Epifania, l’ultima abbuffata si porta via

L’ultimo giorno che ho ceduto e mi sono abbuffata, è stato il 6 gennaio. Certo che non doveva succedere, risparmiamoci le frasi fatte e i moniti da quattro soldi, che in queste situazioni lasciano il tempo che trovano. Il mio non doveva succedere, non ha il valore di un monito da “cosa buona e giusta”, ma quello che si fa una ragazza (posso ancora definirmi ragazza se tra tre mesi da oggi avrò 30’anni?) che ha promesso a se stessa, al mondo e agli astri di cominciare a vivere un po’.

Non doveva succedere perchè come ognuno di voi, anche per me ogni inizio dell’anno è foriero di buoni propositi e cambi di vita, ma in realtà io ambisco all’inizio di una vita, a un parto nuovo di zecca quindi cedere ha un doppio sapore di sconfitta.

Non doveva succedere perchè i giorni dal 2 al 5 gennaio non erano stati poi male, anzi mi avevano riservato cotanti palpiti ed emozioni da farmi sentire viva, un po’…diciamo viva sulla carta, cosa che comunque non mi è familiare.

Non doveva succedere perchè per nascere serve tanto impegno e se io mi abbuffo non solo viene meno l’impegno, ma io smetto di esistere, non agisco, a mala pena respiro, non faccio niente nè mi importa di niente, attontisco la Calipso reale, effettiva, il dottor Jekill e lascio imperversare quella menefreghista e scellerata che si autopunisce, godendo.

Perchè le abbuffate sono l’espletazione più manifesta del mio snodo: servono per autoflagellarmi e per salvarmi. Io ne ho bisogno. E’ vero che le ho limitate, è vero che non metto in atto sistemi di recupero quali vomitare, è vero che capitano raramente se non cado nei periodi depressivi, ma comunque sono una aprte della mia vita, sono cucita nella trama stessa di questa e purtroppo, la governa,o. Anche se riesco a metterle a tacere per un po’ non scompaiono mai, io le volio, io le cerco, io le prospetto e anche quando riesco a gestirle. Sapete che penso? Aspiro al momento in cui potrò farlo, lo progetto proprio nel dettaglio, il momento il cui lascerò libera la  Calipso di merda e mi coccolerò nell’unico modo concessomi, riempendo la voragine di niente che mi dà precaria forma.Ma tutte queste cose le ho ampiamente capite da anni. Il pensiero nuovo, inambito quanto irrecusabile, che mi ha folgorato il giorno dell’epifania 2013, è che alcuni tratti del comportamento che attuo – abbastanza codificato e cristallizzato ormai- ha lo stesso valore salvifico/autolesionistico dell’abbuffamento stesso. Mentre tornavo dal supermercato con la borsa oiena di schifezze, io ero felice. Mentre camminavo per il boschetto buio e pericoloso che mi consente di arrivaree a casa senza essere vista, io gioivo. Io resisto quando so che posso abbuffarmi. Quando non ho questo conforto, io mi richiudo, mi affloscio, vengo punta sul carne viva, sanguino e muio sempre un po’. Ma quella torta profumosa è dura come un’armatura di bronzo sulla mia pelle; quel cartoccio del panino del McDonalds, quell’involucro di anelli di cipolla del Burger king, sono la mia spada, e il mio scudo. Io posso farcela ad affrontare le cose perchè loro mi danno un po’ d’amore in un mondo in cui nessuno me lo ha mai dato.
Per questo McDonald e Burger king sono immancabili nelle abbuffate, non perchè mi piacciono! Ma per il ruolo che svolgonoi e io questo non lo avevo mai capito. Non avevo ma capito quanto mi paice, quanto è dolce, quanto è bello vedere quelle decorazioni brillanti dei, quei simboli conosciuti in tutto il mondo, quell’odore di america e di vita. Credevo che fosse solo l’aspetto conviviale cui innescano che mi paicesse: vedere una busta del Mac abbandonata sugli scalini della villa sul lago, mi fa sempre un certo effetto, al punto che vado a vedere cosa le persone che l’hanno abbandonato hanno scelto di mangiare: “Un panino al bacon? Un gelato ai wafer? Che persona può essere? Un gruppo di amici che si divertivano e li gustaano spensierati e senza sensi di colpa senza dubbio…”. Ho semrpe pensato fosse la dimensione sbarazzina ed amicale cui rimandano a farmeliamare così tanto. Invece devo rivcedere il tutto: li amo perchè posso amarmi senza sentirmi orrida e putrida, per un po, quando li compro, quando li guardo, quando li mangio.

E quanto è patetico farsi amare da un cartoccio bisunto di patatine?Immagine

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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. sarablogga
    Gen 15, 2013 @ 15:32:11

    Mi sono ritrovata in un sacco di cose che hai scritto…
    Io per levarmi dalla testa posti tipo mcdonalds, ogni tanto riguardo il film “supersize me”…. funziona!
    Un abbraccio!

    Rispondi

    • Calipso la Liberidea
      Gen 15, 2013 @ 15:37:47

      DEavvero? Mi pare brutto dire che mi fa piacere che tu ti sia rivista in questi modi che non sono facili da controllare e conviverci, ma se devo essere sincera mi fa sentire meno sola, meno sbagliata… stavo appunto sfogliando il tuo blog, è veramento molto intelligente, sai?

      Rispondi

      • sarablogga
        Gen 15, 2013 @ 15:52:24

        Il rapporto con il cibo da anni è molto complicato per me, è il mio rifugio, è il mio modo di affrontare (anzi, NON affrontare) le emozioni, sia quelle brutte che quelle belle!
        Sto cercando di imparare a gestirle, mi sono fatta aiutare, ma la strada è ancora lunga.
        Perchè ti senti sbagliata? Spiegalo in un prossimo post.
        E sola come mai? Davvero non c’è nessuno accanto a te?

      • Calipso la Liberidea
        Gen 15, 2013 @ 17:18:46

        Be’ nei prossimi post verrà sicuramente a galla. E’ complicato ma se fin da bimba ti inculcano che non vai bene alla fine finisci con potetri più scardinare da questo complesso. Cresce con te e diventa certezza, ma magari scriverò qualche esempio e sarà tutto più chiaro.
        La mia famiglia non l’ho mai sentita vicino e se c’è qualche amica è troppo lintana, vivon in altre città e spesso regioni quindi vado avanti da sola. Da ottibre ho conosciuto un ragazzo tramite internet e ora ci sentiamo spesso e be… mi sento un o meno solo ma anche lui è lontano quindi sto cercando di affrointare anche questa cosa, di imparare a conviverci finchè non riuscirò, spero, a lasciarmela alle spalle, ma è così bello che non oso immaginarlo…
        Ti capisco, i disturbi alimentari sono un modo per non affrontare la vita, se ci pensi cedere è così facile… ma da quello che ho letto nel tuo blog sei motlo più forte e attiva di me… domani leggo un altro po’.
        Grazie mille per aver letto e scritto, non sai quanto conti per me e spero ci potremo conoscere col tempo 🙂

  2. Trackback: Il valore di ogni singolo giorno « Una webcam sempre accesa nella stanza di Calipso

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