Il mal d’ovaie, a Pasqua, ti mette nei guai

Ti mette in un sacco bello sodo, cicciuto e ricolmo di guai, aggiungerei! Come quello dei giocattoli di Babbo Natale oserei dire, se non rischiassi di essere straordinariamente anacronista.

Primo guaio, oggi non sono andata a correre. Mi spiace un po’, serva o non serva ai fini di ciccia e peso, correre mi aveva fatto bene e da qui all’incontro con Odisseo non correrò più, perdendo, credo, quel ritmo che ero riuscita a raggiungere e mantenere faticosamente. Sarà la dieta, sarà la dieta incrociata al ciclo mestruale, ma ieri morivo dal freddo e alle 19.30 ero già sotto le coperte a leggere e guardare film. Inoltre c’è un vento terribile e diluviava stamattina alle 6.00, quindi davvero non me la sono sentita: a parte di dolori da ciclo non ho intenzione di ammalarmi a – 5 giorni all’incontro con Odisseo e siccome ultimamente correre non è che serva a molto…
Ieri ho fatto i miei 30 minuti – due step da quindici minuti – e una decina di minuti di camminata in più, ma poi sono rientrata che dovevo andare, come ho scritto nel post di ieri, nella cittadina amena a cercar qualche vestito, maglietta, pantalone, qualsivoglia indumento sacro o profano, che rimediasse allo strapotere strapordante della straciccia (sempre per Odisseo) ed ero in un ritardo boia. E qui siamo al secondo guaio.

Secondo guaio, mica poi è passato l’autobus ieri! Nonostante mi sia scapicollata per arrivare in orario, nah, niente. Scapicollo a parte, solo attesa vana.
Le loro costosissime maestade della linea di autobus privata, hanno deciso che in periodo di niente scuola e poco lavoro pre-pasquale, fosse inutile mantenere le tante corse abituali, dove per tante si intende due autobus nel corso di mezza giornata. Ma siccome la fermata del mio paesino nefando consiste in un’isola pedonale nel bel mezzo di un’autostrada, senza panchine, nè cartello fermata, nè bacheca orari, nè riparo per la pioggia che non sia un pino marittimo accaparra fulmini, io non ne sapevo niente di queste restrizioni e sono rimasta lì ore, sola, col cielo che profetava caterratte bibliche, ad attendere invano neanche aspettassi la corsa della mia vita. In compenso mi sono finita il libro di Jane Austen che non avevo avuto il tempo di leggere, e solo alla fine di questo di mi sono scazzata e ho deciso di andare a piedi.
Ora, l’amena cittadina dista dal paesucolo cornuto un paio di chilometri, che in bus, treno o auto sono tipo 5 minuti. A piedi tutto si complica non solo perchè il marciapiede si interrompe sui ponti che sovrastano i fiumiciattoli che sboccano in mare, e quindi rischi seriamente di morire atrocemente, ma anche perchè il mare sta di là dalla strada e dall’altra parte c’è la valle aperta e i campi sotto le montagne, ergo il vento è come quello del Kansas (solo meno magico, che per quanto ci provassi da bambina, non mi ci ha mai condotto nel magico Regno di Oz), e chiunque incontri comodamente stravaccato in auto, ti guarda come fossi un derelitto, se lo conosci poi ti offre un passaggio e ti fa quell’espressione pietosa da “sei senza macchina, non sai guidare, che feccia sociale ?!” Capirete lo spasso. Metteteci anche il dolore di tette e ovaie per il ciclo e quello stato di follia e irrequietudine ormonale in cui la fase premestruale (e mestruale) ti mette (se sei maschio non la conosci, buon per te), combinata alla fame e ai pensieri funesti sul peso che non cala a un pugno di giorni dall’incontro con l’uomo di cui sono innamorata, e forse – dico forse- saprete perchè ho fatto quel che ho fatto e che prima d’ora non avevo mai fatto.
Mi hanno offerto un passaggio e ho accettato.
Ero stanca, ero nervosa, non avevo finito il mio caffè, e ho pensato che erano solo pochi minuti e che il signore incravattato e col macchinone lucido, la valigetta di pelle e un completo da 3.000 euro, non poteva crearmi grossi problemi. Invece…Invece l’ho ringraziato e mi sono messa a chiedere chi fosse e a parlare bla bla bla del più e del meno, ma lui mi ha bloccata per dirmi che ero molto carina, che lui non fa sempre queste cose, ma mi ha vista e gli sono piaciuta e quindi che fare se non provarci? Mi ha detto senza giri di parole che qualora avessi voluto, mi avrebbe portata per qualche giorno in un hotel cinque stelle per “conoscerci meglio”, ma ovviamente – ha precisato -usiamo il preservativo, eh!
Ho gentilmente declinato, ho detto che non sono poi così bella anzi sono grassa, gli ho anche detto di chiamarmi Assuntina (che nome esistente meno eccitante di “Assuntina”, non l’ho mai sentito). Per tutta risposta lui ha bloccato le portiere. Ed è lì che ho avuto paura.
Una donna, soprattutto se è stata fuori in città all’università, sa come gestire certe cose. Ma non mi ero mai ritrovata rinchiusa in macchina, perchè non ero mai stata così scema. Lui ha continuato, ha detto che gli piacevo molto e che poi mi avrebbe fatto un bel regalo (come le prostitute?), ha ripetuto fino alla nausea che lui non fa mai queste cose, ma io gli piacevo (e figurati se ci credo!) e io, per contro, ho inventato un supermuscoloso fidanzato geloso che non mi consentiva tali sortite, ma non ha funzionato perchè secondo tal fior fiore di uomo, anche il mio presunto mio ragazzo super eccetera, se vede una bella ragazza ci scopa senza mezzi termini, va lì e se la fa, quindi io non gli dico che apporto piacere a un altro uomo quale lui è, e vivremo felici contenti e cornuti.
Al che gli ho detto di voler scendere e ha continuato a insistere finchè non mi sono allontanata, quindi in realtà non era così pericoloso, solo molto spiacevole, ha detto che non dovevo aver paura che se proprio non volevo, non avremmo fatto niente, ma che dovrei accettare, che può solo farmi star bene.
Insomma, che dire? Non so ancora perchè ho accettato quel passaggio, nè perchè mi ficchi continuamente nei guai, ero stanca e con la mente in subbuglio, ma non credo lo farò ancora. Mi sono ritrovata però a pensare: e se tutto ciò fosse successo in quell’orrido futuro in cui Odisseo non fa più parte della mia vita, e io sono in fase di dolore straziante, avrei ceduto, stavolta? Mi sarei fatta così male? Le mie tendenze autolesionistiche avrebbero raggiunto tali livelli? Finora non ho mai ceduto, mai, non sono mai stata con nessuno perchè mai ho avuto una vera relazione e a parte qualche storiella, mai vera, mai profonda e mai totalizzante. Ma temo che in questo orrido caso, a 30’anni… be’ forse cederei.

Terzo guaio, ho speso ogni spicciolo contenuto nel mio portafoglio di jeans consunto per cercare qualcosa di adeguato da indossare e sembro un “il mostro della trippa nella steppa”, comunque. Ormai dovrò rimediare qualcosa con quel che ho, ergo passerò il pomeriggio alla Miccio, a provare mise che diano un esito quantomeno decente.

Quarto guaio, ieri stavo così male che ho dovuto mangiare un po’ di più, dove per un po’ di più intendo un piatto di carciofi lessi in più e un uovo sodo in più, ma avevo la nausea e mi girava la testa. E quindi la bilancia non scende, ovvio! Cerco disperatamente di illudermi. Mi ripeto che sarà colpa del ciclo, sarà che non vado in bagno da mercoledì, e stronzate simili. Cerco di illudermi, ma temo non ci sia niente da fare.

Quinto guaio, oggi casa mia pullula di ben di dio e tra un po’ comincia la trafila del parentado che passa per fare gli auguri e io devo intrattenerli. La trovo una delle pratiche più idiote e inutili del sud (che poi non so se si fa pure al nord), ma che senso ha? Insomma se vuoi DAVVERO andare a trovare qualcuno, ci vai quando ti pare e non a una festa comandata a dargli gli auguri di buona resurrezione! E poi mi distolgono dal mio pasquale programma di film (alla faccia di mia cugina che dice che “Non si devono vedere film a Pasqua”), libri,  prova abiti per Odisseo e depilazione con sottofondo punk rock anni ’70. Dico io, come si permettono a disturbare il mio denso programma di cotanta santa Pasqua!
Già è passata una trafila di parenti. Questi non li vedo mai, hanno il pregio di non fermarsi, di stare sulla porta a fare gli auguri a tutti e sgommare, il che non me li fa detestare come gli altri rompi-bocce di turno, anche se  la trovo una cosa inutile e mi lascia sempre un po’ basita, al punto che mi intenerisce: non lo so com’è che mi intenerisce, sono strana io, ma lo fa al punto che se altri parenti che si piantano lì li caccerei a pedate nel culo con anfibi chiodati, loro invece li inviterei a restare un po’, così almeno do un senso alla loro sortita. Il problema è che tendo a dare un senso alle cose e a fare solo cose che abbiano un senso. Ma qui tutti agiscono in maniera insensata, o meglio l’unico supporto di ragione che riescono a dare alle loro azioni è “si usa fare così quindi questo deve essere e questo è”. L’ho riscontrato anche mercoledì parlando con la mia cugina omonima- coetanea, le cose le fanno per forza di rodaggio, perchè sono stati programmati così. E sì ma non scassassero le bocce a me se poi mi sembrano tutti molto ridicoli e non sto con loro a menarmela.

Sesto guaio, le pastiere, ce ne sono quattro di là regalate a mia madre da quattro persone diverse e Dio non voglia che ce ne sia una fatta con la crema pasticcera che io a quella non resisto proprio e già sarà dura resistre a pranzo pasquale e dolciumi e uova di pasqua con le ovaie che ballano la rumba, figurarsi il resto!

Direi che mi fermo qui coi guai che è Pasqua e anche a i guai c’è un limite, a Pasqua.
Vi auguro ogni bene. Non vi auguro buona resurrezione, perchè mi sembra francamente ridicolo, ma vi auguro tutto il resto del mondo perchè gli auguri fanno sempre e solo bene (anche se te li fa un parente in visita forzata?) e se capitano occasioni per farli e riceverli, allora bisogna coglierla e basta, qualunque essa sia.
Vi auguro di divertirvi, dedicando questa giornata a voi e a chi amate se avete qualcuno che amate accanto. Vi auguro di scegliere la vostra Pasqua in barba a ogni borghese e limitato programma, vi auguro di essere vivi e ribelli che serve a questo mondo esser vivi davvero e ribelli più che si può, perchè c’è troppo conformismo e il conformismo è indice di una civiltà in declino.
Vi auguro di mangiare quello che diamine volete, di metter da parte diete e controlli, di farvi un dolce voi stessi e di coccolarvi, di essere liberi per questi due giorni almeno, voi che non dovete mirare a strappare a morsi un po’ d’amore tra 5 giorni.
Ve l’ho detto che vi auguro ogni bene….

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Di corsa

Sono in un cazzo di tremendo ritardo, ora devo ingollare questo cazzo caffè americano col dinamismo esperto di un trangugiatore abituale di birra (ieri senza caffè ho fatto un guaio dopo l’altro, non posso uscire senza caffè, ok? Non posso!) e correre sperando ci sia un autobus del cavolo che passi da questo paese del cavolo e mi porti nella cittadina vicina del cavolo. Altrimenti me la devo fare a piedi, per tipo 5 km, come ieri, e col cavolo! Ieri c’ho quasi rimesso trippa e penne e il bello sapete qual è? Che non dimagrisco, neanche un etto perdo!
Quindi non posso scrivere ora, nè leggere niente degli altri blog. Tutte le mie residue energie devono essere dedicate al caffè e al suo trangugiamento il più composto e meno schizofrenico possibile.
Buona mattina di vigilia Paqua se passate di qua, se non ci passate, l’augurio resta e diventa anche autoreferenziale, toh.

Bye

Rassegnazione et Compensazione

“La bilancia, stamane, mi ha detto che sono un chilo e mezzo più grassa di mercoledì mattina”. Mi sembrava una frase perfetta, precipua, onniriassuntiva, per iniziare questo post.
Possibile che abbia preso un chilo e mezzo al ristorante? Non credevo, ma evidentemente è così. Quindi.
Quindi me ne sono tornata a letto, non sono neanche andata a correre, oggi. Dovrò passare le giornata in giro, non mangerò un cazzo per tutto il giorno se non questo caffè stantio con un po’ di latte, che sorbisco nervosamente tra una battuta e l’altra, e domani e domenica mi faccio qualche step di corsa, ma poi basta. Poi basta, insomma, basta! A che diavolo serve?
Sono stanca, ce l’ho messa tutta, davvero, non ho toccato un dolce che sia uno! Di là al momento si stanno abbuffando della mia variante di cuzzupa preferita, quella umida, dorata dalle uova, intrecciata, biscottata con la glassa e le ciliegine rosse e io? Mi sono fatta questa pantomima di caffè con un quarto di tazza di latte per la disperazione e sono corsa a segregarmi in camera, lontana da quegli afrori.
Che altro devo fare? Non mi aspettavo di perdere 20 chili in un mese, ovviamente, ma cazzo, almeno quei 4 o 5 sì! E ora vedere quella bilancia mi ha spiazzata, per questo evito di pesarmi, perchè se non ti pesi almeno non lo sai e resta un po’ di speranza, seguita da molto dolore, ma almeno prima c’è la speranza.
Continuerò, per forza di inerzia, credo, non otterrò molto ormai mancano solo 6 giorni all’incontro, ma continuerò, e a Pasquetta ho un altro ristorante quindi, mi aspetto nuove sorprendenti notizie per quanto mangerò solo qualche pesce stantio, immagino. A Pasqua però non mangerà niente di buono vista poi la Pasquetta.

E’ che sono stanca, sono stanca, sono brutta e sono grassa, è questa cosa non cambierà. Odisseo dovrà scavare sotto strati di grasso per vedere qualcosa e accettarmi così come sono. O no. E siccome a me non è mai andata bene, tendo a protendere per il “no”. Comunque sarò, è una cosa che non posso controllare, non  cambierà in 6 giorni e sinceramente non spero più neanche di vedere qualche altro chilo scendere. Quindi almeno posso smettere di sperarci, perchè è dannatamente faticoso controllare tutte queste cose, investirle di speranza visto il controllo che faticosamente si riesce a ottenere e poi vederli spazzati via, fatica, controllo, speranza, amore.
Quindi basta sbattimenti mentali inutili, continueranno quelli fisici fino al 5 aprile e non che dopo che torno da Odisseo la dieta si fermi, ma almeno posso stare un po’ e non ho l’ansia del tempo e che scorre. E poi a breve ci sarà il mio compleanno e quel giorno vosglio stare serena, mangiare quello che cazzo voglio e non pensare a Odisseo e a quanto, ahimè, mi mancherà temo.
Una mia amica mi ha detto di andare da Odisseo e “Perndere la vita a morsi“, di mangiarmi proprio questa bella occasione di vita che mi è capitata e gustarmela in tutti i modi possobili. E io vorrei proprio poterci riuscire, ma anche quando penso di potermici divertire quei cinque giorni, una parte di me mi avverte di premunirmi, di stare attenta, che  anche se dovesse esserci serenità è divertimento, sara seguito – ancora una volta, sempre- da molto dolore e siccome conosco molto bene il “molto dolore” e troppo poco gli altri sentimenti, io tendo a visualizzare soprattutto e con maggior naturalezza, questo.

Non porterò il computer a rottamare per questi 3 giorni, me lo tengo. Prima di tutto perchè oramai è tardi e resterebbe bloccato per Pasqua, secondo perchè ne ho bisogno almeno per altri tre giorni, per scrivere qua, per distrarmi, per scrivere in generale e poi perchè mi devo finire di vedere Argo che stanotte mi sono addormentata!
E domani mi devo sparare per l’ennesima volta, tutta la filmografia di Mel Brooks perchè ho bisogno di ridere e perchè me lo devo vedere mentre mi depilo. Niente è meglio di Mel Brooks mentre mi depilo. E’ la mia compensazione alle delusioni e al pre-periodo di dolore. Scrivere e Mel Brooks.

Perchè non riesco ad annullare questa orrida sensazione di dolore incipiente?
Perchè l’unica cosa cristallina e ferma nella mia testa è solo la certezza che tutto è destinato a finire?
Perchè la vita mi ha insegnato solo che non posso essere felice, un po’, anche io?

La Pasqua non è fatta per vedere film

Stamattina ho avuto una paura fottuta e mi sono ritrovata in un casino che poteva finire in tragedia. Ma di questo ne parliamo dopo, l’attentato alla mia vita e alla mia vitù è una quisquilia in confronto alla notizia del giorno: mancano 7 giorni all’inconto con Odisseo! Tra una settimana a quest’ora starò sul treno a farmela elegantemente nei pantaloni. Pensatemi.
Devo correre nel narrare della tremenda laurea della cugina di ieri sera, perchè sono in un ritardo atroce non solo per andare dallo sfaciapc a portare il pc, ma anche nel seguire  la tabella di marcia delle cose da fare pre e per Odisseo.

Non è stata male la serata al ristorante, ma solo nel senso che mi odiano quasi tutti e al resto di loro, sono completamente indifferente. Mi hanno trattata con freddezza, come se non esistessi, il parente Riccone- la cui figlia s’è laureata ieri, appunto, vi dico solo che c’era lo champagne per brindare, ettolitri di champagne- ha fatto un discorsetto a mio fratello e mia sorella, dicendo loro che se vogliono aiuto e un prestito di chiederglielo. A me, manco m’ha cagata. Mi ha detto solo “in gamba eh” quando l’ho salutato. Intendiamoci, non mi dispiace essere ignorata, il problema è che so che in realtà mi straparlano talmente tanto dietro e tutti insieme, che hanno tutti la stessa blasfema visione di me, cattiva cattiva perchè non vado a trovarli, non mi laureo e non lavoro, e siccome confabulano tutti alle spalle insieme, sono arrivati tutti a costruire un profilo di me odioso che condividono e si sballonzolano alla bene e meglio. Sapete cosa mi dà noia? Non il fatto che mi reputino odiosa, e scema e menefreghista, magari lo sono davvero, non lo so, non sto qui a discutere questo, ma il fatto che non sono riuscita a lasciare un pezzetto di me a nessuno. Se morissi non fregherebbe a molta gente, mio fratello e mia sorella si rattristerebbero ma poi mi scorderebbero, mia madre solo perchè è la madre della morta, non perchè le mancherei, forse Odisseo e a un paio di amiche spiacerebbe davvero, ma non cambierebbe loro la vita. Questo è triste, e denota tutta la mia pochezza come anima fatta persona. Perchè tra loro, questi parenti, sono tutti legati e si vogliono bene (be’ poi si sparlano alle spalle, ma comunque, in qualche malato modo, sono legati), e io vorrei qualcuno che mi volesse davvero davvero bene, se non lascerò dietro di me neanche questa piccola cagatina di impronta, niente vale la pena, no?
Neanche mia cugina coetanea, che tanto fa l’amica, in realtà prova vero affetto per me. Io devo dire che in modo strano le voglio bene, rigetto tutto quello che è e in cui crede, ma le sono affezionata e non passo il tempo con lei annoiandomi troppo, sempre ammesso che il tempo in questione sia relegato a un paio di volte all’anno (!). Ma lei dicevo, è la prima delle mie disfattiste, dopo che le racconto o dico o anche parlo con altri, lei comunque prende quel che dico e lo va a raccontare tutto a sua madre (ce è la Matrona di cui dicevo ieri), e insieme vedono come sistemare quel che dico in una luce negativa da sparaflesciarmi addosso. Dopodichè vanno a dirlo al resto dell’unita e affettuosa famiglia.
Quindi nessuno piangerà troppo il giorno della mia dipartita. Ma forse è meglio: sarò ricordota per aver lasciato poco altro dolore in questo orrido e doloroso mondo.
Sono stata al tavolo con delle mie cugine dai 23 ai 30’anni, compresa questa mia cugina omonima e coetanea accompagnata dal ragazzo che si porta sempre dietro, stile cagnolino sorridente e benpensante e che ha 36 o 37 anni, non ricordo.
Non è stato del tutto spiacevole, abbiamo riso e chiacchierato, con una di loro, poi, ho potuto parlare dei suoi problemi di peso, di come si vergogni a uscire di casa nonostante abbia un ragazzo, non riesce a superare questa cosa e ho cercato di aiutarla per quanto ho potuto e nonostante per me non sia diverso, anzi, è anche più dura, perchè  anche se sono più magra (“magra”… che bella parola!)  di lei, lei ha il ragazzo che la ama e la sostiene sempre e io ho una mezza cippa fregata, che vuol dire “niente”.
Spero le sia servita un po’ la mia esperienza, spero di esserle stata utile anche se ne dubito, lo spero davvero perchè è una ragazza molto dolce e lo so da dove derivano parte dei suoi problemi, e la capisco, la capisco benissimo.
Per il resto ho sparato qualche battuta, anche se quella che ha avuto più successo l’ho rivolta a una mia cugina che abita vicino casa mia, le ho detto se vuole passare la sera di Pasqua che ci vediamo un film, che sennò per impegni vari non ci vediamo mai, che Pasqua comunque si mangia e stop e siamo tutti qui vicinivicini, che comunque ho voglia di rivedere “Django“, (io lo amo quel film), e siccome ho detto queste cose tutti si sono messi a ridere. Mah.
Pare, mi hanno poi spiegato perchè io sono neofita di tali ragionamenti, che Pasqua non sia fatta per vedere film. Mi è nuova questa regola, seppur di regola ancestrale pare si tratti, presente fin dagli albori del Cristianesimo, in quel del primo secolo dopo Cristo, fa niente che il cinema ha solo un secolo di vita i Cristiani sono avanti. E poi mia cugina omonima-coetanea mi dice che lei non vede film, pochi, s’è vista Twilight e qualche altro, ma poca roba e neanche il suo ragazzo vede film. Mmh.
Allora ho spiegato loro che non possono non vedere i film epici, storici, cult, fondanti della cultura e della vita e gliene ho citatai decine da Casablanca a Donnie Darko, da Stanley Kubrick al Signore degli anelli, da Love story a Tutti insieme appassionatamente, non hanno visto neanche Via col vento o La principessa Sissi o Ritorno al futuro! Insomma: OH MIO DIO ‘CAZZO VIVI, MA COME SI PUò ACCETTARE UNA COSA DEL GENERE, MA VA BENE NON TI VEDERE I FILM CLASSICI MA IL GLADIATORE CAZZO VEDITELO IL GLADIATORE!!!
Scusate.
No, non l’hanno visto il Gladiatore, no. Però di E.T. sanno che è il mostriciattolo della pubblicità della Telecom. Già già. Non hanno visto neanche V per Vendetta! Cioè passi tutto, passi pure E.T., ma come si fa a vivere senza V per Vendetta? Invece, si “vive” e un’altra cosa: se come me credevate che i Mel Brooks-vergini fossero estinti, ricredetevi.
Comunque ora capisco perchè hanno il cervello fregato dalla Chiesa e dalle dinamiche di paese: non vagliano strade alternative, non sviluppano personalità interessanti, per loro il mondo, è solo quell’unica via inculcatagli è il mondo.
Allorchè, anche un pizzico eccitata dalla sfida, lo ammetto, mi sono offerta di organizzare una serata film a casa mia, molto alla mano: faccio i pop corn, arrostisco due pannocchie, un paio di pizze, scelgo un film, invitiamo altri cugini e  zim bam boom è fatta! E’ anche un modo per stare insieme, visto che la Matrona mi dice sempre che non mi faccio mai viva! Ecco: ora invece ti organizzo tutto e invece? L’adorata figlia della Matrona, declina, anche a nome dell’illegittimo consorte, che non ha pareri discordanti dai suoi, non può permetterselo anche perchè, come ha tenuto a ribadire più volte mia cugina, non ha ancora un anello da poterci far vedere (o esporre a proprio vanto nella pubblica piazza), non che qualcuno glielo abbia chiesto o si sia posto il problema al tavolo eh, ma lei l’ha ribadito. ?Sto pèovero cristiano deve comprarle presto un anello e sposarla, questo il succo.
Dunque ho detto che avrei scelto film semplici e romantici, e lei s’è piccata (anche!) e ha detto “eh sì, perchè siamo scemi noi, no?!”. Ma cribbio benedetto, se tu mi hai detto che non  vedi film, come ti faccio vedere un film impegnato?!
Le ho pazientemente spiegato che quello che intendevo era che qualcuno vuole rilassarsi vedendo film e non impegnarsi, tutto qui. Niente neanche così, entrambi i consorti preferiscono vivere e morire limitati. Dio li fa e poi li accoppia.
Dice, lei, sempre la cugina omonima, che a lei libri e film non danno niente, a lei dà molto e l’aiutano a diventare migliore le attività che fa tipo chiesa e recitine. Buon per lei- ho detto- ma tutti vedono un cazzo di film, che poi leggere buoni libri e quelli che questi ti danno non te lo dà niente al mondo, troppo contorto il ragionamento, non mi ci sono imboscata.
Ora capite perchè io sono certa di esser stata sostituita nella culla, visto la famiglia che mi ritrovo? Insomma come faccio a lasciar loro qualcosa di me, ci provo ma non posso, non vogliono connettersi a me e io sono stanca di dovermi abbassare per connettermi a loro.
Immagino cosa mi avrà detto alle spalle la cugina omonima: che mi sento superiore, che leggo e guardo film perciò non mi laureo e perdo tempo senza fare niente. Lo so, credetemi, lo so che è così. Amen.

E’ stata dura non mangiare, per questa situazione di isolamento e tristezza in cui mi sono trovata. Saranno pure la coppia più noiosa e scontata dell’universo, ma sono una coppia e io non ho mai avuto niente del genere. Anche la cugina del mio tavolo che pesa sui 105 chili, ha un ragazzo è innamorata e felice, e io, zero, niente, nada, nisba, nè amore, nè felicità.
Che poi, saranno grassi, anche mia cugina omonima ha un culone enorme, ma non sono grassi in faccia, sono carini, o a me sembrano tali, io sono orrenda proprio! Come mi ha elegantemente ricordato mia cugina: “Noi sopra siamo fine e magre, abbiamo solo il culone, tu sei grassa sopra e sotto così così”. Forse per questo guardo tutti quei film: non felice, non amata, grassa e orrenda anche se senza culone, isolata da tutti, senza laurea e senza lavoro, che cazzo mi resta se non i film?

E immaginate resistere alla tentazione di abbuffarmi con tutti questi allegri e festosi pensieri in testa! Anche se devo essere sincera: tutto sommato, almeno da questo punto di vista (almeno uno e meno male), me la sono cavata discretamente, credo.
Siccome ieri è morto lo zio di una mia cara amica, per rallegrarla le ho inviato un sms dicendole per filo e per segno cosa ingurgitavo e aiutando così anche me stessa a tenere il controllo. Dunque ho mangiato:
Antipasto: un po’ di insalata di mare, due forchettate di branzino, una fetta sottile di pesce spada di quelli affumicati con olio e aceto, una fetta di salmone, polpa di granchio mentre ho lasciato il gamberetto impanato che se l’è preso mia cugina omonima, ho lasciato anche il resto del branzino, e un rotolo di seppia rucola mozzarella e prosciutto crudo.
Primi piatti, due porzioni: risotto in crema di scampi ne ho mangiate 3 forchettate e ho lasciato il resto e lo scampo se l’è preso, stavolta, il consorte di mia cugina; quadrotti ripieni alla cernia, tipo agnolotti grandi e quadrati e ho assaggiato metà di un solo tortellino.
Secondo: una fettina di pesce, ne ho mangiata metà; due gamberoni alla griglia e li ho mangiati; involtino di pesce spada alla silana, ovvero fettina di pesce spada arrotolato di una crema di funghi, noci e tanto formaggio, calorosissimo ma l’ho magiato, ahimè.
Insalata: mista con pere e ananas e noci, ho mangiato quasi tutta l’insalata e l’ananas e uno spicchio di noce e ho lasciato le pere e il resto delle noci.
Bibite: c’erano tre tipi di vino, spumante all’inizio e champagne alla fine oltre alla coca cola a richiesta, ma io ho bevuto solo acqua.
Frutta a scelta: fragole, kiwi, melone ecc… e un’enorme fontana di cioccolata in cui intingerli. Non ho mangiato niente.
Dolci a buffet: dai cannoli, ai bignè farciti con varie creme, ai dolci secchi alle mandorle, ai bicchierini con le mousse, a una scelta di tre gelati artiganali, qualche torta e crostata, e la torta di laurea con crema pasticcera e crema al cacao e panna. Non ho toccato niente.

Ecco, avrò messo su un sacco di calorie, ma poteva andare peggio, sinceramente.
Peccato che, davvero, non sono dimagrita molto, avevo i rotolini ieri, una cosa orrida e anche il viso e di braccia, sono veramente disgustosa e non vedo cosa possa piacere di me a Odisseo. Vado alla cieca, un salto nel vuoto che mi attende dopo.

Nonostante mi fossi coricata piangendo alle due di notte, alle 5.30 ero in piedi. Finalmente il sole, e finalmente caldo. I papaveri stanno crescendo anche sulla spiaggia e quando arrivano margherite, bocche di leone e papaveri, la primavera è arrivata.
Non fosse che me la sono vista proprio brutta.
Visto che il lungomare è impraticabile perchè già alle 6.00, ormai, il sole ti trapana gli occhi, ho scelto anfratti secondari della zoona costiera del paese, dove i pini marittimi, i nespoli con le loro grandi foglie, i pruni e le palme, ammorbidiscono i raggi del sole. Spuntano per lo più dagli enormi giardini delle ville vuote, occupate solo d’estate o al massimo durante le feste, è probabile che tra oggi e domani si riempia qualcuna di quelle villone.
A un certo punto ho avuto la pessima impressione di essere seguita. Scricchiolii, nuca che prude, rami spezzati, bisbigli e urla di vario genere che si rimbeccavano gli uccelli usciti d’improvviso col sole, e che rimbombava nel silenzio dell 6.00. Mi sono convinta che fosse mia impressione, fin quando non sento il rumore di una bottiglia di vetro rotolare sull’asfalto e una risata. Cerco di uscire da quell’intrico di vie e case senza anima viva per decine di metri e vedo due tipi, dalla pelle mulatta, con felpe e cappelli calati, svoltare l’angolo e allungare il passo. Credo di aver avuto davvero paura, perchè ho iniziato a pensare al peggio e a come cavarmela in caso fosse successo il peggio e quelli avevano intanto cominciato a fischiare e dirmi di stare insieme a loro e a fare apprezzamenti sul mio culo. Ho corso un po’ di più, ma ero spompata e loro hanno accelerato. Non avrei resistito a lungo, allora ho girato per la mia via preferita che conosco a memoria (un giorni racconterò perchè), che porta al lungomare ed è isolata e mi sono abbassata dietro una cunetta di terra smossa per la costrizione di qualcosa. Se mi avessero trovata lì, non ci sarebbe stata via di fuga, ma ero stanca e che io sapessi c’erano solo stradine lì intorno, la strada principale era vicina ma non così tanto da guadagnarla correndo. Quelli sono passati dritti verso il lungomare e io sono scappata e sono tornata sulla strada. Che poi magari mi sono solo spaventata e non sarebbe successo niente, avevo incontrato altre ragazze e signore che correvano quanche parallela prima, ma ho avuto comunque paura.
Nonostante ciò e nonostante il mal di tette da arrivo ciclo (correre col mal di tette da ciclo è impossibile), sono riuscita a fare i miei buoni 40 minuti, intervallati stavolta da qualche minuto il più visto l’inconveniente, ma li ho fatti: due step da 15 minuti e uno da 10.
Non credo abbia riassorbito tutte le calorie di ieri, ma tant’è. Correrò solo per i prossimi due o tre giorni comunque, gli ultimi 4 giorni prima di Odisseo no, potrei fare qualche lunga camminata, ma corsa no. E calerò il ritmo: domani resta sostenuto, ma soli 30 o 35 minuti; sabato sui 30 o 25 minuti e se esco la domenica di Pasqua faccio 20 minuti, ma vedo se riesco a farli continui, ultimo sforzo e poi basta, tanto questa ciccia non la levo.

Ho scritto così tanto che è tardissimo, e ora sono davvero nei guai per raggiungere il centro commerciale e portare pc e comprare vestiti per Odisseo, diamine… e in più sono passati due parenti -perchè qui quando è festa è un via vai di parenti tra il primo e 500esimo grado e trovano sempre me, of course- e hanno lasciato una gallina di ceramica impacchettata con cioccolatini dentro, credo, una colomba e un’enorme cuzzupa, quella biscottata non morbida, la mia preferita, cosparsa di glassa e intrecciata, che nel latte a colazione è un canto celestiale, che non posso non farvi vedere (peccato solo che non sia quella decorata con le uova sode che è più scenica, ma accontentatevi). C’è il riflesso della luce sulla carta decorativa e il nastro della decorazione impiccia, ma insomma, si capisce. E sì quelle a decorazione sono ancora nepitelle, ma queste non mi piacciono, sono con una pasta dura e con una marmellata d’uva e miele e fichi secchi.

E ora, saluto il mio caro blog che mi mancherà come fosse un’estensione di me stessa, e saluto chiunque passi e mi legga, ringraziando ancora una volta chi finora mi ha dato tanto e augurando a tutti voi, conoscenti o no, una bella, cioccolatosa, serena, PIENA DI FILM CHE ROMPANO LE REGOLE IDIOTE, divertente e piena d’amore (se avete la fortuna di avere amore nella vostra vita), Pasqua.
Obi Wan
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A cosa Calipso dovrà resistere

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Montagne di nepitelle con crema alla ricotta

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Cuzzupe dalle verie decorazioni consistenze

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Nepitelle zuccherate con crema di marmellata, uvetta, pinoli e nocciole

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Nuvole al cocco

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Nepiuitelle con crema di cioccolato e noci e treccia pasquale al latte

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Nepitelle alla ricotta e piatto fiorito su sfondo azzurro, dettaglio.

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“Rose del deserto”, dolcetti alla pasta di burro e cornaflakes che amo alla follia

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Cioccolatini assortiti gusti: al latte, cioccolata al latte ripiena di cioccolata bianca, cioccolato al latte ripiena di cioccolata bianco con cereali, vari gusti ripieni ai cereili, vari gusti ripieni alla nocciola, al pistacchio, alle mandorle, cioccolata ripeina panna e fragola, cioccolata ripiena latte e mente, cioccolata ripiena panna e miele, cioccolata con la nocciola dentro, cioccolata con biscotti, cioccolata alle noci, cioccolata alle castagne, cioccolata con pezzetti cereali, cioccolata alla stracciatella, cioccolata al caramello, cioccolata con pezzetti di arachidi. Mi pare stop. Ah e quella fondente con non so che ma tanto non mi piace, lì non devo resistere.

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Alcuni dei cioccolati con babbetti pasquali che Calipso regalerà a Odisseo. Ci sono inoltre tre pastiere da persone diverse e domani arriverà la pastiera alla crema pasticcera che calipso adora, regalo annuale di un’amica di famiglia che per ci mette pure le ciliegine, che calipso adora. Ci sono inoltre vari uova di pasqua tra cui il kinder, un coniglio di cioccolata nera, al latte e bianca e delle uova colorate che non so se sono al cioccolato dentro, sono d’ostia e colorate al caramello fuori ma sembrano dure dentro. Non posso fotografarli perchè non mi è permesso fotografare tutto questo, perchè mia sorella sta facendo una video conferenza nela soggiorne dove sono. Ma avete capito l’andazzo che tira.

Tripudio di cacofonie

Siccome il computer posso usarlo un giorno in più, lo porterò allo sfasciacarrozze dei computer solo domani, accorpo in questo post quello che dovrebbe essere il cadenzario di cose da fare della settimana che conduce alla Pasqua benedetta, dove per “benedetta” intendiamo qui “magica fautrice di cioccolate di ogni forma, gusto e dimensione“. Cioccolata che io non posso mangiare neanche di striscio quest’anno, ma posso sempre ammirare e sbavare, stile Homer Simpson, che è sempre una gran cosa. E anche per gli altri dolci è benedetta. E anche perchè cade quasi sempre del giorno mio compleanno o comunque molto vicina a questo, quest’anno è particolarmente lontana in realtà e buon per me che magari poi del mio compleanno un pezzo di torta me lo sbafo. Facciamo che me lo divoro va’…
Sì vabbè, ho una dannata voglia di dolci, ma poi magari metto sul blog qualche foto di cosa da sabato ha iniziato a girare per casa mia e vi rendete conto da soli del perchè.

Soprattutto la mia voglia di dolci sarà centuplicata stasera, quando sarò al ristorante per festeggiare la fatidica LAUREA DELLA CUGINA. Sentite come suona male “Laurea“, terribile terribile, associata poi alla parola “cugina” è un tripudio di cacofonie!
Posto che io odio le feste di laurea a prescindere, quelle che prevedono il parentado da parte di padre, hanno sempre avuto un esito deleterio per me.

Piccola e inutile parentesi: questa cosa del parentado presente alle sedute di laurea, io proprio non la capisco. Sarà che filtro tutto e che tendo a dare a tutto un senso, be’ in questo caso l’unico senso che vedo è quello di arraffare un minimo di palcoscenico e riflettori e menarsela, per una laurea! Insomma menatela per qualcos’altro, ma per una laurea! E’ stupido, è anche perecchio patetico, ma nel caso della maggior parte dei miei cugini è così che sono andate le cose, lo so, li conosco. Altra gente ha meno velleità di protagonismo, ma anche così, le sedute di laurea con tutto l’albero genealogico presente, non le concepisco in egual modo. Piccola e inutile parentesi chiusa.

Ora, la cugina in questione è, francamente, una delle meno peggio della risma familiare, quantomeno è una delle poche che si fa i cazzi suoi quasi sempre e non sparla dietro (almeno che io sappia) e questo dalle mie parti, è oro colato, credetemi. Quindi non è tanto lei a dar vita al tripudio di cacofonie, non di per sè, ma l’idea di affrontare tutti i parenti, e tutti in gruppo compatto per giunta!
Dico solo questo, non mi pare il caso di dilungarmi troppo sulla questione: nell’ultima laurea di un qualche cugino mi hanno accerchiata e sparato staffilate del tipo “Vogliamo proprio vedere quando ti laurei”, “Ma perchè non molli se non ti laurei, dovresti mollare”, “Ma tu? A quando i confetti?” etcetera. Cose che a me non fanno bene punto.
E questa è normale routine, ogni volta che li vedo sono sequele del genere e a volte non riguardano neanche l’università, ma qualcosa su cui malignare e insultarmi la trovano sempre. Non sono persone creative, ma in certi frangenti dimostrano un estro da non sottovalutare.
E poi c’è cole che incarna tutto il male che la figura del “parente “ammette, la zia che tutti vorrebbero per la sua fiera e impeccabile condotta, la regina delle maligneria, la chiamerò la Matrona. E’ la tipica falsa perbenista e benpensate di paese, chiesofila e borghese fino alla nausea, col suo codice di comportamento rigido risalente alla II guerra mondiale e un grumo d’odio celato da frasi fatte e disincanto. Io sono da sempre, completamente il contrario di lei e di sua figlia, quindi mi odia. Odia il mio disprezzo dei “valori” cattolici, odia la mia indipendenza di pensiero fin da quando sono bambina, odia la mia inadenpienza ai suoi codici di comportamento che tendo a trattare con sufficienza, come non valessero niente, odia il fatto che leggo molto, una volta tolsi un libro a un matrimonio, in realtà solo per prendere un’astuccio di caramelline alla violetta finito sul fondo della borsa, e lei mi disse che ero un pagliaccio perchè mi ero portata un libro. Insomma, cose così, mi disprezza, forse perchè non mi capisce, forse perchè mi reputa una caccola inutile (non si è laureata, non frequenta la parrocchia, non esce spesso…oddio che tremenda, malevola asociale!), anche se a volte mi è capitato di pensare, per un frammento di secondo che poi è scemato, che invidi un po’ la mia ampiezza di pensiero e la mia personalità senza dubbio debole, ma su certe cose decisa e con un suo fascino.
All’ultimo rendez vous familiare, aspettò che tutti fossero torno torno riuniti per l’aperitivo e disse a gran voce “Tu ti devi solo vergognare” perchè non mi ero fatta vedere di recente dalle loro parti.
Vabbè mi fermo qui, giusto per consentirvi di avere un’idea del perchè tendo a star lontana da ‘sta gente e dei miei timori sulla serata che mi aspetta. E soprattutto del perchè  la mia voglia di dolci sarà centuplicata, stasera. Se succederà qualcosa tipo sopra, ho paura davvero di cedere e abbuffarmi.
Che poi, spero se ne stiano buoni buoni, con tutta quella Chiesa che si sorbiscono, magari fanno qualche fioretto nel periodo pasquale per essere più buoni e non scassano i cabasisi a me.
Resta il fatto che una festa di laurea tra parenti è una pizza oltre che un tormento, ma almeno solitamente ci sono i dolci, e c’è la torta, la torta è un bene sempre e comunque, ma se non puoi mangiarti neanche la torta è una tortura scriteriata e basta!

Spero di riuscire a fare un resoconto della serata domani, prima della rottamazione di mister pc. Per quanto riguarda il resto della settimana sarà tutto speso a resistere alle tentazioni, a preghiere sanscrite ogniqualvolta debba salire sulla bilancia, alla dieta, agli ultimi preparativi per Odisseo e a resistere e non abbuffarmi alla pasquetta con le mie amiche.
A questo proposito ieri pomeriggio l’ho passato a tirar giù tutto l’armadio e i cassetti con tutto quel che ho, che stringi stringi è ben poco mi sono accorta, e provare ogni accostamento, nel vano tentativo di trovare una mise che non mi stesse da schifo.
E’ stato vano, appunto, tutto mi sta male e io sono enorme e grassissima e non so davvero che inventarmi, spero di trovare qualcosa di decente domani al centro commerciale, altrimenti le cose cominceranno a volgere per il male già a 8 GIORNI DA ODISSEO, 8 capite, 8, come cavolo abbiamo fatto a rudurci a soli 8 giorni?!
Per il resto solite cose: comprare un libro (per Odisseo), depilazione totale (per Odisseo), e ho già detto della dieta? (per Odisseo).

Aggiornamento corsa e poi la finisco. Oggi ho corso 35 minuti, due sessioni da 15 e una da 5, ma pioveva, avevo freddo e francamente mi vedo le gambe enormi, quindi credo che scemerò un pochino col ritmo corsa questa settimana e la prossima non corro proprio. Oggi, stringi stringi, qualcosa comunque mangio a quel cazzo di ristorante, quindi domani me ne sparo 40 di minuti per cercare di metterci una pezza, ma poi sempre mno, fino ad arrivare a una ventina di minuti la domenica di Pasqua. In realtà la domenica solitamente lo prendo di riposo, ma mi intriga troppo uscire a correre il giorno di Pasqua, presto, quando in giro non ci sarà nessuno e il mondo, la Pasqua stessa, sarà mia. Senza cioccolata, ma tant’è.

Dover dire “ciao” a questo blog (PROPRIO ADESSO!) e dover interrompere la mia terapia

Devo portare il portatile dal rivenditore perchè mi si spegne di continuo e devo farlo di corsa anche, perchè la garanzia scade l’11 Aprile e anzi, sono già in ritardo.
Speravo di potermela tirare ancora una settimana e portarlo quando sarei stata da Odisseo che tanto non avrei potuto usarlo e scrivere su questo blog e invece devo farlo adesso, proprio adesso!
Potrei sembrare esagerata e forse lo sono, lo ammetto. Ma io ho bisogno di scrivere su questo blog!
Scrivo tutti i giorni, da metà gennaio, e mi ha aiutato cazzo, più di quanto psicologhi o altro abbiano mai fatto. Ho sempre creduto nel valore catartico della scrittura, ma non credevo di poterne essere così beneficiata da aver paura a smettere.

Io non mi abbuffo più e non mi abbuffo più da quando scrivo qua.
Ero solita cedervi spesso, nei momenti di ansia e depressione più lancinanti, mettere a tacere demoni e vuoto riempendo la borsa di schifezze, mettendo su un film e abbuffandomi fino a star malissimo tanto da dover vomitare, a volte (anche se nell’ultimo anno questo almeno ero riuscita a controllarlo). L’ultima volta che l’ho fatto era il 21 Gennaio, a un pugno di giorni dall’apertura del blog e lo so per certo perchè è certificato sul blog stesso: https://webcamaccesa.wordpress.com/2013/01/21/lascero-che-la-foto-parli-da-sola-in-tutta-la-sua-drammaticita/
Non che non abbia ceduto e mia sia mangiata due fette di torta invece di una o abbia affogato i crackers nel formaggio nei momenti più buii, per carità, ma quello non è abbuffarsi. Abbuffarsi è autolesionarsi, è farsi del male, fortemente e coscientemente, sapendo di farsi del male, ma non riuscendo a smettere lo stesso, anelando a quel po’ di bene che dal male scaturisce, allo stare bene per qualche ora, solo qualche ora, prima di ripiombare nel vortice dilaniante del vuoto.
Lo scrivere forsennato che ho adottato su questo blog, in modo naturale, senza rendermene quasi conto, senza celar nulla dei miei pensieri e delle mie paure, delle mie vergogne delle mie speranze, ha forse in parte colmato quel vuoto, un po’ di male è fuoriuscito dalle mie dita, invece che doversi cibare di autolesionismo e saziarsi per un po’ lasciandomi respirare.
Forse mi sbaglio o non è così, non lo so. Quel che so per certo è che scrivere qua, confrontarmi con persone altrettanto sensibili e forse a me più vicine di tanti da che mi circondano, mi fa star bene, che ormai è una cura, una terapia alla quale non posso rinunciare, non riesco a pensare di non scrivere qualcosa sempre, qui, ogni mattina.
Anche se ho fatto altri passi avanti prima del blog, non era mai successo, da 15 anni, che per due mesi e più non mi abbuffassi. Magro guadagno, sono solo due mesi, ma per me sono tanto. Anche durante le dieta ferrea, quella che mi ha fatto perdere 30 chili in un anno, io un giorno me lo riservavo sempre alle abbuffate. Non potevo farne a meno, era necessario per colmare il baratro urlante che mi porto dentro.
Scrivendo qui, un po’ del mio passato, un po’ dei miei demoni restavano invischiati in un grumo di parole e io respiravo e facevo qualche passetto in più. Non ho raggiunto molto, ok, non ho risolto molto, ma quel poco, è tanto, prezioso tanto. E flebile tanto. Così flebile che ho paura a interromperlo drasticamente da un giorno all’altro, perchè temo di perdere l’equilibrio molto precario che forse sto iniziando a guadagnare.
E ovviamente non parlo solo di abbuffate, le abbuffate sono la conseguenza di uno stato d’animo negativo, di problemi impiantati ben bene da qualche parte che non trovano soluzione.
Parlo di questi problemi, dei miei demoni che non avendo lo sfogo della scrittura, possano sentire il bisogno di sfogarsi in altri e più deleteri modi.

Considerato poi che mancano nove giorni all’incontro con Odisseo e che sono tante le cose che mi ribombano in testa e le cose da fare, pensare, organizzare, sperare, sconfiggere in questi nove giorni, la possibilità di dar loro voce qui mi era davvero di conforto.
Ora non potrò farlo.
Domani potrò scrivere e poi lo devo proprio portare, la ventola di questo dannato coso fa rumori davvero inquietanti.
Spero di poter accedere tramite il pc di mio fratello qualche volta, ma non potrò certo scrivere molto o seguire i blog che mi piace leggere tutti i giorni, potrò solo aggiornare velocemente. Cercherò di farlo, anche per quelle meravigliose persone che hanno seguito intrepidi e sempre con interesse la mia stupida vita.
Spero che basti ad addormentare ancora un po’ i demoni.
Spero di non interrompere del tutto questi piccoli passi che sto facendo.
Spero che la terapia continui quando riavrò il pc e che non sia troppo tardi.
Spero che le prime parole che dovrò scrivere dopo Odisseo non saranno di disillusione e tormento.
Spero di avere ancora Odisseo quando riavrò il computer.
E spero di non perder troppo delle vite delle persone che ho conosciuto tramite questo blog.
Spero….

Tre ragioni per un plauso a me stessa e per continuare a correre(?)

Io adesso non so che cacchio fare, però.
Considerato che l’incontro con Odisseo è tra 10 giorni (help to me!!!) devo continuare a correre 5-6 giorni a settima, di meno, fermarmi qualche giorno prima? No, perchè ho notato che pesandomi i giorni di corsa, peso sempre un po’ di più rispetto a quelli di non-corsa. Ora, magari non c’entra una mazza, magari è solo l’acqua che bevo quando corro (è risaputo che non bisogna pesarsi dopo immediatamente dopo aver bevuto), magari sono grassa punto, ma se si gonfiassero i muscoli di più? Non voglio andare lì, oltre che con la ciccia, anche coi muscoli così da sembrare un ciclista appena uscito dalla Parigi-Roubaix!
Quindi faccio qualche giorno di corsa alternato questa settimana e stop? O non corro poi la prossima? A parte però che siamo nella settimana di Pasqua e che ho almeno due sortite nei grassi ristoranti calabresi nei prossimi dieci giorni, quindi che faccio? Non devo toccare niente nei ristoranti? O corro il giorno dopo e mi concedo qualcosa? Niente dolci? In uno poi, a pasquetta dovrò pagare e mi secca non mangiare e pagare e poi mentre le mie amiche mangiano, non si può, quindi corro il giorno dopo?
Ma sarebbe il 2 Aprile e considerato che il 5 poi parto per Odisseo… insomma ho una confusione bestiale in testa non so che fare, non sono pratica di corse io.
Sono pratica di libri, sono pratica di film e telefilm, magari un po’ d’arte e un tantino di tecniche narrative, ma stop lì, di corse e sport proprio no. Io li odio gli sport!

Detto ciò ieri mi sono pesata e sono uscita e non mi sento proprio così abbacchiata. Lo so, è strano eh, sentirmelo dire. Badate, non è che faccia salti di gioa o che abbia abbandonato il mio mood malinconico perenne: tutte le mie turbe restano qui dove le avevamo lasciate, ben ancorate al camino grasso e grosso che le alimenta, e i miei problemi e i miei dubbi e i timori e le mie speranza rachitiche, e tutto il cucuzzaro completo. In più sono sempre orrida e non si sono modificate le mie perplessità, angosce e insicurezze su me e Odisseo, sono sempre convinta che non possa andar bene.
Ma.
Ci sono tre ragioni, piccole, stupide e insignificanti quasi, che mi fanno sorridere e accendono una lucina nel mio petto, calorosa come una piccola fiammella neonata.
Prima ragione, è che qualche chiletto l’ho perso, poco per carità e probabilmente mi sono solo sgonfiata, avrò perso liquidi, però l’ho perso e questo quantomeno mi dà il la per continuare con le sofferenze e i sacrifici e le speranze che il continuare stesso comporta. Ciò non mi rende meno cicciona, comunque, ma avendo altri 10 giorni a disposizione prima dell’incontro, magari qualcos’altro riesco a rimediarlo. Considerando sempre quanto già detto sopra, ovvero che siamo nella settimana di Pasqua, che casa mia già da sabato pullula di dolci e afrori in grado di far soffocare la gente per l’acquolina in bocca che generano, che dobbiamo considerare i pranzi coi parenti e le tappe nei ristoranti cicciosi. Quindi forse non riuscirò a racimolare molta altra ciccia persa, ma ci proverò, sono gasata e francamente non ho molto da perdere. A parte i chili e la ciccia di quelli ne ho in abbondanza da perdere.
Seconda ragione, connessa alla prima, è che ieri ho passato il pomeriggio al centro commerciale con le mie amiche con l’intento, tra gli altri, di acquistare qualcosa per il fatidico incontro, che non mi faccia proprio sembrare orrenda, ma giusto giusto bruttarella, e ho trovato molto, ma tutto abbastanza costosetto, quindi ci penserò un po’ e se non trovo niente altrove, prenderò qualcosa di ciò che ho visto (ah, concedetemi: Dio benedica sempre Terranova, le sue taglie comode, il suo stile che è il mio e i costi abbordabili!).
Ma la ragione che mi fa sorridere sta nel fatto che, nei due soli negozi dove ho acquistato qualcosa (per la cronaca, Calzedonia: un paio di collant-leggins coprenti blu elettrico; Intimissimi: una magliettina in cotonina grigio chiaro con scollo e bordi pizzati di verde pastello appena accennato, da usare come pigiama, credo, non so ancora, che mi sta benino davanti, ma mi accentua i rotoli odiosi di lato e dietro, cazzarola…),  le commesse, in entrambe le occasioni, mi hanno passato la taglia M delle calze e della magliettina! Capite?! Ok, ok, ero infagottata nel cappotto e in un grosso maglione di lana, quindi forse non hanno potuto constatare bene, ma loro sono abituate credo, a valutare a occhio le taglie e così a occhio mi hanno giudicato entrambe una M!!!! A qualcuno potrebbe parere una cazzata – anche perchè ho preso la L in entrambi i casi e spero non serva una XL ma non potevo misurare le calze e la maglietta è elastica quindi si accomoda a tutto – ma comunque per me non è una cazzata da poco, per quanto fuorviata dal fagotto che mi ricopriva, perchè M è accettabile, è magro, non perfetto, ma magro non so se corrisponde alla 46 o alla 44, perchè la 48 è L vero? Bo’ per tanto tempo ho preso la XXXL che non so più, non mi regolo. Quindi mi ha fatto sorridere, tutto qui. Almeno infagottata non sembro una cicciona assoluta, meglio di niente. Resto sempre grassa, ne sono consapevole, ma non più cicciona assoluta, credo!
Altra ragione connessa, è che mi sono trattenuta. Abbiamo fatto un aperitivo e c’erano le solite olive, arachidi salati, vari gusti e forme di patatine e pizzettine, ma io ho bevuto solo l’aperitivo, che credo fosse un crodino biondo, dal sapore. Non che sia provo di zuccheri, ma solo quello era mezzo bicchiere compresi cubetti di ghiaccio e fetta di limone, credo abbia 40 calorie ogni 10cl, quindi può andare. Ho resistito, consentitemi un plauso: sono stata brava.
Terza ragione, riguarda la corsetta odierna e anche lì, consentitemi un altro plauso, sono stata brava. Oggi tutta vita, eh?! Prima di tutto ho corso per 40 minuti (sempre intervallati) e sabato, ultima corsa della settimana scorsa, ero arrivata a 30 massimo. In più, senti senti, sono riuscita ad arrivare a ben 15 minuti di corsa continuata! Ma vi rendete conto??? Per me è tantissimo! Un mese fa non riuscivo a correre 40 secondi di fila! Solo in uno step, però, ho raggiunto i 15 minuti, negli altri due, rispettivamente 12 minuti di corsa continuata, 10 minuti e poi tre minuti finali per arrivare ai 40, ma ero sfinita alla fine.
Sarà stato il giorno di riposo di ieri (comincio a credere che bisogni intervallare i giorni per correre con uno di riposo) che mi ha fatto rifiatare, o è stato ilmeteo disastroso che mi ha concesso giusto un’oretta di pausa dalla pioggia, a farmi zampettare rapida che non avevo mica voglia di inzupparmi di nuovo, o il fatto che comunque un po’ di peso l’ho perso e questo aiuta a fare meno fatica oppure è l’esercizio e la costanza visto che corro regolarmente da quasi un mese? Non lo so, come dicevo sopra non ci capisco un’acca di queste cose, ma sta di fatto che la fatica c’è stata, sì, ma almeno non sento più il cuore che mi esce dal petto e i polmoni che collassano quando corro, ora sento dolore nei polpacci e nelle cosce.
E’ positivo? Non lo so.
Continuo così o rallento? Non so neanche questo.
Ora, davvero, non so niente.

Dieta è:

  • Chi non è mai stato a dieta non capisce un cazzo delle diete. Possono parlare, sciorinare frasi fatte una dopo l’altra, ma comunque resta assodato che delle diete e delle restrizioni e degli stati d’animo di chi è a dieta, non ne sa un tubo. E parlo di diete per perdere almeno 20 chili (almeno!), non di diete per tre chili di troppo, che quelle non sono diete, sono stronzate. “Dieta” è una parola sola che onnicomprende diversi concetti, più o meno sinonimi, collegati come i rami di una stella: dieta è autocontrollo, dieta è equilibrio, dieta è autoconvincimento, dieta è lotta perenne dura strenua, dieta è continuità, dieta è guerra alla depressione, dieta è alimento di depressioni, dieta è organizzazione, dieta è parsimonia, dieta è volontà, dieta è inventarsi ‘sta cazzo di volontà dal nulla, dieta è essere soli durante la dieta in un mondo di gente che non è a dieta, dieta è vincere ogni giorno, dieta è sapersi rialzare se qualche giorno si perde, dieta è vincere i maligiudizi delle malepersone, dieta è non mangiare i dolci, dieta è non mangiare gelati, dieta è ruminare erbaccia come le capre, dieta è non ascoltare i suggerimenti di chi non è mai stato a dieta, dieta è non abbattersi mai, dieta è sconfiggere la fame, dieta è sconfiggere la tristezza, dieta è sconfiggere i demoni del proprio passato che tornano a flagellarti, dieta è imparare ad amare sè stesso, dieta è nutrire la speranza di poter piacere a sè stessi, dieta è nutrire la gioia di vivere nonostante la dieta, dieta è nutrire tutte queste cose senza aver molto cibo con cui nutrirle, dieta è imparare a non dipendere dai complimenti, dieta è riplasmare il proprio corpo, dieta è reinventare totalmente sè stessi, dieta èi imparare a essere migliori, dieta è capire di essere migliori, dieta è resistere alle tentazioni dei disturbi alimentari, dieta non farsi più male, dieta è non cercar di farsi del bene facendosi del male, dieta è imparare a farsi del bene, dieta è ristrutturare il proprio modo di vivere, dieta è ricostruirsi un mondo adatto, dieta è quella cazzo di corsa mattutina, dieta è correre invece che leggere, dieta è camminare sotto il sole cocente, dieta è sudare sette camicie, lavarle e sudarci di nuovo dentro, dieta è voler ardentemente vivere e vivere in modo diverso dal già vissuto.
    Vediamo quante di tutte queste cose sono in grado di fare quelli che sparano sentenze sulle diete senza averle mai fatte?

D’altronde non ho mai fatto parte dei più

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Mi pare un quadretto esaustivo, vivacemente nerd, e comunque niente male, per riassumere la giornata di ieri. Mettetici anche un odioso vento di tramontana a gelarmi trippa e trappe e la disgrazia del mio bel cappottino verde militare irrimediabilmente distrutto (e qui aprirei una lagnanza lunga pagine e pagine su quanto mi stesse bene nonostante le trippe e le trappe e quanto si intonasse ai miei capelli castani/nocciola/miele/nutella/cioccolata e ai miei occhi nocciola e cioccolata anche quelli, perchè la cioccolata vive e vegeta ovunque, e comunque avevo detto che non avrei aperto la lagnanza sul cappotto distrutto quindi la pianto).

Tre dei su-fotografati libri, li presi due giorni fa alla libreria del paesucolo. Avevo sentito parlare dell’offerta scaccia-crisi della Newton Compton, ma l’avevo francamente snobbata. Prima di tutto perchè tra le case editrici, la Newton Compton non mi piace per niente: è  superficiale, le traduzioni fanno cagare, l’impaginazione, i refusi, le pubblicità di altri loro libri sul retro delle copertine… insomma mi danno un senso di sciatteria che inficia e distrae tutta la lettura. Non sono però nuovi a sconti e promozioni davvero ottime e quindi spesso ne ho approfittato anche io, come stavolta.
Prima di tutto perchè c’erano titoli che fanno parte della mia wish list da parecchio, ma ne ho sempre rimandato l’acquisto, po me li trovo a 99 centesimi, e Newton o non Newton, francamente non ho potuto resistere. Tali sono:

  1. Il ballo, Irène Némirovsky
  2. Le notti bianche, Fedor Dostoevskij
  3. L’arte di essere felici, Seneca
  4. L’arte della guerra, Sun Tzu
  5. Il tiranno di Roma, Andrea Frediani

Dei primi due c’era addirittura solo una copia, mi è andata bene. Quel che seriamente mi dispiaceva non aver trovato, era “Lady Susan” di Jan Austen, essendomi stranamente e completamente sconosciuto, visto che ho quasi tutti la bibliografia della Austen e che io sappia ha scritto solo sei romanzi, questo settimo non-so-ancora-che-cos’è, davvero mi ha tratta in fallo e non mi piace esser tratta in fallo, soprattutto quando si parla di libri, che per me sono come aria.
L’unica speranza stava nell’unica libreria della cittadina vicina, quando sarei andata al mercato del venerdì con the mamy and the sorcel. E andare a caccia di libri, sarà datato o patetico per i più, ma per me è quasi come Pasqua, Natale e la Befana insieme. D’altronde non ho mai fatto parte dei più…

Con una buona dose di spirito di sopravvivenza mi sono dunque allontanata dalla mamy e dalla sorcel, quando quest’ultima ha cominciato a inscenare una delle sue crisi isterico-minchione e sono andata in libreria, dove un aitante giovanotto sui 35-40 (aitante e carino, ndr), mi ha informato che per principio non aveva aderito alla promozione della Newton perchè le librerie non solo non ci guadagnavano niente, ma tra commissioni e trasporto oltre che tasse sui libri, ci rimettevano pure. Perchè avrebbe dovuto rimetterci?
Non fa una grinza, mi piacciono i principi e al suo posto, “diffusione o meno della letteratura classica e contemporanea a prezzo salva crisi” (questa la pubblicazione della promozione da parte della Newton), avrei fatto la stessa scelta.

Mi piaceva ‘sto tipo e allora mi sono messa a chiacchierare con lui e gli ho confessato che, da brava libromaniaca, più che all’offerta ero interessata a questo misterioso libercolo della Austen a me completamente sconosciuto prima di questa promozione. L’ha cercato sul motore di ricerca che connette le librerie alle case editrici e mi ha confermato che l’unica edizione mai pubblicata, è effettivamente questa. Eh sì, mica sono libromaniaca a caso io!
E questo l’ha colpito.
Sarà o meno libromaniaco anche lui, ma se gestisci una libreria e soprattutto se vivi ne Burundi letterario (e non), certe cose ti colpiscono punto. L’ha colpito perchè non ero interessata alla promozione in sè, ma al libro (mezza verità), e siccome l’ha colpito mi è andato a tirar giù un enorme scatolone ancora sigillato, contenente una tonnellata in libri dei 12 volumi messi in promozione dalla Newton. Mi ha preso una copia di Jane Austen e mi ha invitata a sceglierne qualche altro, ma non potevo nè volevo approfittarmi del suo buon cuore in barba ai suoi principi e allora ho declinato, con la bava alla bocca perchè avevo lì davanti “I racconti del terrore” di Edgar A. Poe che mi guardava lascivo.
Ho prenotato un libro che devo regalare a Odisseo e mi sono scordata ala ricevuta dell’acconto e dopo qualche ora lui mi chiama sul cellulare (glelo avevo lasciato per farmi avvisare dell’arrivo del libro, tutto qui…) e mi ricorda la ricevuta, assicurandomi che, potevo anche andarla a prendere, ma che non ci sarebbe stato comunque problema alcuno se avessi ritirato il libro senza di questa, di fidarmi di lui. E figurati se non mi fido!

Gli altri due li ho recuperati in una specie di cartolibreria (non ci sono altre librerie nel giro di non so quanti chilometri qui), che li aveva tutti, tranne Poe, guarda caso. Ho preso quella cagata de “Il diario del vampiro” di Sara Jane Smith per non prender nulla dopo tutta la fatica della ricerca e perchè francamente mi è ritornata la voglia di leggere del puro, sano, inutile trash, mi diverte sempre molto. E’ una delle mie stranezze più affascinanti, invero.

A questo punto la finisco di parlare di libri e mi limito a consigliarvi di fiondarvi in libreria (la promozione dura fio a fine Marzo o a esaurimento scorte) e acquistarne qualcuno, perchè 99 centesimi sono davvero niente, perchè a parte quell’orrido bollino con scritto 99 centesimi (che non si stacca!!! La Newton non si smentisce mai in quanto a kitsch), sono colorati e carini, non superano mai le 130/150 pagine e se non li avete letti, ci sono dei classici imperdibili come “L’Amleto” di William Shakespeare e “Il grande Gatsy” di Fancis S. Fitzgerald (non li ho presi perchè li ho già letti), oltre a tutti gli altri che ho citato nel corso della narrazione.
Per onore di cronaca e per dare un senso a questo poema che ho scritto, vi aggiungo gli altri titoli disponibili che non ho ancora citato, anche perchè francamente a me non interessano:

  • Il sogno e la sua interpretazione di Freud
  • I sotterranei della cattedrale di Marcello Simone.

Non pensiamoci su

C’è un sole boia.
Oggi.
Capito? Oggi c’è un sole boia, ieri, equinozio della tanto attesa primavera, no, niente, nada, nisba.
Sono andata a correre, ieri, e mi sono ritrovata:

  1.  frustata dalla pioggia a manetta;
  2. raggelata dal freddo a manetta;
  3. accecata dal vento che mi sferzava la pioggia negli occhi a manetta;
  4. infradiciata dalla pozzanghere a manetta;
  5. affaticata dai miei bellissimi scadamuscoli grigi che pesavano 7 kili in più per l’acqua;
  6. a manetta.

Insomma a che punto la resistenza, la strenua costanza e la speranza senza motivo  apparente raggiungono un limite?
Ah buh!
Ho corso solo una quindicina di minuti e poi sono rientrata, davvero non potevo andare oltre e, come nelle peggiori favole, quelle favole che hanno un odioso, manifesto intento morale e didattico per i bambini cattivi, ieri sera avevo un arcigno mal di gola (ma no! Dopo aver corso sotto il diluvio?! Chi se lo sarebbe mai aspettato?), quindi mi sono messa sotto le coperte a leggere Stephen King dalle 18.00 per quasi tutta la notte, perchè se hai mal di gola e la speranza rischia di prosciugarsi, niente è meglio di Stephen King, sotto le coperte, con la tisana fucsia e bollente sul comodino e il vento che ulula indefesso dietro le imposte.

Oggi c’è il sole e non sono andata a correre (contraddizioni), perchè ho francamente il terrore di ammalarmi e siccome l’incontro con Odisseo è alle porte, vorrei evitare almeno di arrivarci febbricitante da lui o con un orrido herpes sulle labbra.
Non che non mi aspetti che succeda qualcosa del genere, vista la mia sfiga e visto l’andazzo qui, ma quantomeno mi premunisco per quel che posso e se vedo nuvole, non esco più. Dieta o non dieta, corsa o non corsa.

L’unica cosa che posso fare in questa corsa all’amore e a una specie di nebbiosa aspirazione alla felicità, è non pensarci troppo.
Non pensare che non sono all’altezza di niente.
Non pensare che sono grassa e brutta.
Non pensare che Odisseo sembra sempre più lontano e apatico ultimamente.
Non pensare che non sto facendo ancora niente di concreto con l’Università.
Non pensare che Odisseo stesso si è unito al coro di quelli che mi dicono “ma quindi l’Università?”
Non pensare che manca un mese al mio trentesimo compleanno e che non so chi sono e cosa ne sarà di me.

E quindi leggo, recupero gli arretrati di lettura fagocitando libri su libri. Non c’è modo migliore per non pensare. Forse solo scrivere.
Dovrei scrivere?
Non lo so. Mo’ ci penso e domani ve lo dico.

Sogno di una notte di primavera

Le mie colline erano sempre più morbide. Man mano che solcavamo le stradine sterrate con l’auto, sfumavano i paesaggi a me noti, con i cactus viola per i frutti troppo maturi e i biancospini con i fiori d’argento e le ginestre mai sazie del giallo al punto da rubare anche quello del sole, e tutto divenatava più ampio, meno ondulato, bucolico e neo zelandese. Diverso.
Mia madre non mi parlava e la me ragazzina cercava disperatamente degli argomenti per colmare quel silenzio odioso che lei aveva eretto, – non capisco perchè i sogni debbano essere così realistici nelle cose tristi, non è prerogativa del sogno essere “sognante”, bello, speranzoso, diverso, possibile? – parlando di tappeti, tappeti che avevo visto a bordo strada e che aveva volato via il vento forte a cui siamo abituati, noi prigionieri dei golfi.
Il sogno ha conferito tutta la sua magia al paesaggio, ecco perchè non ne è rimasta altra per plasmare il resto. C’erano tanti fiori grandi, dallo stelo arboreo e rigido, un misto tra giglio, gladiolo e orchidea, rosa fuori e gialli dentro, distese, tappeti, di quelli che il vento non poteva scardinare però, e quindi volevo compensare e scardinarli io, farne mazzi, portare con me quella bellezza anomala, ne ero attratta, ipnotizzata come una bambina davanti alla sua prima Barbie. Ma mia madre mi proibiva di scendere per raccoglierli e io le chiedevo ragioni, e poi le cercavo le ragioni, ma non le trovavo.
Allo svolto della strada guardai con nostalgia verso la collina dei fiori e vidi un burrone spezzarla e dipanarsi in profondità nero-notte, ammantato e celato dalla bellezza dei fiori. Pensai a Ulisse (Odisseo ovunque, anche quando non c’azzecca una mazza – ndr) e al canto delle sirene e capii che quei fiori erano tali – troppo belli e anomali anche per un fiore-, sirene che intrappolano le anime romantiche e stupide, perchè solo gli stupidi sentono il desiderio di raccogliere degli stupidi fiori, e allora si appropriano di queste anime stupide, facendole scivolare nel burrone invisibile dalla strada di sopra.
Ero felice perchè avevo trovato la ragione: ecco perchè mia madre non voleva farmi raccogliere i fiori, lei lo sapeva, sapeva del burrone, voleva proteggermi! Perchè le mamme sanno tutto, vero?
Allora glielo chiesi, convinta finalmente di aver dipanato la matassa: “Mamma guarda, un burrone! Meno male che non sono andata a raccogliere quei fiori strani… per questo non mi hai lasciata andare, vero mamma?”
Lei guardò verso il burrone e disse ” Quale burrone?” e quando tornò a guardare la strada io ero in una stanza vecchia e lercia, nella torrida calura di un’estate appartenente a decenni fa, decenni in cui non ero ancora nata, e a luoghi in cui non sono (ancora) stata, svegliata di soprassalto dall’amica in vacanza con me, che concitata mi racconta dell’omicidio della vecchia signora, quella della stanza accanto alla mia”.

La primavera fa l’amore col mare

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Sono nata in primavera e questa mi ha marchiata a fuoco.
Non è neanche la mia stagione preferita, ma volente o nolente, me lo porto dietro quel  marchio, bello stanpato in fronte: Nata in primavera. Senza che me ne accorga, ogni primavera, come un albero di ciliegio, mi spoglio delle magagne e delle brutture e mi ricopro di nuova pelle/nuovi petali, again again e again.
Brucia ogni volta e fa male – si rinasce dal fuoco mica è una festa!- proprio come una fenice, proprio come il mio segno zodiacale.
Non so quante volte io possa rinascere prima di morire definitivamente. Ci sarà un limite, no? Anche la fenice, non può rinascere per sempre, prima o poi quella scintilla si spegnerà una volta per tutte, non più fiori di ciliegio, ma solo cenere.

Sta arrivando il periodo dell’anno in cui dovrei rinascere. Ieri in spiaggia c’era solo una leggera peluria verde-noia e oggi esplodeva di fiori e piante a vista d’occhio, la spiaggia ricoperta fino a venti passi dalla riva. Ma l’avete mai sentito l’odore della primavera, all’alba del giorno in cui sboccia, che si bacia con la bruma del mare?
No? Be’ neanche io prima d’ora, ma stamattina era tutto mio, e me lo sarei spalmato addosso quell’odore, avrei sputato i miei polmoni stanchi, per farmeli riassemblare d’accapo con quell’odore dentro per sempre.
Ho dimenticato la fatica tremenda un secondo perchè un pensiero fugace mi ha distratta e mi è apparso davanti agli occhi come un orrido vaticinio, sostituendo per un attimo  il trionfo di verde e fiore con l’ardura torrida dell’estate, quando tutto verrà spazzato via e l’arida spiaggia prenderà il predominio, quando la primavera non potrà più fare l’amore col mare.

E io erò lì, arida come la cenere, senza scintilla di rinascita, perchè quando la primavera non potrà più fare l’amore col mare, io non potrò più avere Odisseo.

I flussi di coscienza della ragazza col kiway rosso

Che chissà poi cosa pensa di lei la poca gente che è viva e vive alle 6.00 del mattino, incrociandola mentre corre o meglio, arranca (ma la vita non è un arrancare continuo?) per le strade il più possibile nascoste agli occhi della gente che vive, ma non può nascondersi del tutto perchè anche nelle strade più isolate del mondo, la gente che vive prima o poi ci arriva.
Chissà che pensa la gente che vive di questo barilotto che arranca, ricorperto da un kiway rosso più grande di almeno una taglia con la scritta “Ciampino calcio” perchè era del cugino di Ciampino, ma che ne sa la gente che la incrocia alla 6.00 del mattino? Magari pensa anche che è lei a giocare a calcio e che quel kiway è suo, non potrebbe essere più lontana dalla realtà la gente, ma è gente, che ne può sapere? La gente per definzione, non ne sa mai niente di niente, e quel che comunque è certo, è che non può immaginare che la ragazza che arranca alle 6.00 del mattino, fino a cinque minuti prima era sotto le coperte dalle 5.00 della notte a leggere Saramago, e neanche immagina la gente che vive alle 6.00, che leggere Saramago con la coscienza ancora ancorata ai fumi della notte, è come sovrapporsi a egli stesso che se ne va a spasso per Lisbona, allo stesso srotolarsi di pensieri che tracciano la strada come pietre luminose e lasciano dietro di sè le briciole di pane. A parte che la ragazza si deve accontentare del proprio ameno paesino che sì, sarà anche una piccola perla incastonata tra le colline e col mare per collana, ora che comincia a imporsi la primavera, nonostante la pioggia che la ricaccia indietro e il cielo che bigio era e bigio resta, ma le onde sono ordinate e affusolate ormai, non tormentate come lei e il mare è, non si sa come, cristallo e le viole e le pervinche e le mimose spruzzano ovunque, e che sì, sarà anche bello così l’ameno paesino, ma non è proprio Lisboa, la bella, decandente, Lisboa, dove si incontrano tutti i sud del mondo, mentre qui c’è solo questo sud, quel povero e chiuso sud ionico. Ma tant’è che Saramago se ne va per Lisboa sospinto dai suoi flussi di coscienza, e lei lo lascia sul comodino, e a sua volta se ne va sospinta dagli stessi flussi di pensiero, che non può proprio farne a meno di essere Saramago per un po’ e di pensare come lui perchè se si attiva il flusso, ti prende e non ti fermi più. Ma se ne va la ragazza, per la sua di Lisboa, chè tanto è dove siamo noi, ognuno di noi, che è il centro del mondo e non c’è un centro assoluto. E quindi la ragazza è ora al centro del mondo e arranca, per ben venti minuti di corsa non pensando che sono solo 16 i giorni che mancano a Odisseo e pensandolo nonostante tutto, che non è che non lo sa che è per lui che si spompa ogni mattina, ma quel briciolo di amor proprio quantomeno le impedisce di ammetterlo, e col vento che alza il kiway rosso troppo grande, come fosse una sottana che svela pudori poco celati, e con le prime gocce che toccano terra (sì, solo questi sono ormai i suoi amici e confessori), se ne ritorna all’ovile per sovrapporre di nuovo i suoi pensieri a quelli di Saramago senza confessargli però che vorrebbe essere lei a Lisboa e invece no, è qui e non sa che fare della propria vita in questa attesa spasmodica, ansiogena e arrancante in cui è costretta chissà per quanto chissà per come, in attesa che la sua vita inizi.

Eh no, proprio non lo possono sapere tutto questo, le persone che vivono alle 6.00 della mattina e incrociano la ragazza col kiway rosso, che arranca per le strade più nascoste di quella che non è Lisboa.

Love feels different when it is written

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Io a correre ci sono andata, ma questa foto è di sabato, perchè oggi, oggi il mare era diventato cielo e mi rovinava addosso. Sono tornata a casa così fradicia, infreddolita, pesta, lo scaldamuscolo grigio della foto è nero di fango e fradicio oggi, le adidas inzaccherate. Ho cambiato registro, ho cercato di correre 5 minuti di seguito, due di pausa e poi altri cinque minuti, per un totale di 15 minuti di pausa e 15 di camminata. Non so se servirà a qualcosa.
Continuo a chiedermi perchè lo faccia, in due settimane e mezza cosa credo di ottenere?
Ho provato a correre di più, anche perchè oggi non potevo davvero stare fuori troppo tempo e inframezzare due minuti sognifica perdere un’ora, e quando ha iniziato a grandinare sono rientrata e mi sono osservata allo specchio mentre facevo la doccia.
Devo andare da Odisseo così?
Insomma quell’ammasso di niente e di ciccia insieme, quella brutta e orrida fallita e non laureata e non sociale e non un sacco di altro, quel tracontante viluppo di sguardo perso e disequilibrio dovrebbe presentarsi da Odisseo, dormire con Odisseo, pretendere di essere amata da Odisseo?

No. Il nostro era un amore fatto di parole, e l’amore si sente differente quando è scritto.
Ha quella leggerezza che non hanno i miei pensieri, la mia vita, che non mi conferisce la bilancia, è un amore di inderminatezza, non di determinazione.
La determinazione che a me manca, l’indeterminatezza che sono.
Ecco perchè Odisseo ha potuto amarmi in un mondo indeterminato e leggero come quello delle parole: perchè nel substrato delle interconnessioni parole-pensiero, io ci sono.
Nella determinazione della realtà, invece non esisto.

Io non corro più

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Basta.
Tutte le cose del mondo non fanno altro che dirmi che è inutile che mi arrabbato che corro e che mi spompo, inutile.
Non correrò letteralmente, perchè se in quasi venti giorni non ho perso un grammo, non serve a un cazzo correre, dovevo almeno averlo perso sto cazzo di grammo. Basta. è l’ultima volta che guardo affaticata le brume della notte dissolversi sul lungomare.
E non correrò più neanche metaforicamente, arrabbattandomi come una matta nella speranza di veder finalmente un po’ di vita venirmi incontro e farla funzionare.
Odisseo non mi vuole, ha cercato di farmelo capire in ogni modo e io ho fatto la gnorri, a che serve correre e spomparsi, sognare e amare se non c’è niente a cui rivolgere tutto e me stessa?
Altro dolore questo ci sarà, dopo quei giorni, solo altro dolore. E questa volta sarà l’ultimo.

Accettazioni ovvero No telephone sex – part two

Accettazioni, perchè quel che Odisseo mi ha chiesto alla fine della puntata di ieri è che io accetti definitivamente che le cose tra noi al 50%, possono andare male o non andare proprio.
Il punto è che io di tutto avevo bisogno tranne che di precisare ste robe, visto che mi tartasso tutti i giorni proprio perchè la possibilità di perderlo e che tutto finisca è vivida nella mia mente. Fin troppo. Ma a qualche giorno dal nostro meraviglioso e tanto atteso incontro, era davvero necessario?
Se rispondo sì, penso che lui sia lontano anni luce già da me. E non voglio, ancora per venti giorni, non voglio pensarlo.
Ma lui voleva sentirselo dire, voleva essere certo che io avessi chiara questa realtà. E io glil’ho detto, come un cagnolino ubbidiente.

Per il resto, non ha risposto al mio disperato “sono innamorata di te ORA” pechè non era quello il punto del discorso e perchè lo avrei dovuto sapere che è innamorato di me. Il punto era che durante il telephon sex io ho rotto l’atmosfera tirandomi (secondo lui) indietro, grave errore perchè i nostri momenti intimi e belli sono così rari che rovinarle lo fa sentire come in trappola perchè non vede sbocchi alcuni tra noi due visti i limiti della comunicazione telefonica.

Quindi ho accettato.
Ho accettato così tanto che non ho quasi più speranze. Sono sempre molto innamorata di lui, ma oggi non ho proprio voglia di sentirlo, per dirgli cosa? Che mi ha costretta a spegnere ogni passione e ogni speranza?
Lui dice che ha accettato molto di me e di questa situazione, che lo ha fatto per me e che lo rifarebbe, ma che non ha intenzione di accettare altro.
E’ che sono stanca.
Mi sto facendo in quattro per dimagrire, per prepararmi, per non farlo innervosire, per accettare tutto, PER LUI  e mi sento rinfacciare ogni cosa che dico. E in più mi dice che devo accettare che andrà, molto probabilment, male?
Sono stanca. Stanca di lottare PER i mulini a vento, da sola.
Ora devo cominciare ad accettare la mia vita dopo di lui e senza di lui.
La vera, difficile accettazione, sarà questa.

No telephone sex

Non era la prima volta che io e Odisseo facevamo quello che potrebbe definirsi “telephone sex”, ma che in definitiva è uno scambio di tenerezze che culmina con… be’ si sa con cosa culmina.
Oggi era questo l’adazzo finchè io non dico una cosa che lo ferma e mea culpa, mi sono espressa male e male ha interpretato. Ci siamo fermati ma mi sono subito spiegata. Gli ho spiegato che se ho detto che “non volevo cedere di nuovo” non significava che non stessi serena e non volessi farlo, d’aòtronde stavolta avevo iniziato io, ma che aprirmi così tanto significa donare una parte di me che non ho mai dato a nessuno e che visto il prossimo incontro e visto che non possiamo escludere che ci sia una piccola percentuale che vada male, questo mi rende un tantino più cauta ma se lo faccio sta specie di masturbazione telefonica con lu,i è perchè lo voglio fare. Con tutta me stessa. Da qui in poi.
Odisseo: “Calipso io voglio che tu sappia che comunque vada, anche se c’è quella piccola percentuale, a prescindere dalla piega che il nostro rapporto prenderà dopo il 5 aprile, io ti vorrò bene per sempre, per quello che sei e per il legame che ho con te”.
Calipso: “Questo è indubbio Ody, vale anche per me, ma il punto ora che mi rende cauta è che comunque io ADESSO SONO INNAMORATA DI TE”.
Odisseo: “…..”
[silenzio che si proptre per 3, 4 minuti…]
Calipso: ” Hai intenzione di dire qualcosa o chiudiamo?”
Odisseo: ” Quella cosa mi ha un po’ raffreddato e ora è meglio chiudere visto questi silenzi”.
Calipso: “Io ho detto una cosa importante, pesante e tu hai risposto con un silenzio di 3 minuti”
Odisseo: ” Io direi che è il caso di chiudere perchè adesso…”
Calipso: ” Ok, va bene, chiudiamo. Ciao.”

Cosa? Come? Non ci capisco niente. Non è innamorato di me per questo non ha risposto?
Non posso andare da lui così. Non osso dopo essermi esposta, così, dopo avergli regalato parti di me così intime che neanche sapevo di avere.
Lo so che andrà male,lo so da mesi, e non ce la faccio a stare male di nuova senza neanche aver avuto un giorno di gioia.
Cosa devo pensare?
Cosa devo fare?
Devo richiamarlo?
Non lo so…..

Che non vi è dato di sentire il vento

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… ma vento c’era e che vento, stamane, alle sei punto zero zero, quando sono uscita per la mia mini seduta di corsa e mi sono ritrovata sferzata come un giunco nella tempesta.
Ora, qualcuno potrebbe obiettare, preso da fervore poetico delle 7.20 della mattina, che il vento esterno altro non è che il sintomo manifesto de turbamenti dell’anima mia, come quelli del giovane Torless (vedi romanzo di Robert Musil). E non dico di no vista la notte di incubi e inferno che ho trascorso.

Non mi va di parlare della notte di incubi e inferno però, anche perchè è la copia di mille altre notti d’incubi e inferno, mi va di parlare di me sferzata come un giunco dalle intemperie, che comunque continua arcigna a correre. Forse per cercare una parte di me da salvare, chissà, piccola piccola e disperata. Dicevo, che continua sferzata e arcigna a correre, almeno fino a che quei nuvoloni bluastri che vedete in fondo alla spiaggia, non arrivano muggenti e scaricano il mare sulla mia testa.
E be’ sì, al che mi sono ritirata. Non sconfitta, però: ho corso, poco, ma ho corso. Gelandomi come Frosty, ma ho corso. Il punto è che ho corso (non si era capito eh?!), ma l’altro punto è che qui pare proprio non serva a niente correre e oggi, col vento che sferzava contrario e che mi gelava le chiappe ho fatto davvero una fatica boia.
E sono stanca di faticare inutilmente. Io non corro per la gloria, non me ne frega niente di correre per tonificare o per “fare sport” che fa tanto bene, o per “la prova costume”. Per me il costume può restarsene in un cassetto e diventare cibo per tarle.
Io corro per dimagrire e per mettermi la coscienza apposto, dicendo a me stessa che sto facendo qualcosa che mi farà dimagrire. E se non dimagrisco perchè dovrei star lì a farmi sferzare riempire di pioggia e gelo?

Non ce ne sono risposte per ora. Oggi è una giornata tosta, ho solo voglia di leggere e  non pensare ad altro. Sarà questo tempo, sarà questa notte, sarà Odisseo che si avvicina e si allontana nello stesso tempo.
Saranno le mareggiate notturne, che al ritirarsi della marea lasciano artistici ammassi di relitti sulla spiaggia lisciata dalle onde. Tra cui c’era un albero di Natale, spezzettato qua e là dalla furia della marea, ma  erano perfettamente riconoscibili tutti i suoi pezzi. Mi che razza di idiota abbia gettato un albero di Natale in mare. Mi chiedo che cosa può averlo spinto a fare un gesto così, assurdo ma quasi simbolico. Troppo simbolico per essere uno del mio paese. Qui sono tutti simbolici come cacche di cane.
Ed ecco che mi è venuta voglia di parlare con lui, chiunque sia e dovunque sia, di saèere del suo albero di Natale, di sapere di comunicare di fare qualcosa che non sia stare in casa da sola ad aspettare che il mondo finisca.Immagine

All’università del terrore

E’ un’ora che sto davanto alla pagina bianca e cicischio. Bevo un po’ di caffè, sfoglio i quotidiani on line e “l’habetis papam” è la notizia del giorno anche sul mio amato New yorker quindi chiudo anche la pagina del mio amato New yorker e risposto un po’ il cursore sulla pagina bianca di WordPress, ma poi mi butto su qualche recensione letteraria scritta da un paio di “lettrici” che conosco, così tanto per farmi molto, molto male, perchè tra quelle che conosco le “lettrici” in questione … be’ diciamo che non la pensano come me e soprattutto non la scrivono come me. Diciamo.
Prima o poi finirò questo caffè, prima o poi finirò le pagine che conosco su cui cincischiare e comincerò a scrivere del mio rapporto con l’università. Prima o poi devo farlo. E prima o poi è oggi.

Ancora no. Tra un po’…

Diamoci un taglio.
Ho quasi trent’anni, non serve Sherlock ( parlo di Sherlock il mio amato, quello del telefilm, non tanto quello dei romanzi di Doyle) per capire che sono molto in ritardo con l’università e che quindi qualche problema di fondo c’è. Perchè anche se avessi un QI inferiore alla media, una cavolo di triennale l’avrei arraffata per quanto difficile e scadente sia la mia, ma diciamocelo, si laureano cani e porci (intellettivamente parlando), anzi sembra che questi riescano a salire la china universitaria più facilmente che altri.
Quindi il problema c’è e persiste nella mia vita a prescindere dall’università che ne è stata investita e forse l’ha reso particolarmente manifesto.
Inutile, nessuno lo capisce. Gli altri non capiscono e sottolineo “gli altri” con l’intento sfacciato di conferir loro le sfumature tremebonde e misteriose dei “cattivi” di Lost.
Gli altri sono tutti, tutti quelli che NON hanno avuto, per un motivo o per un altro, un tremendo blocco nella propria vita e che questo abbia coinvolto l’università.
Gli altri sono le frasi fatte sciorinate a iosa sulla questione, – mamma quante ne ho sentite! – e sempre dalla stessa gente, gente che la questione non è in grado di sfaccettarla nè di discettarci sopra. Questioni come “non studia”, “perde tempo”, “si trastulla”, “e che ci vuole a finire”, “ma che ci vuole”, “ma pensa a tua madre”, “ma non ti vergogni”.
Chiunque affronti la cosa da questi punti di vista beceri e populisti, non ha capito niente.
Certo che mi vergogno, mi dilanio continuamente per non essere riuscita a sedermi agli esami nonostante avessi studiato, per essermi chiusa un anno in casa a ingrassare come una scrofa nel vero senso della parola perchè mi rigiravo tra i miei peccati e le mie mancanze, per non riuscire ad affrontare la cosa, per essere sottoposta continuamente a una sfilza di proioettili di pareri sull’università che mi hanno pian piano dissanguata e uccisa, per essere arrivata al punto di non riuscire ad accedere alla segreteria studenti e scaricare la domanda di fine corso perchè non riesco a respirare se lo faccio.
Che diavolo vi credete, imbecilli, che non sia stanca e che non sia un chiodo fisso per me? Che non mi faccia sentire una merda anche se “lo diaciamo per il tuo bene”?
Che non ci sia un blocco se sono dieci anni che sto qua?

Quando mi iscrissi dovevo andare a Roma, ma mio zio mi disse “E che fai? lasci tua madre da sola?” e allora rimasi qua, e lo sapevo che era un errore, ma ero buona, ero tenera, volevo FARE LA COSA GIUSTA. Peccato che non era la cosa giusta PER ME, ma non è mai importato a nessuno quale fosse la cosa giusta per me.
Io ci sto provando a spiegare perchè sono bloccata con l’università, perchè ho attacchi di panico ogni volta che apro un libro, perchè non ho smesso o cambiato facoltà, ma non ci riesco. Non riesco a spiegare perchè l’ultimo esame l’ho dato dopo 6 volte che ci andavo senza riuscire a farlo, nè perchè mi fa stare tanto male quel sistema. Non riesco. O meglio lo so perchè, ma descriverlo è impossibile.

Io ho perso mio papà quando avevo 9 anni. Questa non è la giustificazione a tutti i miei guai e le mie manchevolezze, ma ho studiato abbastanza psicologia per sapere che se eventi drammatici colpiscono i bambini in certi momenti delicati dello sviluppo – che non a caso si chiamano “fasi critiche” – e le situazioni di stallo non vengono espletate e riprese dagli adulti, permettendo così al bambino di risolverle, queste diventano cancerose per lo sviluppo naturale, affettivo e sociale, favorendo l’insorgere di disturbi della personalità, dell’alimentazione, insicurezza e senso di inadeguatezza ecc ecc…
Sono stata da una psicologa e non ho risolto molto, ma mi ha chiarito alcuni stalli della mia vita, che comunque non sono il tema di questo post quindi la smetto.

Martedì sono dovuta salire in biblioteca per rinnovare il prestito dei libri che mi servirebbero per la tesi (ferma da mesi).
In ogni punto, a ogni passo, in ogni momento o settore del campus, faticavo a reggermi in piedi e l’unico chiodo fisso era correre, scappare, cercare un posto dove respirare.
Mi sono trovata impantanata di nuovo in tutte quelle situazioni che ho vissuto un sacco di volte quando frequentavo le lezioni, l’isolamente, vedere gli altri sereni e perfettamente consci di quello che stanno facendo, di quanto siano GIUSTI e io SBAGLIATA in confronto per non essere così liscia come l’acqua di un torrente che segue il percorso stabilito. Se guardo a quel periodo, mi rivedo davanti al mio scaffale di narrativa preferito in biblioteca, uno dei pochi posti in cui scordavo tutto e respiravo.
Ecco perchè mi sono fiondata lì, martedì, sotto una gelida pioggia-neve, rischiando di rompermi il collo correndo pergli scalini gelati, ho superato tre biblioteche per raggiungere quella più in alto, dove c’è il mio scaffale., ho buttato l’ombrello in un angolo, ho chouso la borsa nell’armadietto e ho percorso con una fretta angosciosa scaffali e banconi, stidenti e labirinti di libri, per arrivare a quell’angolo isolato nella biblioteca di economia (eh sì, il mio scaffale preferito non è nella Biblioteca umnaistica, piena di narratva, pensa un po’) che ospita la Narrativa contemporanea.
E sì, una volta lì, ho respirato di nuovo.

 

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