Che non vi è dato di sentire il vento

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… ma vento c’era e che vento, stamane, alle sei punto zero zero, quando sono uscita per la mia mini seduta di corsa e mi sono ritrovata sferzata come un giunco nella tempesta.
Ora, qualcuno potrebbe obiettare, preso da fervore poetico delle 7.20 della mattina, che il vento esterno altro non è che il sintomo manifesto de turbamenti dell’anima mia, come quelli del giovane Torless (vedi romanzo di Robert Musil). E non dico di no vista la notte di incubi e inferno che ho trascorso.

Non mi va di parlare della notte di incubi e inferno però, anche perchè è la copia di mille altre notti d’incubi e inferno, mi va di parlare di me sferzata come un giunco dalle intemperie, che comunque continua arcigna a correre. Forse per cercare una parte di me da salvare, chissà, piccola piccola e disperata. Dicevo, che continua sferzata e arcigna a correre, almeno fino a che quei nuvoloni bluastri che vedete in fondo alla spiaggia, non arrivano muggenti e scaricano il mare sulla mia testa.
E be’ sì, al che mi sono ritirata. Non sconfitta, però: ho corso, poco, ma ho corso. Gelandomi come Frosty, ma ho corso. Il punto è che ho corso (non si era capito eh?!), ma l’altro punto è che qui pare proprio non serva a niente correre e oggi, col vento che sferzava contrario e che mi gelava le chiappe ho fatto davvero una fatica boia.
E sono stanca di faticare inutilmente. Io non corro per la gloria, non me ne frega niente di correre per tonificare o per “fare sport” che fa tanto bene, o per “la prova costume”. Per me il costume può restarsene in un cassetto e diventare cibo per tarle.
Io corro per dimagrire e per mettermi la coscienza apposto, dicendo a me stessa che sto facendo qualcosa che mi farà dimagrire. E se non dimagrisco perchè dovrei star lì a farmi sferzare riempire di pioggia e gelo?

Non ce ne sono risposte per ora. Oggi è una giornata tosta, ho solo voglia di leggere e  non pensare ad altro. Sarà questo tempo, sarà questa notte, sarà Odisseo che si avvicina e si allontana nello stesso tempo.
Saranno le mareggiate notturne, che al ritirarsi della marea lasciano artistici ammassi di relitti sulla spiaggia lisciata dalle onde. Tra cui c’era un albero di Natale, spezzettato qua e là dalla furia della marea, ma  erano perfettamente riconoscibili tutti i suoi pezzi. Mi che razza di idiota abbia gettato un albero di Natale in mare. Mi chiedo che cosa può averlo spinto a fare un gesto così, assurdo ma quasi simbolico. Troppo simbolico per essere uno del mio paese. Qui sono tutti simbolici come cacche di cane.
Ed ecco che mi è venuta voglia di parlare con lui, chiunque sia e dovunque sia, di saèere del suo albero di Natale, di sapere di comunicare di fare qualcosa che non sia stare in casa da sola ad aspettare che il mondo finisca.Immagine

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8 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. ゚・❤ EleOnora ❤・゚
    Mar 15, 2013 @ 07:58:16

    che meraviglia di posto…
    *-*

    Rispondi

  2. alexiel80
    Mar 15, 2013 @ 09:39:01

    Vento di terra? il mare non è molto mosso…
    Cmq per i risultati ci vuole tempo, nn servono due settimane scarse, è normale 😉

    Rispondi

  3. 82sophie
    Mar 15, 2013 @ 13:33:27

    sei fortunata ad avere il mare così vicino, probabilmente anch’io troverei la forza di andare a correre!

    Rispondi

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