Sparuti rantoli di.

Una persona che legge il mio blog mi ha detto che la mia vita gli sembra “interessantissima e piena di emozioni stravolgenti ed eventi significativi, tutto il contrario di quello che scrivo nella presentazione su “la mia vita che non vedo” ecc, ecc”. Ed ecco qual è stata la mia reazione al suo commento , nell’ordine:
a) tenerezza verso questa persona tanto tanto cara;
b) uno sparuto rantolo di gioia nel riflettere sulla possibilità che potrebbe forse circa perlomeno un po’ chissà se, esserci qualcosa degno di esser salvato nella mia troppo-inutile-vita;
c) definita certezza che nello scrivere tendo a romanzare inezie e a renderle degne di un decadente romanzo ottocentesco;
d) senso di esaltazione per le mie presunte capacità narrativo-blog-lagnanti;
e) senso di colpa per aver involontariamente rappresentato, probabilmente, auree meta-vite che non mi appaerengono del tutto.
Non so bene quale di queste reazioni sia quella predominante, devo ancora deciderlo, nè tantomeno quale sia quella esatta. Ma per onir di cronaca va detto che la mia vita, davvero davvero, non è questo gran coacervo di eventi e sensazioni, sono io che le estrapolo e probabilmente scrivo solo di qualche miserrimo evento significativo qui, perchè non essendoci abituata, quello mi diventa subito grattacapo e quindi lo rielabolo in queste pagine, o mi lagno forsennatamente e ri-pe-tu-ta-me-nte, nel tentativo (vano) di scrollarmelo di dosso.

Ora, tutto quello che ho appena scritto non serve a niente, quindi andiamo avanti.
Oggi non sono depressa. Va’ a vedere come è che successo, ma è successo.  E soprattutto va’ a vedere quanto durerà. Tutti i miei demoni restano qui, non se ne sono andati, per carità, e i problemi e i miei fallimenti e le orride figure da decerebrata che ho fatto con zio, amico di zio e al colloquio di lavoro, sono sempre belle belle vivide nella mia testa come uno squarcio nel petto fresco fresco di giornata. Ma al momento tutti i demoni sono seduti lì, in attesa uno vicino all’altro, con le gambe squamate incrociate, a osservare lo scorrere degli eventi e aspettare che torni il momento giusto per sferrare il prossimo attacco.
Davvero non è successo niente che giustifichi questa mia placida calma. Sono sempre troppo inutile, troppo grassa, troppo incerta su me stessa, troppo insicura, troppo incasinata, troppo bloccata con l’università, troppo stupida per vivere nel mondo, troppo lontana e inadeguata dai canoni di normalità della famiglia dei miei zii che mi ospita ora a Roma. Eppure oggi sono più tranquilla.
Sarà che mi sono grandemente rotta le palle di pensare e ripensare ricorsivamente alle solite tragedie della mia vita: so’ dieci anni che stiamo sempre allo stesso punto, una alla fine si rompe anche delle inadeguatezze, anche l’auto-dilaniamento ha un limite di saturazione, immagino.
Quindi mi prendo una vacanza dall’autodilaniamento e respiro un po’. E’ bello, eh?! E’ come avere il cervello sconnesso, annebbiato da endorfine che ti consentono spurgare i pensieri tristi e deleteri e tenedo solo quello che ti fa sopravvivere il meglio possibile. Deve essere così che si sente la gente normale, quella che vive  e non rimugina e contempla lo scorrere delle cose attribuendogli continuamente sensi e robe varie. O è così che si sente la gente sotto metanfetamine, non lo so.
E non so neanche quanto durerà, quindi me lo godo, guardo nel vuoto come un’ebete senza pensare a niente, mangio quel che acciderboli mi va senza pensare al fatto che sto diventando una ciccio-bomba e Odisseo non mi vorrà più di certo, senza pensare all’università o alla possibilità o meno di trovare un lavoro qui o lì o ‘ndo cazzo andrò a finire. Finchè dura, ripeto. Che la modalità lagnosa non va mai in prescrizione, non temete.

Oppure è perchè c’ho un impellente bisogno di scrivere – bruciante cazzo, mi bruciano le dita dal bisogno di scrivere-, e sento che sta arrivando il momento di scrivere per davvero, anzi ho già inizitato. Ma il blog mi blocca un po’: se scrivo sul blog esaurisco parte delle energie per scrivere qualcos’altro, e viceversa. Devo riflettere su questa cosa e trovare una soluzione.
Oppure questo stato di metà-pseudo-serenità dipende dal fatto che sto lontana dalla mia stanza, dal Burundi, dai miei casini.
Oppure è perchè sto a Roma e ci sono un mucchio di cose da fare e che devo fare primadi partire e persone che devo incontrare e perchè devo andare assolutamente a vedere San Pietro in Vincoli e il Mosè di Michelangelo, e Michelangelo mi mette sempre gioia infinita figurarsi visto dal vivo, quindi si potrebbe essere per Michelangelo.
Oppure è perchè ieri sono andata al cinema, e non un cinema qualunque, ma un The Space gigantesco, un villaggio vero e proprio col cinema e la passione per il cinema a regnare sovrana, e come può un cinema del genere non mettermi di buon’umore e farmi riavere fiducia nel genere umano? Ci sono tipo venti sale, negozi, negozi di gelatine, liquerizie, caramelle di tutti i gusti, abiti e borse a prezzi stracciati tutto-il-mio-stile, una Mondadori enorme con titoli dimenticati nel gorgo del tempo aperta fino alle tre di notte (!), e pop corn di tutti i gusti, e la palestra gigante ma chi se ne sbatte della palestra? Nessuno! Io sono una cinefila fatta e finita e il cinema mi rende sempre serena, a volte ci vado da sola solo per non pensare ai miei mali, quindi si capisce anche senza essere un genio, come questo per me sia fonte di sparuta gioia.
Insomma ce l’abbiamo anche nel Burundi il The Space, ma è una sputacchia ficcata alla bene e meglio in un centro commerciale, di una tristezza… e in più sta al confine tra il Terzo mondo e il Quarto, impossibile raggiungerlo senza auto e viverci una giornata.
E poi dal 9 al 16 maggio, tutti gli spettacoli saranno a soli 3 auro qui! Insomma ci vai un pomeriggio e ti sparaflesci tre film al prezzo di uno e in più con i pop corn a soli 1 euro a boccalone! Cioè… per me questo è abbastanza il paradiso soprattutto se ci si va con le persone giuste, altro che mondanità stantie ed edulcorate! Non so neanche se sarò ancora a Roma il 9 Maggio, non so che sarà di me nè ci voglio pensare al momento, ma comunque io lo segnalo: ci sono cose da cui non ci si può esimire di adempiere, come appunto segnalare il cinama a 3 euro.
E su questa segnalazione, chiudo.

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– 1 giorno a Odisseo + hearthbreak

Come sto non lo so.
Sto che per in un attimo vengo assalita da 500 dubbi su come sarà, su come sarò, su quanta sbagliata o meno sia l’idea che Odisseo ha di me e l’attimo dopo non me ne frega una mazza perchè sto per abbracciarlo.
Sto che un secondo mi vedo orrenda e inguardabile qualsiasi cosa indossi e il secondo dopo non ci penso che tanto oramai ben poco si può fare e che c’è qualcosa nell’aria, un di più che freme e mi impedisce di pensare al mio aspetto, come se fosse (finalmente?) secondario.
Sto che stanotte per distrarmi mi sono dovuta vedere Frankenweenie (il remake in stop motion del film di Burton degli anni ’80) che ancora, vergognosamente, non avevo visto. E per la cronaca, sì ha funzionato, “Tim Burton funziona sempre” è una massima sempre vera, che sono ben lieta di condividere, mi sono distratta e ho dormito un po’.
Sto che il cuore va a mille e poi, d’improvviso, salta un passo, quando mi rendo conto che tra una settimana Odisseo potrebbe non far più parte della mia vita.
Sto che qualsiasi cosa succeda e qualsiasi cosa non succeda, da domani questi 6 mesi e una settimana così pieni di emozioni e speranze, di parole senza freni, slacciate da qualsiasi ragionevolezza, che sono solo parole scambiate per mail o telefono, ma che guarda caso, sono riuscite a toccare ogni organo vitale consentito e non, saranno un ricordo, un ricordo nostalgico, o pieno di rammarico, o non so che altro, ma saranno pur sempre un ricordo.
Sto che tutto sta per cambiare, allo snodo dei miei trent’anni, in qualche modo sta per cambiare, magari in peggio, o in meglio non lo so, ma comunque sta per cambiare e prioprio in Aprile e no, non ditemi che è un caso che tutto avvenga ora a 11 giorni dal mio compleanno, perchè come sto ora non può essere un caso, mi rifiuto di accetare il Caso come spiegazione e soluzione. Chiamatelo Destino se proprio volete e forse lo accetto, ma non c’è niente di casuale in tutto questo.
Sto che Odisseo mi manca più oggi, a 30 ore da quando lo guarderò negli occhi, che non nei sei mesi trascorsi.
Sto che quando mi assale lo sconforto e la certezza che non può andar bene perchè è una cosa troppo grande e troppo bella per me, vorrei non andare, vorrei chiudermi e non farmi vedere dal mondo perchè se sono inadeguata al mondo come posso arrogarmi il diritto di essere adeguata e meritevole di una cosa così grande e così bella?
Sto che se guardo in faccia tutto questo, ne vengo sovrastata, che finora non ci avevo pensato a cosa abbiamo fatto a quanto sia stato difficile e sia stato tanto, abbiamo portato avanti una cosa su cui la maggior parte della gente non avrebbe scommesso un soldo bucato, che la maggior parte della gente non sarebbe neanche riuscita a ponderare e provare, forse, sentimenti così complessi e contrastati. E io ci sono, sono uno dei protagonisti della storia e sta a me scrivere il resto.
Sto come una che deve scrivere il resto di una grande storia e ha paura di farla sfumare e cadere, di mettere una parola fuori posto, perchè le parole, qui hanno il peso della montagna d’oro in cui risiede il drago Smaug, sono tutto le parole in questa storia (in tutte?), e lo sarannno fino alla fine, e scegliere quelle sbagliate è far crollare il castello, il bellissimo castello, ma pur sempre di mattoni non ancora cementati.
Sto che non posso guardarmi allo specchio sennò non vado, sto che non devo pensare al nostro primo sguardo sennò mi catapulto lì, in quell’attimo e mi perdo tra l’emozione del momento e il terrore per non sapere che dire.
Sto che non so ancora come partire, se mettere la gonna di lana con leggins che mi sta bene, ma forse fa troppo caldo o partire in jeans ma avere quindi qualcosa in meno da mettere i giorni successivi.
Sto che devo alzarmi e uscire, che sto già al secondo american coffee e devo camminare per non pensare e dar sfogo all’adrenalina, con Capossela nelle orecchie, alla ricerca delle caramelle alla violetta perchè qui non le trovo da nessuna parte e io ho bisogno delle mie caramelle alla violetta, stupido Burundi.
Sto che con la crema al Gianduia dell’Aquolina spalmata addosso profumo come una crepes alla crema di nocciola e nutella e a un muffin al triplo cioccolato.
Sto che devo fare ancora mille e mille cose, ma stare qui mi rilassa e se mi alzo il cuore riprende a battere forte e se continua a battere così fino a domani, hearth break proprio e prima del tempo.
Sto che ho il desiderio, il bisogno sovrumano di viziare Odisseo a tal punto da non permettergli di farmi andare via da lui, ho tipo una decina di regalini per lui dalla ‘ndujia calabrese in tre varianti, che adora, a un libro bellissimo, ai cioccolatini dai millemila gusti diversi.
Sto che prima piango e poi rido perchè non so come trasmutare queste sesnsazioni e lenirle, mi sovrasteranno se non le cheto un po’.
Sto che pomeriggio vado a farmi i capelli anche se non so ancora come li farò, perchè voglio essere il più pronta possibile, quanto più posso essere carina devo esserlo, anche se cambierà poco.
Sto come se stessi per incontrare il mio Destino.
E come cazzo ci si veste per incontrare il proprio Destino?

Il mal d’ovaie, a Pasqua, ti mette nei guai

Ti mette in un sacco bello sodo, cicciuto e ricolmo di guai, aggiungerei! Come quello dei giocattoli di Babbo Natale oserei dire, se non rischiassi di essere straordinariamente anacronista.

Primo guaio, oggi non sono andata a correre. Mi spiace un po’, serva o non serva ai fini di ciccia e peso, correre mi aveva fatto bene e da qui all’incontro con Odisseo non correrò più, perdendo, credo, quel ritmo che ero riuscita a raggiungere e mantenere faticosamente. Sarà la dieta, sarà la dieta incrociata al ciclo mestruale, ma ieri morivo dal freddo e alle 19.30 ero già sotto le coperte a leggere e guardare film. Inoltre c’è un vento terribile e diluviava stamattina alle 6.00, quindi davvero non me la sono sentita: a parte di dolori da ciclo non ho intenzione di ammalarmi a – 5 giorni all’incontro con Odisseo e siccome ultimamente correre non è che serva a molto…
Ieri ho fatto i miei 30 minuti – due step da quindici minuti – e una decina di minuti di camminata in più, ma poi sono rientrata che dovevo andare, come ho scritto nel post di ieri, nella cittadina amena a cercar qualche vestito, maglietta, pantalone, qualsivoglia indumento sacro o profano, che rimediasse allo strapotere strapordante della straciccia (sempre per Odisseo) ed ero in un ritardo boia. E qui siamo al secondo guaio.

Secondo guaio, mica poi è passato l’autobus ieri! Nonostante mi sia scapicollata per arrivare in orario, nah, niente. Scapicollo a parte, solo attesa vana.
Le loro costosissime maestade della linea di autobus privata, hanno deciso che in periodo di niente scuola e poco lavoro pre-pasquale, fosse inutile mantenere le tante corse abituali, dove per tante si intende due autobus nel corso di mezza giornata. Ma siccome la fermata del mio paesino nefando consiste in un’isola pedonale nel bel mezzo di un’autostrada, senza panchine, nè cartello fermata, nè bacheca orari, nè riparo per la pioggia che non sia un pino marittimo accaparra fulmini, io non ne sapevo niente di queste restrizioni e sono rimasta lì ore, sola, col cielo che profetava caterratte bibliche, ad attendere invano neanche aspettassi la corsa della mia vita. In compenso mi sono finita il libro di Jane Austen che non avevo avuto il tempo di leggere, e solo alla fine di questo di mi sono scazzata e ho deciso di andare a piedi.
Ora, l’amena cittadina dista dal paesucolo cornuto un paio di chilometri, che in bus, treno o auto sono tipo 5 minuti. A piedi tutto si complica non solo perchè il marciapiede si interrompe sui ponti che sovrastano i fiumiciattoli che sboccano in mare, e quindi rischi seriamente di morire atrocemente, ma anche perchè il mare sta di là dalla strada e dall’altra parte c’è la valle aperta e i campi sotto le montagne, ergo il vento è come quello del Kansas (solo meno magico, che per quanto ci provassi da bambina, non mi ci ha mai condotto nel magico Regno di Oz), e chiunque incontri comodamente stravaccato in auto, ti guarda come fossi un derelitto, se lo conosci poi ti offre un passaggio e ti fa quell’espressione pietosa da “sei senza macchina, non sai guidare, che feccia sociale ?!” Capirete lo spasso. Metteteci anche il dolore di tette e ovaie per il ciclo e quello stato di follia e irrequietudine ormonale in cui la fase premestruale (e mestruale) ti mette (se sei maschio non la conosci, buon per te), combinata alla fame e ai pensieri funesti sul peso che non cala a un pugno di giorni dall’incontro con l’uomo di cui sono innamorata, e forse – dico forse- saprete perchè ho fatto quel che ho fatto e che prima d’ora non avevo mai fatto.
Mi hanno offerto un passaggio e ho accettato.
Ero stanca, ero nervosa, non avevo finito il mio caffè, e ho pensato che erano solo pochi minuti e che il signore incravattato e col macchinone lucido, la valigetta di pelle e un completo da 3.000 euro, non poteva crearmi grossi problemi. Invece…Invece l’ho ringraziato e mi sono messa a chiedere chi fosse e a parlare bla bla bla del più e del meno, ma lui mi ha bloccata per dirmi che ero molto carina, che lui non fa sempre queste cose, ma mi ha vista e gli sono piaciuta e quindi che fare se non provarci? Mi ha detto senza giri di parole che qualora avessi voluto, mi avrebbe portata per qualche giorno in un hotel cinque stelle per “conoscerci meglio”, ma ovviamente – ha precisato -usiamo il preservativo, eh!
Ho gentilmente declinato, ho detto che non sono poi così bella anzi sono grassa, gli ho anche detto di chiamarmi Assuntina (che nome esistente meno eccitante di “Assuntina”, non l’ho mai sentito). Per tutta risposta lui ha bloccato le portiere. Ed è lì che ho avuto paura.
Una donna, soprattutto se è stata fuori in città all’università, sa come gestire certe cose. Ma non mi ero mai ritrovata rinchiusa in macchina, perchè non ero mai stata così scema. Lui ha continuato, ha detto che gli piacevo molto e che poi mi avrebbe fatto un bel regalo (come le prostitute?), ha ripetuto fino alla nausea che lui non fa mai queste cose, ma io gli piacevo (e figurati se ci credo!) e io, per contro, ho inventato un supermuscoloso fidanzato geloso che non mi consentiva tali sortite, ma non ha funzionato perchè secondo tal fior fiore di uomo, anche il mio presunto mio ragazzo super eccetera, se vede una bella ragazza ci scopa senza mezzi termini, va lì e se la fa, quindi io non gli dico che apporto piacere a un altro uomo quale lui è, e vivremo felici contenti e cornuti.
Al che gli ho detto di voler scendere e ha continuato a insistere finchè non mi sono allontanata, quindi in realtà non era così pericoloso, solo molto spiacevole, ha detto che non dovevo aver paura che se proprio non volevo, non avremmo fatto niente, ma che dovrei accettare, che può solo farmi star bene.
Insomma, che dire? Non so ancora perchè ho accettato quel passaggio, nè perchè mi ficchi continuamente nei guai, ero stanca e con la mente in subbuglio, ma non credo lo farò ancora. Mi sono ritrovata però a pensare: e se tutto ciò fosse successo in quell’orrido futuro in cui Odisseo non fa più parte della mia vita, e io sono in fase di dolore straziante, avrei ceduto, stavolta? Mi sarei fatta così male? Le mie tendenze autolesionistiche avrebbero raggiunto tali livelli? Finora non ho mai ceduto, mai, non sono mai stata con nessuno perchè mai ho avuto una vera relazione e a parte qualche storiella, mai vera, mai profonda e mai totalizzante. Ma temo che in questo orrido caso, a 30’anni… be’ forse cederei.

Terzo guaio, ho speso ogni spicciolo contenuto nel mio portafoglio di jeans consunto per cercare qualcosa di adeguato da indossare e sembro un “il mostro della trippa nella steppa”, comunque. Ormai dovrò rimediare qualcosa con quel che ho, ergo passerò il pomeriggio alla Miccio, a provare mise che diano un esito quantomeno decente.

Quarto guaio, ieri stavo così male che ho dovuto mangiare un po’ di più, dove per un po’ di più intendo un piatto di carciofi lessi in più e un uovo sodo in più, ma avevo la nausea e mi girava la testa. E quindi la bilancia non scende, ovvio! Cerco disperatamente di illudermi. Mi ripeto che sarà colpa del ciclo, sarà che non vado in bagno da mercoledì, e stronzate simili. Cerco di illudermi, ma temo non ci sia niente da fare.

Quinto guaio, oggi casa mia pullula di ben di dio e tra un po’ comincia la trafila del parentado che passa per fare gli auguri e io devo intrattenerli. La trovo una delle pratiche più idiote e inutili del sud (che poi non so se si fa pure al nord), ma che senso ha? Insomma se vuoi DAVVERO andare a trovare qualcuno, ci vai quando ti pare e non a una festa comandata a dargli gli auguri di buona resurrezione! E poi mi distolgono dal mio pasquale programma di film (alla faccia di mia cugina che dice che “Non si devono vedere film a Pasqua”), libri,  prova abiti per Odisseo e depilazione con sottofondo punk rock anni ’70. Dico io, come si permettono a disturbare il mio denso programma di cotanta santa Pasqua!
Già è passata una trafila di parenti. Questi non li vedo mai, hanno il pregio di non fermarsi, di stare sulla porta a fare gli auguri a tutti e sgommare, il che non me li fa detestare come gli altri rompi-bocce di turno, anche se  la trovo una cosa inutile e mi lascia sempre un po’ basita, al punto che mi intenerisce: non lo so com’è che mi intenerisce, sono strana io, ma lo fa al punto che se altri parenti che si piantano lì li caccerei a pedate nel culo con anfibi chiodati, loro invece li inviterei a restare un po’, così almeno do un senso alla loro sortita. Il problema è che tendo a dare un senso alle cose e a fare solo cose che abbiano un senso. Ma qui tutti agiscono in maniera insensata, o meglio l’unico supporto di ragione che riescono a dare alle loro azioni è “si usa fare così quindi questo deve essere e questo è”. L’ho riscontrato anche mercoledì parlando con la mia cugina omonima- coetanea, le cose le fanno per forza di rodaggio, perchè sono stati programmati così. E sì ma non scassassero le bocce a me se poi mi sembrano tutti molto ridicoli e non sto con loro a menarmela.

Sesto guaio, le pastiere, ce ne sono quattro di là regalate a mia madre da quattro persone diverse e Dio non voglia che ce ne sia una fatta con la crema pasticcera che io a quella non resisto proprio e già sarà dura resistre a pranzo pasquale e dolciumi e uova di pasqua con le ovaie che ballano la rumba, figurarsi il resto!

Direi che mi fermo qui coi guai che è Pasqua e anche a i guai c’è un limite, a Pasqua.
Vi auguro ogni bene. Non vi auguro buona resurrezione, perchè mi sembra francamente ridicolo, ma vi auguro tutto il resto del mondo perchè gli auguri fanno sempre e solo bene (anche se te li fa un parente in visita forzata?) e se capitano occasioni per farli e riceverli, allora bisogna coglierla e basta, qualunque essa sia.
Vi auguro di divertirvi, dedicando questa giornata a voi e a chi amate se avete qualcuno che amate accanto. Vi auguro di scegliere la vostra Pasqua in barba a ogni borghese e limitato programma, vi auguro di essere vivi e ribelli che serve a questo mondo esser vivi davvero e ribelli più che si può, perchè c’è troppo conformismo e il conformismo è indice di una civiltà in declino.
Vi auguro di mangiare quello che diamine volete, di metter da parte diete e controlli, di farvi un dolce voi stessi e di coccolarvi, di essere liberi per questi due giorni almeno, voi che non dovete mirare a strappare a morsi un po’ d’amore tra 5 giorni.
Ve l’ho detto che vi auguro ogni bene….

La Pasqua non è fatta per vedere film

Stamattina ho avuto una paura fottuta e mi sono ritrovata in un casino che poteva finire in tragedia. Ma di questo ne parliamo dopo, l’attentato alla mia vita e alla mia vitù è una quisquilia in confronto alla notizia del giorno: mancano 7 giorni all’inconto con Odisseo! Tra una settimana a quest’ora starò sul treno a farmela elegantemente nei pantaloni. Pensatemi.
Devo correre nel narrare della tremenda laurea della cugina di ieri sera, perchè sono in un ritardo atroce non solo per andare dallo sfaciapc a portare il pc, ma anche nel seguire  la tabella di marcia delle cose da fare pre e per Odisseo.

Non è stata male la serata al ristorante, ma solo nel senso che mi odiano quasi tutti e al resto di loro, sono completamente indifferente. Mi hanno trattata con freddezza, come se non esistessi, il parente Riccone- la cui figlia s’è laureata ieri, appunto, vi dico solo che c’era lo champagne per brindare, ettolitri di champagne- ha fatto un discorsetto a mio fratello e mia sorella, dicendo loro che se vogliono aiuto e un prestito di chiederglielo. A me, manco m’ha cagata. Mi ha detto solo “in gamba eh” quando l’ho salutato. Intendiamoci, non mi dispiace essere ignorata, il problema è che so che in realtà mi straparlano talmente tanto dietro e tutti insieme, che hanno tutti la stessa blasfema visione di me, cattiva cattiva perchè non vado a trovarli, non mi laureo e non lavoro, e siccome confabulano tutti alle spalle insieme, sono arrivati tutti a costruire un profilo di me odioso che condividono e si sballonzolano alla bene e meglio. Sapete cosa mi dà noia? Non il fatto che mi reputino odiosa, e scema e menefreghista, magari lo sono davvero, non lo so, non sto qui a discutere questo, ma il fatto che non sono riuscita a lasciare un pezzetto di me a nessuno. Se morissi non fregherebbe a molta gente, mio fratello e mia sorella si rattristerebbero ma poi mi scorderebbero, mia madre solo perchè è la madre della morta, non perchè le mancherei, forse Odisseo e a un paio di amiche spiacerebbe davvero, ma non cambierebbe loro la vita. Questo è triste, e denota tutta la mia pochezza come anima fatta persona. Perchè tra loro, questi parenti, sono tutti legati e si vogliono bene (be’ poi si sparlano alle spalle, ma comunque, in qualche malato modo, sono legati), e io vorrei qualcuno che mi volesse davvero davvero bene, se non lascerò dietro di me neanche questa piccola cagatina di impronta, niente vale la pena, no?
Neanche mia cugina coetanea, che tanto fa l’amica, in realtà prova vero affetto per me. Io devo dire che in modo strano le voglio bene, rigetto tutto quello che è e in cui crede, ma le sono affezionata e non passo il tempo con lei annoiandomi troppo, sempre ammesso che il tempo in questione sia relegato a un paio di volte all’anno (!). Ma lei dicevo, è la prima delle mie disfattiste, dopo che le racconto o dico o anche parlo con altri, lei comunque prende quel che dico e lo va a raccontare tutto a sua madre (ce è la Matrona di cui dicevo ieri), e insieme vedono come sistemare quel che dico in una luce negativa da sparaflesciarmi addosso. Dopodichè vanno a dirlo al resto dell’unita e affettuosa famiglia.
Quindi nessuno piangerà troppo il giorno della mia dipartita. Ma forse è meglio: sarò ricordota per aver lasciato poco altro dolore in questo orrido e doloroso mondo.
Sono stata al tavolo con delle mie cugine dai 23 ai 30’anni, compresa questa mia cugina omonima e coetanea accompagnata dal ragazzo che si porta sempre dietro, stile cagnolino sorridente e benpensante e che ha 36 o 37 anni, non ricordo.
Non è stato del tutto spiacevole, abbiamo riso e chiacchierato, con una di loro, poi, ho potuto parlare dei suoi problemi di peso, di come si vergogni a uscire di casa nonostante abbia un ragazzo, non riesce a superare questa cosa e ho cercato di aiutarla per quanto ho potuto e nonostante per me non sia diverso, anzi, è anche più dura, perchè  anche se sono più magra (“magra”… che bella parola!)  di lei, lei ha il ragazzo che la ama e la sostiene sempre e io ho una mezza cippa fregata, che vuol dire “niente”.
Spero le sia servita un po’ la mia esperienza, spero di esserle stata utile anche se ne dubito, lo spero davvero perchè è una ragazza molto dolce e lo so da dove derivano parte dei suoi problemi, e la capisco, la capisco benissimo.
Per il resto ho sparato qualche battuta, anche se quella che ha avuto più successo l’ho rivolta a una mia cugina che abita vicino casa mia, le ho detto se vuole passare la sera di Pasqua che ci vediamo un film, che sennò per impegni vari non ci vediamo mai, che Pasqua comunque si mangia e stop e siamo tutti qui vicinivicini, che comunque ho voglia di rivedere “Django“, (io lo amo quel film), e siccome ho detto queste cose tutti si sono messi a ridere. Mah.
Pare, mi hanno poi spiegato perchè io sono neofita di tali ragionamenti, che Pasqua non sia fatta per vedere film. Mi è nuova questa regola, seppur di regola ancestrale pare si tratti, presente fin dagli albori del Cristianesimo, in quel del primo secolo dopo Cristo, fa niente che il cinema ha solo un secolo di vita i Cristiani sono avanti. E poi mia cugina omonima-coetanea mi dice che lei non vede film, pochi, s’è vista Twilight e qualche altro, ma poca roba e neanche il suo ragazzo vede film. Mmh.
Allora ho spiegato loro che non possono non vedere i film epici, storici, cult, fondanti della cultura e della vita e gliene ho citatai decine da Casablanca a Donnie Darko, da Stanley Kubrick al Signore degli anelli, da Love story a Tutti insieme appassionatamente, non hanno visto neanche Via col vento o La principessa Sissi o Ritorno al futuro! Insomma: OH MIO DIO ‘CAZZO VIVI, MA COME SI PUò ACCETTARE UNA COSA DEL GENERE, MA VA BENE NON TI VEDERE I FILM CLASSICI MA IL GLADIATORE CAZZO VEDITELO IL GLADIATORE!!!
Scusate.
No, non l’hanno visto il Gladiatore, no. Però di E.T. sanno che è il mostriciattolo della pubblicità della Telecom. Già già. Non hanno visto neanche V per Vendetta! Cioè passi tutto, passi pure E.T., ma come si fa a vivere senza V per Vendetta? Invece, si “vive” e un’altra cosa: se come me credevate che i Mel Brooks-vergini fossero estinti, ricredetevi.
Comunque ora capisco perchè hanno il cervello fregato dalla Chiesa e dalle dinamiche di paese: non vagliano strade alternative, non sviluppano personalità interessanti, per loro il mondo, è solo quell’unica via inculcatagli è il mondo.
Allorchè, anche un pizzico eccitata dalla sfida, lo ammetto, mi sono offerta di organizzare una serata film a casa mia, molto alla mano: faccio i pop corn, arrostisco due pannocchie, un paio di pizze, scelgo un film, invitiamo altri cugini e  zim bam boom è fatta! E’ anche un modo per stare insieme, visto che la Matrona mi dice sempre che non mi faccio mai viva! Ecco: ora invece ti organizzo tutto e invece? L’adorata figlia della Matrona, declina, anche a nome dell’illegittimo consorte, che non ha pareri discordanti dai suoi, non può permetterselo anche perchè, come ha tenuto a ribadire più volte mia cugina, non ha ancora un anello da poterci far vedere (o esporre a proprio vanto nella pubblica piazza), non che qualcuno glielo abbia chiesto o si sia posto il problema al tavolo eh, ma lei l’ha ribadito. ?Sto pèovero cristiano deve comprarle presto un anello e sposarla, questo il succo.
Dunque ho detto che avrei scelto film semplici e romantici, e lei s’è piccata (anche!) e ha detto “eh sì, perchè siamo scemi noi, no?!”. Ma cribbio benedetto, se tu mi hai detto che non  vedi film, come ti faccio vedere un film impegnato?!
Le ho pazientemente spiegato che quello che intendevo era che qualcuno vuole rilassarsi vedendo film e non impegnarsi, tutto qui. Niente neanche così, entrambi i consorti preferiscono vivere e morire limitati. Dio li fa e poi li accoppia.
Dice, lei, sempre la cugina omonima, che a lei libri e film non danno niente, a lei dà molto e l’aiutano a diventare migliore le attività che fa tipo chiesa e recitine. Buon per lei- ho detto- ma tutti vedono un cazzo di film, che poi leggere buoni libri e quelli che questi ti danno non te lo dà niente al mondo, troppo contorto il ragionamento, non mi ci sono imboscata.
Ora capite perchè io sono certa di esser stata sostituita nella culla, visto la famiglia che mi ritrovo? Insomma come faccio a lasciar loro qualcosa di me, ci provo ma non posso, non vogliono connettersi a me e io sono stanca di dovermi abbassare per connettermi a loro.
Immagino cosa mi avrà detto alle spalle la cugina omonima: che mi sento superiore, che leggo e guardo film perciò non mi laureo e perdo tempo senza fare niente. Lo so, credetemi, lo so che è così. Amen.

E’ stata dura non mangiare, per questa situazione di isolamento e tristezza in cui mi sono trovata. Saranno pure la coppia più noiosa e scontata dell’universo, ma sono una coppia e io non ho mai avuto niente del genere. Anche la cugina del mio tavolo che pesa sui 105 chili, ha un ragazzo è innamorata e felice, e io, zero, niente, nada, nisba, nè amore, nè felicità.
Che poi, saranno grassi, anche mia cugina omonima ha un culone enorme, ma non sono grassi in faccia, sono carini, o a me sembrano tali, io sono orrenda proprio! Come mi ha elegantemente ricordato mia cugina: “Noi sopra siamo fine e magre, abbiamo solo il culone, tu sei grassa sopra e sotto così così”. Forse per questo guardo tutti quei film: non felice, non amata, grassa e orrenda anche se senza culone, isolata da tutti, senza laurea e senza lavoro, che cazzo mi resta se non i film?

E immaginate resistere alla tentazione di abbuffarmi con tutti questi allegri e festosi pensieri in testa! Anche se devo essere sincera: tutto sommato, almeno da questo punto di vista (almeno uno e meno male), me la sono cavata discretamente, credo.
Siccome ieri è morto lo zio di una mia cara amica, per rallegrarla le ho inviato un sms dicendole per filo e per segno cosa ingurgitavo e aiutando così anche me stessa a tenere il controllo. Dunque ho mangiato:
Antipasto: un po’ di insalata di mare, due forchettate di branzino, una fetta sottile di pesce spada di quelli affumicati con olio e aceto, una fetta di salmone, polpa di granchio mentre ho lasciato il gamberetto impanato che se l’è preso mia cugina omonima, ho lasciato anche il resto del branzino, e un rotolo di seppia rucola mozzarella e prosciutto crudo.
Primi piatti, due porzioni: risotto in crema di scampi ne ho mangiate 3 forchettate e ho lasciato il resto e lo scampo se l’è preso, stavolta, il consorte di mia cugina; quadrotti ripieni alla cernia, tipo agnolotti grandi e quadrati e ho assaggiato metà di un solo tortellino.
Secondo: una fettina di pesce, ne ho mangiata metà; due gamberoni alla griglia e li ho mangiati; involtino di pesce spada alla silana, ovvero fettina di pesce spada arrotolato di una crema di funghi, noci e tanto formaggio, calorosissimo ma l’ho magiato, ahimè.
Insalata: mista con pere e ananas e noci, ho mangiato quasi tutta l’insalata e l’ananas e uno spicchio di noce e ho lasciato le pere e il resto delle noci.
Bibite: c’erano tre tipi di vino, spumante all’inizio e champagne alla fine oltre alla coca cola a richiesta, ma io ho bevuto solo acqua.
Frutta a scelta: fragole, kiwi, melone ecc… e un’enorme fontana di cioccolata in cui intingerli. Non ho mangiato niente.
Dolci a buffet: dai cannoli, ai bignè farciti con varie creme, ai dolci secchi alle mandorle, ai bicchierini con le mousse, a una scelta di tre gelati artiganali, qualche torta e crostata, e la torta di laurea con crema pasticcera e crema al cacao e panna. Non ho toccato niente.

Ecco, avrò messo su un sacco di calorie, ma poteva andare peggio, sinceramente.
Peccato che, davvero, non sono dimagrita molto, avevo i rotolini ieri, una cosa orrida e anche il viso e di braccia, sono veramente disgustosa e non vedo cosa possa piacere di me a Odisseo. Vado alla cieca, un salto nel vuoto che mi attende dopo.

Nonostante mi fossi coricata piangendo alle due di notte, alle 5.30 ero in piedi. Finalmente il sole, e finalmente caldo. I papaveri stanno crescendo anche sulla spiaggia e quando arrivano margherite, bocche di leone e papaveri, la primavera è arrivata.
Non fosse che me la sono vista proprio brutta.
Visto che il lungomare è impraticabile perchè già alle 6.00, ormai, il sole ti trapana gli occhi, ho scelto anfratti secondari della zoona costiera del paese, dove i pini marittimi, i nespoli con le loro grandi foglie, i pruni e le palme, ammorbidiscono i raggi del sole. Spuntano per lo più dagli enormi giardini delle ville vuote, occupate solo d’estate o al massimo durante le feste, è probabile che tra oggi e domani si riempia qualcuna di quelle villone.
A un certo punto ho avuto la pessima impressione di essere seguita. Scricchiolii, nuca che prude, rami spezzati, bisbigli e urla di vario genere che si rimbeccavano gli uccelli usciti d’improvviso col sole, e che rimbombava nel silenzio dell 6.00. Mi sono convinta che fosse mia impressione, fin quando non sento il rumore di una bottiglia di vetro rotolare sull’asfalto e una risata. Cerco di uscire da quell’intrico di vie e case senza anima viva per decine di metri e vedo due tipi, dalla pelle mulatta, con felpe e cappelli calati, svoltare l’angolo e allungare il passo. Credo di aver avuto davvero paura, perchè ho iniziato a pensare al peggio e a come cavarmela in caso fosse successo il peggio e quelli avevano intanto cominciato a fischiare e dirmi di stare insieme a loro e a fare apprezzamenti sul mio culo. Ho corso un po’ di più, ma ero spompata e loro hanno accelerato. Non avrei resistito a lungo, allora ho girato per la mia via preferita che conosco a memoria (un giorni racconterò perchè), che porta al lungomare ed è isolata e mi sono abbassata dietro una cunetta di terra smossa per la costrizione di qualcosa. Se mi avessero trovata lì, non ci sarebbe stata via di fuga, ma ero stanca e che io sapessi c’erano solo stradine lì intorno, la strada principale era vicina ma non così tanto da guadagnarla correndo. Quelli sono passati dritti verso il lungomare e io sono scappata e sono tornata sulla strada. Che poi magari mi sono solo spaventata e non sarebbe successo niente, avevo incontrato altre ragazze e signore che correvano quanche parallela prima, ma ho avuto comunque paura.
Nonostante ciò e nonostante il mal di tette da arrivo ciclo (correre col mal di tette da ciclo è impossibile), sono riuscita a fare i miei buoni 40 minuti, intervallati stavolta da qualche minuto il più visto l’inconveniente, ma li ho fatti: due step da 15 minuti e uno da 10.
Non credo abbia riassorbito tutte le calorie di ieri, ma tant’è. Correrò solo per i prossimi due o tre giorni comunque, gli ultimi 4 giorni prima di Odisseo no, potrei fare qualche lunga camminata, ma corsa no. E calerò il ritmo: domani resta sostenuto, ma soli 30 o 35 minuti; sabato sui 30 o 25 minuti e se esco la domenica di Pasqua faccio 20 minuti, ma vedo se riesco a farli continui, ultimo sforzo e poi basta, tanto questa ciccia non la levo.

Ho scritto così tanto che è tardissimo, e ora sono davvero nei guai per raggiungere il centro commerciale e portare pc e comprare vestiti per Odisseo, diamine… e in più sono passati due parenti -perchè qui quando è festa è un via vai di parenti tra il primo e 500esimo grado e trovano sempre me, of course- e hanno lasciato una gallina di ceramica impacchettata con cioccolatini dentro, credo, una colomba e un’enorme cuzzupa, quella biscottata non morbida, la mia preferita, cosparsa di glassa e intrecciata, che nel latte a colazione è un canto celestiale, che non posso non farvi vedere (peccato solo che non sia quella decorata con le uova sode che è più scenica, ma accontentatevi). C’è il riflesso della luce sulla carta decorativa e il nastro della decorazione impiccia, ma insomma, si capisce. E sì quelle a decorazione sono ancora nepitelle, ma queste non mi piacciono, sono con una pasta dura e con una marmellata d’uva e miele e fichi secchi.

E ora, saluto il mio caro blog che mi mancherà come fosse un’estensione di me stessa, e saluto chiunque passi e mi legga, ringraziando ancora una volta chi finora mi ha dato tanto e augurando a tutti voi, conoscenti o no, una bella, cioccolatosa, serena, PIENA DI FILM CHE ROMPANO LE REGOLE IDIOTE, divertente e piena d’amore (se avete la fortuna di avere amore nella vostra vita), Pasqua.
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