Il paradosso della (mia) normalità

Sono in ritardo sulla tabella di marcia, ma.
C’è un “ma“, anzi non è un “ma“, ci sono già troppi “ma” nella mia vita consueta, per una volta che non si tratta di “ma” in quanto particella avversativa e posso trasmutarla offrendole un senso controverso minore con cui fare i conti, sfruttare la cosa è d’obbligo.
Non c’è un “ma“, dunque, ma (!) una ragione per questo ritardo.

Ieri, ovvero S-a-b-a-t-o-S-e-r-a, sono uscita come da copione (cosa che in realtà avviene con una qualcerta, usuale frequenza di recente), sono rientrata tardi come da copione e mi sono svegliata tardi Domenica mattina. Come da copione. E quindi tardi il cappuccino, tardi il passaggio obbligato sul blog, postposte tutte le abituali mosse quotidiane, sfasate dalla semi-normalità che interpreto negli ultimi tempi. Con esiti abbastanza patetici, in realtà, ma basta il pensiero.
Uscire il sabato, frequentare personaggi e scene da sabato, tutto questo mi fa sembrare/sentire/mi rende normale. Mi correggo: “mi fa sembrare/sentire/mi rende normale agli occhi degli altri”. La realtà è ben altra, giacchè si innescano una serie di paradossi atavici sulla mia persona, che si sommano a quelli quotidianamente preesistenti. La pretesa di normalità (qui si parla del senso più spicciolo e formale del termine,ok?) cui so di non poter realmente ambire, che cerco di rosicchiare nonostate tutto e di cui, in tutta verità, NON ME NE FREGHI UN CAZZO, è un salvagente di cui ho bisogno a volte e seppur tollerandola in pochissime dosi, devo ricercarla e assumerla per poter andare avanti.
Il complesso punto è questo: io non sono “normale“, ovvero non lo sono per i canoni, le abitudini e le persone che vivono a stretto contatto con me in questo paese e in quelli limitrofi, non sono come loro e come loro si aspettano che io sia /che io debba comportarmi, non lo sono mai stata. Ho provato a vestirli un sacco di volte gli abiti della ragazza in riga con le cose del suo mondo, ma non mi appartengono, faccio fatica a entrarci, mi risultano troppo stretti, come la spiacevole sensazione di indossare dei vecchi jeans se hai messo su qualche chilo. Sono abiti carini, smerigliarti di colori pagliacceschi, troppo per me, mi rendono goffa e mi soffocano.

Ho rispettato il copione, sono uscita di sabato. Segue tra parentesi un sunto breve e sorvolabilissimo della serata di ieri.
(Sono uscita con le mie amiche della cittadina vicina, M&M, anche se non ero propio in vena, ieri. Rispettavo il copione alla  ricerca di normalità e di distrazione, certo, ma la vera ragione è quella tradizione, che vede me e una delle M, festeggiare insieme il compleanno oramai da 15 anni, dal momento che siamo nate nello stesso ospedale a 4 giorni di distanza l’una dall’altra. Con loro sto bene, sono mie amiche non è qui che sta il problema, voglio loro bene, passo delle ore piacevoli in loro compagnia, non sempre mi diverto, ma la mia idea di divertimento è conseguenza della mia persona, che non avendo gusti comuni alla più alta percentuale di coetaeni di queste parti, ne consegue per forza una riduzione forzata delle mie possibilità di divertimento.
Siamo andate a cena in un pub nuovo fuori città, molto carino, pieno di gente, si mangia bene e la birra è ottima, di matrice tedesca, cruda e non molto forte, meno male che  basta una coppa piccola e la testa comincia a girarmi.
Ci siamo aggiornate.
Abbiamo scherzato.
Abbiamo riso.
Ci siamo truccate scambiandoci gli ombretti perlescenti, come bimbette di 12 anni.
Ci siamo scambiate i regali, e mi hanno regalato un profumo con i controcazzi, il Guilty di Gucci che io adoro, ma costando 56 euro la boccetta da 50ml, non l’ho mai acquistato direttamente, solo un’altra volta mi era stato regalato e loro sapevano che l’avevo finito.
Io ho regalato a M un set dell’Acquolina composto da me con profumo alla fragola e panna, acqua corpo alla rosa e violetta, crema scrub corpo e mousse bagno Pink Sugar, neanche lontanamente vicino al prezzo del Gucci, ma è anche vero che loro erano in due. In più ho portato alla M numero due, degli orecchini ricamati fatti da mia madre, affinchè potesse avere anche lei un pensierino sennò aprivamo tutte regali tranne lei ed è una cosa triste. Credo.
Poi siamo andate nel solito pseudo pub ballereccio che piace loro così tanto (e a me manco per finta mi piace, l’ho detto loro che mi fa cagare), che c’è il tipo cui è interessata una delle M e che è un mezzo imbecille a cui non so mai che cavolo dire, ma meno scemo della percentuale delle precedenti fiamme di entrambe e qui la chiudo altrimenti dovrei aprire un capitolo immenso sui metodi infantili e stupidi di corteggiamento e di scelta e avvicinamento del maschio che M&M si intestardiscono a usare da anni e che io non condivido e non comprendo proprio.)

Col fatto che sono vincolata con gli orari visto che non ho un auto, sono dovuta andar via relativamente presto dal pub ballereccio e questa mossa, che potrebbe essere considerata scomoda (e giustamente) dai più, io la accolgo sempre con un certo sollievo.
E qui cominciamo con i paradossi.
Il primo paradosso: sono felice di uscire con M&M, ma a piccole dosi: a un certo punto mi annoio o comincio a sentirmi a disagio e non c’è niente di peggio del disagio fuori, nei pub ballerecci, il sabato sera.
Secondo angusto paradosso: sì, uscire mi rende serena, perchè esco di casa e respiro, ma nello stesso tempo devo fare uno sforzo e adattarmi a locali e cose da fare che questi luoghi mettono a disposizione e che non mi piacciono quasi mai e mi annoiano quasi sempre.
Terzo paradosso: ho bisogno comunqnue di queste sortite mondane, perchè mi fanno sentire “normale“, dove per “sentirsi normale” si intende: essere vista come una che non trova noioso e inutile frequentare certi locali DEL Sabato sera, e poter dire di essere uscita così non mi rompono le palle e a me mi rompono le palle da 20’anni.
Ora, questa cosa la maggior parte della gente non la capisce e dice cose come “ma fai quel che vuoi, se non vuoi non uscire e fregatene degli altri e di quel che pensano e dicono”. Si tratta di persone  che nella maggior parte dei casi, non sono abituate a vivere in un ristrettissimo paese senza niente da fare, e che hanno la possobilità di frequentare e fare ciò che meglio gli aggrada senza avere persone a loro stessa molto care, che la trattano come una menomata mentale se non esce la sera. Non è che non sia buon per loro, solo che queste persone, generalmente, non riescono a capire la mia situazione. Il paradosso sta nel fatto che in effetti, io faccio esattamente così, faccio quel che mi aggrada e “normale non mi ci sento neanche quando faccio di tutto per esserlo. Ma farlo mi aiuta, prima di tutto perchè esco comunque e se non hai alternative devi uscire in qualche modo, e poi perchè mi permette di non essere angustiata e di non vedere la gente che amo guardarmi con occhi perplessi e pietosi, come fossi una pazza da rinnegare che necessita di cure psichiche profonde.
Quarto paradosso: devo uscire ogni tanto per non sclerare, ma quando non sono a mio agio non parlo, la qual cosa potrebbe essere scambiata per timidezza e forse un po’ lo è, ma per lo più è dissacrata noia che spinge la mia testa a pensare ad altro ignorando tutti e tutto.

Chiaro?
Probilmente non è chiaro per niente, ma non so essere più chiara sull’argomento perchè non è molto chiaro neanche a me, nonostante siano anni che cerco di trovare un compromesso che mi renda gli alambicchi sociali forzati, meno traumatici.
Non sono semplice io.
In compenso sono marchiata. Mi hanno marchiato come una vacca, ieri sera al pub ballereccio e non è ancora andato via. Poco male, per oggi sono normale, lo dice anche il marchio, è garanzia di normalità il marchio da pub ballereccio.
Vi sfido a trovare  qualcosa che sia garante di normalità più del pub ballereccio del Sabato sera! E’ come andare in giro con un cartello piantato sul petto che attesta: “Accettabile, nella norma, si comporta come previsto. Vietato scassarle i maroni“.
E questo signori miei, è grasso che cola.

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39 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. alexiel80
    Apr 21, 2013 @ 12:57:02

    Uhm, in parte invece ti capisco ma mi viene il dubbio che una parte del disagio sia dovuta alla compagnia. Sia chiaro sto vedendo la cosa dal mio punto di vista eh, però salvo che mi si porti a ballare (e questo comportava ai tempi l’anestetizzarmi perchè se no col cavolo che vado) la differenza tra una serata riuscita e una no la fa la compagnia. Esempio di sabato scorso, pub con un’amica: sinchè siamo state lei ed io la serata nn era male (e non è sempre così eh, perchè è un po’ primadonna e quando prende a parlare di lavoro e di quanto è brava a risolvere puoi staccare il cervello tipo homer che mica lo nota) ma quando sono arrivati i suoi due amici, di cui un’ex tresca, ho fatto mezz’ora buona a fare sorrisi di circostanza a battute noiose e conversazioni inesistenti e solo verso la fine mi sono un po’ adattata. Non una brutta serata per carità ma NON da ripetere. E il problema nn era il luogo o il fatto di stare seduti a bere e parlare ma la compagnia. Non so, forse è così anche per te? Tu cosa vorresti fare potendo?

    Rispondi

  2. massimobettini
    Apr 21, 2013 @ 19:35:41

    so com’è, mi succedeva una settantina di anni fa quindi non ti dirò fai quello che vuoi ecc. perchè quello che vuoi è questo, io saranno un 68 anni che non esco la sera ma tutte le sere non solo il sabato perchè quelli col bicchiere ciondolante in mano sono uguali tutte le sere e io rabbrividisco se li vedo e già pensare parole come pub locale birra è proprio un malessere fisico che mi viene e anche vedere le loro movenze gli ammiccamenti tipici gli urletti idioti, e come sono vestiti poi, ecco per questi e molti altri motivi io ho risolto standomene semplicemente a casa, non sono normale? bene, però sto a casa

    Rispondi

  3. Hasegawa Kooji
    Apr 21, 2013 @ 19:57:23

    A me pare che semplicemente tu sia un’introversa e che quindi la socialità dei grandi gruppi devi prenderla a piccole dosi, perché ti drena. Poi è altrettanto ovvio che hai voglia ANCHE di uscire, perché l’essere umano è una creatura sociale!
    Probabilmente come dice alexiel80, è più che altro un problema di compagnia/ambiente. Ma tieni anche conto della tua natura, senza sentirti anormale per questo

    Rispondi

  4. Nickel Nine
    Apr 22, 2013 @ 09:03:18

    Questo post mi riporta alla mente molti ricordi (recenti, per carità… Ma quando si rievocano concetti appartenenti alle dimensioni passate, anche di poche settimane o mesi fa, parte sempre la nostalgia, almeno per me) inerenti la mia ex (te ne dovevo parlare :D). Litigavamo incessantemente nella speranza di trovare un equilibrio decente, lei iperattiva (anche se non mondana, diciamo che voleva soddisfare piuttosto un bisogno di sentirsi in comunione con persone dotate di intelligenza e fare gruppo con un senso di fondo, insomma) e io quieto, placido a contemplare questo e quello magari bevendo qualcosa e affrontando eterne passeggiate. Era innegabile che ci volessimo bene, tuttavia la natura profonda delle persone non si può cambiare. Non è sinonimo di colpevolezza voler uscire ogni tanto, con una o più motivazioni, che sia per svogliatezza o socializzazione… E dal momento che il bisogno di legare con altri è per definizione vivo nella testa di una sola persona che vuole condividere qualcosa con un gruppo, è perfettamente regolabile… Perciò se non trovi senso in molte persone non fartene una colpa.

    Rispondi

    • Calipso la Liberidea
      Apr 22, 2013 @ 09:15:42

      Me ne sono fatta una colpa per molto tempo, invece. Cioè, io tendo a dare un senso alle cose e nel mio riuscire a star bene con queste persone, trovavo una spiegazione logicissima, ma tutti mi dicevano che non era così, tutti me lo dicono ancora che sono io, io io io e ancora io, quella che sbaglia quella che non va. E che devo fare? se cresci così ne riosenti e anche se razionalmente posso anche accettare che non sia così, il dubbio ti resta e non è neanche una questione di dubbio. Insomma fa male essere consiederati così coglioni da tutti qui intorno. Non da uno, da tutti. Malissimo. Ho la speranza hce lontano da qui le cose cambino come poco poco sono cambiate quando sono stata fuori per l’università, ma troppo poco per farmi credere che possanoc amniare del tutto e che non sia davvero io il problema.

      Rispondi

  5. ゚・❤ EleOnora ❤・゚
    Apr 27, 2013 @ 14:37:17

    http://www.occhiali-profumi.com/index.php?page=shop.browse&option=com_virtuemart&Itemid=1

    io, i profumi li compre sempre qui e risparmio tantissimo 😉

    Rispondi

  6. Valentina Luberto
    Apr 30, 2013 @ 12:47:39

    Sto leggendo i post in modo disordinato, ma il RITORNO DELLE M&M E DEL LORO MONDO DI (… M?) 😀 me gusta!
    Oddio, non sentirti strana, non lo sei! Semplicemente ti piacciono cose diverse da quelle che piacciono ad altri. A me piacciono le stesse cose che piacciono a te. Anche io ricevo occhiatacce quando, con tutta la spontaneità di questo mondo, dico che sono felice se trascorro almeno tre ore a una mostra 😀 Per me, questo è NORMALE per molti questo è un suicidio :/
    A ognuno il suo: a me Mirò&co e agli altri le zeppe, i lustrini e Dio solo sa cosa per APPARIRE 😉
    A buon intenditor…

    Rispondi

    • Calipso la Liberidea
      Apr 30, 2013 @ 12:59:47

      Sì ma lottare sempre da sola è sfiancante Vale, se avessi qualcuno qui che fosse al mio fianco e fosse con me/come me allora o mi accettasse così e io potrei vivere serena, allora me ne sbatterebbe, ma sentiresi ripetere da una vita di essere sbagliate è brutto e ti ammazzia piano piano. Ad alcuni li cambia a me non è riuscitoa cambiarmi tutto questo, ma solo a farmi cadere nella depressione, Mi piacerebbe pensare che un giorno questa mia determinazione a essere me, la me sbagliata per tutti qui, serviràa qualcosa…

      Rispondi

  7. Valentina Luberto
    Apr 30, 2013 @ 13:17:25

    Tu scrivi: “Vale, se avessi qualcuno qui che fosse al mio fianco e fosse con me/come me allora o mi accettasse così e io potrei vivere serena”.
    Io ti dico: se tu per prima non accetti te stessa, come puoi pensare di riuscire ad essere accettata dagli altri? Che poi, cosa significa: essere accettati? (a parte in un romanzo di King, dove è chiaro 😀 )
    Io penso che tu dovresti iniziare a pensare e a guardare le cose belle che hai e sai che non te lo dice qualcuno che ha una vita rose e fiori. Quello che dici è vero, le cose affrontate con qualcuno che ti comprende e ti assomiglia sono meno pesanti, io lo so e non perché l’altro ci sia, ma proprio perché me la sono dovuta vedere da sola, soprattutto per la malattia di mamma. Fa male, è pesante, qualche volta (tante volte) toglie il respiro (in tutti i sensi), ma proprio queste difficoltà mi hanno fatto capire che devo resistere e che per adesso ci sono io, in futuro, speriamo ci sia qualcuno che possa vivere insieme a me le gioie e le difficoltà di questo mondo.
    lo auguro di cuore anche a te, per questo ti dico sempre: non guardare solo ai momenti belli con Odisseo, ma considera quanto sia disposto ad esserci in quelli brutti.
    Tutti si augurano una vita senza problemi, ma questi ci sono e se proprio dobbiamo avere qualcuno accanto che sia almeno un supporto e non un ulteriore problema 😉

    Rispondi

    • Calipso la Liberidea
      Apr 30, 2013 @ 13:21:06

      non voglio una vita senza problemi,me li mangio i problemi se sto bene…. ma voglio una vita, Vale, questa non lo è… anche se qui sul blog sembra che chissà quante cose mi succedono! Ma solo perchè sono brava a romanzarle…prtò jhai ragione su M&M: sono pane da racconto, e anche per l’ego che ha bisogno di sfamarsi…

      Rispondi

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