Infila le mani dentro la rabbia

Sono sveglia dalle sette e mi rigiro nel letto da allora come una marmotta con la girellite.
E’ stata una notte strana, che ha visto il passato tornare sotto veste d’incubo, col dichiarato intento di fare di tutto e di più per dissestarmi, gettar giù quelle fondamenta che non saranno solide, ma che ho costruito a fatica, tutta sola. Quegli incubi che scavano nei recessi del passato più torbido alla ricerca di sensazioni e situazioni tristi, dolorose, le più nefaste che non sei ancora in grado di controllare, che ti hanno marchiata e quel marchio brucia ancora se ci soffi sopra.

Era il primo anno di liceo, prima che io lasciassi quella scuola di galline e nazi-teachers per una scuola degna di questo nome, quando prendevo le cassette dei Sex Pistols  i libri di Goethe e  mi chiudevo nei bagni saturi di fumo pur di non entrare in classe. Ritrovarsi lì, di nuovo, e ritrovare ad aspettarti lo stesso sconforto di 15 anni fa, riconoscerlo con un rantolo, riacoltare la te adolescente: “mi hanno messo qui, non gli frega se ci sto di merda e se non sono parte di questo lordume, loro mi hanno messo qui”.
Insomma ero di nuovo lì, a dover fare una specie di test nazionale, e io ero pessima, la peggiore, mentre i miei compagni, quelli più odiosi, lo superavano brillantemente. Un senso di fallimento e impotenza che ha alimentanto le mie fobie per anni. Salvo poi riscattarmi nell’altra scuola, ma anche con l’università, se è ritornato, di certo non ha preso la forma perforante di un’alabarda come quello dei miei 14 anni.
E stanotte…. be’ stanotte io, e i miei 14 anni.

Se è stato un bene o se è stato un male questo sogno non lo so, so solo che è mio precipuo intento fare in modo che quell’alabarda acuminata non perfori più le mie viscere, fare in modo di non essere più quella ragazzina che si richiudeva a leggere o ascoltare musica nei bagni del liceo, pur di fuggire ad angherie e all’umiliazione di sembrare una stupida e non studiosa, cosa che non ero perchè studiavo come una matta, salvo non riuscire a dimostrarlo in una scuola bigotta e repressiva.
Con sdegno, qualcuno alla fine del sogno mi ha messo nella mano il risultato dell’esame fallito, ed eccomi ripiombare lì in quel pozzo troppo buio per vederne le pareti scivolose, a dover riaffrontare di nuovo la scalata da sola e io che pansavo di essermele lasciate alle spalle per sempre quelle pareti…

Ora che i fumi dell’incubo si stanno dissiepando, mi riapproprio della realtà, e  l’unica cosa a cui riesco a pensare è a non tornare dentro quel pozzo. Rabbia e frustrazione e tristezza e disperazione, il sogno le ha risvegliate e la mia intenzione non è di subirle, ma di usarle, tutte, a mio favore stavolta, affondarvi le mani e forgiare uno scudo contro l’alabarda. Ora che è così importante che studi, quando subentrano gli stati d’ansia e i blocchi che conosco bene, usarle come una medicina e sbaragliare ogni demone a forza di studio.
Forse mi serviva questo dannato sogno, proprio ora, a ricordarmi da cosa – DA SOLA – sono riuscita a fuggire.

Io non sarò mai più quella ragazzina nel pozzo.

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17 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Punto e virgola G.
    Feb 16, 2013 @ 11:38:22

    Il senso di aver sognato i tuoi 14 anni è questo, brava: tu non sarai mai più quella ragazzina nel pozzo.

    Certo però che… Leggere nei cessi della scuola… Dovevi essere un tipino interessante.

    Rispondi

  2. 82sophie
    Feb 16, 2013 @ 16:11:54

    Pensa che quando sono stressata sogno l’esame di maturità e che sono impreparata, è il mio incubo ricorrente!

    Rispondi

  3. infranotturna
    Feb 17, 2013 @ 08:51:57

    la forza dei sogni…
    baci

    Rispondi

  4. stelioeffrena
    Feb 18, 2013 @ 11:28:17

    Ciao, i sogni ricorrenti della scuola superiore sono davvero forti. Qualche volta mi capita e mi pare di precipitare nuovamente in un incubo! Beata te che avevi i nazi teachers. Io avevo i soviet supremi.

    Rispondi

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