E’ questione di contegno. E di dosa-charme sfasciato.

Io credevo che gli atteggiamenti giusti da avere nelle varie circostanze normali, che sono solite presentarsi nella normale esistenza quotidiana di una persona nella norma, mi fossero sommariamente chiari. Intendiamoci, non parliamo di situazioni straordinarie, come scendere gli scalini dell’Ariston, sfilare sul red carpet, riportare la pace in Medio Oriente, pronunciare un discorso per il Nobel, salvare un bambino caduto in un tombino. Perchè no, in quei casi decisamente non saprei cosa fare e finirei col girare in tondo come una gattara schizofrenica, interrogando i miei gatti su quale sia la mossa giusta. E una volta ottenuta risposta, non saprei ancora cosa fare.
In realtà, tendo a non saper gestire molte situazioni, quando sono sotto stress combino guai e quando sono circondata da gente che non mi piace e non mi trovo a mio agio, sono sileziosa come una tomba, poi tiro fuori un libro dalla borsa, generalmente, e tutti mi guardano male, ecco quindi che torno a  sentirmi perfettamente a mio agio.
Se vogliamo cavillare, poi, non affronto ciò che richiede una qualcerta dose di charme, col dovuto charme, il quale viene invece investito in altre attività che di charme non ne richiederebbero punto. Ho il dosa-charme sfaciato, va bene? Ma a parte questo, il resto degli altri naturali comportamenti socio-umani, li ho ben chiari, ognuno al proprio posto, ognuno nella graticola del comportamento più consono alla data situazione.
Così credevo, almeno.
Invece pare che no, no, non è così.

Oggi per esempio, mi sono ritrovata con questa ragazza con cui eravamo solite scambiarci una fitta corrispondenza epistolare (mail, ma “epistolare” fa più scena), scomparsa da qualche mese, che non è in realtà scomparsa e basta, ma pare si sia resa protagonista di quel mezzuccio in voga negli ultimi anni, ovvero quello di bloccare una persona, da facebook, o sul cellulare o che so io, e togliersi ogni pensiero relativo, che i pensieri fanno male alla mente e all’anima. Un po’ come Ponzio Pilato: un modo tutto new age di lavarsi le mani.
Pare, dicevo, che questa ragazza mi abbia bloccata e impedito così ogni possibilità di contatto. Il punto, in questo caso, è che non c’era nessuna ragione per farlo! Nel senso che non eravamo amiche fraterne, ci sentivamo da anni, ma ci sono stati momenti in cui questa corrispondenza era venuta meno per un po’,  per poi riprendersi, non eravamo proprio pappa e ciccia, ecco.
C’era un certo tipo di amicizia e anche un certo affetto e io aspettavo che mi contattasse, addirittura sono arrivata a preoccuparmi che le fosse successo qualcosa, una stupida con tutti i crismi sono, proprio! Io non avevo neanche pensato alla possibilità che potesse aver fatto una cosa del genere, perchè non la ritenevo tipo da usare questi mezzucci e perchè francamente la situazione non lo richiedeve minimamente. Poi una mia amica che mi ha detto: “Ma guarda che se risulta così il suo account è perchè t’ha bloccata“. E’ andata a controllare lei ed effettivamente è così.
E io mi chiedo che cosa può spingere una persona adulta e non una dodicenne/sedicenne, a comportarsi così. Sono andata a pensare che potessi in qualche modo averla offesa, osteggiata, annoiata, ma davvero non so come avrei potuto farlo. Anzi il suo ultimo messaggio era stato “Va’, torno a casa, ceno e poi ti rispondo alla lettera tua di ieri, che è meglio“, perchè mi aveva raccontato di una pessima giornata. Figurati se andavo a pensare che mi avesse bloccata! Un’unica ragione plausibile a spingerla a fare una cosa del genere ci sarebbe, ma è talmente stupida, talmente patetica, talmente ridicola, che mi rifiuto anche solo di considerarla e scriverla qui.
Cosa ho fatto, quindi?
Le ho mandato una mail tramite l’account di questa amica, ma non per ricontattarla, solo per salutarla e dirle che mi spiace se l’ho offesa in qualche modo, che non era certo mia intenzione, che non ho comunque niente contro di lei e le auguro ogni bene e che anche se mi dispiace, va bene, non proverò a contattarla più e ciao bella ciao.
Ma non ho la pretesa che questo fosse il comportamento corretto, per carità! Quel che serve qui è contegno, signori. E il contegno giusto in questo caso sapete qual è?
Fotternese.
Hai avuto la fortuna di stabilire una relazione un tantinino più profonda di quelle che hai con la Compagnia del muretto? Alzati domani mattina e interrompila, così, senza ragione, da un momento all’altro, relazioni profonde, pfffffff che ti servono? Mangiati un pacco di patatine e sei apposto.
Hai un amico con cui giochi a freccette da anni e gli vuoi tanto bene perchè nessuno sa rendere il gioco delle freccette bello quanto ti capita quando sei con lui? Decidi che non ti piacciono le freccette e molla anche l’amico già che ci sei, che tanto puoi giocare all’allegro hippo hippo, vuoi che non trovi un amico nuovo di zecca che giochi all’allegro hippo hippo con te? Non conta con chi giochi, conta che giochi.
Sei innamorata davvero di qualcuno, ma le cose sono complicate come è di regola in amore? Non cercare di lottare per lui, no, mica vuoi essere una che lotta, no?! Chi te lo fa fare, quando puoi mollare tutto e scegliere quell’altro che ti capita a tiro? Che poi magari quello che lasci andare potrebbe essere il grande amore della tua vita, ma non lo vivrai mai perchè lottare no, no, non è il contegno giusto.

Forse un giorno capirò cosa le persone si aspettano da me, forse. Fino ad allora persevererò nel contegno sbagliato e continuerò a farmi male.
Soprattutto di Venerdì 17, perchè oggi è venerdì 17, che mi pare una notizia fondamentale, quindi in qualche modo dovevo ficcarla in questo post. Ed ecco che l’ho ficcata.

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Passi indietro e Zeta

Sto facendo una serie di passi indietro che non posso permettermi di fare e li sto facendo in ogni settore della mia vita. E quel che è peggio, a pochi giorni dalla rinascita, nell’esatto momento in cui tutto prendeva una piega leggermetne più positiva rispetto a il resto tutto della mia vita:

la dieta: mille passi indietro! Tutto quello che ho perso tanto faticosamente credo di averlo recuperato, se non del tutto, poco ci manca. Sto reingrassando a vista d’occhio e la dispensa piena di nutella e cioccolata e merendine e brownies e ciambelloni e pastiere e dolciumi vari dei miei cugini, di certo non aiuta la mia depressione incanlzante. Il fatto di stare a casa degli zii, poi, mi impedisce di mangiare come voglio, di correre e di riprendere un ritmo a me più consono.
i demoni: sto per tornare ai minimi storici di depressione, non riesco a dormire e non sono neanche nella mia stanza dove risiedono le armi per combattere contro i demoni, quindi loro arrivano e possono fare quanto più gli aggrada.
– l’università: non solo è ferma, ma è anche più che ferma, è anchilosata, cementificata. Con tutte quelle tasse da pagare che non so come pagare, la tesi da scrivere , la professoressa della tesi che non sento da un’eternità, un disastro da cui non so come uscire.
Odisseo: è in stand by, Odisseo. Ci sentiamo e basta, giorno per giorno e giorno per giorno affrontiamo le magagne che ci si prensentano e sono tante. Però oggi è stato un amore: abbiamo parlato per un’ora, solo io e lui, nell’enorme terrazzo di zio, mentre tutti erano a scuola, a lavoro o dormivano, e io ho sorriso tutto il tempo sentendolo rilassarsi via  via e stiracchiarsi come un ghiro, dopo le giornatacce che ha passato. Il suo periodo forsennato si è in parte concluso e possiamo tirare un sospiro di sollievo. E’ stato tenero e gentile tutta la mattina e mi ha detto che aveva pensato di venire a Roma per vedermi, ma ha controllato e con poco preavviso il biglietto costa un bel po’ anche se il tragitto Napoli-Roma è breve e ora che ha fatto il trasloco, dato l’affitto di 3 mesi in anticipo, comprato un sacco di roba, non c’ha proprio una lira, e lo capisco, ma mi a fatto piacere che l’abbia pensato, ci abbia provato e me l’abbia detto. Sicuramente ci sono stato passi indietro anche con Odisseo dal momento che non siamo legati sentimentalmente come prima, ma per ora diciamo che stiamo in stand by.
il lavoro: qui mi sa proprio che è un nulla di fatto e io ci ho creduto troppo in questo colloquio romano. In realtà non ero ottimista, non credevo sul serio che mi avrebbero presa, ma era una ventata di aria fresca per problemi e depressione, la prospettiva di iniziare qualcosa, di non sentirmi più un’ameba inutile e soprattutto di uscire da quella stanza per sempre, una prospettiva così bella, che mi ci sono lasciata conquistare e coinvolgere troppo. E ora dovrò trovare qualcosa di orribile e schifoso nel Burundi per l’estate, tremo al solo pensiero.
autostima: a zero, proprio. Sto cercando di seguire i consigli di persone più navigate e intelligenti di me – e siete soprattutto sul blog quindi forse leggerete questo commento e vi ci ritroverete, avete notato la sottile lusinga, sì?-, ovvero di ripetermi che io sono giusta e non sbagliata, che sono quel che sono e va bene così, per provare a vincere blocchi, guai o timidezza o quantomeno vivere le mie mosse, le mie giornate, in maniera più serena. Vedremo, ma non è facile come sembra.
Zeta: sì ho fattoi dei passi indietro anche con Zeta, ma questo merita un capitolo a parte.

Zeta (in pillole).
Zeta (sì, come quello di Men in black) è un mio ex amico di cui non ho mai parlato perchè l’anno scorso è uscito/ha voluto uscire violentemente dalla mia vita e io ho sofferto come una piccola pecora eviscerata per questo. Ci ho messo secoli a estirpare ogni ganglio della sua presenza dalla mia vita e non ci sono ancora riuscita del tutto, ma evito comunque di pensare a lui e di scontrarmi nel corso delle giornate con cose che me lo fanno tornare alla mente. E’ una delle persone che mi ha conosciuta meglio, credo, forse l’unico, con lui sono stata bene come con nessuno anche se a distanza (le mie amicizie importanti sono semrpe a distanza), e avevo l’arroganza di credere di avergli lasciato anche io qualcosa di importante. Ma un anno e un mese e mezzo fa, ha deciso che dovevo scomparire dalla sua vita e senza darmi una reale spiegazione mi ha bloccata su facebook e sul cellulare e ha smesso di rispondere alle mie mail, insomma si è staccato. Era già un brutto periodo ma con la perdita di Zeta è diventato un inferno.
Questo per un molto breve sunto. Sono riuscita a relegarlo in un angolino della mente dove non passo spesso, ho dovuto farlo, mi stava schiantando il cuore il suo ricordo, e da luglio scorso ho smesso anche di provare a contattarlo, tanto se non sente più desiderio di sentirmi o parlarmi è inutile. Recentemente sono finita per sbaglio sulla sua pagina anobii, ma ho chiuso immediatamente per tema che le radici dei ricordi mi stritolassero.
L’ho amato? Oh sì, in tutti i modi in cui una persona può amare io ho amato Zeta tanto che nonostante tutto il male che mi ha fatto, nonostante si sia comportato in una maniera indegna di lui, non riuscirò mai a odiarlo del tutto (e c’ho provato a odiarlo, cristo se c’ho provato!), e una piccola parte di me gli vorrà sempre un gran bene e gli augurerà sempre il meglio del meglio che la felicità e il mondo possano offrire. A meno che non riesca a dimenticarlo del tutto un giorno, e francamente, lo spero, visto che per quel che ne so lui può essere su Marte al momento, e le possibilità che ci risentiremo sono più rare di quelle che io diventi la scrittrice più figa del mondo.
Tutto questo preambolo per dire che ieri ho fatto un passo indietro anche riguardo a Zeta e stanotte mi è improvvisamene balenato in mente. Sarà che era una ricorrenza particolare e legata a lui, ma l’avevo escluso dalla mia vita del tutto negli ultimi mesi! Anche i disegni che avevo fatto per lui – per farla breve volevo inviargli dei disegni con di alcune scene a noi familiari e per me (noi?) importanti-, li avevo oramai relegati in fondo al cassetto meno visitato della stanza.
E ieri è tornato il desiderio di poter sapere almeno se sta bene o cosa fa o come va la sua vita, la sua storia d’amore, la sua nipotina, il suo lavoro, lui. Di poter sentire solo una sua parola, che lui sapeva meglio di chiunque trovare quelle più giuste, non solo da dire a me, quelle più giuste nel mucchio di parole esistenti nella storia dell’umanità. Come faceva è un mistero per me. Io ne uso a iosa di parole ma non le governo con lasua abilità.
Ora me lo scrollerò di nuovo di dosso, devo farlo, e spero di riuscirci con più agio lasciandolo scritto qui, su questo blog, come fosse una parte della mia vita da mettere in una bottiglia e lasciar andar via per sempre verso una vita migliore lontano da me. Ma non prima di avergli dedicato un ultimo pensiero, un ultimo bacio e di avergli detto per l’ultima volta “Tanti auguri di buon compleanno, mio piccolo, Zeta”.

Ambarabà ciccì cocò, queste palle a chi le do

Vabbè, non parliamo troppo di palle che io sono quella che alla domanda dell’amico di zio “Che si dice nel Burundi?” ho risposto: “Le solite cose“. Quindi proprio di palle non ne so io, e non ne ho. Ma è pur vero che sono tenuta ad averle solo in un semi-senso simbolico, in quanto io sono femminuccia e delle palle non so che acciderboli farmene.
O meglio, lo saprei anche che acciderboli farmene… mmhh… Rivediamo la cosa: “… che io sono femminuccia e le palle non devo averle giacchè ho la vagina al posto di queste“. Ecco, così va meglio.

Il problema è tutto del genere maschile qua: io non riesco proprio a capire perchè , a un certo punto, sembra che i maschi perdono le palle. Gli si sgonfiano proprio, puoi vederne quasi il decorso da salsicciotto a fagiolino rinsecchito, oppure li smettono e li dimenticano a bordopiscina e se ne vanno in giro per il mondo senza pendolo.
No no, non sono incazzata, sono rassegnata.
Facciamo un esempio? Vediamo…. un esempio a caso, eh, per esempio… ah, ecco, Odisseo! Vedete com’è casuale la cosa?
Odisseo ha sempre avuto palle grosse come noci di cocco e pisellino come il tronco dell’albero delle noci di cocco. E ora mi ritrovo con un burattino vuoto, che va indirizzato nelle corversazioni e che mette il muso per un nonnulla, che sospira come una bambino a cui hanno rubato il Power Ranger preferito e che chiude piccato le conversazioni come una verginella smaccata.
Non è in grado di dire più niente che abbia una qualche profondità o che esprima un qualche legame tra noi, parla solo di castronerie e del lavoro o dell’Università. E poi parlo io e non ottengo mazze, nè cuori, ori o spade!
Che diavolo devo fare? Se continuiamo così, ci manderemo presto a cagare a vicenda.

E’ tardi e sono stanca, quindi non starò qui a parlarne approfonditamente anche perchè non vedo come la cosa possa essere di una qualche utilità al mondo, a questo blog o a me. Veramente a me di una qualche utilità in effetti lo sarebbe, ma facciamo finta di no che non ho tempo di approfondire la cosa.

Comincio a non sapere più che cavolo dire a Odisseo, e sparo cazzate non dissimili di quelle che sparo quando non sono a mio agio e cerco di essere chi non sono. Mi spaventa perchè comincio a non essere più me stessa con lui!
Me ne sono accorta oggi che mi ha chiamata Charles (lo chiameremo così, molto english e aristocratico, che gli si addice). Charles è un ragazzo del nord italia, ingegnere energetico, di famiglia alto-borghese, che ho sentito per diversi anni e ora sento meno, ma a cui voglio un bene dell’anima e per cui ho provato anche una qualcerta attrazione, seppur anni fa. Abiamo riso e parlato epr un’ora e non sono stata mai csì sollevata di poter essere me stessa, di parlare di qualsiasi cosa, di ridere liberamente senza tema di non poterlo fare, di sparare cazzate, di essere seguita da silenzi tesi e imbarazzanti, di perdere la sua stima o il suo affetto…

Okkei. Mi sono addormentata sulla tastiera, cammianre  e perdersi nell’afa primaverile romana, è sfiancante!
In realtà non riesco neanche a rileggere quindi se ho scritto cazzate amen, la seconda parte sarà meno sonnombilea, prometto su Obi Wan Kenobi, ma ora mi ficco a letto.

La rivoluzione comincia (sempre) da un libro

Ebbene sì, l’ho fatto.
Come avevo detto e come avevo quasi ingiunto alle mie amiche M&M, dopo le loro pretese di rivoluzionare il palinsesto di Trenitalia per adeguarlo ai loro rigidi orari da cinquantenni divorziate: ho preso il treno e me ne sono andata a zonzo per la cittadina gremita di gente del 25 Aprile e l’ho fatto, senti senti, tutta da sola. Ohibò che anacronistica sfacciataggine! Una tipa in leggins simil pelle, trench e anfibi borchiati che va in giro da sola; si spara da sola un super gelato in quella mega-gelateria-famosa che fa un gelato artigianale coi contro, enorme a solo un euro e venti centesimi, con la cialda caramellata; cammina sul lungomare con i Pearl Jam e Capossela nelle orecchie da sola, finchè non si ferma e guarda te se non va a generare, a questo punto, il più eclatante degli sbalordimenti.
Dico io, proprio nella cittadina santa, sul lungomare, in un giorno di festa, con tutti i bambini a guardarla e a nutrirsi del suo cattivo esempio! E’ una vergogna, siamo nel 2013 qui nel Burundi, per certe cose uno si aspetta almeno il 5073! Ma ella non sembra pensare ai poveri bambini del Burundi che la prendono a funesto esempio. Ella è tutta presa a precorrere i tempi.
E’ con grande stizza e disappunto del Tempo stesso, che sale con noncurante eleganza sulla mezzaluna di panchine che tanto le piacciono, perchè slabbrano il lungomare a mo di anfiteatro, spostando così la ribalta dalla passegguata agli spalti e rubandola al mar d’acciaio di fine Aprile. Poi, in cima, si ferma, le mani nella capiente tracolla jeansata non lasciano presagire niente di buono, l’ansia tutta del momento congelata, come fosse una diva capricciosa che fa attendere il suo pubblico e il Tempo stesso, finchè non si scongela , e tra le sue mani vede la luce dei riflettori, finalmente, Il libro.
Ella si siede e legge sul lungomare della cittadina nel pieno disappunto di Tempo Medioevale e Cazzoni del Burundi.
Fine
Ps: il libro sotto i riflettori è “Le ore” di Micheal Cunningham, particolarmente affascinante paraltro e, qui c’è la maestria del Fato a metterci il tocco d’artista finale, racconta di tre donne collocate su tre diversi piani del tempo (reale e narrativo). Le tre donne compiono i loro gesti come legate da un filo di pensieri e azioni incredibilmente conseguenziale, che si snocciola e ha modo di esistere man mano/grazie al fatto che una delle tre donne, la scrittrice Virginia Woolf, sta scrivendo uno dei suoi libri più famosi, le cui parole a distanza di decenni, muoveranno vite e pensieri delle altre due donne che lo leggono (una delle due) o lo vivono in altri modi(l’altra), ma sempre seguendo il rintocco della sua scrittura e lo sviluppo della stesura del romanzo. E qui la chiudo.

In realtà non è stato tutto rose e fiori.
Forte anche del momento più-di-là-che-di-qua che sto passando con Odisseo, la solitudine si è fatta sentire quasi come nel periodo delle scuole. E poi sono stata abbordata disgustosamente da due tipi loschi alla stazione, tenuta d’occhio e seguita, solito seccante problema dell’andare in giro sola.
M&M mi hanno chiamata come mi avevano detto che avrebbero fatto, per vedere se riuscivamo almeno a vederci un po’. Non fosse che sembravano più interessate – una curiosità malcelata, bovina- a sapere cosa avessi mai potuto fare DA SOLA in giro per la cittadina e che posti avessi bazzicato nello specificio, piuttosto che essere seriamente interessate a vedermi.
Loro stanno sempre in due, almeno in due, non sanno che vuol dire proprio “uscire da soli”, non hanno una struttura mentale tale da permetter loro di capire una cosa così semplice, e per loro è sconveniente farsi vedere sole in questi casi. Le invidio comunque: l’una ha sempre l’altra, non sono mai sole da quasi due decenni, e siccome pensano, mangiano, parlano e vestono in esatto modo, non si annoiano mai, sanno sempre esattamente cosa fare, quando e sopratto con chi. L’una non risponde a un messaggio se prima non ha discusso con l’altra e concordato cosa dire. Lo fanno su Facebook anche, nelle conversazioni a tre, se dico o propongo qualcosa, rispondono insieme, una dopo l’altra e la stessa cosa nello stesso momento. Abbastanza inquietante.
Il problema è che mi hanno chiamata alla 18.30, quando sapevano che il mio treno era alle 19.00 e quindi non ho potuto raggiungerle, lo avrei perso. Potevano fare un salto loro alla stazione con l’auto, ma no, hanno la loro passeggiata cronometrata da fare e devono trovarsi nei posti giusti all’ora giusta qualsiasi siano questi e qualsiasi sia la NON ragione per andarci (non hanno una ragione, se la creano senza darle comunque senso, non so se mi spiego), quindi io ero un diversivo che non è contemplato nel manuale della perfetta cittadinotta burundiana. Sorvolabilissimo.
E poi, sospetto, temevano che qualcuno potesse riconoscermi come la “vergognosa lettrice di libri del lungomare” ed associarmi a loro.
Come si fa a non sentirsi soli vivendo in mezzo a cotanta marea di stronzate?

Due appunti finali:
Appunto uno: se uscite fuori per un pomeriggio solitario all’insegna di voi stessi e della lettura e avete velleità narrative e magari vi portata anche la Moleskine appresso per appuntavi le cose in caso di colpo di genio e perchè fa figo andare in giro con la Moleskine, magari ricordatevi di portare con voi anche una penna, giacchè senza, per quanto figa possa essere, la Moleskine è inutile e le vostre idee andranno in pasta al vento, che non sa che farsene per giunta.
Appunto due: non è che non è successo altro con Odisseo e non si è parlato a cascata di tutto e di noi e delle cose successe, è solo che sto tergiversando piuttosto che mettermi a scrivere di lui, che scriverne significa cadenzare i pensieri e i battiti di cuore, e ho paura di farlo. Ecco quindi che tergiverso scrivendo le stronzate della mia vita non amorosa.

Vuoi uscire con noi? Cambia l’orario dei treni o nisba.

M#1: “Caly dai vieni oggi pomeriggio che è festa e noi usciamo e così stiamo insieme!”
M#2: “Sì, dai così ci dici anche del casino che è successo in questi giorni con Odisseo e ti distrai un po’”
Calipso: “Certo che vengo! Ne avevamo già parlato, vi devo aggiornare e anche tu M#1 devi raccontarmi che è successo sabato scorso, quando sono andata via!”
M#1: “Sì sì, ma solita roba non credere. Poi così te ne puoi andare con tuo fratello”
Calipso: “No be’ mio fratello fa chiusura oggi, quindi non esce da lavoro prima delle 122.00 e voi mi par di ricordare che rientrate prima quando non cenata fuori, giusto?”
M#2: “Ma non chiudono alle 21.00 i negozi? Perchè finisce alle 22.00?”
Calipso: “Perchè chiude alle 21.00 il negozio, ma poi loro devono sbrigarsi cose dentro e fanno le 22.00”
M#1: “Eh no, noi possiamo restare fino alle 21.00 poi torniamo a casa.”
Calipso: “Eh sì, ricordavo, ma tranquille faccio come al solito in questi casi, prendo l’ultimo treno alle 19.00 e anche se vado via prima non importa, almeno stiamo insieme qualche ora, no?”
M#1: “Ma non puoi prendere un altro treno, tipo alle 20.00?”
Calipso: “Ehm no… è l’ultimo treno, appunto, quello delle 19.00, vuol dire che poi non ce ne sono più.”
M#2: “Vabbè come l’altra volta… e a che ora arrivi qui?”
Calipso: “Direi verso le 16.00, che l’altro treno poi è alle 18 e sarebbe troppo tardi”
M#1: “Alle 16.00! Ma troppo presto, noi non usciamo così presto”
M#2: “Non puoi venire con tuo fratello?”
Calipso: “No, mio fratello sta già lavorando altrimenti sarei venuta con lui”
M#1: “E non puoi prendere un treno più tardi?”
Calipso: “Non decido io gli orari dei treni, ma se vengo più tardi che senso ha? Devo andar via alle 19 poi!”
M#2: “Ma noi non usciamo così presto”
Calipso: “Sì, ho capito, tranquille ci possiamo vedere verso le 17.00 se per voi è più comodo, mi porto un libro e leggo intanto, sapete che non è mai stato un problema…”
M#1: “No, noi usciamo verso le 18.00 e torniamo a casa verso per le 21.00”
Calipso: “Ma dovete fare una passeggiata, non timbrare il cartellino! Non hai orari di  lavoro oggi M#1, se per una volta uscite un’ora prima, che cambia?”
M#2: “Ma non ti può accompagnare qualcun’altro o vieni col pullman?”
Calipso: “E’ festivo oggi, i pullman non ci sono. Ma se è un problema lasciamo stare…”
M#1: “Sì lasciamo stare per stavolta. Ma tuo fratello non poteva lavorare pomeriggio?”
Calipso: “Eh no sai, non decide lui i turni, ma ho solo il treno a disposizione, quindi devo arrangiarmi con quello che ho”
M#2: “Caly, dai lascia stare se non puoi venire oggi! Però non essere giù per Odisseo!”
Calipso: “Ma io posso venire oggi, e infatti vengo lo stesso anche se non esco con voi, che di stare in casa non c’ho voglia. Voi uscite quando vi pare, al massimo ci sentiamo e ci becchiamo un po’”
M#1: “E che fai qua se noi non siamo ancora uscite?”
Calipso: “Mi faccio un giro, mi sparo un frappè alla nocciola, vado in libreria, mi leggo un libro sul lungomare…”
M#1: “Non si leggono i libri sul lungomare, che dopo ti vedono tutti che leggi sul lungomare!”
Calipso: “…”
M#2: “Vabbè dai allora ci sentiamo e se sei ancora qui quando usciamo ci incontriamo”
Calipso: “Ok. A dopo”.

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