C’ero una volta io…

Ieri non ho scritto sul blog, prima volta da quando l’ho aperto e la necessità di ottemperare a tale mancanza mi brucia sulle dita come il prurito dello scrittore quando troppe idee e sensazioni gli lievitano dentro e deve vomitarle fuori, articolarle in parole prima che diventino plutonio radiattivo e gli ammorbino sangue e ossa irrimediabilmente.
E la cosa mi piace. Molto
Mi fa sentire tremendamente simil-scrittrice e quindi tremendamente figa e a chi non piace sentirsi tremendamente figa?
E poi mi piace perchè qusto blog cresce, perchè il mio progetto per rinascere continua a essere in auge e anche se stenta e latita in altri settori, qui continua a perdurare e se perdura da qualche parte c’è speranza che contamini gli altri settori-della-mia-vita.

Uno di questi Settori-della-mia-vita è quello delle recensioni. Ne ho due arretrate, assegnatemi da un sito letterario con cui collarboro e ancora non sono riuscita a scriverle. Odio questi blocchi perchè sono così simili a quelli che subentrano con lo studio e l’università: prendo il libro da studiare, il tempo di leggere qualche riga e la vista si annebbia, le voci di accuse e gli insulti di inadeguatezze si rincorrono nella mia testa, l’aria gratta contro la mia gola finchè questà si occlude per proteggersi e io fatico a respirare. Solo staccarsi da quei dannati libri e fare qualcosa che distragga completamente la mia testa da questi pensieri tenebrosi, riesce a chetare i demoni ulranti e graffianti. E per farlo devo concentrare completamente, ossessivamente quasi, la mia mente su qualcosa di totalitario e potente, che non lasci spiragli altrimenti i demoni imperversano e io finisco col ricadere nei soliti atti autolesionsisti. Quindi leggo o scrivo o mi metto a imparare una lingua o vedo un film o mi distraggo leggendo blog e storie di persone interessanti.
La psicologa, a suo tempo, mi disse che questo capita perchè l’ansia e i pensieri brutti, tendono a essere preponderanti rispetto a tutto il resto e siccome la nostra testa riesce a concentrarsi per bene solo su una cosa alla volta, questi mi impediscono di studiare, respirare e vivere. Bello. Molto bello.

No, scherzo, non è una bella situazione perchè oltre allo stato di malessere che è uno schifo proprio, non mi consente di andare avanti nè di fare un beneamato cavolo.
Il problema come dicevo è che ha coinvolto anche altri aspetti oltre allo studio, come lo scrivere recensioni e questo non è che mi secca, mi fa proprio incazzare di brutto! Devo porvi rimedio e l’unico modo che ho trovato per tentare di sbloccare questo aspetto e di isolarlo dagli attacchi di…. non-respiro, è quello di rispolverare la mia vena critica su scrittura e sulla narrativa.

Una nuova parte di Calipso questa – Calipso la Critica- che ancora non avevo avuto modo di affrontare da queste parti.
Tutto parte dalla mia passione per libri, scrittura, parole, che altro non è sono se non un’estremizzazione del mio desiderio di vivere sensazioni sempre forti e varie che ben si connubia con la mia passione per le belle storie, e cosa può soddisfare questa fame di emozioni e storie meglio dei libri? Niente.
Per questo leggo come una dannata fin da quando ho imparato a leggere. Non ero consapevole allora, che questa tendenza era sintomo di una mia latente diversità rispetto ai miei coetanei-compaesani, era solo uno dei tanti modi che avevo ideato per sognare, per avere sempre più elementi per poter sempre più sognare, insieme ad altri strumenti che usavo per ottemperare a queste necessità, come i giochi di ruolo, come i fumetti, come i cartoni animati, come lo stare a fissare un’immagine per ore per cogliere tutti e dettagli e riviverli nella mia immaginazione, come la fissa di farmi raccontare le vite degli adulti che reputavo più interessanti bombardandoli di domande per ricostruire le loro storie e potermi calare nei loro panni, come l’andare per prati a cercare tracce di fate e gnomi o risalire i fiumiciattoli con quei poveri malcapitati di bambini che giocavano cone me, etcetera etcetera.
Sì, ero una bambina anomala e un po’ matta, e sapete cosa ho realizzato or ora raccontando queste anomalie? Che io ero da bambina, in potenza e in minima parte quello che sono ora, nel bene e nel male, a tutto tondo!
Immagine

Comincio a credere che quel che siamo, nasca inevitabilemnte con noi e si formi con noi. Può essere incrementato o stroncato, può essere nutrito o snobbato, ma siamo quel che dobbiamo essere e quello diventeremo: per quanto la vita possa vomitarci merda addosso o farci modificare la rotta, molto di quelc he siamo è già dentro di noi quando nasciamo e si può notare fin dal bozzolo tenero e rosato di dell’espressione “tutta la vita davanti”. Che questa rivelazione sia un conforto o una minaccia, non saprei dirlo.

Detto ciò, questo post doveva essere un esempio della mia passione per al critica letteraria e di come questa mi riesca discretamente rispetto a ogni altro aspetto della mia vita – forse perchè si accomuna perfettamente alla mia lingua tagliente, alla mia sincerità e al mio discreto gusto letterario-, nonchè un patetico tentativo di trovare la spinta a scrivere le mie recensioni. Un bellissimo progetto di post in cui avrei citato frammenti di letteratura/scrittura che non mi sono piaciuti e li avrei massacrati per sollazzo. Invece, niente di tutto ciò è stato, mi ritrovo per le mani uno spaccato della mia esistenza, ma chi sono io per impedire a un post di essere quello che vuole?
Nessuno.
Quindi per ora vi beccate questo, poi torno e me la spasso un po’ ad analizzare e fare a pezzi qualche malcapitato scritto/scrittore o presunto tale.
Buon appetito

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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Sara Salerno
    Gen 28, 2013 @ 00:04:19

    Bello… 🙂

    Rispondi

  2. grimilde79
    Gen 28, 2013 @ 05:43:06

    Leggere delle somiglianze e delle cose in comune che abbiamo (e che spesso ho trovato con chi ha con noi in comune anche la fame compulsiva) mi fa pensare che tu abbia ragione: forse è proprio il nostro modo di essere “diverse” ad averci segnato. Forse siamo nate per essere così.
    Ma adesso che ne abbiamo la consapevolezza… perchè non trarre il meglio dalla nostra essenza e plasmare il peggio per farlo diventare meglio anch’esso? 😉

    Rispondi

    • Calipso la Liberidea
      Gen 28, 2013 @ 08:46:35

      Esatto! Insomma probabilmente tra qualche anno penseremo a queste parole e a questi momenti o con benigno affetto perchè ci hanno trascinato sulla dritta via, o con un benigno sorriso perchè cresceremo e tutto ci sembrerà più grande e il passato meno grave di come lo percepiamo. Quindi ho pensato che invbece di perder tempo a recriminare, capire e sfruttare quel che ci è dato sia la cosa giusta.
      E’ bello poter credere di essere un tantino speciali e per questo un tantino più restii a incanalarci in un sistema definito, che il “problema” sia questo e non io… Fa bene al cuore 😉

      Rispondi

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