All’università del terrore

E’ un’ora che sto davanto alla pagina bianca e cicischio. Bevo un po’ di caffè, sfoglio i quotidiani on line e “l’habetis papam” è la notizia del giorno anche sul mio amato New yorker quindi chiudo anche la pagina del mio amato New yorker e risposto un po’ il cursore sulla pagina bianca di WordPress, ma poi mi butto su qualche recensione letteraria scritta da un paio di “lettrici” che conosco, così tanto per farmi molto, molto male, perchè tra quelle che conosco le “lettrici” in questione … be’ diciamo che non la pensano come me e soprattutto non la scrivono come me. Diciamo.
Prima o poi finirò questo caffè, prima o poi finirò le pagine che conosco su cui cincischiare e comincerò a scrivere del mio rapporto con l’università. Prima o poi devo farlo. E prima o poi è oggi.

Ancora no. Tra un po’…

Diamoci un taglio.
Ho quasi trent’anni, non serve Sherlock ( parlo di Sherlock il mio amato, quello del telefilm, non tanto quello dei romanzi di Doyle) per capire che sono molto in ritardo con l’università e che quindi qualche problema di fondo c’è. Perchè anche se avessi un QI inferiore alla media, una cavolo di triennale l’avrei arraffata per quanto difficile e scadente sia la mia, ma diciamocelo, si laureano cani e porci (intellettivamente parlando), anzi sembra che questi riescano a salire la china universitaria più facilmente che altri.
Quindi il problema c’è e persiste nella mia vita a prescindere dall’università che ne è stata investita e forse l’ha reso particolarmente manifesto.
Inutile, nessuno lo capisce. Gli altri non capiscono e sottolineo “gli altri” con l’intento sfacciato di conferir loro le sfumature tremebonde e misteriose dei “cattivi” di Lost.
Gli altri sono tutti, tutti quelli che NON hanno avuto, per un motivo o per un altro, un tremendo blocco nella propria vita e che questo abbia coinvolto l’università.
Gli altri sono le frasi fatte sciorinate a iosa sulla questione, – mamma quante ne ho sentite! – e sempre dalla stessa gente, gente che la questione non è in grado di sfaccettarla nè di discettarci sopra. Questioni come “non studia”, “perde tempo”, “si trastulla”, “e che ci vuole a finire”, “ma che ci vuole”, “ma pensa a tua madre”, “ma non ti vergogni”.
Chiunque affronti la cosa da questi punti di vista beceri e populisti, non ha capito niente.
Certo che mi vergogno, mi dilanio continuamente per non essere riuscita a sedermi agli esami nonostante avessi studiato, per essermi chiusa un anno in casa a ingrassare come una scrofa nel vero senso della parola perchè mi rigiravo tra i miei peccati e le mie mancanze, per non riuscire ad affrontare la cosa, per essere sottoposta continuamente a una sfilza di proioettili di pareri sull’università che mi hanno pian piano dissanguata e uccisa, per essere arrivata al punto di non riuscire ad accedere alla segreteria studenti e scaricare la domanda di fine corso perchè non riesco a respirare se lo faccio.
Che diavolo vi credete, imbecilli, che non sia stanca e che non sia un chiodo fisso per me? Che non mi faccia sentire una merda anche se “lo diaciamo per il tuo bene”?
Che non ci sia un blocco se sono dieci anni che sto qua?

Quando mi iscrissi dovevo andare a Roma, ma mio zio mi disse “E che fai? lasci tua madre da sola?” e allora rimasi qua, e lo sapevo che era un errore, ma ero buona, ero tenera, volevo FARE LA COSA GIUSTA. Peccato che non era la cosa giusta PER ME, ma non è mai importato a nessuno quale fosse la cosa giusta per me.
Io ci sto provando a spiegare perchè sono bloccata con l’università, perchè ho attacchi di panico ogni volta che apro un libro, perchè non ho smesso o cambiato facoltà, ma non ci riesco. Non riesco a spiegare perchè l’ultimo esame l’ho dato dopo 6 volte che ci andavo senza riuscire a farlo, nè perchè mi fa stare tanto male quel sistema. Non riesco. O meglio lo so perchè, ma descriverlo è impossibile.

Io ho perso mio papà quando avevo 9 anni. Questa non è la giustificazione a tutti i miei guai e le mie manchevolezze, ma ho studiato abbastanza psicologia per sapere che se eventi drammatici colpiscono i bambini in certi momenti delicati dello sviluppo – che non a caso si chiamano “fasi critiche” – e le situazioni di stallo non vengono espletate e riprese dagli adulti, permettendo così al bambino di risolverle, queste diventano cancerose per lo sviluppo naturale, affettivo e sociale, favorendo l’insorgere di disturbi della personalità, dell’alimentazione, insicurezza e senso di inadeguatezza ecc ecc…
Sono stata da una psicologa e non ho risolto molto, ma mi ha chiarito alcuni stalli della mia vita, che comunque non sono il tema di questo post quindi la smetto.

Martedì sono dovuta salire in biblioteca per rinnovare il prestito dei libri che mi servirebbero per la tesi (ferma da mesi).
In ogni punto, a ogni passo, in ogni momento o settore del campus, faticavo a reggermi in piedi e l’unico chiodo fisso era correre, scappare, cercare un posto dove respirare.
Mi sono trovata impantanata di nuovo in tutte quelle situazioni che ho vissuto un sacco di volte quando frequentavo le lezioni, l’isolamente, vedere gli altri sereni e perfettamente consci di quello che stanno facendo, di quanto siano GIUSTI e io SBAGLIATA in confronto per non essere così liscia come l’acqua di un torrente che segue il percorso stabilito. Se guardo a quel periodo, mi rivedo davanti al mio scaffale di narrativa preferito in biblioteca, uno dei pochi posti in cui scordavo tutto e respiravo.
Ecco perchè mi sono fiondata lì, martedì, sotto una gelida pioggia-neve, rischiando di rompermi il collo correndo pergli scalini gelati, ho superato tre biblioteche per raggiungere quella più in alto, dove c’è il mio scaffale., ho buttato l’ombrello in un angolo, ho chouso la borsa nell’armadietto e ho percorso con una fretta angosciosa scaffali e banconi, stidenti e labirinti di libri, per arrivare a quell’angolo isolato nella biblioteca di economia (eh sì, il mio scaffale preferito non è nella Biblioteca umnaistica, piena di narratva, pensa un po’) che ospita la Narrativa contemporanea.
E sì, una volta lì, ho respirato di nuovo.

 

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30 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. alexiel80
    Mar 14, 2013 @ 09:47:43

    Mmm nn so che dire, capisco il problema perchè l’ho vissuto indirettamente con un’amica mentre io ho reagito esattamente all’opposto: ho sbroccato e ho deciso che dovevo finire cascasse il mondo. L’unica cosa che mi viene da chiederti è quanto ci tieni…se è importante anche solo come soddisfazione personale ok fallo, impegnati, trova un modo (facile a dirsi lo so), ma se davvero nn te ne frega niente accantona, inizia a respirare e cambia direzione e un giorno se vorrai completerai quella benedetta tesi.

    Rispondi

    • Calipso la Liberidea
      Mar 14, 2013 @ 10:55:49

      IL problema ormai è che devo finire non finire dopo tutto questo sbattimento a solo la tesi dalla fine sarebbe un culmine di totale stupidità che non posso permettermi di sfiorare senza uscirne nera completamente. Devoi finire. quindi mi ci devo mettere in un modo o nell’altro.

      Rispondi

      • alexiel80
        Mar 14, 2013 @ 11:03:30

        A parte che DEVI nn sta scritto da nessuna parte 😉 e scegliere di allontanarsi almeno per un po’ dal problema non è segno di stupidità ma di amor proprio spesso. Comunque sia ovviamente le scelte son due, fare o non fare, se scegli di fare allora niente storie ti metti li e inizi a scrivere senza pensare ad altro che a quel che scrivi (siam seri, in questo caso pensare al se nn ce la fai serve a niene se nn è addirittura peggio), vedila un po’ come una seduta dal dentista: è poco piacevole ma bisogna fare e dopo si chiude e stop. Perdona le espressioni vagamente contorte ma sto un po’ incasinata…in ogni caso forza e coraggio dai :*

      • Calipso la Liberidea
        Mar 14, 2013 @ 11:18:19

        No, ma hai ragione perchè se non al prendo così non ne esco e se non esco non vado via da qui e non comincio a vivere mai. Qui te lo dico: semmai un giorno realizzerò il mio sogno semi impossibile di scrivere un romanzo, di certo scriverò qualcosa ambientato in un’università su una ragazza che non ne esce. Uno schifo di storia ma tant’è 😉

      • alexiel80
        Mar 14, 2013 @ 11:26:11

        ahahahh vabbè senti, se mai realizzerai il tuo sogno tieni conto che devi già prenotare una copia autografa per me 😛

      • Calipso la Liberidea
        Mar 14, 2013 @ 12:57:36

        Assolutamente sì e chiaramente varrà un sacco di soldi quindi se te lo vendi diventerai ricca sfondata 😉

      • alexiel80
        Mar 14, 2013 @ 13:00:02

        scherzi?? me lo tengo e faccio pagare il biglietto per ammirarlo da dietro una teca di vetro 😛

      • Calipso la Liberidea
        Mar 14, 2013 @ 13:01:36

        ahahah hai un’anima da strozzino :p

      • alexiel80
        Mar 14, 2013 @ 13:02:29

        Sono commercialista mancata mica per niente 😛

  2. Martina
    Mar 14, 2013 @ 10:13:00

    Averlo scritto é molto importante. Non dò consigli perchè non sono in grado.

    Rispondi

  3. ゚・❤ EleOnora ❤・゚
    Mar 14, 2013 @ 10:41:21

    trova la forza…
    se, la mamma non ti capisce o non vuole capire… trova forza e fiducia da sola…
    In fondo, in questa vita l’equilibrio dobbiamo trovarlo da sole… e, posso dirti di non affidarti a nessuno è la soddisfazione più grande che possiamo avere…
    Fai un viaggetto… allontanati da casa per un pò ( sempre se puoi farlo )
    e, trovare anche un lavoretto part-time potrebbe essere utile per te stessa…
    ti svagheresti… avresti la mente impegnata in altro… e, sono certa che questo sarebbe utile per completare il tuo percorso scolastico…
    Io, ne sono certa perchè TU, RAGAZZA MIA SEI IN GAMBA….
    TU, RIUSCIRAI IN QUESTA IMPRESA… e, ci riuscirai da sola…
    :-*

    Rispondi

  4. stelioeffrena
    Mar 14, 2013 @ 14:02:07

    L’imbecille del mio professore di storia della filosofia una sola cosa diveva di giusto: “I propri problemi esistenziali bisogna risolverseli da soli!”

    Rispondi

  5. Mohawk
    Mar 14, 2013 @ 21:53:21

    Ok, tutto bello, ma adesso basta, finisci questa cazzo di tesi, vattene, cambia aria, scappa dal tuo Odisseo o da chissà chi altro, inizia a vivere.

    Rispondi

  6. grimilde79
    Mar 21, 2013 @ 04:22:54

    Secondo me dovresti andare avanti con una terapia psicologica o psichiatrica (con la seconda io mi sono trovata divinamente per i DCA e, per di più, è un medico perciò passato dall’asl, ma la prima la trovi anche ai consultori, di solito).

    Se ci sei andata e non hai avuto risultati è perchè non avete risolto i nodi cardine di questo tuo sentire. Perchè il fatto che tu non sappia spiegare/descrivere significa che “manca un pezzo”.

    E’ evidente che c’è sotto un disturbo, di qualsiasi genere esso sia: allora vai da tua madre e CHIEDILE AIUTO. Basta vergogne, orgogli e porte sbattute.
    Io dovetti parlare molto con chi mi era intorno e mi amava. Perchè certi atteggiamenti mi facevano male e la gente non lo capiva, pensava -appunto- di dirlo per il mio bene.

    Ci vuole coraggio. Prima di tutto a riconoscere di aver bisogno di aiuto. Tu intanto hai riconosciuto di avere un problema. Ora fai il secondo passo, che non è finire l’università… ma risolvere il nodo che non ti permette di farlo con serenità.

    Rispondi

    • Calipso la Liberidea
      Mar 21, 2013 @ 06:18:51

      Lo so e hai ragione. Sono stata da un psicologa ma non ho risolto niente e inoltre mi ha messo una tale strizza che neanche riuscivo più a esntrarci in studio, per paura di dover rivangare cose atroci del mio passato. Ho intenzione di seguire il tuo consiglio, ma da queste parti c’è solo lei alla uls e non posso andare troppo lontano senza auto, ma cercherò un rimedio, qualcosa devo fare
      Un grazie e un bacio

      Rispondi

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