Travel diary terza parte: il viaggio secondo Trenitalia

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Io non sopporto le cabine di Trenitalia, quelle che segmentano gli Intercity in sequele di cubicoli e isolano i passeggeri in occasionali gruppi di sei persone. Non le sopporto proprio per niente, le trovo estremamente sfacciate con questa loro pretesa di favorire forzare la comunicazione comprimendo i passeggeri in spazi angusti e obbligandoli a sordidi piedini e imbarazzanti sfioramenti perpetui. Perché non usare la sana disposizione dei sedili posti in fila indiana, quella stile autobus? Lì viene rispettata l’autonomia e la privacy del viaggiatore, un diritto sacrosanto previsto nel costo del biglietto.
Non c’è niente di peggio, invece, che mettere le persone nella scomoda situazione di dover assolvere all’obbligo sociale di comunicare e conoscersi per forza. Certe cose non si fanno, Trenitalia cara! Certo puoi anche non parlare, non che ti obbligano puntandoti una pistola in bocca, ma tanto sei costretta a sorbirti le chiacchiere e le occhiatacce, lo stesso! Una volta ho conosciuto un uno studente di chirurgia di Modena così, e ancora non me lo sono del tutto scrollato di dosso, ogni tanto mi rompe i cabasisi. Vedete come sono pericolose le cabine dei treni?

Una settimana fa, a quest’ora, me ne stavo spremuta nel mio posto, numero 85 dell’Intecity Burundi-Roma, semicongestionata dall’aria condizionata rotta, mentre cannalate d’acqua sferazavano il finestrino alla mia destra con la furia di un Titano senza l’Olimpo e i suoi abitanti da massacrare.
Oltre allo splendido esemplare che qui scrive, la mia cabina comprendeva:
a) lo splendido esemplare che qui scrive, col culo incastrato tra il bracciolo e la borsa del pc color aragosta;
b) uomo d’affari borioso e incravattato con tanto di computer perennemente acceso, impegnato a spedire mail di lavoro, a rispondere alle chiamate furiose della moglie, a improvvisi intermezzi canori a voce alta;
c) le due ragazze americane new entry a causa delle quali ho dovuto spostare i miei armamenti e gelarmi le chiappe (per approfondimenti: https://webcamaccesa.wordpress.com/2013/06/06/travel-diary-seconda-parte-il-pathos-si-chiama-trenitalia/), poste l’una di fronte all’altra davanti all’entrata;
d) una donna corpulenta, senza sorriso, seduta davanti a me posto finestrino;
e) un marpione trentenne, che divideva equamente la sua attenzione tra le gambe delle americane, le mie tette, il corriere della sera e la testa della donna corpulenta;
f) un bambino indemoniato (napoletano) della cabina accanto che urlava, si gettava per terra e cominciava  ascalciare come una tartaruga sotto anfetamine che chissa perchè, continuava a scegliere la nostra cabina per i suoi eccessi di bile, sotto lo sguardo sconcertato delle americane;
g) padre e madre dell’indemoniato che per qualche oscura ragione sembravano non capire che ficcarsi entrambi dentro una cabina piena di gente, col loro marmocchio bilioso spalmato per terra a occuparne i due quarti, non era fisicamente possibile.

In questa situazione ci abbiamo passato 8 ore, 8 ore di scomodo, congelato, rattrappito, affamato viaggio. Il treno ha fatto più di un’ora di ritardo, siamo arrivati a Roma alle 20, e qui mi fermo perché non c’è altro da aggiungere. Non me la sento neanche di condannare il bambino indemoniato, i suoi genitori, forse, ma non il povero bambino costretto a viaggiare col cappotto per un’eternità.
Non sono riuscita a mangiare niente, dieta a parte, perché morivo dal freddo ogni volta che mi muovevo dal cantuccio che mi ero faticosamente ricavata. Solo alle cinque ho tirato fuori in succo di frutta ai lamponi che proprio non ce la facevo più dalla fame, ma a parte questo e lo smadonnamento continuo, ho solo letto come una dannata. Mi sono sparata un libro dopo l’altro e di generi completamente opposti: leggere così furiosamente in treno è già di per sè piacevole e direi savifico, ma saltare da un genere all’altro gli conferisce quell’aggiunta di sapore in più… come dire mangiare del cioccolato fondente e immediatamente del cioccolato al latte e nocciole per rifarti la bocca, quindi del cioccolato bianco che si trasfonde con quello al latte ancora spalmato tra palato e giugulare e poi ricominciare d’accapo. Ecco, è così! Solo che fa ingrassare di meno.

A un certo punto – e mi si creda o meno, non so neanche io come ci sono arrivata -, invece di riprendere l’unico libro ancora da concludere, ho tirato fuori la Moleskine e la penna con disegnate sopra fragole, fiori e lamponi (eh sì, sono un po’ fissata coi lamponi io), ho chiuso diligentemente la borsa, ho aperto il tavolinetto e ho iniziato a scrivere.
Così. Come quando si subisce violenza carnale e ci si sdoppia, non ero io che compivo i gesti, ma li vedevo compiere a una me fantasma.
Ho scritto. E meno male che ho scritto allora, visto che in questi giorni mi riesce poco.
Non è che sono riuscita a scrivere una storia filata filata con i ritornelli del borioso, gli sguardi del marpione, le gambe della corpulenta, il cicaleccio delle americane, l’indemoniato e i culi dei suoi genitori sulla mia faccia, ma ho scritto.
Ed è qui che le americane entrano in gioco…

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– 3 giorni a Odisseo + Pasquetta

Alle 2.22  (le 2.22 del 02/04, strani numeri…) mi sono svegliata e non mi sono riaddormentata più. Ho anche iniziato  a scrivere un post per il blog, che in effetti un post così, di improvvisi scazzi notturni mi manca, e conoscendomi è abbastanza strano. Sarà che da quando scrivo su questo blog- siano o meno collegate le due cose- la mia vita ha riguadagnato un certo equilibrio e non ho avuto molte nottate dilaniate dai demoni (assurdo! Non mi era mai successo e sono quasi tre mesi di seguito!), se escludiamo quelli pre-concorso nelle nebbiose e studiose albe febbrarine. Credo sia un bene, ma temo non durerà e non lo dico per darmi la zappa sui piedi, ma per esperienza, perchè nella mia vita una situazione di equilibrio, seppur precario e seppur semi-inconcludente come questo, non è mai durata troppo. E poi questi sono giorni così focali e carichi che porteranno sicuramente dei cambiamenti e la cadenza casuale (o c’è qualcosa di non casuale in tutto questo?) degli eventi, ha voluto che queste conseguenze si vadano a snodare nei giorni  che precedono il mio trentesimo complea,nno e che quindi verrà travolto, influenzato da questi e, nel bene o nel male, la situazione che ne deriverà detterà il “la” per l’inizio della mia vita da trentenne. E ‘sti cazzi se è poco.

Tutto questo inutile preambolo ha il solo scopo di narrare della mia nottate insonne.
Mi sono svegliata con un mattone nello stomaco, regalino dei bagordi alimentari di ieri che scalciano nelle viscere quanto i loro compari, i sensi di colpa per aver osato mangiare un pranzo completo, scalciano come ossessi nella cavità cranica della mia testa.
Pasquetta di vita, significa cibo e non c’è niente da fare. Che si facciano le scampagnate nei boschi o i pranzi a sacco con i compagnucci, o si vada al ristorante a godere delle offerte parazo-pasquali stile gente radical chic, comunque il senso del tutto resta sempre il cibo, cibo cibo cibo e altro, ma il fulcro è il cibo.
E noi siamo andate in un ristorante che in realtà è una taverna dal significato un po’ simbolico per noi, perchè sorge in un punto dove andavamo da ragazzine quando non entravamo a scuola, ma che all’epoca era un ritrovo sovrastato da un chioschetto, e ora è un bellissimo ristorante, piuttosto rinomato per la cucina anche, e a esso ci lega la promessa di andarci sempre e solo insieme noi tre amiche di vecchia data, mai con altre persone, mai senza una delle tre. Quindi, anche se io non propendo mai per le scelte radical chic (tendo anzi a odiarle e allontanarle come la peste), questa ha un sapore particolare vista la “promessa” che la regge e devo ammettere che comunque è una scelta sensata perchè alla fine, ogni pasquetta si gela e piove, quindi inutile imbrarcarsi in ardimentose gite che si risolveranno in fughe spettacolari sotto le tempeste.

Non volevo mangiarla io, sta diavolo di pasta, ma loro ne sono rimaste deluse, hanno detto che non potevo far loro questo, che era una giornata dedicata a noi e quindi senza restrizioni così e che facevo poi mentre mangiavano? Che abbiamo sempre fatto un pranzo completo ogni anno a pasquetta, e che non mi avrebbe fatto niente per una volta ecc ecc, quindi amen, mi sono rassegnata e me la sono goduta, almeno.
Ho preso un antipasto leggero con unsalata di mare, cozze gratinate e alice al limone più una polpettina di merluzzo aromatizzata che credo fosse fritta, ma non me ne sono accorta perchè stavamo parlando a raffica e me la sono mangiata, amen pure per quella.
Come primo piatto volevo scegliere un risotto, ma l’unico disponibilere era quello agli scampi e io li odio gli scampi, quindi ho preso la pasta come loro, senza pensarci troppo: visto che me la devo mangiare e che devo pagare e che devo cedere, sia un cedimento coi fiocchi e ho preso i taglierini ai funghi. Ho fatto una fatica boia a finirla, ero già piena, ma era molto buona ache se credo sia la causa della mia veglia notturna post-pasquale: non mangiavo la pasta dalla Befana!
Per secondo ho preso solo una fettina di pesce persico gratinato al forno, molto leggero ma non l’ho finito, stavo malissimo e loro hanno preso anche le patatine fritte, ma lì no, per quanto le adori davvero non ho ceduto. Hanno preso il dolce pasquale al cioccolato, io solo un sorbetto al limone perchè davvero stavo scoppiando e credo che il sorbetto aiuti a digerire.
In pratica ho finito io da sola una bottiglia d’acqua perchè loro non l’hanno toccata e hanno bevuto solo vino bianco, che io ho bevuto di meno rispetto a loro, ma che ha fatto effetto perchè non sono ASSOLUTAMENTE abituata a bere e pur a stomaco pieno, la stanza ha iniziato a girare. Anche grazie al vino è stata una bella giornata, abbiamo riso come matte e chiacchierato quanto nessun altro dei radical chic nella sala strapiena (e che t’aspetti, non per niente sono radical chic, dopotutto).

E  sempre causa vino, credo, il momento post pranzo, mentre la piccola sbornia sbolliva e faticosamente cercavo di digerire, sono caduta in un stato di depressione acutissima, imprevista quanto irragionevole vista la bella pasquetta che stavo passando, fuori dalle mie solite quattro mura e la dalla mia vuota vita. Per questo sono propensa a credere trattasi del post-vino, non so come altro spiegarlo.

Eravamo sotto il portico di un bar, a prendere un caffè e dopo una mattinata serena e soleggiata era sceso un tempo da lupi con pioggia e freddo che si è protrattto poi per tutta la notte, un classico di ogni pasquetta che ricordi. Le mie amiche hanno la fissa delle foto in posa, stile bimbe-minkia di facebook, che io odio, ma me ne hanno fatta qualcuna e Cristo, ero orrida rossa, grassa, deforme, bruttissima! Ho cominciato a tremare proprio (anche per il freddo e la digestione), mentre idee tenebrosissime mi si accalcavano sul petto impedendomi di respirare: con quale cavolo di arroganza mi sarei presentata da Odisseo conciata così, a dormire nel suo letto, quella cosa orrida e bitorzoluta dovrebbe essere la depositaria delle sue parole d’amore?!
E ho avuto paura.

Ho avuto paura che lui si sentisse defraudato, preso in giro da foto in cui sembravo più carina, che sarà costretto a passare 5 giorni con questa cosa che non conosce e che è tutto fuorchè desiderabile. Ho pensato seriamente di mollare tutto, di non andarci da lui, di lasciarci un bel ricordo dolce-amaro di questi sei magici mesi e basta, senza far sì che tutto finisca nella più tragica delle situazioni: il suo rifiuto pietoso, ma disgustato.
Mi spiego, come ho cercato di spiegare alle mie amiche. Se a un uomo non piaccio, ok, vaffanculo a lui, come consiglio a tutte le donne, chi non ti vuole non ti merita. Ma con Odisseo è troppo particolare e diversa la situazione perchè lui non è che non mi vuole, mi vuole! E’ arrivato a dirmi di amarmi seppur mesi fa! L’unico ostacolo è questo: che io possa fargli cagare fisicamente. Se non gli piacerò, non sarà che non gli piacerò come persona, ma solo che non è attratto da me e avrò rovinato tutto perchè, se avessi avuto qualche chilo in meno e non sarebbe successo.
Capite ora la paura e il dramma in cui vivo? Non è una situazione normale la nostra. Non è un non mi piaci/mi piaci. E’ “un mi piaci, ma se poi vedo che sei orrida come faccio a stare con te”? Per questo, la nostra rottura, così, è una cosa che mi ammazzerebbe.

Insomma non ho dormito con tutto sto popò da digerire sia in pensieri che in mattonata nello stomaco, era prevedibile. Ho letto, ho guardato film scemi ma divertenti e stamattina ero seriamente intenzionata a correre una quarantina di minuti per sfoltire il gonfiore di ieri, ma pioveva e no, non rischio di ammalarmi a tre giorni dall’incontro.
Ora dalla persiane entra un indeciso chiarore che pare solare, se si stabilizza forse esco, non corro (perchè se non corro all’alba poi non riesco più a correre, boh… sono strana), esco e cammino, cammino cammino cammino finchè mi reggono le gambe, e compenso un po’ e mi alleggerisco un po’, di stomaco, di grasso, di mali e di pensieri.

Calipso che si nutre solo di spiccioli di vita

Sono stata brava.
Ultimamente mi plaudo da sola con una frequenza che ha dell’imbarazzante e forse anche del patetico, ma ieri era Pasqua e casa mia ribolle come un calderone di bontà a Pasqua.
Durante quasi tutto il resto dell’anno è completamente scevra di cose che fanno gola perchè siamo quasi sempre tutti a dieta, quindi a parte mia madre che fa dolci per regalarli, o che si imbarca in crocchette, pizzette e torte rustiche, le tentazioni restano abbastanza sopportabili.
Ma ieri…
Anche se alla fine eravamo solo noi (e credetemi, io preferisco così, godermi la mia idea di festa!) che i miei parenti di Roma non sono scesi, mamma si è divertita a cucinare, ci aveva avvertito che si sarebbe sbizzarrita, visto che il resto dell’anno glielo concediamo a causa delle diete in cui siamo sempre impelagati.
Il menu di Pasqua prevedeva:
Apertitivo con bibite, noccioline, olive, patatine e degli stuzzichini da intingere nell’hummus che ha imparato a fare da Benedetta Parodi;
Antipasto di salumi e melanzane grigliate, e crostini con patè d’oliva da una parte e di formaggi solidi e cremosi, con le spezie e i peperoncini calabresi o leggeri come il Bel Paese dall’altra e poi i favolosi, meravigliosi supersparaflesciosi mini-arancini alla ‘ndujia che se non li avete mai mangiati, non avete mangiato niente;
Primi: conchiglioni ripieni di carne o prosciutto e formaggio e con la besciamella e crepes con spinaci e ricotta;
Secondo e contorni, è proibito l’agnello e il coniglio a casa mia perchè ci spiace ucciderli, quindi mamma ha fatto il tacchino e in più con polpette di melanzane (non mancano mai le melanzane quando si cucina in grande, qui), patatine fritte, insalata di pomodorini e carote e arancini alla siciliana, quelli grossi dorati che io amo, fatti in tre varianti: fritti normali, al forno e fritti con la farina di riso per mia sorella che è celiaca;- –Bibite: vino, spumante, aperitivi rosso, Coca cola, Sprite zero, acqua, succo di ananas per digerire.
Dolci: quattro tipo di pastiere, tre uova di pasqua di gusti diversi, nepitelle, dei bastoncini ti cioccolato bianco e al latte con dentro un pasta di cioccolato e mandorle, cioccolatini portata a mia madre da una parente dalla Svizzera e cioccolatini vari dei gusti come quelli che ho preso per Odisseo, Colomba pasquale e torta pasqualina che però non è stata ancora iniziata.

Questo affinchè si possano avere le basi esatte per capire in che terreno minato per dieta e sacrifici mi muovevo, ieri. Altro dettaglio fondamentale: era il primo giorno di ciclo, e questo si spiega da solo. Anzi ve ne do uno stralcio visivo che così vi immergete meglio nel dramma, come drammaturgia e filmografia insegnano , la scenografia è fondamentale per l’immersione. Qui vedete uno stralcio di tavola con dolci, nella gallinella ci sono cioccolatini e anche negli altri regalini, più la bottiglietta d’acqua che porto sempre appresso per idratarmi e il mio libro di Seneca De vita beata ovvero L’arte di essere felici, che non c’entrano una mazza con la tavola pasquale, ma c’entrano con me perchè, sì, io a Pasqua ho letto Seneca e mi sono sparata due film pensate se lo sapesse mia cugina omonima -coetanea, inorridirebbe fino a impazzirne, suppongo. E poi c’è un dettaglio di quei fantasmagorici dolcetti datti di cioccolato e pasta al cacao e mandorle e i cioccolatini dalla Svizzera di gusti assortiti. Così tanto perchè sono malvagia. Ho dimenticato di fare foto alla torta pasqualina che era bellissima, ma immaginatela tutta cioccolatosa e decorat a forma di uovo con granella di nocciola fuori e ganache al cioccolato e panna dentro. E poi ditemi che non sono stata brava a resistere, vi sfido!
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In tutto questo sono riuscita a mangiare solo:
un mezzo sorso di Sprite zero (ovvero senza zuccheri e calorie);
due arancini di riso AL FORNO, ma levando i cubetti di prosciutto e la provolo sciolta laddove era possibile. Erano belli grandi, ma alla fine, non essendo fritti erano solo riso, formaggio, pane grattuggiato, un po’ di carne macinata e quel po’ di uova che serve per attaccare il pane grattuggiato;
un pezzettino minuscolo di tacchino, era fatto con sale e olio e aromi, ma davvero erano due bocconi striminziti.
acqua, tanta acqua;
basta.

Non so quanto siano stati deleteri gli arancini, ma visto quel ben di Dio che c’era e visto che avevo le labbra blu per il il ciclo e perchè sabato avevo mangiato solo carciofi lessi e un uovo sodo, magari non ha poi fatto così male alla mia dieta.
Per questo dico che sono stata brava!
Credetemi, io per i dolci stravedo, passi il resto, ma i dolci sono il mio ossigeno il mio sostentamento, la mia connessione archetipica con l’universo. Mai avrei sperato neanche nelle più rosee attese, di autogestirmi in questo modo.
Inoltre, è davvero dura, per chiuqnue credo, non mangiare mentre tutti mangiano e mentre ce l’hai sotto il muso, qualcosa di così raro (ve l’ho detto: a casa mia solo feste e quando ci sono parenti, sennò si va avanti a broccoli e zucchine!) e di così buono. Per chiunque sarebbe difficile e doloroso resistere.
Però, in qualche modo ce l’ho fatta. Forse potevo fare di meglio e mangiarmi solo un finocchio, ma sarebbe stato troppo.

Ora, non servirà a niente, tranne che alla mia coscienza. Ho ormai perso ogni speranza di perdere alcunchè. Ieri mi sono provata ciò che mi dovrei mettere quando sarò lì, tra le braccia di Odisseo, ed è un disastro. Ecco che “tra le braccia di Odisseo” mi è sembrata improvvisamente una chimera ieri sera, davanti lo specchio, mentre scioglievo il grumo di tenzione e stanchezza in lascrime su lascrime.
In più Paolo Fox dice che farò imbestialire una persona a me cara con la mia confusa energia e indolenza, quindi devo stare attenta a non allontanare questa persona, questa settimana, innervosendola con le mie magagne Perfetto, proprio l’oroscopo che non mi serviva mi ha fatto.
Mancano 4 giorni all’incontro, ormai. Non so come ci arriverò, ma faccio fatica a credere in me e credere in noi, e credere che lui non scappi da me, come tutti sono sempre scappati quando hanno capito chi sono.

Starei qui altre due ore a lagnarmi sorbendo caffè americano, che fa bene all’anima, ma devo andare alla fiera e poi alla Pasquetta con le mie amiche, e anche se pagherò uno sproposito e mangerò poco o nulla, e anche se non sarà nulla di speciale, mi fa sentire un tantino viva non stare in casa come tante vecchie, tristi e solitarie pasquette. E Dio solo, quanto io abbia bisogno di sentire un po’ di vita scorrermi nelle vene, da troppo troppo troppo tempo, secche di vita e rugginose di inedia.

Buona Pasquetta a tutti voi, qualsisasi cosa farete o non farete.

Il mal d’ovaie, a Pasqua, ti mette nei guai

Ti mette in un sacco bello sodo, cicciuto e ricolmo di guai, aggiungerei! Come quello dei giocattoli di Babbo Natale oserei dire, se non rischiassi di essere straordinariamente anacronista.

Primo guaio, oggi non sono andata a correre. Mi spiace un po’, serva o non serva ai fini di ciccia e peso, correre mi aveva fatto bene e da qui all’incontro con Odisseo non correrò più, perdendo, credo, quel ritmo che ero riuscita a raggiungere e mantenere faticosamente. Sarà la dieta, sarà la dieta incrociata al ciclo mestruale, ma ieri morivo dal freddo e alle 19.30 ero già sotto le coperte a leggere e guardare film. Inoltre c’è un vento terribile e diluviava stamattina alle 6.00, quindi davvero non me la sono sentita: a parte di dolori da ciclo non ho intenzione di ammalarmi a – 5 giorni all’incontro con Odisseo e siccome ultimamente correre non è che serva a molto…
Ieri ho fatto i miei 30 minuti – due step da quindici minuti – e una decina di minuti di camminata in più, ma poi sono rientrata che dovevo andare, come ho scritto nel post di ieri, nella cittadina amena a cercar qualche vestito, maglietta, pantalone, qualsivoglia indumento sacro o profano, che rimediasse allo strapotere strapordante della straciccia (sempre per Odisseo) ed ero in un ritardo boia. E qui siamo al secondo guaio.

Secondo guaio, mica poi è passato l’autobus ieri! Nonostante mi sia scapicollata per arrivare in orario, nah, niente. Scapicollo a parte, solo attesa vana.
Le loro costosissime maestade della linea di autobus privata, hanno deciso che in periodo di niente scuola e poco lavoro pre-pasquale, fosse inutile mantenere le tante corse abituali, dove per tante si intende due autobus nel corso di mezza giornata. Ma siccome la fermata del mio paesino nefando consiste in un’isola pedonale nel bel mezzo di un’autostrada, senza panchine, nè cartello fermata, nè bacheca orari, nè riparo per la pioggia che non sia un pino marittimo accaparra fulmini, io non ne sapevo niente di queste restrizioni e sono rimasta lì ore, sola, col cielo che profetava caterratte bibliche, ad attendere invano neanche aspettassi la corsa della mia vita. In compenso mi sono finita il libro di Jane Austen che non avevo avuto il tempo di leggere, e solo alla fine di questo di mi sono scazzata e ho deciso di andare a piedi.
Ora, l’amena cittadina dista dal paesucolo cornuto un paio di chilometri, che in bus, treno o auto sono tipo 5 minuti. A piedi tutto si complica non solo perchè il marciapiede si interrompe sui ponti che sovrastano i fiumiciattoli che sboccano in mare, e quindi rischi seriamente di morire atrocemente, ma anche perchè il mare sta di là dalla strada e dall’altra parte c’è la valle aperta e i campi sotto le montagne, ergo il vento è come quello del Kansas (solo meno magico, che per quanto ci provassi da bambina, non mi ci ha mai condotto nel magico Regno di Oz), e chiunque incontri comodamente stravaccato in auto, ti guarda come fossi un derelitto, se lo conosci poi ti offre un passaggio e ti fa quell’espressione pietosa da “sei senza macchina, non sai guidare, che feccia sociale ?!” Capirete lo spasso. Metteteci anche il dolore di tette e ovaie per il ciclo e quello stato di follia e irrequietudine ormonale in cui la fase premestruale (e mestruale) ti mette (se sei maschio non la conosci, buon per te), combinata alla fame e ai pensieri funesti sul peso che non cala a un pugno di giorni dall’incontro con l’uomo di cui sono innamorata, e forse – dico forse- saprete perchè ho fatto quel che ho fatto e che prima d’ora non avevo mai fatto.
Mi hanno offerto un passaggio e ho accettato.
Ero stanca, ero nervosa, non avevo finito il mio caffè, e ho pensato che erano solo pochi minuti e che il signore incravattato e col macchinone lucido, la valigetta di pelle e un completo da 3.000 euro, non poteva crearmi grossi problemi. Invece…Invece l’ho ringraziato e mi sono messa a chiedere chi fosse e a parlare bla bla bla del più e del meno, ma lui mi ha bloccata per dirmi che ero molto carina, che lui non fa sempre queste cose, ma mi ha vista e gli sono piaciuta e quindi che fare se non provarci? Mi ha detto senza giri di parole che qualora avessi voluto, mi avrebbe portata per qualche giorno in un hotel cinque stelle per “conoscerci meglio”, ma ovviamente – ha precisato -usiamo il preservativo, eh!
Ho gentilmente declinato, ho detto che non sono poi così bella anzi sono grassa, gli ho anche detto di chiamarmi Assuntina (che nome esistente meno eccitante di “Assuntina”, non l’ho mai sentito). Per tutta risposta lui ha bloccato le portiere. Ed è lì che ho avuto paura.
Una donna, soprattutto se è stata fuori in città all’università, sa come gestire certe cose. Ma non mi ero mai ritrovata rinchiusa in macchina, perchè non ero mai stata così scema. Lui ha continuato, ha detto che gli piacevo molto e che poi mi avrebbe fatto un bel regalo (come le prostitute?), ha ripetuto fino alla nausea che lui non fa mai queste cose, ma io gli piacevo (e figurati se ci credo!) e io, per contro, ho inventato un supermuscoloso fidanzato geloso che non mi consentiva tali sortite, ma non ha funzionato perchè secondo tal fior fiore di uomo, anche il mio presunto mio ragazzo super eccetera, se vede una bella ragazza ci scopa senza mezzi termini, va lì e se la fa, quindi io non gli dico che apporto piacere a un altro uomo quale lui è, e vivremo felici contenti e cornuti.
Al che gli ho detto di voler scendere e ha continuato a insistere finchè non mi sono allontanata, quindi in realtà non era così pericoloso, solo molto spiacevole, ha detto che non dovevo aver paura che se proprio non volevo, non avremmo fatto niente, ma che dovrei accettare, che può solo farmi star bene.
Insomma, che dire? Non so ancora perchè ho accettato quel passaggio, nè perchè mi ficchi continuamente nei guai, ero stanca e con la mente in subbuglio, ma non credo lo farò ancora. Mi sono ritrovata però a pensare: e se tutto ciò fosse successo in quell’orrido futuro in cui Odisseo non fa più parte della mia vita, e io sono in fase di dolore straziante, avrei ceduto, stavolta? Mi sarei fatta così male? Le mie tendenze autolesionistiche avrebbero raggiunto tali livelli? Finora non ho mai ceduto, mai, non sono mai stata con nessuno perchè mai ho avuto una vera relazione e a parte qualche storiella, mai vera, mai profonda e mai totalizzante. Ma temo che in questo orrido caso, a 30’anni… be’ forse cederei.

Terzo guaio, ho speso ogni spicciolo contenuto nel mio portafoglio di jeans consunto per cercare qualcosa di adeguato da indossare e sembro un “il mostro della trippa nella steppa”, comunque. Ormai dovrò rimediare qualcosa con quel che ho, ergo passerò il pomeriggio alla Miccio, a provare mise che diano un esito quantomeno decente.

Quarto guaio, ieri stavo così male che ho dovuto mangiare un po’ di più, dove per un po’ di più intendo un piatto di carciofi lessi in più e un uovo sodo in più, ma avevo la nausea e mi girava la testa. E quindi la bilancia non scende, ovvio! Cerco disperatamente di illudermi. Mi ripeto che sarà colpa del ciclo, sarà che non vado in bagno da mercoledì, e stronzate simili. Cerco di illudermi, ma temo non ci sia niente da fare.

Quinto guaio, oggi casa mia pullula di ben di dio e tra un po’ comincia la trafila del parentado che passa per fare gli auguri e io devo intrattenerli. La trovo una delle pratiche più idiote e inutili del sud (che poi non so se si fa pure al nord), ma che senso ha? Insomma se vuoi DAVVERO andare a trovare qualcuno, ci vai quando ti pare e non a una festa comandata a dargli gli auguri di buona resurrezione! E poi mi distolgono dal mio pasquale programma di film (alla faccia di mia cugina che dice che “Non si devono vedere film a Pasqua”), libri,  prova abiti per Odisseo e depilazione con sottofondo punk rock anni ’70. Dico io, come si permettono a disturbare il mio denso programma di cotanta santa Pasqua!
Già è passata una trafila di parenti. Questi non li vedo mai, hanno il pregio di non fermarsi, di stare sulla porta a fare gli auguri a tutti e sgommare, il che non me li fa detestare come gli altri rompi-bocce di turno, anche se  la trovo una cosa inutile e mi lascia sempre un po’ basita, al punto che mi intenerisce: non lo so com’è che mi intenerisce, sono strana io, ma lo fa al punto che se altri parenti che si piantano lì li caccerei a pedate nel culo con anfibi chiodati, loro invece li inviterei a restare un po’, così almeno do un senso alla loro sortita. Il problema è che tendo a dare un senso alle cose e a fare solo cose che abbiano un senso. Ma qui tutti agiscono in maniera insensata, o meglio l’unico supporto di ragione che riescono a dare alle loro azioni è “si usa fare così quindi questo deve essere e questo è”. L’ho riscontrato anche mercoledì parlando con la mia cugina omonima- coetanea, le cose le fanno per forza di rodaggio, perchè sono stati programmati così. E sì ma non scassassero le bocce a me se poi mi sembrano tutti molto ridicoli e non sto con loro a menarmela.

Sesto guaio, le pastiere, ce ne sono quattro di là regalate a mia madre da quattro persone diverse e Dio non voglia che ce ne sia una fatta con la crema pasticcera che io a quella non resisto proprio e già sarà dura resistre a pranzo pasquale e dolciumi e uova di pasqua con le ovaie che ballano la rumba, figurarsi il resto!

Direi che mi fermo qui coi guai che è Pasqua e anche a i guai c’è un limite, a Pasqua.
Vi auguro ogni bene. Non vi auguro buona resurrezione, perchè mi sembra francamente ridicolo, ma vi auguro tutto il resto del mondo perchè gli auguri fanno sempre e solo bene (anche se te li fa un parente in visita forzata?) e se capitano occasioni per farli e riceverli, allora bisogna coglierla e basta, qualunque essa sia.
Vi auguro di divertirvi, dedicando questa giornata a voi e a chi amate se avete qualcuno che amate accanto. Vi auguro di scegliere la vostra Pasqua in barba a ogni borghese e limitato programma, vi auguro di essere vivi e ribelli che serve a questo mondo esser vivi davvero e ribelli più che si può, perchè c’è troppo conformismo e il conformismo è indice di una civiltà in declino.
Vi auguro di mangiare quello che diamine volete, di metter da parte diete e controlli, di farvi un dolce voi stessi e di coccolarvi, di essere liberi per questi due giorni almeno, voi che non dovete mirare a strappare a morsi un po’ d’amore tra 5 giorni.
Ve l’ho detto che vi auguro ogni bene….

Rassegnazione et Compensazione

“La bilancia, stamane, mi ha detto che sono un chilo e mezzo più grassa di mercoledì mattina”. Mi sembrava una frase perfetta, precipua, onniriassuntiva, per iniziare questo post.
Possibile che abbia preso un chilo e mezzo al ristorante? Non credevo, ma evidentemente è così. Quindi.
Quindi me ne sono tornata a letto, non sono neanche andata a correre, oggi. Dovrò passare le giornata in giro, non mangerò un cazzo per tutto il giorno se non questo caffè stantio con un po’ di latte, che sorbisco nervosamente tra una battuta e l’altra, e domani e domenica mi faccio qualche step di corsa, ma poi basta. Poi basta, insomma, basta! A che diavolo serve?
Sono stanca, ce l’ho messa tutta, davvero, non ho toccato un dolce che sia uno! Di là al momento si stanno abbuffando della mia variante di cuzzupa preferita, quella umida, dorata dalle uova, intrecciata, biscottata con la glassa e le ciliegine rosse e io? Mi sono fatta questa pantomima di caffè con un quarto di tazza di latte per la disperazione e sono corsa a segregarmi in camera, lontana da quegli afrori.
Che altro devo fare? Non mi aspettavo di perdere 20 chili in un mese, ovviamente, ma cazzo, almeno quei 4 o 5 sì! E ora vedere quella bilancia mi ha spiazzata, per questo evito di pesarmi, perchè se non ti pesi almeno non lo sai e resta un po’ di speranza, seguita da molto dolore, ma almeno prima c’è la speranza.
Continuerò, per forza di inerzia, credo, non otterrò molto ormai mancano solo 6 giorni all’incontro, ma continuerò, e a Pasquetta ho un altro ristorante quindi, mi aspetto nuove sorprendenti notizie per quanto mangerò solo qualche pesce stantio, immagino. A Pasqua però non mangerà niente di buono vista poi la Pasquetta.

E’ che sono stanca, sono stanca, sono brutta e sono grassa, è questa cosa non cambierà. Odisseo dovrà scavare sotto strati di grasso per vedere qualcosa e accettarmi così come sono. O no. E siccome a me non è mai andata bene, tendo a protendere per il “no”. Comunque sarò, è una cosa che non posso controllare, non  cambierà in 6 giorni e sinceramente non spero più neanche di vedere qualche altro chilo scendere. Quindi almeno posso smettere di sperarci, perchè è dannatamente faticoso controllare tutte queste cose, investirle di speranza visto il controllo che faticosamente si riesce a ottenere e poi vederli spazzati via, fatica, controllo, speranza, amore.
Quindi basta sbattimenti mentali inutili, continueranno quelli fisici fino al 5 aprile e non che dopo che torno da Odisseo la dieta si fermi, ma almeno posso stare un po’ e non ho l’ansia del tempo e che scorre. E poi a breve ci sarà il mio compleanno e quel giorno vosglio stare serena, mangiare quello che cazzo voglio e non pensare a Odisseo e a quanto, ahimè, mi mancherà temo.
Una mia amica mi ha detto di andare da Odisseo e “Perndere la vita a morsi“, di mangiarmi proprio questa bella occasione di vita che mi è capitata e gustarmela in tutti i modi possobili. E io vorrei proprio poterci riuscire, ma anche quando penso di potermici divertire quei cinque giorni, una parte di me mi avverte di premunirmi, di stare attenta, che  anche se dovesse esserci serenità è divertimento, sara seguito – ancora una volta, sempre- da molto dolore e siccome conosco molto bene il “molto dolore” e troppo poco gli altri sentimenti, io tendo a visualizzare soprattutto e con maggior naturalezza, questo.

Non porterò il computer a rottamare per questi 3 giorni, me lo tengo. Prima di tutto perchè oramai è tardi e resterebbe bloccato per Pasqua, secondo perchè ne ho bisogno almeno per altri tre giorni, per scrivere qua, per distrarmi, per scrivere in generale e poi perchè mi devo finire di vedere Argo che stanotte mi sono addormentata!
E domani mi devo sparare per l’ennesima volta, tutta la filmografia di Mel Brooks perchè ho bisogno di ridere e perchè me lo devo vedere mentre mi depilo. Niente è meglio di Mel Brooks mentre mi depilo. E’ la mia compensazione alle delusioni e al pre-periodo di dolore. Scrivere e Mel Brooks.

Perchè non riesco ad annullare questa orrida sensazione di dolore incipiente?
Perchè l’unica cosa cristallina e ferma nella mia testa è solo la certezza che tutto è destinato a finire?
Perchè la vita mi ha insegnato solo che non posso essere felice, un po’, anche io?

A cosa Calipso dovrà resistere

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Montagne di nepitelle con crema alla ricotta

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Cuzzupe dalle verie decorazioni consistenze

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Nepitelle zuccherate con crema di marmellata, uvetta, pinoli e nocciole

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Nuvole al cocco

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Nepiuitelle con crema di cioccolato e noci e treccia pasquale al latte

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Nepitelle alla ricotta e piatto fiorito su sfondo azzurro, dettaglio.

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“Rose del deserto”, dolcetti alla pasta di burro e cornaflakes che amo alla follia

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Cioccolatini assortiti gusti: al latte, cioccolata al latte ripiena di cioccolata bianca, cioccolato al latte ripiena di cioccolata bianco con cereali, vari gusti ripieni ai cereili, vari gusti ripieni alla nocciola, al pistacchio, alle mandorle, cioccolata ripeina panna e fragola, cioccolata ripiena latte e mente, cioccolata ripiena panna e miele, cioccolata con la nocciola dentro, cioccolata con biscotti, cioccolata alle noci, cioccolata alle castagne, cioccolata con pezzetti cereali, cioccolata alla stracciatella, cioccolata al caramello, cioccolata con pezzetti di arachidi. Mi pare stop. Ah e quella fondente con non so che ma tanto non mi piace, lì non devo resistere.

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Alcuni dei cioccolati con babbetti pasquali che Calipso regalerà a Odisseo. Ci sono inoltre tre pastiere da persone diverse e domani arriverà la pastiera alla crema pasticcera che calipso adora, regalo annuale di un’amica di famiglia che per ci mette pure le ciliegine, che calipso adora. Ci sono inoltre vari uova di pasqua tra cui il kinder, un coniglio di cioccolata nera, al latte e bianca e delle uova colorate che non so se sono al cioccolato dentro, sono d’ostia e colorate al caramello fuori ma sembrano dure dentro. Non posso fotografarli perchè non mi è permesso fotografare tutto questo, perchè mia sorella sta facendo una video conferenza nela soggiorne dove sono. Ma avete capito l’andazzo che tira.

Tre ragioni per un plauso a me stessa e per continuare a correre(?)

Io adesso non so che cacchio fare, però.
Considerato che l’incontro con Odisseo è tra 10 giorni (help to me!!!) devo continuare a correre 5-6 giorni a settima, di meno, fermarmi qualche giorno prima? No, perchè ho notato che pesandomi i giorni di corsa, peso sempre un po’ di più rispetto a quelli di non-corsa. Ora, magari non c’entra una mazza, magari è solo l’acqua che bevo quando corro (è risaputo che non bisogna pesarsi dopo immediatamente dopo aver bevuto), magari sono grassa punto, ma se si gonfiassero i muscoli di più? Non voglio andare lì, oltre che con la ciccia, anche coi muscoli così da sembrare un ciclista appena uscito dalla Parigi-Roubaix!
Quindi faccio qualche giorno di corsa alternato questa settimana e stop? O non corro poi la prossima? A parte però che siamo nella settimana di Pasqua e che ho almeno due sortite nei grassi ristoranti calabresi nei prossimi dieci giorni, quindi che faccio? Non devo toccare niente nei ristoranti? O corro il giorno dopo e mi concedo qualcosa? Niente dolci? In uno poi, a pasquetta dovrò pagare e mi secca non mangiare e pagare e poi mentre le mie amiche mangiano, non si può, quindi corro il giorno dopo?
Ma sarebbe il 2 Aprile e considerato che il 5 poi parto per Odisseo… insomma ho una confusione bestiale in testa non so che fare, non sono pratica di corse io.
Sono pratica di libri, sono pratica di film e telefilm, magari un po’ d’arte e un tantino di tecniche narrative, ma stop lì, di corse e sport proprio no. Io li odio gli sport!

Detto ciò ieri mi sono pesata e sono uscita e non mi sento proprio così abbacchiata. Lo so, è strano eh, sentirmelo dire. Badate, non è che faccia salti di gioa o che abbia abbandonato il mio mood malinconico perenne: tutte le mie turbe restano qui dove le avevamo lasciate, ben ancorate al camino grasso e grosso che le alimenta, e i miei problemi e i miei dubbi e i timori e le mie speranza rachitiche, e tutto il cucuzzaro completo. In più sono sempre orrida e non si sono modificate le mie perplessità, angosce e insicurezze su me e Odisseo, sono sempre convinta che non possa andar bene.
Ma.
Ci sono tre ragioni, piccole, stupide e insignificanti quasi, che mi fanno sorridere e accendono una lucina nel mio petto, calorosa come una piccola fiammella neonata.
Prima ragione, è che qualche chiletto l’ho perso, poco per carità e probabilmente mi sono solo sgonfiata, avrò perso liquidi, però l’ho perso e questo quantomeno mi dà il la per continuare con le sofferenze e i sacrifici e le speranze che il continuare stesso comporta. Ciò non mi rende meno cicciona, comunque, ma avendo altri 10 giorni a disposizione prima dell’incontro, magari qualcos’altro riesco a rimediarlo. Considerando sempre quanto già detto sopra, ovvero che siamo nella settimana di Pasqua, che casa mia già da sabato pullula di dolci e afrori in grado di far soffocare la gente per l’acquolina in bocca che generano, che dobbiamo considerare i pranzi coi parenti e le tappe nei ristoranti cicciosi. Quindi forse non riuscirò a racimolare molta altra ciccia persa, ma ci proverò, sono gasata e francamente non ho molto da perdere. A parte i chili e la ciccia di quelli ne ho in abbondanza da perdere.
Seconda ragione, connessa alla prima, è che ieri ho passato il pomeriggio al centro commerciale con le mie amiche con l’intento, tra gli altri, di acquistare qualcosa per il fatidico incontro, che non mi faccia proprio sembrare orrenda, ma giusto giusto bruttarella, e ho trovato molto, ma tutto abbastanza costosetto, quindi ci penserò un po’ e se non trovo niente altrove, prenderò qualcosa di ciò che ho visto (ah, concedetemi: Dio benedica sempre Terranova, le sue taglie comode, il suo stile che è il mio e i costi abbordabili!).
Ma la ragione che mi fa sorridere sta nel fatto che, nei due soli negozi dove ho acquistato qualcosa (per la cronaca, Calzedonia: un paio di collant-leggins coprenti blu elettrico; Intimissimi: una magliettina in cotonina grigio chiaro con scollo e bordi pizzati di verde pastello appena accennato, da usare come pigiama, credo, non so ancora, che mi sta benino davanti, ma mi accentua i rotoli odiosi di lato e dietro, cazzarola…),  le commesse, in entrambe le occasioni, mi hanno passato la taglia M delle calze e della magliettina! Capite?! Ok, ok, ero infagottata nel cappotto e in un grosso maglione di lana, quindi forse non hanno potuto constatare bene, ma loro sono abituate credo, a valutare a occhio le taglie e così a occhio mi hanno giudicato entrambe una M!!!! A qualcuno potrebbe parere una cazzata – anche perchè ho preso la L in entrambi i casi e spero non serva una XL ma non potevo misurare le calze e la maglietta è elastica quindi si accomoda a tutto – ma comunque per me non è una cazzata da poco, per quanto fuorviata dal fagotto che mi ricopriva, perchè M è accettabile, è magro, non perfetto, ma magro non so se corrisponde alla 46 o alla 44, perchè la 48 è L vero? Bo’ per tanto tempo ho preso la XXXL che non so più, non mi regolo. Quindi mi ha fatto sorridere, tutto qui. Almeno infagottata non sembro una cicciona assoluta, meglio di niente. Resto sempre grassa, ne sono consapevole, ma non più cicciona assoluta, credo!
Altra ragione connessa, è che mi sono trattenuta. Abbiamo fatto un aperitivo e c’erano le solite olive, arachidi salati, vari gusti e forme di patatine e pizzettine, ma io ho bevuto solo l’aperitivo, che credo fosse un crodino biondo, dal sapore. Non che sia provo di zuccheri, ma solo quello era mezzo bicchiere compresi cubetti di ghiaccio e fetta di limone, credo abbia 40 calorie ogni 10cl, quindi può andare. Ho resistito, consentitemi un plauso: sono stata brava.
Terza ragione, riguarda la corsetta odierna e anche lì, consentitemi un altro plauso, sono stata brava. Oggi tutta vita, eh?! Prima di tutto ho corso per 40 minuti (sempre intervallati) e sabato, ultima corsa della settimana scorsa, ero arrivata a 30 massimo. In più, senti senti, sono riuscita ad arrivare a ben 15 minuti di corsa continuata! Ma vi rendete conto??? Per me è tantissimo! Un mese fa non riuscivo a correre 40 secondi di fila! Solo in uno step, però, ho raggiunto i 15 minuti, negli altri due, rispettivamente 12 minuti di corsa continuata, 10 minuti e poi tre minuti finali per arrivare ai 40, ma ero sfinita alla fine.
Sarà stato il giorno di riposo di ieri (comincio a credere che bisogni intervallare i giorni per correre con uno di riposo) che mi ha fatto rifiatare, o è stato ilmeteo disastroso che mi ha concesso giusto un’oretta di pausa dalla pioggia, a farmi zampettare rapida che non avevo mica voglia di inzupparmi di nuovo, o il fatto che comunque un po’ di peso l’ho perso e questo aiuta a fare meno fatica oppure è l’esercizio e la costanza visto che corro regolarmente da quasi un mese? Non lo so, come dicevo sopra non ci capisco un’acca di queste cose, ma sta di fatto che la fatica c’è stata, sì, ma almeno non sento più il cuore che mi esce dal petto e i polmoni che collassano quando corro, ora sento dolore nei polpacci e nelle cosce.
E’ positivo? Non lo so.
Continuo così o rallento? Non so neanche questo.
Ora, davvero, non so niente.

Dieta è:

  • Chi non è mai stato a dieta non capisce un cazzo delle diete. Possono parlare, sciorinare frasi fatte una dopo l’altra, ma comunque resta assodato che delle diete e delle restrizioni e degli stati d’animo di chi è a dieta, non ne sa un tubo. E parlo di diete per perdere almeno 20 chili (almeno!), non di diete per tre chili di troppo, che quelle non sono diete, sono stronzate. “Dieta” è una parola sola che onnicomprende diversi concetti, più o meno sinonimi, collegati come i rami di una stella: dieta è autocontrollo, dieta è equilibrio, dieta è autoconvincimento, dieta è lotta perenne dura strenua, dieta è continuità, dieta è guerra alla depressione, dieta è alimento di depressioni, dieta è organizzazione, dieta è parsimonia, dieta è volontà, dieta è inventarsi ‘sta cazzo di volontà dal nulla, dieta è essere soli durante la dieta in un mondo di gente che non è a dieta, dieta è vincere ogni giorno, dieta è sapersi rialzare se qualche giorno si perde, dieta è vincere i maligiudizi delle malepersone, dieta è non mangiare i dolci, dieta è non mangiare gelati, dieta è ruminare erbaccia come le capre, dieta è non ascoltare i suggerimenti di chi non è mai stato a dieta, dieta è non abbattersi mai, dieta è sconfiggere la fame, dieta è sconfiggere la tristezza, dieta è sconfiggere i demoni del proprio passato che tornano a flagellarti, dieta è imparare ad amare sè stesso, dieta è nutrire la speranza di poter piacere a sè stessi, dieta è nutrire la gioia di vivere nonostante la dieta, dieta è nutrire tutte queste cose senza aver molto cibo con cui nutrirle, dieta è imparare a non dipendere dai complimenti, dieta è riplasmare il proprio corpo, dieta è reinventare totalmente sè stessi, dieta èi imparare a essere migliori, dieta è capire di essere migliori, dieta è resistere alle tentazioni dei disturbi alimentari, dieta non farsi più male, dieta è non cercar di farsi del bene facendosi del male, dieta è imparare a farsi del bene, dieta è ristrutturare il proprio modo di vivere, dieta è ricostruirsi un mondo adatto, dieta è quella cazzo di corsa mattutina, dieta è correre invece che leggere, dieta è camminare sotto il sole cocente, dieta è sudare sette camicie, lavarle e sudarci di nuovo dentro, dieta è voler ardentemente vivere e vivere in modo diverso dal già vissuto.
    Vediamo quante di tutte queste cose sono in grado di fare quelli che sparano sentenze sulle diete senza averle mai fatte?

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