Gli accordi presi con l’Universo

La neve mi ha graziata.
Viste le previsioni nefaste della protezione civile e le allerte in tutt’Italia, tutto è stato religiosamente fermato e rimandato, esami, università, scuole e concorsi.
Ora, il fatto che dalle mie parti non si veda un fiocco di neve a pagarlo a peso d’oro, mi pare una considerazione del tutto superflua: è prevista bufera, punto. L’università e le scuole sono irrangiungibili e a menochè non si voglia invitare qualcuno a spezzarsi l’osso del capocollo sulla strada ghiacciata o farlo morire annegato/assiderato, tutto si deve fermare e doviziosamente rimandare.
Dio benedica il fronte siberiano.
E me, che respiro un po’.

Davvero non so come sarei riuscita a passare indenne questi giorni, senza dormire per tre notti di fila, nutrita solo di caffè, uno dopo l’altro, al punto che ieri sentivo la testa fluttare come una medusa pompante e snocciolante nozioni, finchè il mio organismo si è autoprotetto da una catalessi sicura e non sono riuscita a sorbirne più neanche una goccia.
Ma ne avevo bevuto talmente tanto che non ho preso sonno subito, nonostante la stanchezza, nonostante il sollievo per aver qualche giorno in più per studiare e nonostante abbia potuto ficcarmi in un letto senza sensi di colpa.
E credeteci o meno, è incredibile quanto possa essere infinitamente bello ficcarsi in un letto senza sensi di colpa. (I doppisensi sessuali sono del tutto involontari e infodati visto che l’unico essere vagamente stimolante nel mio letto, questa notte, era il peluche di un lupacchiotto battezzato da me col nome di “Pollo“, tutto erotico come un brodino annacquato con le bucce di patate a galleggiarci dentro).

Quindi sono rimasta una buona ora a guardare il soffitto, troppo stanca per fare qualsiasi cosa e la mia testa, come la medusa di cui sopra, ha esporato pulsante, immota e gelatinante, un pensiero mai accarezzato prima in questi miei profondi e tenebrosi mar,i seguito da una specie di preghiera-buoni propositi che qui riporto, così come si sono rivelati a me:

“Che l’Universo non mi odi più? Be’… quantomeno pare non odiarmi più, e mi sorride benevolo versando sassolini luminosi sulla mia strada: prima Odisseo, ora, addirittura, nubi e tempeste di matrice siberiana, vengono scomodate dalla steppa natale per muovere verso l’Africa, come grossi Titani verso l’Olimpo, in perfetto sincrono con le mie mancanze, come a voler metterci un tappo loro o a concendere a me il privilegio di non essere una perdente, per una volta.
Se mi senti, grazie Universo, stavolta non mi farò fregare, te lo prometto, non so quanto tempo avrò, ma sfrutterò ogni secondo, sarò diligente, curiosa, preparata oltre ogni dire, sarò tutto quello che non sono mai stata, sarò come quella di quel dipinto “La ragazza era brava e aveva un cervello”.
(nb: Il dipinto citato può non esistere ed essere conseguenza dei fumi causati da ettolitri di caffeina, studi improbi, sonni sconnessi.)”

Buona domenica al mondo, che io me ne vado a rispettare gli accordi presi con l’Universo…

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Chirurgia dell’anima

L’altro giorno tra un profluvio verbale e una lagna, ero giunta alla conclusione che il seme di quello che saremo è dentro di noi fin dalla nascita e che evolverà in una direzione o in un’altra, ma che comunque noi ci svilupperemo intorno a quello, in barba a tutte le teorie psicologiche.
Ma oggi mi chiedo come questa epifania dovrebbe aiutarci o consentitemi l’arroganza, aiutarmi.

Insomma, sono quel che sono nata per essere, assodato. Ma io non voglio essere questo. Io sono qui perchè voglio combiare me stessa e la mia vita. Quindi come dovrei fare? A meno che non esista una farina magica che ingerita in giuste proporzioni mi cambi o una forma di chiururgia in grado di riassemblare i connotatoi della nostra anima e della nostra mente e sì, diciamolo, anche del nostro cuore, temo sia impossibile.
Chissà se funzionerebbe una chirurgia per la nostra testa… è un’idea affascinante e spaventosa, tanto quanto le scuole di correzione per ragazzi complicati che tanto in voga andavano (vanno?) nella civilissima società del alto-borghese americana.

Comunque sarebbe più semplice e affascinante del doversi mettere sotto e farsi un culo così. Io guardo questi libroni che mi spiovano addosso e l’unica cosa che penso è che devo combatterli e vincerli per poter dare una scossa a tutto questo ammorbante schifo. Ma anche così, non credo cambierebbe molto, purtroppo. Io resterei io, con tutte le magagne pronte a riaffiorare a bloccarmi in ogni momento decisivo.

Lo so, non è bello da dire, e non è giusto nei confronti della me stessa che tanto ho fatto per costruire con tutte le sue pecche, ma mi devo cambiare. Un poco ma devo farlo.
Ciminciando dallo studio: Calipso si blocca e studia all’ultimo secondo rosicando quel che viene e accettandolo con la croce della sconfitta? Allora devo ribaltare questo vizio e renderlo virtù: ho dieci giorni per recuperare questi due esami, sono pochi giorni ma neanche è troppo tardi. Studiare come non fossi io, studiare come fossi una retta, perfetta, meravigliosa ragazza in corso e senza blocchi esistenziali perenni. Studiare come fossi ingamba, come avessi armi e bagagli per mangiarmi il mondo.
Dunque è questo che si vedrà nella mia stanza questo pomeriggio: io che divento un’altra, una in gamba, una che studia e che vince, una giusta.

Due mele per me e Anne Hathaway

Diciamolo in tutta franchezza: io e Anne Hathaway non abbiamo niente in comune, figurarsi!
Lei un po’ più grande di me, attrice rinomata, donna in carriera, bellissima, ricchissima, sposatissima, con una vita interessante e piena, forte personalità, sicura di sè e del suo essere giusta e bella. Io sono abbastanza il contrario. No, sono totalmente il contrario.
Ma.
Come ogni brava attrice che si rispetti, anche la Hathaway ha dovuto infine modificare le proporzioni del suo corpo e il suo peso per interpretare fedelmente un personaggo. Nella fattispecie “Fantine”, la prostituta deperita de “Les miserables”, che per giunta le è valsa anche la nomination agli Oscar come miglior attrice non protagonista (insieme alla decina di nomination che ha raggranellato il film tutto, giusto per dare qualche notizia che valga la pena esser letta).
Essendo lei già filiforme di suo, perdere tutti quei chili deve essere stato molto difficile, così io ho pensato vedendo qualche fotogramma del film mandato in onda per i Golden Globe. Perchè come sapranno tutti quei poveri dannati come me che per tutta la vita hanno dovuto lottare con la bilancia e i chili di stratroppo, più sei vicina al tuo peso forma, più paradossalmente tendi ad avere difficolatà a perder peso, perchè il grasso in eccesso è poco e il corpo se lo tiene stretto, st’infame.
Mi sono dunque informata e senti senti: la cara Anne ha perso 9 chili in meno di due settimane! Come? Mangiando due mele al giorno + un frullato vitaminico, per un totale di non più di 500 calorie al giorno. Ovviamente sempre sotto osservazione medica.

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E poteva la tentazione di perdere tanti chili in così poco tempo, passare sotto la mia attenzione e fuggir via senza lasciar traccia? Giammai.
Ora, non sono stupida, so benissimo che non si può sottoporre il corpo a una privazione tale per troppo tempo. La mia intenzione è infatti quella di associare le due mele al giorno a vitamine e una tazzona di latte o una banana. Vorrei provarci solo per una ragione: non riesco a riprendere la dieta e ho ripreso un botto di chili dopo natale. Se riesco a sgonfiarmi un po’ in questo periodo di piogge e tempeste che mi impediscono di muovere il culo, magari posso poi riprendere una dieta più salutare e costante.

Ho quindi intenzione di iniziare questa sfida che comunque non intendo protrarre tanto quanto l’holliwoodiana, ma se riuscissi a mangiar due mele e una tazza di latte da qui a dicamo 5, massimo 7 giorni, già sarebbe grasso che cola. Mi aiuterei con il blog, contando i giorni e le mele (:p) qui, perchè finora questo blog non mi ha fatto altro che bene.
Non mi sento di consiglairla a nessuno e non è assolutamente detto che riesca a seguirla, finora non c’è stato giorno nelle ultime 3 settimane che non sia partito con un  buon proposito alimentare, e che a fine giornata non sia stato puntualmente sfatato.
Ci provo, sperando che dia qualche risultato e possa così, riprendere in mano la situazione. Anche perchè non so più che inventarmi.
Dunque che altro dire?
Stay tuned e GIORNO 1!

In un’altra stanza, in un’altra vita

La volete sentire una storia patetica? Ma non di un patetico-accettabile come quella che ho scritto stamattina, rielaboraazione favolistica di un sogno, quindi accettabile perchè inconscio, ma un patetico proprio patetico, un patetico al quadarato, perchè narra di scelte consce, molto consce, conscissime direi. No? Non volete? Eh … fate bene, ma questo è il mio blog e si dia il caso che io possa imperversare facendo il bello e il cattivo tempo.

Dunque, siccome ogni qualvolta mi metta a studiare vengo colta da terribili stati d’ansia e non riesco a respirare visto tutto quello che ho accumulato negli anni e che mi opprime la mente e il cuore, ho deciso di creare un’ambientazione che mi scolleghi il più possibile dalla realtà, che non mi faccia riecheggiare in mente le voci di tutti quelli che hanno sostenuto che io sia inadeguata e non ce la farò mai, perchè come disse lo psicologo, i pensieri negativi tendono a prendere il sopravento della nostra testa e qualsiasi attività che richieda concentrazione, viene scalzata da questa e risulta impraticabile.

Quindi cos’ho fatto per non lasciare campo libero a questi pensieri? Ho acceso 5 lampade in camere, attorno allo scrittoio, affinchè la luce anomala mi faccia percepire diversamente queste quattro mura, ho messo in sottofondo un episodio dlela quarta stagione di una mamma per amica e mi sono fatta un’enorme bicchierone di frullato di frutta e latte. E ora sono qui con i libri aperti e senti senti, riesco a studiare. Magari poco, magari a stento, ma estraniarmi dalla mia realtà e tenere la mente aperta verso altre immagini, altri contesti ed altre storie più accattivanti come studiare all’università di Yale, mi consente di non cedere al senso di fallimento e soffocamente legato al’università e preparare questo maledetto esame.

Sentito mai nulla di più patetico?! Ora sto studiando letteratura contemporanea a Yale, vedete qui sotto? Precisamente nella sezione del college in cui ci sono le camere studenti definito Branford, di cui parlò Robert Frost (che sto studiando per giunta) e disse che questo ha il cortile più bello dei college d’america. Figo no?
😉

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