Tripudio di cacofonie

Siccome il computer posso usarlo un giorno in più, lo porterò allo sfasciacarrozze dei computer solo domani, accorpo in questo post quello che dovrebbe essere il cadenzario di cose da fare della settimana che conduce alla Pasqua benedetta, dove per “benedetta” intendiamo qui “magica fautrice di cioccolate di ogni forma, gusto e dimensione“. Cioccolata che io non posso mangiare neanche di striscio quest’anno, ma posso sempre ammirare e sbavare, stile Homer Simpson, che è sempre una gran cosa. E anche per gli altri dolci è benedetta. E anche perchè cade quasi sempre del giorno mio compleanno o comunque molto vicina a questo, quest’anno è particolarmente lontana in realtà e buon per me che magari poi del mio compleanno un pezzo di torta me lo sbafo. Facciamo che me lo divoro va’…
Sì vabbè, ho una dannata voglia di dolci, ma poi magari metto sul blog qualche foto di cosa da sabato ha iniziato a girare per casa mia e vi rendete conto da soli del perchè.

Soprattutto la mia voglia di dolci sarà centuplicata stasera, quando sarò al ristorante per festeggiare la fatidica LAUREA DELLA CUGINA. Sentite come suona male “Laurea“, terribile terribile, associata poi alla parola “cugina” è un tripudio di cacofonie!
Posto che io odio le feste di laurea a prescindere, quelle che prevedono il parentado da parte di padre, hanno sempre avuto un esito deleterio per me.

Piccola e inutile parentesi: questa cosa del parentado presente alle sedute di laurea, io proprio non la capisco. Sarà che filtro tutto e che tendo a dare a tutto un senso, be’ in questo caso l’unico senso che vedo è quello di arraffare un minimo di palcoscenico e riflettori e menarsela, per una laurea! Insomma menatela per qualcos’altro, ma per una laurea! E’ stupido, è anche perecchio patetico, ma nel caso della maggior parte dei miei cugini è così che sono andate le cose, lo so, li conosco. Altra gente ha meno velleità di protagonismo, ma anche così, le sedute di laurea con tutto l’albero genealogico presente, non le concepisco in egual modo. Piccola e inutile parentesi chiusa.

Ora, la cugina in questione è, francamente, una delle meno peggio della risma familiare, quantomeno è una delle poche che si fa i cazzi suoi quasi sempre e non sparla dietro (almeno che io sappia) e questo dalle mie parti, è oro colato, credetemi. Quindi non è tanto lei a dar vita al tripudio di cacofonie, non di per sè, ma l’idea di affrontare tutti i parenti, e tutti in gruppo compatto per giunta!
Dico solo questo, non mi pare il caso di dilungarmi troppo sulla questione: nell’ultima laurea di un qualche cugino mi hanno accerchiata e sparato staffilate del tipo “Vogliamo proprio vedere quando ti laurei”, “Ma perchè non molli se non ti laurei, dovresti mollare”, “Ma tu? A quando i confetti?” etcetera. Cose che a me non fanno bene punto.
E questa è normale routine, ogni volta che li vedo sono sequele del genere e a volte non riguardano neanche l’università, ma qualcosa su cui malignare e insultarmi la trovano sempre. Non sono persone creative, ma in certi frangenti dimostrano un estro da non sottovalutare.
E poi c’è cole che incarna tutto il male che la figura del “parente “ammette, la zia che tutti vorrebbero per la sua fiera e impeccabile condotta, la regina delle maligneria, la chiamerò la Matrona. E’ la tipica falsa perbenista e benpensate di paese, chiesofila e borghese fino alla nausea, col suo codice di comportamento rigido risalente alla II guerra mondiale e un grumo d’odio celato da frasi fatte e disincanto. Io sono da sempre, completamente il contrario di lei e di sua figlia, quindi mi odia. Odia il mio disprezzo dei “valori” cattolici, odia la mia indipendenza di pensiero fin da quando sono bambina, odia la mia inadenpienza ai suoi codici di comportamento che tendo a trattare con sufficienza, come non valessero niente, odia il fatto che leggo molto, una volta tolsi un libro a un matrimonio, in realtà solo per prendere un’astuccio di caramelline alla violetta finito sul fondo della borsa, e lei mi disse che ero un pagliaccio perchè mi ero portata un libro. Insomma, cose così, mi disprezza, forse perchè non mi capisce, forse perchè mi reputa una caccola inutile (non si è laureata, non frequenta la parrocchia, non esce spesso…oddio che tremenda, malevola asociale!), anche se a volte mi è capitato di pensare, per un frammento di secondo che poi è scemato, che invidi un po’ la mia ampiezza di pensiero e la mia personalità senza dubbio debole, ma su certe cose decisa e con un suo fascino.
All’ultimo rendez vous familiare, aspettò che tutti fossero torno torno riuniti per l’aperitivo e disse a gran voce “Tu ti devi solo vergognare” perchè non mi ero fatta vedere di recente dalle loro parti.
Vabbè mi fermo qui, giusto per consentirvi di avere un’idea del perchè tendo a star lontana da ‘sta gente e dei miei timori sulla serata che mi aspetta. E soprattutto del perchè  la mia voglia di dolci sarà centuplicata, stasera. Se succederà qualcosa tipo sopra, ho paura davvero di cedere e abbuffarmi.
Che poi, spero se ne stiano buoni buoni, con tutta quella Chiesa che si sorbiscono, magari fanno qualche fioretto nel periodo pasquale per essere più buoni e non scassano i cabasisi a me.
Resta il fatto che una festa di laurea tra parenti è una pizza oltre che un tormento, ma almeno solitamente ci sono i dolci, e c’è la torta, la torta è un bene sempre e comunque, ma se non puoi mangiarti neanche la torta è una tortura scriteriata e basta!

Spero di riuscire a fare un resoconto della serata domani, prima della rottamazione di mister pc. Per quanto riguarda il resto della settimana sarà tutto speso a resistere alle tentazioni, a preghiere sanscrite ogniqualvolta debba salire sulla bilancia, alla dieta, agli ultimi preparativi per Odisseo e a resistere e non abbuffarmi alla pasquetta con le mie amiche.
A questo proposito ieri pomeriggio l’ho passato a tirar giù tutto l’armadio e i cassetti con tutto quel che ho, che stringi stringi è ben poco mi sono accorta, e provare ogni accostamento, nel vano tentativo di trovare una mise che non mi stesse da schifo.
E’ stato vano, appunto, tutto mi sta male e io sono enorme e grassissima e non so davvero che inventarmi, spero di trovare qualcosa di decente domani al centro commerciale, altrimenti le cose cominceranno a volgere per il male già a 8 GIORNI DA ODISSEO, 8 capite, 8, come cavolo abbiamo fatto a rudurci a soli 8 giorni?!
Per il resto solite cose: comprare un libro (per Odisseo), depilazione totale (per Odisseo), e ho già detto della dieta? (per Odisseo).

Aggiornamento corsa e poi la finisco. Oggi ho corso 35 minuti, due sessioni da 15 e una da 5, ma pioveva, avevo freddo e francamente mi vedo le gambe enormi, quindi credo che scemerò un pochino col ritmo corsa questa settimana e la prossima non corro proprio. Oggi, stringi stringi, qualcosa comunque mangio a quel cazzo di ristorante, quindi domani me ne sparo 40 di minuti per cercare di metterci una pezza, ma poi sempre mno, fino ad arrivare a una ventina di minuti la domenica di Pasqua. In realtà la domenica solitamente lo prendo di riposo, ma mi intriga troppo uscire a correre il giorno di Pasqua, presto, quando in giro non ci sarà nessuno e il mondo, la Pasqua stessa, sarà mia. Senza cioccolata, ma tant’è.

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Dieta è:

  • Chi non è mai stato a dieta non capisce un cazzo delle diete. Possono parlare, sciorinare frasi fatte una dopo l’altra, ma comunque resta assodato che delle diete e delle restrizioni e degli stati d’animo di chi è a dieta, non ne sa un tubo. E parlo di diete per perdere almeno 20 chili (almeno!), non di diete per tre chili di troppo, che quelle non sono diete, sono stronzate. “Dieta” è una parola sola che onnicomprende diversi concetti, più o meno sinonimi, collegati come i rami di una stella: dieta è autocontrollo, dieta è equilibrio, dieta è autoconvincimento, dieta è lotta perenne dura strenua, dieta è continuità, dieta è guerra alla depressione, dieta è alimento di depressioni, dieta è organizzazione, dieta è parsimonia, dieta è volontà, dieta è inventarsi ‘sta cazzo di volontà dal nulla, dieta è essere soli durante la dieta in un mondo di gente che non è a dieta, dieta è vincere ogni giorno, dieta è sapersi rialzare se qualche giorno si perde, dieta è vincere i maligiudizi delle malepersone, dieta è non mangiare i dolci, dieta è non mangiare gelati, dieta è ruminare erbaccia come le capre, dieta è non ascoltare i suggerimenti di chi non è mai stato a dieta, dieta è non abbattersi mai, dieta è sconfiggere la fame, dieta è sconfiggere la tristezza, dieta è sconfiggere i demoni del proprio passato che tornano a flagellarti, dieta è imparare ad amare sè stesso, dieta è nutrire la speranza di poter piacere a sè stessi, dieta è nutrire la gioia di vivere nonostante la dieta, dieta è nutrire tutte queste cose senza aver molto cibo con cui nutrirle, dieta è imparare a non dipendere dai complimenti, dieta è riplasmare il proprio corpo, dieta è reinventare totalmente sè stessi, dieta èi imparare a essere migliori, dieta è capire di essere migliori, dieta è resistere alle tentazioni dei disturbi alimentari, dieta non farsi più male, dieta è non cercar di farsi del bene facendosi del male, dieta è imparare a farsi del bene, dieta è ristrutturare il proprio modo di vivere, dieta è ricostruirsi un mondo adatto, dieta è quella cazzo di corsa mattutina, dieta è correre invece che leggere, dieta è camminare sotto il sole cocente, dieta è sudare sette camicie, lavarle e sudarci di nuovo dentro, dieta è voler ardentemente vivere e vivere in modo diverso dal già vissuto.
    Vediamo quante di tutte queste cose sono in grado di fare quelli che sparano sentenze sulle diete senza averle mai fatte?

Malascrittura, imboniture per allocchi e viscere deturpate

Non ce la faccio, non sono brava a reggere l’ansia dello studio, mi serve tempo tempo tempo: tempo per imparare a gestuirla, tempo per abbandonare gli attacchi di panico, tempo per ripetere per bene schematizzare rileggere pianificare. Mi serve tempo e tempo non ho.
E’ dalle 6 della mattina che studio come una forsennata e ora la mia testa sembra una nuvola pronta a esplodere rigurgitamenti vari.
Allora mi sono messa a leggere qualcosa su internet, qualche blog, qualche sito, qualche stronzata facebookiana, qualche racconto. Mi distrae, mi ricarica, mi fa respirare. Anche perchè sono stata costretta a diminuire il caffè visto che arrivavo a mezzogiorno con tanta di quella caffeina in corpo da non riuscire a reggermi in piedi. E ora ho comprato tipo una decina di varianti di tè, quindi se non mi drogo di caffeina alla fine mi drogo di tèina, sempre drogata sono! Ma forse la tèina è leggermente meno invasiva e deleteria per organo caridaco e nervi. Forse.

Ho tempo. Calma. Ho tempo.
Posso studiare senza forsennamenti e ripetere come si deve.
Posso respirare quando gli attacchi di ansia, panico e depressione mi assalgono come lascivi putridi lucertoloni infetti.
Posso.

Dicevo, che mi sono distratta un po’ e me ne sono andata a zonzo per il web smollettando qualche lucertolone infetto lungo la strada, a leggere di cose che mi piacciono e anche di cose che non mi paicciono.
Perchè io, come molta altra gente competente o meno, ho la fissa della scrittura e il sogno “del diventare scrittrice”, perchè scrivere è la mia catarsi, perchè narrare è il mio credo, perchè comporre storie è  la mia sintesi… bla bla insomma le solite cagate che ripetono tutti gli aspiranti scrittori prima di rendersi conto che non sono scrittori tanto da non poter definirsi neanche lontanamente “aspiranti”. Pensa pensa il destino di crudele disincanto che ci attende. Almeno al 98,5% di tale matassa di scribacchini, a volte mi chiedo chi ce lo faccia fare.
Detto ciò mi piace leggere di storie e racconti e anche di blog e diari, anche perchè è una forma di allenamento oltre a essere (spesso) piacevole. Ma in realtà, mi risulta piacevole leggere anche di roba malscritta. Prima di tutto perchè, come dice quel guru di Stehen King: “Un brutto libro, una storia scritta male, è una lezione per lo scrittore in erba, migliore di quanto possano esserlo sei mesi in una buona scuola di scrittura”. E io sono d’accordo. Se leggi e non ti piace, noti cosa e perchè è scritto male e automaticamente scrivi meglio o comunque elimini quell’errore che hai riscontrato molto più facilmente di quanto non lo faresti se ti dicessero solo teoricamente che è un errore. E siccome il web abbonda di gente che ha velleità da scrittore e che magari ha già pubblicato dei romanzi, ma che scrive davvero davvero male, è un ottimo modo per imparare e non spender troppo tempo e troppi soldi buttati in libri pessimi (che comunque servono anche). Quindi, se passi di qui, scrittore in erba, prendi nota.
Così oggi, dopo aver letto i miei siti e blog preferiti scritti da gente competente e interessante, ho fatto un salto anche in quegl’altri che non frequentavo da giorni causa studio. E mi sono resa conto che, a parte i fini educativo-letterari, è anche molto divertente, capire cosa non va e smantellare le virtù presunte di qualche scrittore che si crede dio in terra.
Non c’ho tempo, quindi ho letto solo un estratto da un libro pubblicato di recente, e visto che mi sono ritrovata qui a scrivere questa tiritera inutile, almeno inserisco l’elenco delle “malescritture” ovvero quei sotterfugi tipici e riproposti a iosa, che denotano la pessima scrittura e che molto scrittori usano ricorrentemente per imperlare i loro papiri di stratagemmi che colmano il vuoto argomentativo con imboniture per allocchi. Perchè li riporto? Perchè mi serve, perchè mi piace, perchè è il mio blog, perchè mi diverto così, perchè ho bisogno di un po’ di cinismo, perchè leggere quella roba, utile o no, mi ha deturpato le viscere e devo dirlo a qualcuno che ho le viscere deturpate e perchè poi devo tornare a studiare, abbiate pietà di me.

  • “i denti aguzzi cozzavano contro la rotondità delle sue rosse labbra. Ma per lei la perfezione del mondo non valeva tanto quanto quell’imperfezione cozzante“, no comment, troppi cozzamenti cozzanti per me;
  • “le vecchie sono stanche e adagiate su sedie logore”, tutte le vecchie, sempre! Mai una volta che la vecchia non sia “adagiata” su qualche sedia logora o che non sia stanca. Che so io, non potrebbe essere poggiata a un palo rugginoso o seduta su un divano tarlato, così, tanto per cambiare? Nah, non può. Tutte “adagiate sulla sedie logore”;
  • le sue labbra violentavano la sigaretta”, “le dita violentavano la cicca”, “i polpastrelli violentavano le chitarre” , “lei fumava” ci vuole tanto a scriverlo? Tutta sta violenza per far intendere che è nervosa la tizia? E allora scrivi che è nervosa non che è arrapata e violenta ogni cosa dall’aspetto vagamente fallico che ha la pessima idea di finirle tra le mani!
  • il cielo candido si  sporcava di nuvole violente“, io odio queste note di colore mi fanno venire i nervi per non parlare degli aggettivi ripetuti, anche quelli mi fanno venire i nervi, c’è un sacco di roba che mi fa venire i nervi ma gli aggettivi più che mai!;
  • “si spensero e mischiarono violentemente coi sensi che inebriavano i pensieri di un amore stanco e annoiato”, questa roba è stata pubblicata eh, dico davvero!
  • lui guardava quel ben fatto corpo” ma a parte la banalità, almeno metti il “ben fatto” dopo “corpo”!

Basta! Insomma potrei andare avanti, ma mi serve conservare qualche goccia di cinismo per “il resto di questo penultimo e piovoso martedì di un rocambolesco febbraio!”
Ah… visto che so essere poetica anche io? Ora sì che sono una scrittrrrrrice!

Dei sabato sera, ovvero de la gente che sta in piedi senza i libri di Tom Wolfe (in un pub)

Ieri sera sono uscita e mi sono ricordata perchè non esco mai da queste parti.
Ok, passare un po’ di tempo con le mie amiche non mi dispiace mai, il problema è il contesto privo di qualsivoglia scintilla in grado di accendere qualsivoglia neurone. E con qualsivoglia neurone intendo “uno-a-caso-dei-miei-neuroni”, perchè quelli dell’altrui gente paiono accendersi benissimo e rifulgere inestinguibilmente.

Da ragazzina  pensavo che crescendo le cose sarebbero cambiate, ma questo non mi ha mai impedito di sentirmi una stupida non in grado di essere me stessa di divertirmi lì con tutti, e in definitiva di sentirmi un’asociale.
Bello constatare che alla soglia dei 30 anni le cose non sono cambiate, proprio bello, ma proprio proprio bello! Che sono la stessa asociale complessata di allora, ah …non sapete quanto sia stato bello e speciale sentirmi dannatamente fuori posto! Strano però che questo pensiero affiori solo quando esco da queste parti: perchè il mio paese e le cittadine della mia adolescenza mi fanno sentire una minorata, davvero non lo so, al punto che non posso neanche più lavorarci qui! Uno psicologo ci farebbe i soldi con me…

Ma tutte queste sono spleculazioni tratte dal mio punto di vista e potrebbero essere falsate, per stabilire se sono solo scema o un’asociale vera o se sono tutti pallosi, dobbiamo far un rapido elenco dei fatti. Rapido, che domenica o no, asociale o meno, Calipso qui deve studiare.

Dunque, prima siamo andate a mangiare la pizza in un pub bellino ma angusto, e per angusto intendo che è più grande la mia stanza nonostante quello sia stipato di bancone e tavoli e senti senti, televisioni. Mi sono chiesta a che diavolo servano quattro televisioni in una stanza grande quanto un bagno, e un millesimo di secondo dopo, le urla belluine mi hanno illuminata: partite. Quel pub bellino è un ritrovo per partitari.
No, mi correggo: tutti i pub bellini o bruttini, piccini o picciò, pizzerie, rosticcerie, messicani, arabi e neozelandesi, tutti sono stramaledetti ritrovi per partitari, qui. Ed ecco quindi cena più spettacolo, uno spettacolo rivisto mille e mille volte e condito dei più tradizionali e beceri clichè del folclore partitaro:
– alla mia destra un paio di buzzurri che rovesciavano boccali di birra ogni volta che la palla rotolava;
– alla sinistra la créme della créme: ex compagno di liceo (e pensare che l’avevo sognato ieri notte!) che mi fissa come allocco e sciorina frasi fatte una dopo l’altra insieme al suo gruppo di cicisbei, e fa il gallo cedrone con le galline del cicisbeiato, del tipo “ha fatto la cresta al palo”, “oh se io dico che vince, vince”, “eh…mi dicono tutti che potrei fare il filosofo, mi chiamano Zarathustra!”. E io che cercavo di ignorarli con le mie di chiacchiere che non vinceranno l’oscar, ma il cicisbeiato lo surclasso. Non fosse che eravamo appiccicati tutti insieme come in una grande orgia…;
– dietro di me le puledrine anti-juventus, (il che significa milaniste o interiste non vi pensata a niente che denoti una forma anfibia di personalità), che urlavano gaianti a ogni goal dell’altra squadra (ammesso che goal ci siano stati perchè non ho alzato lo sguardo verso lo schermo neanche una volta, quindi possono essersi aggrovigliati tutti in un’amplesso collettivo per quel che ne so…), insomma un vero attentato in acuti al mio padiglione auricolare e da lì al sistema nervoso centrale tutto. Il che mi ha fatto pensare, come se pensare fosse lo scudo anti-cazzate-strillate, e una teoria affascinante sul perchè io non mi sono mai trovata bene con nessuno qui, ha iniziato a formarsi: “siccome vivere continuamente in questo delirio di cazzate ti rende cazzone, poverini, non hanno scelta su cosa essere “. La conclusione della brillante teoria: “quindi sono tutti stupidi tranne me“. Mi piace ovviemente, io ne esco bene e  non capita in nessun’altra teoria, che io ne esca bene;
– davanti a me il gruppo dei sofisticati borghesi in cravatta (in un pub) con puzza elegantemente sotto al naso (in un pub) e atteggiamento da uomini e donne vissuti e vissuti con classe (in un pub) a guardare attenti e silenti lo schermo per poi commentare con sussiegosa competenza qualsiasi sbarbamento abbiano visto sullo schermo, seguito da risolino compresso alla battuta composta (in un pub).

In realtà tutto questo l’ho immagazzinato, ma c’ho prestato ben poca attenzione perchè non vedevo le mie amiche da Natale e ci siamo divertite. Finchè non siamo andate nel “pub” numero due, che tutti continuano a chiamare “pub”, ma se quello è un pub io sono Reese Witherspoon. E io non sono affatto Reese Witherspoon.
A me dispiace, le mie amiche volevano che mi divertissi e volevano farmi conoscere i tipi che piacciono loro, ma andare in un posto in cui non si può parlare perchè la musica da discoteca (in un pub) è troppo alta e devi strillare, e in cui ti mettono il timbro sulla mano quando esci per consentirti di rientrare come fossi una marca da bollo (in un pub), non è il genere di posto che io chiamo “pub” e che mi piace. E’ invece il genere di posto in cui mi trovo tremendamente fuori luogo e rimpiango i libri Tom Wolfe (non so perchè proprio Tom Wolfe, ma quando finisco in questo genere di posti, mi trovo a dannarmi l’anima per non essermi portata dietro un libro di Tom Wolfe).
Funziona così nel “pub” numero due: prima si sta tutti compressi su due poltrone, uniche nella sala, si parla di scommesse e di calcio, poi si passa nell’altra stanza a sentire qualcuno parlare di scommesse e di calcio, poi tolgono anche le due poltrone e alzano la musica cosicchè tutti possano stare in piedi col cocktailno in mano e non si sentano più a vicenda qualora venisse loro un’improvvisa necessità di parlare di scommesse e di calcio, ma tanto c’è il televisore che non si sente e che parla di scommesse e di calcio, l’apice arriva quando si fa la fila in bagno e la finta ragazzina (avrà avuto 35 anni) salta la fila per il bagno delle femminucce e va in quello dei maschietti, salvo trovare la porta chiusa perchè occupato, il che scatena forsennate risa da parte degli astanti; poi si torna di là dove il precedente branco di cretini (in piedi) ha iniziato a dimenarsi come cazzoni (in piedi).
A quel punto sono andata a farmi una birra e a rimpiagere Tom Wolfe in un angolo, salvo poi pensare alle mie amiche contrite a causa della mie stranezze, che comprendono il non voler parlare di scommesse e di calcio e il voler stare seduta, pensa pensa, il che mi ha fatto sentire (giustamente) un’acida zitella asociale e sono tornata lì, in piedi, nel branco di gente in piedi a essere una cretina che tanto tutto fa brodo e l’uomo non è un’isola (ma la donna sì, visto che “isola” è femminile, ma lasciamo perdere) ecc ecc…
Sì, uscire il sabato sera è fenomenale, mi chiedo perchè non lo faccia più spesso.
Però, per essere un’acida zitella asociale sono simpatica, perchè quando stavo andando via (c’è un limite di sopportazione quando stai in piedi a non fare niente, sappiatelo), ho detto al tipo col timbro all’uscita che mi aveva già marchiata come una mucca e tutti si sono sganasciati dalle risate. Boh. Non volevo fare dell’ironia, ma contenti loro, almeno ridono…

Mi spiace di essere così, ma sono così e io lì dentro non ci torno più.
Se poi mi passano sotto banco un libro Tom Wolfe

C’ero una volta io…

Ieri non ho scritto sul blog, prima volta da quando l’ho aperto e la necessità di ottemperare a tale mancanza mi brucia sulle dita come il prurito dello scrittore quando troppe idee e sensazioni gli lievitano dentro e deve vomitarle fuori, articolarle in parole prima che diventino plutonio radiattivo e gli ammorbino sangue e ossa irrimediabilmente.
E la cosa mi piace. Molto
Mi fa sentire tremendamente simil-scrittrice e quindi tremendamente figa e a chi non piace sentirsi tremendamente figa?
E poi mi piace perchè qusto blog cresce, perchè il mio progetto per rinascere continua a essere in auge e anche se stenta e latita in altri settori, qui continua a perdurare e se perdura da qualche parte c’è speranza che contamini gli altri settori-della-mia-vita.

Uno di questi Settori-della-mia-vita è quello delle recensioni. Ne ho due arretrate, assegnatemi da un sito letterario con cui collarboro e ancora non sono riuscita a scriverle. Odio questi blocchi perchè sono così simili a quelli che subentrano con lo studio e l’università: prendo il libro da studiare, il tempo di leggere qualche riga e la vista si annebbia, le voci di accuse e gli insulti di inadeguatezze si rincorrono nella mia testa, l’aria gratta contro la mia gola finchè questà si occlude per proteggersi e io fatico a respirare. Solo staccarsi da quei dannati libri e fare qualcosa che distragga completamente la mia testa da questi pensieri tenebrosi, riesce a chetare i demoni ulranti e graffianti. E per farlo devo concentrare completamente, ossessivamente quasi, la mia mente su qualcosa di totalitario e potente, che non lasci spiragli altrimenti i demoni imperversano e io finisco col ricadere nei soliti atti autolesionsisti. Quindi leggo o scrivo o mi metto a imparare una lingua o vedo un film o mi distraggo leggendo blog e storie di persone interessanti.
La psicologa, a suo tempo, mi disse che questo capita perchè l’ansia e i pensieri brutti, tendono a essere preponderanti rispetto a tutto il resto e siccome la nostra testa riesce a concentrarsi per bene solo su una cosa alla volta, questi mi impediscono di studiare, respirare e vivere. Bello. Molto bello.

No, scherzo, non è una bella situazione perchè oltre allo stato di malessere che è uno schifo proprio, non mi consente di andare avanti nè di fare un beneamato cavolo.
Il problema come dicevo è che ha coinvolto anche altri aspetti oltre allo studio, come lo scrivere recensioni e questo non è che mi secca, mi fa proprio incazzare di brutto! Devo porvi rimedio e l’unico modo che ho trovato per tentare di sbloccare questo aspetto e di isolarlo dagli attacchi di…. non-respiro, è quello di rispolverare la mia vena critica su scrittura e sulla narrativa.

Una nuova parte di Calipso questa – Calipso la Critica- che ancora non avevo avuto modo di affrontare da queste parti.
Tutto parte dalla mia passione per libri, scrittura, parole, che altro non è sono se non un’estremizzazione del mio desiderio di vivere sensazioni sempre forti e varie che ben si connubia con la mia passione per le belle storie, e cosa può soddisfare questa fame di emozioni e storie meglio dei libri? Niente.
Per questo leggo come una dannata fin da quando ho imparato a leggere. Non ero consapevole allora, che questa tendenza era sintomo di una mia latente diversità rispetto ai miei coetanei-compaesani, era solo uno dei tanti modi che avevo ideato per sognare, per avere sempre più elementi per poter sempre più sognare, insieme ad altri strumenti che usavo per ottemperare a queste necessità, come i giochi di ruolo, come i fumetti, come i cartoni animati, come lo stare a fissare un’immagine per ore per cogliere tutti e dettagli e riviverli nella mia immaginazione, come la fissa di farmi raccontare le vite degli adulti che reputavo più interessanti bombardandoli di domande per ricostruire le loro storie e potermi calare nei loro panni, come l’andare per prati a cercare tracce di fate e gnomi o risalire i fiumiciattoli con quei poveri malcapitati di bambini che giocavano cone me, etcetera etcetera.
Sì, ero una bambina anomala e un po’ matta, e sapete cosa ho realizzato or ora raccontando queste anomalie? Che io ero da bambina, in potenza e in minima parte quello che sono ora, nel bene e nel male, a tutto tondo!
Immagine

Comincio a credere che quel che siamo, nasca inevitabilemnte con noi e si formi con noi. Può essere incrementato o stroncato, può essere nutrito o snobbato, ma siamo quel che dobbiamo essere e quello diventeremo: per quanto la vita possa vomitarci merda addosso o farci modificare la rotta, molto di quelc he siamo è già dentro di noi quando nasciamo e si può notare fin dal bozzolo tenero e rosato di dell’espressione “tutta la vita davanti”. Che questa rivelazione sia un conforto o una minaccia, non saprei dirlo.

Detto ciò, questo post doveva essere un esempio della mia passione per al critica letteraria e di come questa mi riesca discretamente rispetto a ogni altro aspetto della mia vita – forse perchè si accomuna perfettamente alla mia lingua tagliente, alla mia sincerità e al mio discreto gusto letterario-, nonchè un patetico tentativo di trovare la spinta a scrivere le mie recensioni. Un bellissimo progetto di post in cui avrei citato frammenti di letteratura/scrittura che non mi sono piaciuti e li avrei massacrati per sollazzo. Invece, niente di tutto ciò è stato, mi ritrovo per le mani uno spaccato della mia esistenza, ma chi sono io per impedire a un post di essere quello che vuole?
Nessuno.
Quindi per ora vi beccate questo, poi torno e me la spasso un po’ ad analizzare e fare a pezzi qualche malcapitato scritto/scrittore o presunto tale.
Buon appetito

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