insegnamenti della prof.”  non sono riuscite a fare molto perchè le domande erano difficilmente inquadrabili.
Questo non vuol dire che io lo superi o che il concorso per me sia stato meno che un disastro, ma comunque ho risposto e concluso ogni domanda e sarò una schiappa, avrò preparato male un concorso nazionale, ma almeno non mi sono fatta scrivere il temino dalla prof.  per 1.200 euro o ho sgradevolmente copiato dai “pizzini” messi nel vocabolario.

Il secondo giorno di concorso è invece stato un disastro fatto e finito. Questa volta i temini sono serviti alle tipe e infatti hanno tutti copiato tutto, senza vergogna, e io me la sono presa elegantemente in quel posto.
Vedere tutti scrivere per due ore e mezza mi ha fatto sentire un’inetta troglodita che ha perso quella che potrebbe essere l’occasione della sua vita, e che a detta della sua cara madre ha sbagliato a non chiedere aiuto e capire come prepararsi prima. Ma la cara madre tende a gettar sterco a prescindere, su tutto ciò che fa la Calipso qui presente, e non sa che quelle tipe sapevano cosa aspettarsi perchè hanno fatto concorsi in passato o perchè, è il caso di una di loro, ha la madre che lavora nel campo che le ha dato tutte le dritte necessarie.
Ma bando alle lamentele non sono qui per quelle, solo per riportare quello che io facevo mentre tutti intorno a me rispondevano diligentemente alle domande del concorso, competenti e preparati loro altro che me.

Io ho scritto.
Non le domande, ma una specie di “coso” inutile che mi è venuto in mente, per far passare il tempo durante quelle orride due ore.
Ecco che torna la modulazione della vita di una letteratura-dipendente: tutti vivono e lavorano sodo e tu? Tu non fai un cazzo, li guardi e trasformi la tua vita in letteratura per autocompensazione.
Questo il “coso” quando non sono stata in grado di adempiere alle attese:

“Le persone scrivevano e il fruscio delle loro penne si mangiava il tempo con lentezza ammorbante. La sua di penna, il tempo se lo sarebbe divorato, e invece se ne stava lì, inerme sul foglio come il moncherino di un reduce di guerra, uno di quelli sconfitti a bordo pista, a guardare sfilare i vittoriosi in Terra Santa.
Se Bianca amava qualcosa, era proprio il fruscio della penna quando traccia parole furiose.
Se Bianca odiava qualcosa, era proprio il bianco del foglio quando era spurio da ogni segno.
Non poter sentire il fruscio della sua penna, ma vedere il bianco del suo foglio, era quindi per lei pari al ricevere una frustata sul visto, scoccata da un centauro incazzato e nerboruto.
Le piaceva la penna perchè colmava lo smunto candore dei fogli, li violentava senza alcuna pietà, con tanti saluti al vuoto che il bianco esigeva. Bianca aspettava che qualcuno arrivasse a imbrattare il suo bianco con la stessa ferocia di una penna sul foglio, mentre le penne degli altri si mangiavano il tempo con lentezza ammorbante.
Sì, la sua di penna, il tempo se lo sarebbe divorato
.”

Chiedi alla polvere e polvere ti sarà data

“E c’è una ragazza ingannata dall’idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro”

Mi sono svegliata con la voce di Gaber nelle orecchie che diceva che non piove mai quando ci sono le elezioni, per scoprire che non solo piove, ma piove polvere.  La polvere fina e nera, pura e impalpabile del deserto o dei vulcani, non lo so, ma potrebbero essere entrambe.
Certo è che non sto in Sicilia col suo Etna eruttante, nè nell’Africa del Sahara, ma io l’ho chiesta la polvere e mi è stata data.
Ho dormito col pc acceso, il suono della ventola graffia ormai nella mia testa come il più dolce dei balsami. Ho tenuto acceso youtube, neanche un telefilm, perchè il telefilm sarebbe finito e io avevo bisogno che qualcuno parlasse ininterrottamente, mi tenesse compagnia senza chiedere niente in cambio da parte mia.
Ho caricato una serie di video in rotazione e no, non c’era Gaber tra questi, ma una ragazza che faceva recensioni di libri, recensioni piene di frasi sceme e salamelecchi così inutili da fare accopponare la pelle a un bambino di quattro anni. Ma mi rilassa, vedere quanto possa essere facile la vita, senza pensieri troppo profondi o ragionati, lei che non si vergogna di essere esattamente quello che è, la placidità della sua stanza mentre risponde alle domande cretine che pare si passino tutti questi videomaker della letteratura yotubbiana.
Ha funzionato perchè il mio cuore si è calmato e ho dormito un po’.

Poi Gaber e sono andata sul balcone della mia stanza, alle 6, in pigiama, per vedere se avesse ragione e dirglielo. Ma il cielo è grigio, oggi, e l’unica nota di colore sono i fiori fosforescenti che fiocchettano il prato davanti casa, in una primavera stentata e ancora troppo vergine per imporsi alle nuvole. C’era un velo tra me e il mondo e c’ho messo un po’ a capire che era polvere, quel velo. Polvere nera che copriva tutto, copriva l’aria il balcone il prato le auto i lampioni, s’intrappolava nelle trame di pail del mio pigiama, come se il beige e il rosa fossero troppo teneri per poter essere miei, non appartenenti a un mondo che odia i colori pastello tanto quanto odia me che li vesto.
No,  il nero delle eruzioni e dei vulcani, la polvere del deserto e del fuoco, del centro della terra e del buio, è  il colore di questo Mondo, la polvere che ottunde la testa e si incastra nei polmoni per non farti respirare mai completamente libera, ma solo  quanto basta, costringendoti a essere quel che serve e nient’altro.
Se vuoi viverci in questo Mondo, è di quel nero che devi vestirti, giusto, polveroso nero, acromatico, ctonio, di fuochi ormai spenti. La polvere mi ricopriva piano, come avesse tutto il tempo del mondo per imporsi lei, non deve correre e affannarsi, lei, e io guardavo ogni granello scendere e velarmi, rendermi uguale alle auto ai fiori gialli al prato e ai lampioni.
Sono stata lì per venti minuti a concederle di coprirmi, senza pensare al freddo grigio delle albe di febbraio e al silenzio vuoto della domenica mattina. Perchè quella polvere, questa polvere, è la risposta alla mia preghiera. E’ la polvere che io ho chiesto.

«Cosí l’ho intitolato Chiedi alla polvere, perché in quelle strade c’è la polvere dell’Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere.
E c’è una ragazza ingannata dall’idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro». – Chiedi alla polvere, prefazione, John Fante

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Faccio dolci e lo studio va a catafottersi

Faccio dolci e lo studio va a catafottersi

 

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Il mio nuovo amante

Il mio nuovo amante

Non mi è concesso uscire di casa, avere una storia d’amore decente, mangiare muffins triplo cioccolato, fare niente che non sia studiare e morire di fame, ormai la mia vita relazionale include solo il tè, questa variante ha vinto e quindi mi faccio “penetrare” quotidianamente da ettolitri di tal popò di nero indiano. Ma il bello viene domani quando metterò in infusione contemporaneamente questa miscela zenzero e limone, più quella alla vaniglia, più quella melograno e cranberry. Tutta vita! Continuando a studiare, ovviamente. No, proprio nel senso che non staccherò neanche un secondo gli occhi dal libro, che ormai mi porto pure al cesso, metterò l’acqua a bollire leggendo e porterò la tazza bollente in camera sempre ripetendo. Si studia qui, inutilmente, ma si studia.

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Malascrittura, imboniture per allocchi e viscere deturpate

Non ce la faccio, non sono brava a reggere l’ansia dello studio, mi serve tempo tempo tempo: tempo per imparare a gestuirla, tempo per abbandonare gli attacchi di panico, tempo per ripetere per bene schematizzare rileggere pianificare. Mi serve tempo e tempo non ho.
E’ dalle 6 della mattina che studio come una forsennata e ora la mia testa sembra una nuvola pronta a esplodere rigurgitamenti vari.
Allora mi sono messa a leggere qualcosa su internet, qualche blog, qualche sito, qualche stronzata facebookiana, qualche racconto. Mi distrae, mi ricarica, mi fa respirare. Anche perchè sono stata costretta a diminuire il caffè visto che arrivavo a mezzogiorno con tanta di quella caffeina in corpo da non riuscire a reggermi in piedi. E ora ho comprato tipo una decina di varianti di tè, quindi se non mi drogo di caffeina alla fine mi drogo di tèina, sempre drogata sono! Ma forse la tèina è leggermente meno invasiva e deleteria per organo caridaco e nervi. Forse.

Ho tempo. Calma. Ho tempo.
Posso studiare senza forsennamenti e ripetere come si deve.
Posso respirare quando gli attacchi di ansia, panico e depressione mi assalgono come lascivi putridi lucertoloni infetti.
Posso.

Dicevo, che mi sono distratta un po’ e me ne sono andata a zonzo per il web smollettando qualche lucertolone infetto lungo la strada, a leggere di cose che mi piacciono e anche di cose che non mi paicciono.
Perchè io, come molta altra gente competente o meno, ho la fissa della scrittura e il sogno “del diventare scrittrice”, perchè scrivere è la mia catarsi, perchè narrare è il mio credo, perchè comporre storie è  la mia sintesi… bla bla insomma le solite cagate che ripetono tutti gli aspiranti scrittori prima di rendersi conto che non sono scrittori tanto da non poter definirsi neanche lontanamente “aspiranti”. Pensa pensa il destino di crudele disincanto che ci attende. Almeno al 98,5% di tale matassa di scribacchini, a volte mi chiedo chi ce lo faccia fare.
Detto ciò mi piace leggere di storie e racconti e anche di blog e diari, anche perchè è una forma di allenamento oltre a essere (spesso) piacevole. Ma in realtà, mi risulta piacevole leggere anche di roba malscritta. Prima di tutto perchè, come dice quel guru di Stehen King: “Un brutto libro, una storia scritta male, è una lezione per lo scrittore in erba, migliore di quanto possano esserlo sei mesi in una buona scuola di scrittura”. E io sono d’accordo. Se leggi e non ti piace, noti cosa e perchè è scritto male e automaticamente scrivi meglio o comunque elimini quell’errore che hai riscontrato molto più facilmente di quanto non lo faresti se ti dicessero solo teoricamente che è un errore. E siccome il web abbonda di gente che ha velleità da scrittore e che magari ha già pubblicato dei romanzi, ma che scrive davvero davvero male, è un ottimo modo per imparare e non spender troppo tempo e troppi soldi buttati in libri pessimi (che comunque servono anche). Quindi, se passi di qui, scrittore in erba, prendi nota.
Così oggi, dopo aver letto i miei siti e blog preferiti scritti da gente competente e interessante, ho fatto un salto anche in quegl’altri che non frequentavo da giorni causa studio. E mi sono resa conto che, a parte i fini educativo-letterari, è anche molto divertente, capire cosa non va e smantellare le virtù presunte di qualche scrittore che si crede dio in terra.
Non c’ho tempo, quindi ho letto solo un estratto da un libro pubblicato di recente, e visto che mi sono ritrovata qui a scrivere questa tiritera inutile, almeno inserisco l’elenco delle “malescritture” ovvero quei sotterfugi tipici e riproposti a iosa, che denotano la pessima scrittura e che molto scrittori usano ricorrentemente per imperlare i loro papiri di stratagemmi che colmano il vuoto argomentativo con imboniture per allocchi. Perchè li riporto? Perchè mi serve, perchè mi piace, perchè è il mio blog, perchè mi diverto così, perchè ho bisogno di un po’ di cinismo, perchè leggere quella roba, utile o no, mi ha deturpato le viscere e devo dirlo a qualcuno che ho le viscere deturpate e perchè poi devo tornare a studiare, abbiate pietà di me.

  • “i denti aguzzi cozzavano contro la rotondità delle sue rosse labbra. Ma per lei la perfezione del mondo non valeva tanto quanto quell’imperfezione cozzante“, no comment, troppi cozzamenti cozzanti per me;
  • “le vecchie sono stanche e adagiate su sedie logore”, tutte le vecchie, sempre! Mai una volta che la vecchia non sia “adagiata” su qualche sedia logora o che non sia stanca. Che so io, non potrebbe essere poggiata a un palo rugginoso o seduta su un divano tarlato, così, tanto per cambiare? Nah, non può. Tutte “adagiate sulla sedie logore”;
  • le sue labbra violentavano la sigaretta”, “le dita violentavano la cicca”, “i polpastrelli violentavano le chitarre” , “lei fumava” ci vuole tanto a scriverlo? Tutta sta violenza per far intendere che è nervosa la tizia? E allora scrivi che è nervosa non che è arrapata e violenta ogni cosa dall’aspetto vagamente fallico che ha la pessima idea di finirle tra le mani!
  • il cielo candido si  sporcava di nuvole violente“, io odio queste note di colore mi fanno venire i nervi per non parlare degli aggettivi ripetuti, anche quelli mi fanno venire i nervi, c’è un sacco di roba che mi fa venire i nervi ma gli aggettivi più che mai!;
  • “si spensero e mischiarono violentemente coi sensi che inebriavano i pensieri di un amore stanco e annoiato”, questa roba è stata pubblicata eh, dico davvero!
  • lui guardava quel ben fatto corpo” ma a parte la banalità, almeno metti il “ben fatto” dopo “corpo”!

Basta! Insomma potrei andare avanti, ma mi serve conservare qualche goccia di cinismo per “il resto di questo penultimo e piovoso martedì di un rocambolesco febbraio!”
Ah… visto che so essere poetica anche io? Ora sì che sono una scrittrrrrrice!

E se stiamo facendo qualcosa che invita chiaramente il karma a morderci il culo?

Ok, non ho tempo per scrivere qui, eppure eccomi col mio tazzone di caffè americano, a scrivere qui. Di tutte le abitudini più o meno nefande che ho preso a ripetere ciclicamente, questa del blog proprio non voglio perderla: 365 dovranno essere alla fine i post, che saranno più post di fallimenti o di redenzione, solo la storia ce lo dirà.
Ora, non è che in un mese questo blog mi abbia risolto tutti i problemi, ma è molto più che un diario o una manifestazione di intenti, è un’azione e le conseguenze, è far pace con se stessi o autro-accusarsi per poi comuqnue, far pace con se stessi, è una terapia risolutiva e un coacervo di iniziazioni insieme.Non è che sto facendo questo sproloquio pro blog perchè sono pazza, è che oggi ricorre il primo mesiversario di questo blog. Un mese fa, a inizio giornata stavo decidendo di aprire questo blog e a fine giornata il post era già scritto.
E mentre pensavo a questo, mi sono ritrovata a trarre una conclusione cosmica, sapete, di quelle epifanie che ti colgono e devi fissarle altrimenti si perdono di nuovo nel cosmo da cui provengono. Segue l’epifania:

Possiamo menarcela quanto vogliamo con sfortuna e lamentele a seguito, ma la verità è che il karma è equo, che tutto torna, quindi se il karma di qualcuno è più negativo che positivo, questo qualcuno dovrebbe star lì a fare quattro chiacchiere con l’anima sua e tirar giù le dovute somme. D’ora in poi mi farò questa frase ogniqualvolta mi sorgerà un dubbio amletico: sto facendo qualcosa che invita chiaramente il karma a mordermi il culo?

E se la risposta sarà “sì”, be’… credo che continuerò comunque a farla.

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