Colei che guarda la pioggia negli occhi

Ieri, mezzanotte circa.
Me ne stavo abbarbicata nella mia camera, come al solito e riflettevo sui massimi sistemi, mentre l’aria gelida imperversava da dietro le imposte e una pioggia di neve tinniva sulle ringhiere dettando il ritmo ai miei pensieri.

Allora mi sono alzata, ho preso una a caso delle mie 50 sciarpe, ho messo su il cappotto al volo e sono scesa in strada. Se vi state chiedendo “E dove va mo’ questa, un lunedì notte di fine Gennaio, piovoso e insolitamente gelido per le sue latitudini mediterranee?”, è giusto che sappiate che me lo stavo chiedendo anche io. E la risposta è la stessa che ho dato stanotte a me stessa: “Vado a pensare”.
E immagino che i più perfezionisti e scassacazzo tra di voi stiano ora chiedendosi “E che cavolo di pensiero è quello che richiede il gelo della mezzanotte di gennaio come contesto?”.
E lo chiedete a me? E io che dovrei saperne? Il punto di questo blog è la telecamera puntata sulla mia stupida vita, io mi limito a trasmetterne le immagini, come una televisione stonata.
Ecco quindi che io non so proprio niente se non che intorno alla mezzanotte del 28 Gennaio 2013, me stavo lì piantata in mezzo alla strada, con l’acqua neve che mi infradiciava le ossa, in una bolla slavata di lampione e circondata dal nero-buio senza stelle dell’inverno.

E’ la pazzia galoppante che …. be’ galoppa e mi strafrigge le ultime sinapsi sane.
Oppure ho improvvisamente stabilito un etereo contatto con una qualche fichissima creatura dello spazio che ha intercettato le mie anomale e vibranti onde cerebrali e mi stava chiamando a sè per attirarmi col raggio antigravità della sua astronave e portarmi via da questa odiosa Terra in cui pare non ci sia  un posto per me.
A un certo punto ho anche guardato verso il cielo aspettandomi di veder nascere dal nero  qualche traccia aliena. Ma vedevo solo trasudare pulviscoli di pioggia dal panno della notte, che mi finivano negli occhi e gelavano le labbra, allora ho abbassato la testa e ripreso a guardare intorno a me. Bo’ forse l’alieno s’è perso in tutto quel buio…

Dovevo essere proprio una grama figura e meno male che era mezza notte e la gente sana  (o pseudo tale) del mio quartiere, dormiva il sonno dei giusti ( o pseudo tali), altrimenti avrebbero arricchito il manuale volumetrico delle Stramberie di codesta alienata di un nuovo avvincente capitolo: Colei che guarda la pioggia negli occhi.
E la guarda per una ventina di minuti circa, perchè se stai solo qualche secondo sotto la pioggia mica ti infradici fin nelle ossa! Inoltre non sei pazza, sei solo leggermente malata, ma qui, oh no, qui alti livelli di follia e infradicimento.

Immagine

Comunque sono stata lì, ho guardato la strada del fiume, buia come il niente più becero (e meno male che non mi è saltato lo sghimbescio di andare a fare un giro in mezzo a quel nero, che il fiumiciattolo sarà bello che in piena e incazzato in questo periodo!); poi ho guardato verso la stada che interseca quella del mio quartiere, illuminata a rancido e ho ascoltato il beccare delle gocce sugli alberi del prato che avevo alla destra (casa mia, alla mia sinistra).

E ho pensato, credo, con quel canto di pioggia nelle orecchie e il freddo, freddo, freddissimo in tutto il resto del mio corpo. Ho pensato come non ho mai pensato, mi sono sbriciolata nell’aria bagnata e nel rumore della pioggia.
E guarda guarda: sono al mondo! Un piccolo pezzo inutile e bruttarello di mondo, ma sono al mondo. Ho delle strade, ho delle traiettorie o posso inventarmele:
Ho il cielo buio e l’odore della pioggia:
Ho il freddo dell’inverno!
Capite?! Io, questo pulviscolo di niente, ha il freddo dell’inverno e il rancido dei lampioni e il ritmo della pioggia di neve che cade nei prati, ma l’avete mai sentito il ritmo della pioggia di neve che cade nei prati? E io ce l’ho!
Non so perchè proprio io dovevo nascere e averlo, ma io sono nata e io ce l’ho.
Come può esistere un punto di partenza più significativo?

Devo essermi tolta i vestiti e asciugata sommariamente, prima di coricarmi.
Quel freddo me lo porto tutt’ora addosso. Quel ritmo di gocce e pensieri tutt’ora in testa.
La pioggia neve che fiorisce dal buio, tutt’ora negli occhi.
E’ che io ce li ho.
Capite?

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13 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. sarablogga
    Gen 29, 2013 @ 17:08:07

    E non osare dimenticarli o toglierli dai tuoi pensieri quel freddo, quella pioggia, quel ritmo. Se ti hanno permesso di renderti conto che sei qui e puoi disegnare qualcosa sui fogli bianchi della vita, tienili stretta a te!
    Ci sono delle volte, a tarda notte, che mi viene voglia di prendere e uscire a passeggiare, ma non lo faccio mai…
    A volte non sai quanto ti capisco!

    Rispondi

  2. ゚・❤ EleOnora ❤・゚
    Gen 29, 2013 @ 17:19:14

    questa pioggia mista a neve … ti ha fatto rendere conto di chi sei…
    bene, allora anche la pioggia ha qualcosa di positivo 😀
    Io, però non sarei mai uscita 😛 troppo paurosa.
    bacio bella

    Rispondi

  3. valentina*
    Gen 29, 2013 @ 19:31:32

    E sì che ce li hai! Altri occhi avrebbero solo visto la noia e il fastidio della pioggia neve, solo occhi speciali riescono a vedere “la pioggia neve che fiorisce” 😉
    Non lascirli mai andar via, occhi così sono occhi fatti per restare 🙂

    Rispondi

  4. elisabettapendola
    Gen 29, 2013 @ 20:33:36

    oooOOOooooh! stupore!

    Rispondi

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